ASP CROTONE, IL SILENZIO DI GRAZIANO COMINCIA A FARE RUMORE
Il concorso per 8 posti di collaboratore amministrativo professionale, le tracce pubblicate, i dubbi sulla prova e una serie di interrogativi che attendono ancora risposte. Ora la parola spetta alla Direzione generale.
CROTONE – C’è un momento in cui il silenzio di un’amministrazione smette di essere prudenza e comincia a diventare una domanda. All’ASP di Crotone quel momento sembra essere arrivato. Questa volta al centro della vicenda c’è il concorso pubblico per 8 posti di collaboratore amministrativo professionale, categoria D, la cui prova scritta si è svolta il 22 maggio scorso. Una procedura che, dopo la pubblicazione degli esiti, ha iniziato a sollevare interrogativi sulla prova, sui criteri di valutazione e sulla documentazione messa a disposizione dei candidati. Non servono accuse e non servono sentenze anticipate. Servono risposte.
LE TRACCE SONO SUL SITO DELL’ASP. E ADESSO CHI LE VERIFICA?
La documentazione relativa alla prova è stata successivamente pubblicata sul sito istituzionale dell’Azienda. Ed è proprio da qui che nasce la questione principale. Perché oggi le tracce sono pubbliche e possono essere lette da chiunque. E leggendo la prova emergono quesiti che possono sollevare interrogativi sulla chiarezza della formulazione, sulla precisione delle domande e sull’effettiva univocità delle risposte.
In una prova a risposta multipla il principio dovrebbe essere semplice: il candidato deve poter individuare una risposta oggettivamente corretta sulla base di una domanda formulata in maniera chiara e inequivoca. Se invece una domanda presenta formulazioni suscettibili di interpretazioni differenti, o se più opzioni possono trovare un fondamento plausibile, la questione merita quantomeno una verifica. Non è una questione di simpatia per un candidato o per un altro. È una questione di regolarità, trasparenza e affidabilità della procedura.
E allora la domanda è inevitabile: la Direzione generale ha verificato nel merito le tracce oggi pubblicate sul proprio sito istituzionale? Perché se i quesiti sono regolari, sarà sufficiente spiegarlo. Se invece emergono criticità, sarà altrettanto importante affrontarle.
ANCHE LA MODALITÀ DELLA PROVA MERITA UN CHIARIMENTO
C’è poi un secondo profilo che merita attenzione. Dalla documentazione oggi disponibile è possibile verificare anche la modalità concretamente utilizzata per lo svolgimento della prova. E qui si pone una domanda altrettanto semplice: la modalità concretamente utilizzata corrisponde esattamente a quanto previsto dal bando e dagli atti della procedura? Non spetta a un giornale stabilire preventivamente che vi sia stato un vizio. Ma nemmeno appare ragionevole ignorare una questione che può essere verificata attraverso un semplice confronto tra il bando, gli atti della Commissione e la prova effettivamente somministrata. Se tutto è conforme, la questione può essere chiusa. Se invece emergono differenze o criticità, l’Amministrazione ha tutti gli strumenti per valutarle. Verificare non significa condannare. Significa fare il proprio lavoro.
17 SU 84: UN DATO CHE MERITA TRASPARENZA
C’è poi un dato che, da solo, non dimostra alcuna irregolarità, ma che certamente merita di essere ricordato. Su 84 candidati che hanno sostenuto la prova, soltanto 17 hanno superato la soglia prevista. Tra questi, diversi risultano essere candidati già presenti tra coloro che avevano superato la prova scritta del precedente concorso dell’ASP di Crotone per 10 posti di Assistente Amministrativo. Alcuni dei nominativi emersi nelle precedenti procedure erano già stati oggetto di attenzione da parte della stampa per rapporti familiari, professionali o politici con figure dell’Azienda e del territorio crotonese e calabrese. Anche questa circostanza, presa da sola, non dimostra alcuna irregolarità. Ma proprio per questo dovrebbe essere l’Azienda per prima a voler garantire la massima trasparenza. Quando una procedura è particolarmente selettiva e si inserisce in un contesto già segnato da polemiche, la correttezza dei quesiti, dei criteri e delle modalità di valutazione deve essere ancora più facilmente verificabile.
PERCHÉ LE TRACCE SONO STATE PUBBLICATE SOLO SUCCESSIVAMENTE?
C’è poi un altro elemento che merita chiarezza. La pubblicazione delle tracce è intervenuta successivamente a una sollecitazione del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza dell’ASP. Oggi quei documenti sono disponibili. Ma resta una domanda: perché è stato necessario arrivare a quel passaggio? C’era qualche ragione per cui la documentazione non dovesse essere pubblicata tempestivamente? Se sì, quale?
Se invece la pubblicazione era dovuta, perché non è avvenuta spontaneamente? Anche questa non è un’accusa. È una domanda di trasparenza. E la trasparenza, in una pubblica amministrazione, dovrebbe essere la regola e non il risultato di una sollecitazione.
E LA GRIGLIA DELLE RISPOSTE CORRETTE?
Ancora più delicata è la questione della griglia delle risposte ritenute corrette. Risulta che siano state avanzate richieste di accesso alla documentazione utilizzata come parametro per la correzione della prova. La griglia, tuttavia, non risulterebbe ancora disponibile nella forma richiesta. E qui la domanda è inevitabile: perché non rendere disponibile il parametro concretamente utilizzato per correggere una prova concorsuale? Se esiste un correttore ufficiale, mostrarlo dovrebbe essere la cosa più semplice. Se esiste un documento equivalente, dovrebbe essere altrettanto facilmente individuabile. Una procedura concorsuale non deve essere soltanto corretta. Deve anche essere verificabile. E proprio la disponibilità degli atti dovrebbe essere il primo strumento per spegnere qualsiasi dubbio.
E SULLA COMMISSIONE COSA STA SUCCEDENDO?
Da tempo circolano inoltre indiscrezioni sulla posizione del presidente della Commissione, Renato Mazzuca, dirigente dell’ASP di Cosenza. Si parla di una sua presunta rinuncia all’incarico. Ma anche in questo caso basterebbe una risposta ufficiale. Mazzuca si è effettivamente dimesso dalla Commissione? Se sì, quando e con quale atto? Chi lo ha eventualmente sostituito? Se invece non si è dimesso, perché non chiarire ufficialmente la circostanza? In una procedura pubblica già accompagnata da interrogativi, anche questo dovrebbe essere facilmente verificabile. Perché quando mancano informazioni ufficiali, inevitabilmente proliferano le voci. E le voci, in un’amministrazione pubblica, si combattono con gli atti.
LE POLEMICHE PRECEDENTI NON SONO MAI STATE DAVVERO SUPERATE
Il problema è che tutto questo arriva dopo le forti polemiche già sollevate sulla gestione di altri concorsi dell’ASP di Crotone. La stampa aveva già evidenziato la presenza, tra i vincitori del precedente concorso per 10 posti di Assistente Amministrativo, di persone legate da rapporti familiari o professionali con figure interne all’Azienda e con soggetti appartenenti al mondo politico e istituzionale. Circostanze che, prese singolarmente, non dimostrano alcuna irregolarità. Ma proprio per questo avrebbero dovuto indurre l’Azienda a una trasparenza ancora maggiore. Quando intorno a una procedura pubblica si accumulano dubbi, l’unico modo per spegnerli è fornire documenti, spiegazioni e verifiche. Non il silenzio.
LA DOMANDA PIÙ IMPORTANTE RIGUARDA GRAZIANO
Ed eccoci al punto. Il direttore generale Antonio Graziano non può essere chiamato a rispondere delle voci che circolano nei corridoi dell’ASP. Può però essere chiamato a rispondere delle decisioni della Direzione generale. Ed è qui che il silenzio diventa significativo. Perché davanti a documenti pubblicati sul sito istituzionale, a quesiti che possono essere verificati da chiunque e a interrogativi sulla modalità della prova, la Direzione generale dovrebbe quantomeno dimostrare di avere guardato dentro la questione. Può dire che è tutto regolare. Può disporre una verifica. Può chiedere chiarimenti agli uffici e alla Commissione. Può assumere qualunque determinazione ritenga corretta. Ma qualcosa, prima o poi, dovrà essere fatto. Altrimenti torna una domanda già posta pubblicamente nei mesi scorsi:
CHI DECIDE DAVVERO ALL’ASP DI CROTONE?
È Graziano, nella sua qualità di direttore generale? Oppure esistono equilibri interni, rapporti di forza e figure dirigenziali capaci di orientare le decisioni strategiche dell’Azienda? Non lo sappiamo. E sarebbe scorretto affermarlo senza prove. Ma proprio per questo Graziano ha tutto l’interesse a dimostrare con i fatti che le decisioni dell’Azienda vengono assunte dalla Direzione generale nell’interesse dell’istituzione e della collettività.
QUANTI SEGNALI SERVONO ANCORA?
Le tracce sono pubbliche. Gli atti della procedura sono consultabili. Le modalità della prova possono essere confrontate con il bando. I quesiti possono essere letti e valutati. La documentazione relativa ai criteri di correzione è oggetto di richieste di accesso. Le indiscrezioni sulla Commissione attendono una semplice conferma o smentita ufficiale. A questo punto la domanda diventa quasi inevitabile: quanti altri segnali servono prima che la Direzione decida di verificare ed eventualmente intervenire? E soprattutto: perché lasciare che eventuali dubbi si trasformino domani in un contenzioso, quando possono essere verificati oggi?
VERIFICARE NON SIGNIFICA CONDANNARE
È questo il punto che forse andrebbe ricordato. Disporre una verifica non significa dare ragione a qualcuno. Chiedere chiarimenti non significa accusare la Commissione. Esaminare la corrispondenza tra bando e prova non significa automaticamente mettere in discussione l’intera procedura. Al contrario. Significa tutelarla. Se tutto è regolare, la verifica rafforzerà la procedura. Se emergono criticità, consentirà all’Azienda di affrontarle tempestivamente e di adottare le decisioni che riterrà necessarie nell’interesse pubblico. Quello che non appare più sostenibile è lasciare che dubbi e interrogativi crescano senza una risposta. Perché una vicenda amministrativa lasciata senza chiarimenti rischia inevitabilmente di trasformarsi in un contenzioso. Con costi per l’Azienda. Con possibili ritardi. Con il rischio di rallentare la prosecuzione della procedura e le conseguenti assunzioni. E soprattutto con un danno ulteriore all’immagine di un’azienda sanitaria che avrebbe invece tutto l’interesse a dimostrare trasparenza e autonomia.
GRAZIANO HA ANCORA LA POSSIBILITÀ DI SCEGLIERE LA STRADA DELLA TRASPARENZA
Non si chiede al direttore generale di dare ragione a qualcuno. Non gli si chiede di condannare qualcuno. Non gli si chiede di prendere posizione sulla base delle voci. Gli si chiede di guardare gli atti. Di verificare. Di spiegare. E, se necessario, di intervenire. È ancora possibile scegliere la strada della verifica e della trasparenza, prima che eventuali controversie trasformino una questione amministrativa in un problema giudiziario. Se è tutto regolare, lo si dimostri. Se qualcosa non torna, lo si verifichi. È questa la responsabilità di chi guida un’Amministrazione pubblica.
Perché alla fine la domanda non riguarda soltanto un concorso. Riguarda il modo in cui viene amministrata un’Azienda sanitaria pubblica. E riguarda soprattutto una cosa molto semplice: chi ha davvero il coraggio di decidere quando emergono problemi, dubbi e interrogativi? Direttore Graziano, il tempo del silenzio dovrebbe essere finito. Non servono proclami. Servono atti.
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