L’annuncio era stato dato da Alessandro Battilocchio, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, già lo scorso 17 giugno. I rappresentanti di Save the Children quel giorno erano auditi dalla Commissione e Battilocchio aveva accolto con calore la proposta di legge da loro presentata, forte della stima maturata durante le visite fatte dalla Commissione in tanti territori. «Una proposta che sottoporrò ai membri della Commissione, ma che va nella direzione che noi auspichiamo, di riempire quegli spazi vuoti che talvolta si creano. […] Ci faremo portatori di questa istanza, di modo che questa proposta possa iniziare il suo iter e pensiamo di farlo proprio nella Giornata delle Periferie, come data simbolica». Era stato proprio Battilocchio, peraltro, il primo firmatario della proposta di legge che ha istituito la Giornata nazionale, tre anni fa. «Ci facciamo portatori della vostra istanza, che è anche la nostra, all’interno del Parlamento».
Da oggi quindi in Parlamento c’è una proposta di legge che va a potenziare l’offerta culturale, sociale, sportiva e ricreativa per i minorenni nelle aree urbane caratterizzate da disagio educativo e socioeconomico. In parole povere, una legge per garantire spazi socio-educativi dove oggi non ci sono.
I primi firmatari
Tra i primi firmatari ci sono il presidente della Commissione d’inchiesta sulle Periferie Alessandro Battilocchio, Andrea De Maria e Vito De Palma, a cui si sono aggiunte nell’immediato Chiara Braga e Irene Manzi, a conferma di un sostegno che va oltre i membri della Commissione.
I contenuti della proposta di Save the Children
Leggendo la scheda di approfondimento depositata in Commissione da Save the Children il fulcro della proposta è quello di dare continuità nel tempo e rendere offerta stabile le varie esperienze maturate in questi anni con i Punti Luce, con i centri DesTEENazione, con l’iniziativa “Organizziamo la speranza”. Il denominatore comune è l’importanza di avere spazi socio-educativi nei tempi extrascolastici, cosa resa possibile grazie alla collaborazione tra enti locali, istituzioni scolastiche, comitati dei genitori e associazioni territoriali. Il cuore della proposta è l’istituzione dei presidi socio-educativi, almeno uno per ogni territorio caratterizzato da maggiore vulnerabilità socio-economica ed educativa. I presidi devono essere luoghi di prossimità, pubblici, accessibili e sicuri, aperti nel pomeriggio, nelle ore serali, il fine settimana e nei periodi estivi, quando il rischio di vuoto educativo e sociale è maggiore. Un elemento qualificante è il protagonismo di ragazze e ragazzi, coinvolti non solo come destinatari, ma anche come attori attivi nella gestione degli spazi, nella definizione delle attività e nella vita dei presidi.

L’obiettivo è superare la logica dei progetti temporanei, investendo in una politica pubblica stabile e capace di ridurre in modo strutturale le disuguaglianze educative. Il dispositivo centrale è il Patto educativo di comunità, con l’introduzione della figura del facilitatore che deve coordinare i soggetti coinvolti, favorire il dialogo e intercettare i bisogni educativi emergenti. La proposta di Save the Children prevedeva un incremento del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali pari a 30 milioni di euro annui per il triennio 2026-2028, risorse aggiuntive e vincolate al rafforzamento dei presidi socio-educativi nei territori più fragili. Save the Children aveva già illustrato il tutto nel corso di Impossibile 2026 e presentato anche una petizione a sostegno di essa, che ha già raccolto oltre 16mila firme.
Il futuro non può dipendere dal luogo in cui nasci
«Siamo molto soddisfatti che la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie abbia fatto propria e depositato la proposta di legge da noi presentata in audizione la settimana scorsa, finalizzata all’istituzione di spazi socio-educativi nei territori più fragili», commenta oggi Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children. «È un segnale di attenzione importante e auspichiamo possa rappresentare un passo avanti nel percorso per garantire opportunità educative, culturali e relazionali per le bambine, i bambini e gli adolescenti che vivono in contesti vulnerabili».
Fatarella ha ricordato come la proposta di Save the Children sia stata «elaborata al termine di un percorso partecipato che ha visto il coinvolgimento di ragazze e ragazzi», che «nasce per superare l’attuale frammentarietà e definire interventi stabili, sostenuti da risorse certe, capaci di garantire esperienze formative e di crescita ai minori che vivono nei territori più fragili del nostro Paese. Il loro futuro non può dipendere dal quartiere in cui crescono. Garantire luoghi sicuri e accoglienti, attivi tutto l’anno, dove ragazze e ragazzi possano partecipare, contribuendo alla programmazione e alla gestione, ad attività culturali, sportive e ricreative, e ricevere supporto educativo, psicologico e sociale è fondamentale per contrastare le disuguaglianze sociali e territoriali».
Rendere stabile il Fondo povertà educativa minorile
La Commissione ha avanzato anche la proposta di rendere stabile, nel quadro della Legge di stabilità, il Fondo per il contrasto della povertà educativa: una proposta che Save the Children «accoglie con favore». A tal proposito Marco Rossi-Doria, presidente dell’impresa sociale Con i bambini, soggetto attuatore del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile ha parlato di «una notizia di speranza per centinaia di comunità educanti al lavoro in ogni regione». La proposta di legge depositata dalla Commissione periferie «raccoglie esigenze espresse con forza nei tanti territori della povertà educativa. Sostenuta da tanti, in modo particolare da Save the Children, è una scelta lungimirante, che mette in atto un dispositivo concreto teso a maggiore giustizia».
Chiedere di rendere permanente il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile significa riconoscere che la cura dei nostri bambini e ragazzi nelle troppe aree povere d’Italia non può essere trattata come un’emergenza temporanea, ma può diventare un pilastro strutturale delle politiche pubbliche fondate sul principio di sussidiarietà
Marco Rossi-Doria, Con i bambini
Chiedere di rendere permanente il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile gestito da Con i Bambini in qualità di soggetto attuatore, «significa riconoscere che la cura dei nostri bambini e ragazzi nelle troppe aree povere d’Italia non può essere trattata come un’emergenza temporanea, ma può diventare un pilastro strutturale delle politiche pubbliche fondate sul principio di sussidiarietà che unisce risorse, energie, organizzazioni pubbliche e private per attuare innovate azioni volte al “riscatto di cittadinanza” lì dove ve ne è più bisogno».
Il Fondo voluto dal Governo e dalle fondazioni bancarie ha dimostrato nei fatti, in questi dieci anni di attività, che cambiare le cose è possibile. Attualmente il fondo è stato confermato per il triennio 2025/27 ma con soli 3 milioni di euro l’anno (nel primo triennio la copertura prevista era di 100 milioni l’anno e nel 2024 era stata di 25 milioni di euro). «Gli oltre 800 progetti attivati e i 650mila minori raggiunti insieme alle loro famiglie non sono semplici numeri, ma storie di speranza ritrovata, spesso grazie agli spazi di comunità, che rendono perseguibili i sogni di famiglie e soprattutto di bambini e ragazzi grazie al loro attivarsi da protagonisti insieme a scuole, organizzazioni del Terzo settore, Comuni», ha sottolineato Rossi-Doria.
Cambiare la narrazione delle periferie
Proprio oggi, in occasione della Giornata delle periferie, Con i bambini ha lanciato uno spot realizzato in collaborazione con la Scuola Italiana di Comix e lo scrittore Claudio Morici, per rompere una narrazione delle periferie centrata solo sui temi del degrado, della violenza, della povertà. Attraverso immagini e parole, lo spot invita a guardare oltre gli stereotipi e a riconoscere le tante esperienze positive che animano quartieri e periferie in tutta Italia.
«Quando parliamo di periferie, dobbiamo smetterla di guardare solo alle mappe geografiche o alla distanziati fisica dal centro storico», spiega Marco Rossi-Doria. «La vera periferia, quella più dolorosa, è la sovrapposizione tra il disagio socio-economico e la totale mancanza di opportunità. È periferia ogni luogo in cui i diritti fanno fatica ad attuarsi e un bambino non può scegliere chi diventare perché attorno a sé non vi è un nido di qualità, un cinema, una palestra, uno spazio teatrale, il tempo pieno a scuola, una biblioteca, il mare o la montagna da frequentare d’estate. Questa proposta di legge, se avrà seguito, aiuterà a potenziare l’offerta culturale, sociale e sportiva. E darà di più ai troppi bambini e ragazzi che oggi non hanno le stesse opportunità dei loro coetanei più fortunati. Il messaggio ai nostri ragazzi è incoraggiante: lo Stato non vi lascia soli. Nel ringraziare lo straordinario lavoro della Commissione Periferie e ciascuno dei parlamentari proponenti auspico che il Parlamento voti questa legge con la massima convergenza e rapidità. Non c’è investimento migliore per il futuro dell’Italia», conclude.
Foto di a Olia Danilevich su Pexels
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Sara De Carli
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