Dall’esplosione dei legacy giving nel Regno Unito alla svolta culturale delle famiglie italiane: i dati della nuova indagine internazionale promossa dal Comitato Testamento Solidale rivelano che donare il proprio patrimonio non è più un tabù, ma una scelta di partecipazione civica condivisa. La generosità non si ferma pià davanti al testamento, ma al contrario trova nelle ultime volontà una nuova, decisiva forma di espressione.
In tutta Europa, il lascito solidale sta vivendo una fase di consolidamento e crescita strutturale, trasformandosi da gesto straordinario e sporadico a leva strategica fondamentale per la sostenibilità futura del Terzo settore. A scattare l’istantanea di questa rivoluzione culturale è una nuova indagine internazionale promossa da Comitato Testamento Solidale in collaborazione con Legavision, la rete globale che unisce oltre 25 organizzazioni impegnate nella sensibilizzazione del legacy giving.
I dati raccolti analizzano l’andamento del fenomeno nell’ultimo decennio in Paesi chiave come Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Belgio, Olanda e Austria. I risultati mostrano una crescita diffusa e, in molti casi, a doppia cifra: se Francia e Belgio registrano un incremento del 20%, Germania, Spagna e Paesi Bassi segnano balzi in avanti di almeno il 50%. Il caso più eclatante è quello dell’Austria, dove il peso economico dei lasciti è addirittura raddoppiato nell’arco di dieci anni (+100%).
Allargando l’orizzonte temporale, il benchmark europeo resta però il Regno Unito. Dal 1992 al 2025 qui il valore delle donazioni testamentarie è aumentato del 400%, arrivando a rappresentare oggi circa il 30% delle entrate complessive da raccolta fondi delle mille maggiori realtà benefiche del Paese.
La collaborazione internazionale e la trasparenza diventano strumenti vitali per amplificare la portata di questi gesti. Lucinda Frostick, director di Remember A Charity (la campagna nazionale del Regno Unito), sottolinea l’importanza di questa evoluzione: «I lasciti a favore di cause benefiche sono diventati non solo un modo profondamente significativo per le persone di sostenere le cause che stanno loro più a cuore, ma anche una fonte di entrate fondamentale che ha permesso alle organizzazioni benefiche di continuare a operare in tempi economici sempre più difficili. La collaborazione ci dà una voce più forte e collettiva, generando un impatto duraturo per le comunità e le future generazioni».
Le proiezioni per i prossimi cinque e dieci anni confermano l’ottimismo, prevedendo ulteriori crescite del 50% in Germania e Austria, tra il 20% e il 50% in Belgio e Olanda, e fino al 20% in mercati già maturi come Regno Unito e Spagna. Elly Lont e Lena Vizy, coordinatrici di Legavision, ricordano che informazione, collaborazione e fiducia sono fondamentali per aiutare le persone a comprendere che la donazione testamentaria è una scelta accessibile a tutti, capace di far vivere i propri valori anche nel futuro.
La rincorsa dell’Italia: raddoppiato il peso sul fundraising
In questo scenario, l’Italia non resta a guardare e mostra una traiettoria coerente con il trend europeo. I dati che riguardano l’Italia, raccolti da Comitato Testamento Solidale con VITA l’anno scorso, rivelano che tra il 2020 e il 2024 la quota di organizzazioni non profit italiane che hanno ricevuto almeno un lascito solidale è salita dal 61% al 77%, un aumento di ben 16 punti percentuali in appena cinque anni. Ma il dato che meglio descrive la svolta strutturale del fenomeno è l’incidenza economica dei lasciti solidali sui bilanci degli enti di Terzo settore: il loro peso sul totale della raccolta fondi è quasi raddoppiato, passando dall’8% del 2020 al 14% del 2024.
Sono i dati dell’indagine realizzata nel 2025 da Comitato Testamento Solidale e VITA, che indaga per la prima volta i lasciti solidali attraverso gli occhi delle organizzazioni non profit: numeri, tipologia, incidenza sulla raccolta fondi ma anche staff dedicato, campagne comunicative e barriere. Il 58% delle Onp ha ricevuto almeno un lascito negli ultimi cinque anni: un’esperienza che sale all’88% fra le big (sopra i 10 milioni di euro), ma che riguarda comunque più di un’organizzazione su tre anche fra le piccole (il 34% fra quelle sotto il milione di euro). Le realtà che hanno ricevuto almeno un lascito aumentano di 16 punti percentuali tra il 2020 e il 2024 (dal 61% al 77%) e il peso percentuale dei lasciti sulla raccolta fondi quasi raddoppia, passando dall’8% al 14%. Nell’87% dei casi, le risorse non sono vincolate a specifici progetti: un segno di grande fiducia nei confronti dell’ente prescelto.
Rossano Bartoli, portavoce del Comitato Testamento Solidale, analizza questa crescita evidenziando il superamento delle storiche resistenze nazionali: «Il confronto europeo ci dice con chiarezza che il lascito solidale sta diventando ovunque una forma sempre più importante di partecipazione civica e di sostegno al bene comune. Anche in Italia osserviamo una crescita concreta e strutturale del fenomeno, favorita da una maggiore consapevolezza culturale e da un progressivo superamento di molti pregiudizi, anche grazie all’azione di sensibilizzazione sul tema che il Comitato e gli enti del Terzo settore compiono da anni, per informare l’opinione pubblica».
L’identikit del donatore: una scelta sempre più “di famiglia”
Accanto alla crescita numerica, l’indagine mette in luce una profonda mutazione dell’identikit di chi decide di fare un testamento solidale. Tradizionalmente, il profilo del testatore europeo è stato sintetizzabile come over 65, in prevalenza donne, senza eredi diretti. Nei contesti dove la cultura del dono testamentario è più radicata, tuttavia, l’età media sta iniziando ad abbassarsi e, dato ancora più significativo, sta crescendo la quota di donatori con figli e famiglie che decidono di destinare una parte della propria eredità a scopi benefici.
Si tratta di una tendenza che sta trovando terreno fertile anche in Italia, dove il lascito non viene più percepito come una sottrazione di patrimonio ai danni dei propri cari, ma come un’estensione dei valori familiari. La ricerca italiana rivela infatti che il 68% dei nostri connazionali coinvolgerebbe attivamente i propri familiari nella decisione di inserire un ente del terzo settore nel proprio testamento.
Bartoli conferma questo cambio di prospettiva, spiegando come attraverso le ricerche sviluppate anno dopo anno sia stato possibile assistere alla crescita della cultura del lascito, vissuto oggi sempre più come una scelta valoriale che coinvolge l’intero nucleo familiare in un percorso consapevole di trasmissione della propria visione del mondo.
Una firma per il futuro
Nonostante l’evidente cambio di passo, la strada per una piena diffusione del legacy giving si scontra ancora con barriere culturali dure a morire, diffuse in tutta l’Europa. La paura della morte, il timore infondato di ledere i diritti dei legittimari, la percezione di una burocrazia complessa e la banale mancanza di informazioni chiare rappresentano i principali freni all’azione. Per questo motivo, il Terzo settore insiste sulla necessità di investire in campagne di informazione capillari, webinar, eventi pubblici e alleanze strategiche con il mondo del notariato e dei professionisti.
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Sara De Carli
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