Manovra, le misure e i nodi da sciogliere: dalle risorse (per taglio dell’Irpef e pensioni) a Bruxelles, l’approvazione entro il 20 ottobre


di
Enrico Marro

Il governo dovrebbe approvare la legge di Bilancio entro il 20 ottobre. Ma restano numerose questioni da affrontare: dal taglio dell’Irpef alle pensioni, dal costo dell’energia agli extraprofitti

Mentre si avvicina la scadenza del 20 ottobre, data entro la quale il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare la legge di Bilancio con la manovra per il 2027, restano numerosi nodi da sciogliere, che nascono da due problemi: la scarsità di risorse a disposizione rispetto alle tante richieste dei partiti della maggioranza su diversi fronti; le trattative in corso con la Commissione europea per avere più margini di flessibilità sulla spesa.

Il nodo del taglio dell’Irpef

È in bilico quella che sembrava l’unica certezza della manovra di bilancio per il 2027: l’aumento da 50 mila a 60 mila euro del secondo scaglione dell’Irpef, quello con aliquota al 33%. Un taglio delle tasse indirizzato al «ceto medio», che consentirebbe risparmi da un minimo di 100 euro (reddito di 51 mila euro) a un massimo di mille l’anno (da 60 mila euro in su). Beneficiari diretti circa un milione di contribuenti nella fascia tra 50 e 60 mila euro, oggi sottoposti all’aliquota del 43%, ai quali si sommano altri 2,3 milioni di beneficiari indiretti, quelli con redditi superiori a 60 mila euro, a meno che il governo non fissi delle soglie oltre le quali lo sconto si azzera. 





















































A più riprese la premier Giorgia Meloni, il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, e lo stesso ministro Giancarlo Giorgetti (il 23 settembre al question time alla Camera) hanno indicato il taglio dell’Irpef per il ceto medio come una «priorità». La copertura necessaria è di circa 2,7 miliardi. Ieri però il governo ha lasciato correre le voci di un ripensamento perché non ci sarebbero le risorse: forse un modo per avvertire i partiti di maggioranza a moderare le troppe richieste sulla manovra.

Il braccio di ferro con l’Ue

Altro capitolo della manovra dai contorni incerti è l’energia. Quello che è sicuro è che il governo dispone di 14,4 miliardi da spendere in deficit nel 2027-28 (7,2 miliardi l’anno) per misure «strutturali» che riducano la dipendenza dalle fonti fossili e aumentino invece la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Questa flessibilità di bilancio è stata concessa dalla Commissione Ue all’Italia che l’aveva chiesta insieme ad altri Paesi come deroga alla «clausola di salvaguardia nazionale» che già autorizza l’aumento della spesa in deficit, ma solo per la difesa. 

Ora, però, il governo, come ha spiegato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha presentato una richiesta aggiuntiva alla Commissione, quella cioè di usare parte dei fondi per l’energia per finanziare misure temporanee anziché strutturali, per sostenere famiglie e imprese contro il caro bollette. Il governo ha aperto una trattativa con Bruxelles e spera in una risposta positiva dal Consiglio europeo che si riunirà il 15 e 16 ottobre. Se la Ue dirà di no, il governo non potrà finanziare i sostegni sulle bollette aumentando il deficit, ma dovrà coprirle con tagli di spesa o più entrate.

Le richieste dei partiti sulle pensioni e il nodo inflazione

Il capitolo pensioni fa salire la tensione nella maggioranza e costringe il governo a frenare le troppe richieste dei partiti. Anche perché c’è già da far fronte all’adeguamento degli assegni all’inflazione, che potrebbe costare fino a 15 miliardi. Di qui l’ipotesi, circolata negli ultimi giorni, che si possa tornare a un sistema meno generoso di indicizzazione, passando dall’adeguamento per fasce a quello sull’intero importo della pensione. Oggi l’assegno viene rivalutato al 100% dell’inflazione sugli importi fino a 4 volte il minimo (2.447 euro), al 90% nella fascia tra 4 e 5 volte il minimo e al 75% sopra. Se queste percentuali fossero applicate a tutto l’assegno, la rivalutazione finale sarebbe più leggera.

Contro questa ipotesi si schierano tutti i partiti della maggioranza. E anzi ciascuno avanza le sue proposte di miglioramento delle pensioni. La Lega insiste perché sia prevista la possibilità di lasciare il lavoro a 64 anni in cambio dell’assegno calcolato interamente con il meno generoso metodo contributivo e vuole il blocco dell’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita. Forza Italia chiede l’aumento delle pensioni minime (611,85 euro al mese) e zero tasse sulle tredicesime.

Il confronto sugli extraprofitti di banche e petrolieri

Il convitato di pietra della prossima manovra sono gli extraprofitti. Quelli di banche e assicurazioni e quelli delle compagnie petrolifere. E la partita si gioca su un doppio fronte, interno e europeo. Sul primo c’è uno scontro nella maggioranza: la Lega, che non vuole sentire ragioni e pensa che almeno 5 miliardi di euro debbano venire dalle banche mentre Forza Italia è assolutamente contraria a qualsiasi tassa sugli extraprofitti. 

Nelle ultime settimane i due partiti hanno cercato si smussare i contrasti parlando di un contributo «volontario» che dovrebbe venire da banche (e assicurazioni), ma mentre per gli azzurri questa è l’unica ipotesi da prendere in considerazione, per la Lega i 5 miliardi devono comunque essere incassati, se necessario, quindi, anche attraverso un prelievo fissato per legge. Il presidente dell’Abi (associazione bancaria) ha più volte ricordato che con l’accordo dell’anno scorso il settore si è già impegnato a contribuire per oltre 10 miliardi in tre anni e che tanto basta. Sul fronte estero, invece, pende la richiesta che l’Italia insieme con la Germania e altri Paesi ha fatto alla commissione Ue di una tassa europea sugli extraprofitti dei petrolieri.

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14 ottobre 2026 ( modifica il 14 ottobre 2026 | 07:41)


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