Tre temi diversi ma in fondo complementari. Tre questioni giunte in primo piano ad Anagni a poche ore di distanza l’una dall’altra che, simbolicamente, evidenziano per il centrodestra il momento in cui bisogna davvero cambiare passo. Per l’amministrazione guidata da Daniele Natalia, quel momento è adesso.
Se la prima metà della consiliatura è stata caratterizzata da annunci sterilizzati da passaggi a vuoto burocratici, oggi la città potrebbe essere sul punto di iniziare un’improvvisa accelerazione. Tre dossier chiave, apparentemente slegati, si muovono all’unisono lungo un unico binario politico: la necessità vitale di dimostrare concretezza per blindare la riconferma alle comunali del 2028.
Doppio parcheggio e maxi-parco fotovoltaico
Il primo tassello è l’annuncio del sindaco, arrivato all’inizio dell’ultimo Consiglio comunale sull’imminenza della conclusione dei lavori per il doppio parcheggio lungo la Circonvallazione Sud. Non è una semplice vicenda di viabilità. Si tratta di un’opera strategica chiamata a dare una risposta visibile al cronico problema della sosta.
Contemporaneamente, sul piano dello sviluppo economico, si registra la ripartenza annunciata poche ore fa, dell’iter per il maxi-parco fotovoltaico da realizzare nella zona della ex Polveriera. Dopo lo stop amministrativo di qualche mese fa, lo sblocco di questo progetto, inserito in una più ampia visione di riqualificazione che promette insediamenti industriali e tecnologici, servirebbe a Natalia per accreditare la sua giunta come un interlocutore affidabile per i grandi investimenti privati e istituzionali, capace di superare le paludi burocratiche.
Il tema scottante della sanità
Ma il cuore della partita politica anagnina si gioca sul terreno più sensibile per l’elettorato: la sanità. La cerimonia che vedrà domani la presenza in città del Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, per l’inaugurazione dell’Ospedale di Comunità e del Servizio di Oncologia nei locali dell’ex ospedale, rappresenta, più degli altri due progetti, lo spartiacque della consiliatura. Dopo le critiche del passato su tagli del nastro giudicati prematuri o puramente simbolici, l’attivazione reale (a quanto sembra) delle terapie oncologiche e dei servizi diagnostici sposta l’asse del dibattito dai bilanci ai servizi essenziali.
Del resto in politica e ad Anagni in particolare la sanità è da sempre l’indicatore supremo del buon governo territoriale. Per cui, se l’operazione dell’ex ospedale dovesse stabilizzarsi con esiti positivi ed efficienti, il centrodestra anagnino si troverebbe tra le mani un’arma importante per spianare la strada alla riconferma nel 2028.
Restituire servizi sanitari ad Anagni dopo i dolorosi declassamenti degli anni passati offrirebbe a Natalia (ed ai suoi eredi) una rendita politica strutturale. Mostrare una filiera istituzionale funzionante (Comune-Regione) sarebbe un messaggio di forza che il sindaco lancerebbe agli alleati e agli avversari.
Le critiche del centrosinistra
Non è un caso che sul tema, nelle ultime ore, si siano moltiplicate le critiche delle opposizioni, provenienti simmetricamente da destra e da sinistra. Spia del fatto che le minoranze consiliari hanno compreso la portata della strategia della giunta e hanno alzato il livello di guardia, pronte ad approfittare di ogni minimo scivolone.
A sinistra si contesta il rischio di “effetti annuncio” legati alla passerella elettorale con la governance regionale,vigilando affinché alle inaugurazioni corrispondano assunzioni e macchinari funzionanti. Ed anche da destra, le componenti esterne o critiche verso la leadership di Natalia contestano la narrazione positiva della maggioranza.
Ad Anagni la campagna elettorale è di fatto, già cominciata. E dunque la transizione dalla politica dell’annuncio alla politica del fatto compiuto farà capire se il modello Natalia potrà ambire alla continuità. O se prevarrà il logoramento delle promesse non mantenute.
Il quarto tema
C’è poi un quarto tema. Che vede il sindaco scendere in campo in prima persona, mettendoci la faccia così come aveva fatto negli anni scorsi. È quello dell’area Sin Valle del Sacco, interdetta per anni in quanto ritenuta tra le più inquinate d’Italia: i risultati scientifici diffusi ieri dal Ministero dell’Ambiente e dal Ministero della Sanità attraverso i loro istituti di ricerca dicono che quell’inquinamento non è stato provocato da attività umane ma è la naturale composizione del terreno. (Leggi qui: Sin Valle del Sacco, 30 anni di scemenze i valori dentro sono uguali a quelli fuori).
Questa sera Daniele Natalia si è tolto dalla scarpa il classico sassolino appuntito. Lo ha scritto sulla sua pagina Facebook, dove ha rivendicato di avere affrontato quella battaglia quando era ancora scomodo farlo. Il sindaco ha regolato i conti con una narrazione che lo ha perseguitato per anni. «Sono stato additato come “quello contro il SIN”, qualcuno mi ha definito irresponsabile e amico degli industriali», scrive senza filtri. Ma la rivendicazione non è personale o non lo è soltanto. È la rivendicazione di un territorio intero, condannato senza prove sufficienti.
Fu lui il primo oppositore politico del SIN così come era stato concepito, quando quasi nessuno aveva il coraggio di esporsi. Fu lui a stare accanto all’ACS Dobfar — l’unica grande realtà industriale del territorio che ebbe il coraggio di impugnare i vincoli davanti ai tribunali — ottenendo poi ragione dal Consiglio di Stato, che stabilì l’assurdità di quei lacci applicati senza criteri adeguati. Nel frattempo, centinaia di milioni di euro di investimenti e migliaia di posti di lavoro erano già andati perduti.
A colpi di procedura
Diventato sindaco, Natalia ha scelto il metodo contro la propaganda: semplificare le procedure (prima del suo intervento occorrevano anche tre anni per un permesso a costruire) e convincere le imprese a tornare a investire. Le caratterizzazioni, le analisi, i campionamenti commissionati in questi anni hanno restituito nel 99% dei casi la stessa risposta: nessun inquinamento industriale diffuso. I superamenti rilevati erano legati ai valori di fondo naturali delle rocce di origine vulcanica del territorio. La geologia, non le ciminiere. Ed è esattamente quello che lo studio ARPA ha ora certificato con il sigillo istituzionale che mancava.
Il tono finale del sindaco è quello di chi ha aspettato a lungo e non intende accontentarsi di un silenzio imbarazzato. «Da chi fino all’altro ieri continuava a parlare ideologicamente di un territorio avvelenato, oggi pretendo almeno un minimo di onestà intellettuale». Una richiesta di coerenza rivolta a chi applaudiva gli organi di controllo quando davano torto agli industriali e oggi fatica ad accettarne le conclusioni quando danno torto all’allarmismo.
Natalia non cerca rivincite. Cerca sviluppo. Chi inquina davvero resta un delinquente da perseguire senza esitazioni, su questo non si discute. Ma la Valle del Sacco, dice il sindaco, merita di smettere di portare in giro la croce di un peccato che la scienza ha appena dichiarato, in larga parte, mai commesso. Ed anche il suo intervento va letto in chiave futura: Daniele Natalia si sta creando le condizioni per giocarsi una nuova partita dopo la fascia da sindaco.
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