Il vino continua a rappresentare uno dei pilastri dell’economia agroalimentare italiana. Secondo Ismea, nel 2025 il comparto vitivinicolo nazionale ha generato un fatturato di circa 14 miliardi di euro, pari al 10% dell’intero agroalimentare italiano. Una filiera che coinvolge 241mila imprese viticole, quasi 29mila aziende di vinificazione e circa 800mila occupati, confermandosi una delle principali eccellenze del Made in Italy.
Nonostante le tensioni geopolitiche, l’inflazione e le incertezze che gravano sui mercati internazionali, l’Italia mantiene la leadership mondiale per volumi prodotti ed esportazioni, con oltre 44 milioni di ettolitri prodotti e quasi 21 milioni esportati nel 2025, per un valore complessivo di 7,8 miliardi di euro.
All’interno di questo ecosistema si inserisce una realtà unica nel panorama nazionale e internazionale: l’Abbazia di Novacella, in Alto Adige. Un’azienda vitivinicola che affonda le proprie radici nel XII secolo ma che oggi opera con una struttura manageriale moderna, capace di coniugare tradizione religiosa, sostenibilità ambientale, sviluppo territoriale e visione imprenditoriale.


Un’azienda di quasi 900 anni che guarda al futuro
Fondata nel 1142, e ancora oggi abitata dai Canonici Regolari di Sant’Agostino, l’Abbazia di Novacella, situata a Varna, nei pressi di Bressanone, è considerata una delle cantine attive più antiche del mondo, che non a caso custodisce una cantina che è fra le più antiche d’Italia, il cui nucleo originario risale proprio al XII secolo.
Oggi il complesso rappresenta molto più di un monastero. È un articolato sistema economico che comprende attività agricole, vitivinicole, turistiche e culturali. La proprietà resta in capo all’istituzione religiosa guidata dall’Abate, ma la gestione operativa è affidata a un’organizzazione manageriale strutturata che coordina oltre cento collaboratori stabili.
“La nostra”, spiega Werner Waldboth, direttore vendite dell’Abbazia di Novacella, “rappresenta una delle più importanti realtà storiche nel mondo vinicolo italiano, da sempre nota e attiva nella produzione di vino, che ha sempre guardato al futuro, cosa che continua a fare tutt’oggi”. Con risultati di rilievo bisogna dire. “Alla base”, continua Waldboth, “una solida tradizione, ma anche innovazione e ricerca continua, il tutto supportato da un’attenzione particolare alla sostenibilità, che conduce le nostre scelte in ogni ambito, ambientale e sociale”.


Il modello Novacella: valorizzare i viticoltori del territorio
Un elemento fondamentale del modello Novacella è la sua filiera. L’Abbazia possiede direttamente circa 30 ettari di vigneti tra la Valle Isarco e la Tenuta Marklhof a Cornaiano. Grazie alla collaborazione con una rete di viticoltori locali, la superficie vitata complessivamente conferita alla cantina raggiunge però circa 100 ettari.
Una scelta strategica che consente di sostenere l’economia agricola locale in un territorio dove il valore fondiario ha raggiunto livelli particolarmente elevati (oggi acquistare un ettaro vitato in Valle Isarco può infatti costare fino a un milione di euro).
La cooperazione con i produttori locali si traduce anche in una politica di remunerazione particolarmente favorevole. L’Abbazia riconosce mediamente circa 3 euro al chilogrammo per le uve conferite, contro una media nazionale che si aggira intorno a un euro.
Un approccio che permette di mantenere viva la viticoltura di montagna e garantire redditività alle aziende agricole della zona.


L’ultimo baluardo della viticoltura italiana
La Valle Isarco rappresenta una delle aree vitivinicole più estreme del Paese. Qui i vigneti si trovano tra i 600 e i 900 metri di altitudine, siamo quindi in piena viticoltura eroica. Le condizioni climatiche e geologiche rendono possibile la produzione di vini con caratteristiche molto particolari, soprattutto nel segmento dei bianchi. “Ci troviamo nella zona vitivinicola più settentrionale d’Italia e questo fattore ci permette di fare vini unici con varietà che solo grazie a questo clima danno risultati eccellenti: vini bianchi freschi e minerali da varietà come Kerner, Sylvaner e Riesling“, specifica Waldboth.
Non a caso circa l’80% della produzione è costituita da vini bianchi, che trovano nelle forti escursioni termiche e nei terreni morenici di origine glaciale il proprio habitat ideale.
Novecentomila bottiglie e quaranta mercati internazionali
La produzione complessiva oscilla tra le 800mila e le 900mila bottiglie annue. Le etichette in catalogo sono 27, suddivise tra Linea Classica e linea Praepositus, cui si aggiunge il progetto sperimentale Insolitus, nato per testare nuovi vitigni, tecniche produttive e risposte ai cambiamenti climatici.
Circa il 25% della produzione viene esportata all’estero. I vini dell’Abbazia sono inoltre presenti in oltre 40 Paesi, dall’Europa all’Asia, e tra i mercati internazionali gli Stati Uniti rappresentano il principale sbocco commerciale, assorbendo circa il 60% dell’export complessivo.


Fra sostenibilità e nuove sfide
Un altro elemento distintivo del modello Novacella è la forte attenzione alla sostenibilità, che si traduce nell’autoproduzione energetica, per la quale ha investito importanti risorse e tramite cui oggi riesce a coprire circa il 90% del proprio fabbisogno attraverso impianti fotovoltaici.
Grande attenzione viene inoltre riservata alla riduzione dei consumi idrici e all’eliminazione dei trattamenti chimici più impattanti, in linea con una filosofia produttiva che punta a preservare il delicato equilibrio ambientale della valle.
Fondamentale è poi la valorizzazione della filiera locale e il rispetto del lavoro dei produttori cui viene corrisposto un giusto compenso, come si diceva in precedenza circa 3 euro al chilo per le uve conferite, contro una media nazionale che si aggira intorno a un euro.
L’Abbazia, pur mantenendo saldo il legame con la tradizione, continua a investire nell’innovazione. Tra i progetti più sfidanti, l’ingresso nel segmento degli spumanti Metodo Classico con Perlaetus, prodotto da uve Sylvaner e affinato per 36 mesi .
“Grazie al clima e ai suoli speciali che caratterizzano la Valle Isarco, da qualche anno è nata l’idea di entrare nel mondo delle bollicine”, racconta Waldboth. “Dopo le prime versioni sperimentali, il Metodo Classico da uve Sylvaner con rifermentazione in bottiglia e una maturazione di 36 mesi entra stabilmente nell’assortimento della cantina”.
Dall’enoturismo al turismo culturale: 100mila visitatori ogni anno
Accanto alla produzione vinicola, l’Abbazia ha sviluppato negli anni un’importante attività turistica. Ogni anno circa 100mila persone visitano il complesso monastico, attratte non solo dal vino ma anche dal patrimonio storico, artistico e culturale custodito all’interno delle mura abbaziali.
Visitare l’Abbazia di Novacella significa immergersi in quasi nove secoli di storia, arte e cultura nel cuore dell’Alto Adige, essendo uno dei complessi monastici più importanti del Tirolo e una delle testimonianze storico-artistiche più affascinanti dell’arco alpino. Al suo interno convivono armoniosamente elementi romanici, gotici, barocchi e rococò: dalla monumentale Basilica di Santa Maria Assunta, considerata uno dei più significativi esempi di barocco germanico in Italia, al suggestivo Chiostro gotico interamente affrescato, fino alla Cappella di San Michele e al rinascimentale Pozzo delle Meraviglie. Di particolare interesse è anche la biblioteca abbaziale in stile rococò, autentico scrigno del sapere che custodisce quasi 100 mila volumi tra libri antichi, codici miniati e testi rari, insieme al museo che raccoglie opere d’arte sacra, manoscritti e preziosi reperti storici.
Molto bello anche il giardino abbaziale che si articola in tre spazi: il giardino degli alberi con il suo padiglione, l’orto con circa 75 specie di erbe officinali e aromatiche e il giardino ornamentale, decorato con fontane, voliera e un laghetto dei pesci.
All’interno dell’Abbazia, che è attrezzata anche con foresteria e cantina-ristorante, vengono organizzati anche eventi, convegni, degustazioni. Non è un caso che circa 120mila bottiglie vengano vendute direttamente in Abbazia attraverso l’enoteca aziendale e le attività di degustazione.
Visite esclusive all’Abbazia
Per chi desidera approfondire la scoperta dell’Abbazia di Novacella attraverso un’esperienza più ricca e coinvolgente, sono previste anche Visite guidate deluxe, che propongono un itinerario della durata di tre ore che intreccia patrimonio culturale e tradizione enogastronomica. Oltre all’esplorazione del complesso monastico e delle collezioni museali, il percorso offre l’opportunità di accedere a spazi generalmente non aperti al pubblico, come la suggestiva galleria dei ritratti.
L’esperienza si conclude con una degustazione guidata di otto vini della storica cantina dell’abbazia, abbinati a una selezione di formaggi a latte crudo affinati da Hansi Baumgartner, per un viaggio sensoriale che valorizza il profondo legame tra il monastero e il territorio circostante.


Storia, vino e paesaggi alpini: cosa vedere e fare nei dintorni dell’Abbazia di Novacella
Anche i dintorni offrono molto, a partire da Bressanone, con il suo centro storico e le sue opere d’arte, e dai vigneti della Valle Isarco, nei quali si sviluppano percorsi ideali per passeggiate, degustazioni e picnic tra i filari, mentre la vicina pista ciclabile dell’Alta Valle Isarco permette di esplorare il territorio in bicicletta.
A pochi chilometri poi i paesaggi riposanti altoatesini punteggiati di villaggi e scenografiche chiesette, come, fra tutte, quella di Santa Maddalena di Funes, e i maestosi scenari del Parco Naturale Puez-Odle, con sentieri d’alta quota che offrono viste spettacolari su tutte le Dolomiti.
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Vincenzo Petraglia
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