Nel cuore del centro storico di Palermo, un percorso di cittadinanza attiva e coesione sociale sta trasformando la percezione degli spazi pubblici e le dinamiche di integrazione tra i giovani. Il progetto si inserisce all’interno delle iniziative previste dai finanziamenti nazionali del fondo Fami, giunti alla terza edizione e promossi con la titolarità del Comune di Palermo. L’amministrazione cittadina sceglie di avvalersi dell’operatività degli enti del Terzo settore per potenziare i servizi di supporto destinati ai cittadini di Paesi terzi, con particolare attenzione alle situazioni di vulnerabilità. In questo contesto, la Fondazione Bene e la cooperativa Sviluppo Solidale guidano un’azione coordinata che unisce la presa in carico specialistica alla cura dei luoghi condivisi.

Francesca Pruiti, referente tecnica della cooperativa Sviluppo Solidale, chiarisce la natura del servizio e l’articolazione delle attività operative sul territorio: «L’impianto generale del programma prevede interventi multidisciplinari focalizzati sia sull’assistenza sanitaria e psicologica sia sulla promozione sociale. Presso il centro operativo Acura si svolgono visite mediche, consulenze e screening specialistici cardiologici, affiancati da percorsi dedicati alla salute mentale e ad attività laboratoriali pensate per la popolazione femminile. Accanto alle prestazioni socio-sanitarie dirette, l’iniziativa sviluppa un’azione itinerante e co-costruita sul territorio, con l’obiettivo di coinvolgere direttamente i ragazzi ospitati nel Sistema di accoglienza integrata insieme ai coetanei che vivono nei quartieri cittadini».

Un percorso di riappropriazione urbana

L’intervento realizzato sulla scalinata di Ballarò rappresenta una tappa di un processo iniziato oltre due anni fa. Fin dalle prime fasi, gli incontri si svolgono con la presenza di educatori, mediatori culturali e orientatori territoriali, creando uno spazio di confronto in cui i giovani sono invitati a individuare le criticità dei quartieri e a proporre soluzioni concrete. Tra i primi interventi scaturiti dalle richieste dei ragazzi vi è stata la bonifica di un campo da calcio locale, successivamente restituito alla fruizione pubblica per le attività sportive del Mediterraneo antirazzista.

Pruiti sottolinea le tappe che hanno condotto alla scelta dello spazio e il lavoro svolto con i ragazzi: «Noi abbiamo strutturato l’azione come itinerante e co-costruita con i ragazzi che sono all’interno delle strutture del Sai del Comune di Palermo e i ragazzi dei quartieri. Abbiamo cominciato con un’attività in cui i ragazzi si univano in presenza di mediatori e orientatori, per dire che cosa andava e che cosa non andava nel proprio quartiere. Molti hanno individuato nella scalinata un luogo di aggregazione».

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La scelta della scalinata nasce quindi direttamente dalle segnalazioni dei partecipanti. Situato in una posizione centrale, questo scorcio del centro storico ha sempre rappresentato un punto di ritrovo spontaneo per la presenza di locali e spazi di aggregazione, frequentato sia dai giovani residenti sia dai migranti inseriti nelle strutture di accoglienza della zona. Prima dell’intervento, lo snodo scalinato che collega due vie principali risultava ostruito da accumuli di rifiuti, detriti e spazzatura abbandonata, costringendo i residenti a lunghi giri dell’isolato per spostarsi da un lato all’altro della strada.

La trasformazione della scalinata

La riqualificazione della struttura si è sviluppata attraverso una collaborazione aperta tra i giovani, le associazioni territoriali e i comitati di cittadini operanti a Ballarò. Dopo una fase di progettazione condivisa dedicata alle modifiche da apportare, si sono avviate le operazioni pratiche di pulizia e rimozione dei rifiuti. Al recupero dell’accessibilità è seguita la fase di decoro urbano, arricchita dalla presenza di artisti che hanno supportato i ragazzi nella preparazione di colle naturali, nella pittura e nella costruzione di nuove fioriere arricchite con piante, assunte a simbolo di rinascita per l’intero quartiere.

Nel ripercorrere l’atmosfera di quelle giornate di lavoro, Francesca Pruiti evidenzia l’impatto sul tessuto sociale di prossimità: «I ragazzi hanno lavorato insieme e il quartiere ha accolto talmente bene l’attività che i vicini portavano il tè e i biscotti ai ragazzi che lavoravano. È stato un momento di condivisione e anche di cittadinanza perché tutti erano coinvolti nel volere vedere questo luogo bello e vivibile».

L’operazione ha visto l’adesione progressiva di oltre 40 giovani, tra minori stranieri non accompagnati, neomaggiorenni e ragazzi appartenenti ad associazioni giovanili locali. L’avvio dei lavori sul campo ha sollecitato la risposta positiva dell’intera comunità di quartiere.

Il senso di appartenenza

La riapertura del passaggio ha restituito alla zona uno spazio praticabile e presidiato dai giovani, dimostrando l’efficacia di un approccio basato sulla corresponsabilità nella gestione dei beni comuni. Attraverso la documentazione dell’esperienza e la realizzazione di reportage dedicati, gli stessi partecipanti hanno espresso la volontà di contribuire al miglioramento della propria città, rivendicando un senso di appartenenza che supera le differenze etniche o religiose.

Abbiamo cominciato con un’attività in cui i ragazzi si univano in presenza di mediatori e orientatori, per dire che cosa andava e che cosa non andava nel proprio quartiere. Molti hanno individuato nella scalinata un luogo di aggregazione

Francesca Pruiti, referente tecnica della cooperativa Sviluppo Solidale

Sull’importanza di offrire ai giovani spazi reali di espressione e di protagonismo, Pruiti osserva: «I ragazzi hanno fatto una riflessione su quella che è stata la loro esperienza, e hanno evidenziato come si sentano cittadini di questa città e vogliano che ognuno faccia qualcosa per migliorarla. Personalmente ritengo che ai giovani oggi non siano dati molti spazi per esprimersi, per cui li cercano altrove».

L’iniziativa mette in luce la necessità di offrire ai giovani contesti di espressione in cui le idee e le potenzialità individuali possano tradursi in interventi visibili. Il gruppo di lavoro prosegue gli incontri periodici per individuare nuove aree urbane su cui intervenire, spostandosi progressivamente tra i diversi quartieri palermitani per promuovere una visione della città più sicura, accogliente e attenta alla cura degli spazi di vita.

La fotografia in apertura è stata fornita dall’intervistata

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 Davyd Andriyesh

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