Un report pubblicato questa settimana da CartaCapital , intitolato ” I contratti di prestito tra gli appassionati di scommesse sono quasi raddoppiati durante i Mondiali “, ha dato nuovo impulso a una tesi ormai diffusa nell’analisi del mercato delle scommesse sportive: ovvero che la crescita delle scommesse stia spingendo parte della popolazione brasiliana in un circolo vizioso di indebitamento. Il testo si basa su un’indagine della società fintech Klavi e presenta un dato concreto: la frequenza dei contratti di prestito tra gli scommettitori è stata 1,8 volte superiore rispetto a quella dei non scommettitori durante i Mondiali. Il problema non risiede in questo dato, ma in come il report lo utilizza.
Secondo lo studio, che utilizza i dati di Open Finance relativi a un campione di 1,2 milioni di persone, in tre casi su quattro la scommessa ha preceduto il prestito, con un intervallo medio di sette giorni tra i due eventi. La stessa Klavi, citata nel rapporto, ci tiene a contestualizzare il risultato: “sapere quale evento si è verificato per primo non equivale a dimostrare che ne sia stata la causa”, afferma l’azienda, riconoscendo che il risultato potrebbe essere influenzato da altri fattori legati al debito non connessi alle scommesse.
Si tratta di una precisazione metodologicamente corretta, raramente citata esplicitamente in un articolo sul settore. Il problema è che occupa solo un paragrafo. Successivamente, il testo afferma che “vi sono prove, quindi, che l’importo totale inviato ai siti di scommesse durante i Mondiali – almeno 992 milioni di R$ […] – dipenda dall’indebitamento sistematico dei brasiliani”. Questa frase non è una citazione di Klavi. È una conclusione tratta dalla pubblicazione stessa, basata su una premessa non supportata dai dati citati.
Frequenza relativa rispetto alla torta totale
Lo studio misura un aspetto specifico: la proporzione di giocatori d’azzardo che hanno contratto prestiti, rispetto alla proporzione di non giocatori che hanno fatto lo stesso. Si tratta di dati sul comportamento di una sottopopolazione. In nessuna parte della ricerca pubblicata si trova una stima di quale parte dei 992 milioni di R$ scommessi durante i Mondiali provenisse da denaro preso in prestito. Trattare i due dati come se fossero la stessa misura – da “i giocatori d’azzardo ricorrono al credito in misura proporzionalmente maggiore” a “il totale delle scommesse nel paese dipendeva dal credito” – è un’inferenza errata: generalizza all’insieme un effetto osservato solo nella frequenza relativa di un sottogruppo.
Lo stesso vale per il dato “1,8 volte maggiore” riportato nel titolo dello studio. Si tratta di un rischio relativo, privo del tasso di riferimento che ci permetterebbe di comprendere la reale portata del fenomeno. Se la frequenza dei prestiti aumentasse dal 2% al 3,6% del campione, o dal 20% al 36%, il moltiplicatore rimarrebbe identico, ma il significato sociale dei dati cambierebbe completamente. Nessuno degli studi che hanno replicato la ricerca, per quanto ne sappiamo, ha presentato questo dato assoluto.
Correlazione con la data, non necessariamente causalità.
La precedenza temporale tra la scommessa e il prestito – la scommessa avviene, in media, sette giorni prima – viene spesso interpretata come prova di un meccanismo: la persona scommette, perde e ricorre al credito per coprire la perdita. Questa è un’ipotesi plausibile, ma non l’unica compatibile con i dati. È compatibile anche con un profilo di comportamento finanziario che porta la stessa persona a scommettere e a richiedere credito per ragioni indipendenti l’una dall’altra, oppure con una situazione di difficoltà finanziaria precedente a entrambi gli episodi – una variabile che il disegno dello studio non rileva né isola. Klavi riconosce questa limitazione; la copertura non lo fa.
Cosa viene escluso dal calcolo?
Ci sono ancora alcuni punti che sono stati trascurati nel rapporto. Il campione dello studio proviene da utenti che hanno acconsentito alla condivisione dei dati tramite Open Finance, un gruppo che, per definizione, è più integrato nel sistema finanziario formale, il che potrebbe distorcere l’interpretazione di una popolazione di giocatori d’azzardo che include una parte significativa che ricorre al credito informale, al di fuori di qualsiasi tracciabilità bancaria. Il rapporto inoltre non chiarisce cosa Klavi intenda per “prestito”: se la categoria includa scoperti di conto, debiti revolving su carte di credito, prestiti sullo stipendio o semplicemente prestiti personali, modalità con logiche di debito ben distinte.
Vale anche la pena notare che la stessa Klavi vende agli istituti finanziari un prodotto chiamato “Betting Risk Indicator”, un punteggio basato proprio su questo tipo di dati transazionali. Questo non significa sminuire l’indagine per tale motivo, ma piuttosto riconoscere che l’azienda ha un interesse commerciale diretto nel consolidare la narrazione secondo cui le scommesse generano un rischio di credito misurabile e commerciabile, informazione che non è inclusa nel rapporto che la cita come fonte.
Infine, è doveroso menzionare la dimensione del fenomeno: i 992 milioni di R$ registrati da Klavi per l’intero periodo dei Mondiali sono risultati ben al di sotto dei 20 miliardi di R$ di depositi previsti dalla società di consulenza H2 Gambling Capital per il mercato brasiliano prima del torneo. Lo stesso CEO della società di consulenza ha ammesso, dopo i Mondiali, che il volume non ha raggiunto le aspettative. È difficile sostenere il concetto di “indebitamento sistematico su scala nazionale” per un fenomeno il cui valore di riferimento ha già sorpreso chi monitora il settore con occhio critico.
Cosa ci permettono di dire realmente i dati?
Niente di tutto ciò invalida la conclusione centrale dello studio: i giocatori d’azzardo in questo campione hanno contratto prestiti con una frequenza relativamente maggiore rispetto ai non giocatori durante i Mondiali, e la maggior parte non ha ottenuto un ritorno finanziario positivo dalle proprie scommesse: il 46,8% del campione non ha visto alcun ritorno di denaro sul proprio conto corrente. Questi sono dati che meritano di essere registrati e monitorati. Ciò che i numeri non permettono di affermare – e che il rapporto comunque sostiene – è che il consumo totale di gioco d’azzardo nel paese “dipendesse” da un indebitamento sistematico. Questa è una tesi editoriale mascherata da conclusione di uno studio, ed è il tipo di errore che, ripetuto in un rapporto dopo l’altro, crea un consenso pubblico che i dati originali stessi non supportano. Pertanto, il rapporto si merita il “Sigillo Narrativo BNLData”.
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