Il 25 giugno la disputa ha superato la cerimonia cancellata per il piano casa. Il presidente della Camera è entrato nella trattativa perché la pressione di Trump ha fermato anche provvedimenti estranei alla legge elettorale.
Aggiornamento del 25 giugno: il testo segue gli sviluppi successivi al servizio sulla firma rinviata di H.R. 6644.
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Johnson va da Trump dopo il blocco della Camera
Il presidente della Camera Mike Johnson ha programmato un incontro alla Casa Bianca per il 25 giugno. La missione nasce da un fatto parlamentare già consumato. Anna Paulina Luna e altri deputati repubblicani hanno negato i voti richiesti dalla regola che apre il dibattito sui provvedimenti. Senza quella regola l’aula non entra nel merito delle misure fissate in calendario. Reuters ha documentato l’incontro e la paralisi procedurale.
Il Senato aveva già aggiornato i lavori per la pausa del 4 luglio senza approvare il SAVE America Act. Luna ha annunciato che non voterà per riaprire l’attività della Camera fino al rientro dei senatori. La minaccia colpisce leggi prive di rapporto con le norme elettorali. La responsabilità politica ricade ora sullo speaker.
La maggioranza stretta consegna potere ai dissidenti
La maggioranza repubblicana alla Camera dispone di pochi voti di margine. Con i democratici compatti contro le regole proposte dal GOP bastano poche defezioni repubblicane per far cadere il voto procedurale. Il gruppo di Luna usa quel passaggio per fermare l’intero calendario finché il Senato non affronta il testo elettorale.
Johnson deve negoziare con Trump e ottenere disciplina dai propri deputati. Il Senato segue regole diverse e richiede sessanta voti per chiudere l’ostruzionismo sulla maggior parte delle leggi. La pressione esercitata dalla Camera non crea i consensi mancanti nell’altro ramo del Congresso.
Trump porta le primarie di New York nella disputa sul voto
Il 24 giugno Trump ha risposto ai cronisti al Campidoglio con la frase «vogliono far entrare un sacco di comunisti». Poche ore prima aveva attribuito a Mamdani l’avanzata di «tre solidi comunisti». Adnkronos ha registrato entrambe le formulazioni. Il presidente ha usato un risultato interno al Partito Democratico come argomento per chiedere al Senato una legge federale sulla registrazione degli elettori e sui documenti richiesti al voto.
Le frasi arrivano dopo le primarie del 23 giugno e durante la minaccia di trattenere la firma sul piano casa. L’accostamento collega le elezioni newyorkesi alla pressione sul Congresso. H.R. 6644 diventa la leva presidenziale per ottenere un esito su materia elettorale.
Le primarie non hanno ancora assegnato tre seggi
I tre candidati hanno ottenuto la nomination democratica. Nessuno è entrato al Congresso per effetto del voto del 23 giugno. Le elezioni generali di novembre assegneranno i seggi. Una vittoria di partito non produce l’ingresso immediato alla Camera.
Associated Press e ABC News confermano che la lista sostenuta da Mamdani ha vinto tutte le competizioni congressuali appoggiate dal sindaco e ha sconfitto due deputati uscenti. Brad Lander ha battuto Dan Goldman nel distretto 10. Lander aveva guidato l’ufficio del comptroller di New York prima della candidatura alla Camera.
Valdez conquista il distretto 7, Avila Chevalier il 13
Nel distretto 7 Claire Valdez ha superato Antonio Reynoso nella corsa per il seggio lasciato da Nydia Velázquez. Nel distretto 13 Darializa Avila Chevalier ha battuto Adriano Espaillat. NY1 ha fissato le tre corse con i rispettivi distretti e ha contato due deputati uscenti sconfitti.
Mamdani aveva dato il proprio appoggio a ciascun vincitore. I tre hanno legami con Democratic Socialists of America e hanno gareggiato nelle primarie del Partito Democratico. Le schede del Board of Elections di New York li riportano tutti nelle consultazioni democratiche. La qualifica comunista usata da Trump non compare nella denominazione delle candidature.
«Comunisti» è l’etichetta scelta da Trump
La parola scelta dal presidente appartiene alla contesa politica. Mamdani si definisce democratic socialist. Valdez e Avila Chevalier sono membri di DSA. Lander ha corso nella consultazione democratica. Il Partito Comunista non compare nelle schede delle tre gare.
Il termine usato da Trump comprime categorie politiche diverse e presenta l’avanzata della sinistra democratica come una minaccia nazionale. Mamdani ha risposto che i candidati hanno dimostrato di saper difendere i lavoratori e vincere. Il confronto riguarda ormai anche l’identità che i repubblicani intendono attribuire al Partito Democratico prima delle elezioni di novembre.
Il Senato non sblocca il SAVE America Act
Il testo approvato dalla Camera richiede la prova documentale della cittadinanza per l’iscrizione alle liste federali e un documento fotografico al voto. La formulazione depositata presso la House Rules Committee contiene entrambe le prescrizioni. Il Senato non ha chiuso l’ostruzionismo. Per chiudere il dibattito servono in genere sessanta voti e i consensi democratici finora mancano.
Trump ha chiesto limiti più severi anche sul voto postale. La richiesta aggiunge un secondo terreno di scontro alla prova di cittadinanza. La disputa investe la tattica elettorale del GOP per novembre. Il confronto con i democratici copre soltanto una parte della contesa.
H.R. 6644 rimane separato dal testo elettorale
Il piano casa H.R. 6644 ha ottenuto 85 voti favorevoli e 5 contrari al Senato. La Camera ha adottato il testo con 358 sì e 32 no. Senate.gov e House Clerk registrano votazioni su una misura abitativa priva di clausole del SAVE America Act. Trump ha cancellato la cerimonia di firma e ha subordinato l’atto politico a un secondo provvedimento.
Le due misure trattano materie diverse. Ciascuna segue numeri e procedure propri. Il Congresso non ha approvato un testo che unisca piano casa e legge elettorale. La richiesta presidenziale crea un vincolo politico senza modificare il contenuto di H.R. 6644.
Cancellare la cerimonia non equivale a un veto
La cancellazione di un evento pubblico non restituisce il disegno di legge al Congresso e non produce un messaggio di veto. L’articolo I, sezione 7 della Costituzione disciplina la firma e il rinvio. Il termine dei dieci giorni decorre dalla presentazione formale al presidente con le domeniche escluse. Constitution Annotated fissa questo rapporto tra presentazione e decorso del termine.
La data della presentazione formale decide quando parte il conteggio. Un annuncio sui social o la rimozione di una cerimonia dal calendario non sostituiscono gli atti costituzionali. La Casa Bianca conserva la facoltà di firmare o porre il veto. L’inerzia segue il termine fissato dall’articolo I.
Johnson tratta sul blocco della Camera, il Senato decide sul testo
Johnson tratta con Trump sulla pressione politica e con Luna sui voti procedurali. Non dispone dei consensi democratici richiesti al Senato e non controlla le scelte di John Thune. L’incontro alla Casa Bianca affronta il blocco della Camera. Il destino del SAVE America Act dipende da un ramo con regole diverse.
La frattura interna al GOP è già visibile. Il presidente usa la firma sul piano casa come leva e i deputati fedeli usano l’agenda della Camera. Lo speaker deve far ripartire l’aula prima che la disputa elettorale assorba altre leggi bipartisan.
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Junior Cristarella
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