Per alcuni è il sindaco che ha trasformato Frosinone in un grande cantiere. Per altri è il protagonista di una delle consiliature più tormentate della storia recente del capoluogo. A dodici mesi dalle elezioni comunali, Riccardo Mastrangeli accetta di ripercorrere senza filtri una consiliatura segnata da tensioni politiche, cambi di maggioranza, cantieri e sfide amministrative. In questa conversazione il sindaco di Frosinone traccia un bilancio dei suoi quattro anni di governo, guarda alle elezioni del 2027 e risponde alle critiche di alleati e avversari, rivendicando risultati e scelte che, a suo dire, hanno privilegiato il futuro della città rispetto al consenso immediato.
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Sindaco, dove ha la farmacia?
Dietro la Stazione Ferroviaria. È una parte importante della mia vita professionale e mi consente di mantenere un contatto quotidiano con le persone, con i loro problemi e con le loro aspettative. Da qualche anno siamo un po’ in sofferenza lavorativa in ragione dell’importante cantiere della nuova Stazione che è proprio a ridosso che provoca una contrazione degli ingressi dei pazienti in Farmacia ma è il prezzo da pagare allo sviluppo della Città. E’ un cantiere da 32 milioni di euro ed è fisiologico che porti disagi ma alla fine avremo riqualificato un quartiere che lo richiedeva da decenni.
Quindi ogni giorno, per andare dalla farmacia al Municipio, attraversa la città
Sì, e credo sia una fortuna. Vedo i cambiamenti, vedo i cittadini, osservo quello che funziona e quello che va migliorato. È una prospettiva che aiuta molto anche nell’amministrare.
Quante volte resta imbottigliato nel traffico? Da automobilista — non da sindaco — cosa prova quando è fermo in coda?
Mi capita come a tutti. E provo quello che provano tutti i cittadini: il desiderio di arrivare prima a destinazione. Però so anche che molti dei disagi di oggi derivano da interventi che renderanno Frosinone più moderna e più efficiente domani.
È peggio il traffico di oggi o quello di prima del BRT?
Bisogna essere onesti: durante alcune fasi dei cantieri il traffico è stato sicuramente più complicato. Sarebbe inutile negarlo, perché i cittadini lo hanno vissuto sulla propria pelle e io stesso lo vivo ogni giorno attraversando la città. Però bisogna distinguere tra il traffico generato dai lavori e il traffico strutturale di Frosinone. Prima del cantiere del BRT avevamo già una città fortemente congestionata, con uno dei più alti tassi di motorizzazione d’Italia e con un sistema di mobilità che da anni mostrava tutti i suoi limiti.
Oggi stiamo pagando il prezzo di una trasformazione profonda che non riguarda soltanto il BRT, ma anche il rifacimento di strade, sottoservizi, piazze, parcheggi, stazione ferroviaria e collegamenti strategici. È una fase complessa, ma temporanea. La vera domanda non è se oggi ci sia più o meno traffico rispetto a ieri. La vera domanda è: tra qualche anno Frosinone sarà una città più moderna, più efficiente e con alternative reali all’auto privata? Io penso proprio di sì.
E per questo ritengo che i disagi di oggi, pur comprensibili, vadano letti dentro una prospettiva più ampia. Le polemiche passeranno, le infrastrutture e le opportunità che stiamo costruendo resteranno.
Da cittadino qualunque, pensa che ne valesse la pena?
Sì, penso che ne valesse la pena. E lo dico prima da cittadino che da sindaco.
La scelta più facile sarebbe stata non fare nulla: niente cantieri, niente proteste, niente polemiche. Ma avremmo lasciato ai nostri figli e ai nostri nipoti gli stessi problemi che ci trasciniamo da decenni. Chi amministra una città ha il dovere di guardare oltre l’orizzonte della prossima settimana o della prossima elezione. Deve chiedersi come sarà quella città tra dieci o vent’anni.
Capisco perfettamente chi oggi è infastidito dai disagi, perché li vivo anch’io ogni giorno. Ma se guardo l’insieme degli interventi che stiamo realizzando — il nuovo Trasporto Pubblico Locale con all’interno il BRT, la riqualificazione della stazione, i nuovi parcheggi, le opere per la mobilità, il recupero di aree strategiche della città — vedo una Frosinone che finalmente sta cambiando passo.
Per questo la mia risposta è sì. Non perché tutto sia stato facile, ma perché credo che una città cresca quando ha il coraggio di investire sul proprio futuro anziché limitarsi a gestire il presente. Tra qualche anno, quando i cantieri saranno un ricordo e resteranno le opere, credo che molti giudicheranno questa stagione con occhi diversi.
Ma gli automobilisti, un po’ hanno ragione, li comprende da automobilista come loro che vive il traffico della città?
Certo che li comprendo. E sarebbe un errore non farlo. Anch’io utilizzo l’auto ogni giorno, anch’io resto in coda, anch’io qualche volta mi innervosisco quando i tempi di percorrenza si allungano. Sarebbe poco credibile fingere il contrario. Però comprendere un disagio non significa rinunciare a risolvere un problema. Se una città ha un traffico congestionato da anni, se ha uno dei più alti livelli di motorizzazione del Paese, se fatica a offrire alternative all’automobile, un’amministrazione ha il dovere di intervenire.
Quello che chiedo ai cittadini è di valutare non soltanto il disagio del momento, ma la direzione verso cui stiamo andando. Nessuno sta facendo una battaglia contro gli automobilisti. Al contrario, stiamo cercando di costruire una città che funzioni meglio per tutti: per chi usa l’auto, per chi utilizza il trasporto pubblico, per chi si sposta a piedi o in bicicletta. Le osservazioni dei cittadini sono utili e spesso ci aiutano anche a correggere e migliorare alcuni aspetti dei progetti. L’ascolto non è mai mancato e non mancherà.
Ma governare significa trovare un equilibrio tra le esigenze di oggi e gli interessi della città di domani. Ed è esattamente quello che stiamo cercando di fare.
Il BRT era davvero necessario, o era possibile modernizzare la mobilità in modo meno traumatico?
La vera domanda non è se il BRT fosse necessario. La vera domanda è: era possibile continuare a non fare nulla? Per anni tutti hanno riconosciuto che Frosinone aveva un problema di mobilità, di traffico e di qualità dell’aria. Quando però si passa dalle parole alle soluzioni concrete, inevitabilmente si apre il dibattito.
Io credo che il BRT fosse necessario perché non è un semplice autobus. Sarà la spina dorsale del nuovo sistema di trasporto pubblico locale della città. Attorno a questa infrastruttura verrà riorganizzata l’intera rete del Trasporto Pubblico Locale: il BRT costituirà l’asse principale di collegamento, mentre tutte le altre linee si integreranno con esso attraverso diramazioni che consentiranno di raggiungere ogni quartiere o contrada di Frosinone, anche quella più periferica ed oggi meno servita, attraverso percorsi più brevi e più veloci.
Parliamo inoltre di un’infrastruttura che serve direttamente un bacino di circa 20.000 residenti che vivono lungo il suo tracciato. Questo significa portare un servizio rapido, frequente e moderno proprio nelle aree più densamente abitate della città.
Il BRT, inoltre, non nasce come un’opera isolata. Sarà integrato con il sistema dei parcheggi esistenti lungo il percorso e con i nuovi parcheggi strategici che stiamo realizzando. L’obiettivo è favorire l’interscambio: chi arriva in auto potrà lasciare il mezzo e raggiungere rapidamente Piazzale De Matthaeis, la stazione, gli uffici e i principali servizi cittadini utilizzando il trasporto pubblico.
Questo vale soprattutto per i tanti pendolari che ogni giorno arrivano a Frosinone dai comuni della provincia. Vogliamo offrire loro un’alternativa concreta all’ingresso in città con l’automobile fino alla destinazione finale, riducendo traffico, tempi di percorrenza e pressione sulla sosta.
Si poteva fare in modo meno traumatico?
Probabilmente ogni grande opera può essere migliorata in alcuni aspetti e ogni cantiere genera inevitabilmente disagi. Ma non esistono trasformazioni profonde senza una fase di cambiamento.
Pensiamo alla stazione ferroviaria, alla nuova piazza dello Scalo, ai parcheggi, alle riqualificazioni urbane che stiamo realizzando: tutte opere che hanno comportato sacrifici temporanei. Nessuno oggi investirebbe sul futuro della città senza attraversare una fase di lavori.
Io sono convinto che tra qualche anno il BRT verrà giudicato non per i disagi dei cantieri, ma per i risultati che produrrà: tempi di movimento più rapidi, maggiore accessibilità ai servizi, un trasporto pubblico più capillare, parcheggi meglio integrati e una città meno dipendente dall’auto privata.
Un amministratore può scegliere di evitare le polemiche oppure di affrontare i problemi. Noi abbiamo scelto di affrontarli, assumendoci la responsabilità di costruire la Frosinone dei prossimi decenni.
De Matthaeis: 650mila euro, mesi di cantiere, e alla fine il traffico è tornato come prima. Come lo spiega?
Intanto partirei da una premessa: l’intervento di Piazzale De Matthaeis non è ancora finito ma soprattutto non è un’opera pensata esclusivamente per aumentare o diminuire il traffico. Sarebbe una lettura riduttiva. De Matthaeis è uno dei principali nodi della mobilità cittadina e l’obiettivo era renderlo più decoroso, più sicuro, più funzionale e più efficiente all’interno di un sistema di mobilità completamente diverso da quello che Frosinone aveva fino a pochi anni fa.
Quando si realizza una trasformazione così importante è normale che i cittadini si aspettino effetti immediati e visibili. Ma bisogna distinguere tra la percezione del traffico e il funzionamento complessivo di una rete urbana. Frosinone continua ad avere un numero elevatissimo di automobili in rapporto alla popolazione. Non esiste una rotatoria, un incrocio o una piazza che da sola possa eliminare le code. Sarebbe una promessa irrealistica. Quello che può fare un’amministrazione seria è costruire, pezzo dopo pezzo, un sistema più moderno e più efficiente.
De Matthaeis va letta insieme al BRT, alla riorganizzazione della mobilità urbana, ai parcheggi, agli interventi sulla stazione e sullo Scalo, alle connessioni tra i diversi quartieri. È parte di una strategia complessiva e non un’opera isolata.
Poi c’è un dato che spesso viene dimenticato: quando un’opera non funziona, il problema emerge immediatamente. Se invece oggi De Matthaeis continua ad assorbire ogni giorno migliaia di veicoli senza particolari criticità di sicurezza o congestioni superiori al passato, significa che il nodo continua a svolgere la sua funzione. Io comprendo chi si aspettava risultati più evidenti. Ma amministrare significa guardare ai processi nel loro insieme e non soltanto alla fotografia di una singola giornata di traffico.
Sono convinto che il giudizio su De Matthaeis, come su molte altre opere che stiamo realizzando, sarà più equilibrato tra qualche anno, quando tutti gli interventi previsti saranno completati e sarà possibile valutare la trasformazione della mobilità cittadina nel suo complesso. Perché le città moderne non si costruiscono con una singola opera. Si costruiscono con una visione. E De Matthaeis è uno dei tasselli di quella visione.
Se potesse tornare indietro, cambierebbe qualcosa nella gestione della comunicazione? C’è stato un momento in cui ha pensato: «Avrei dovuto dirlo prima»?
Sì, probabilmente sì. Non sulle scelte, ma sul modo di raccontarle. Chi amministra spesso è concentrato nel risolvere problemi, seguire cantieri, reperire finanziamenti, rispettare cronoprogrammi. A volte si dà per scontato che tutti vedano il quadro generale mentre i cittadini, giustamente, vedono soprattutto ciò che incide sulla loro vita quotidiana.
Col senno di poi, alcune opere e alcuni interventi li avrei spiegati prima, con maggiore dettaglio e forse con un linguaggio più semplice. Non perché ci fosse qualcosa da nascondere, ma perché quando una città vive una fase di trasformazione così intensa è fondamentale condividere non solo ciò che si sta facendo, ma soprattutto il perché lo si sta facendo.
Detto questo, rivendico una scelta: non ho mai preferito la comunicazione alle opere. Ho sempre pensato che il compito di un sindaco sia prima realizzare e poi raccontare. Forse in qualche occasione avremmo dovuto raccontare meglio. Ma non credo che il problema di Frosinone sia stato un eccesso di cantieri; semmai, per troppi anni è stato il contrario. Oggi stiamo costruendo una città diversa. E quando si cambia davvero, la comunicazione è importante, ma i risultati alla fine parlano più forte di qualsiasi slogan.
L’opposizione ha organizzato un sit-in a De Matthaeis. Erano lì anche Paolo Fanelli e altri suoi consiglieri di maggioranza. Ha fatto male vederli?
Più che farmi male, mi ha fatto riflettere. In politica si possono avere opinioni diverse, anche all’interno della stessa maggioranza. Non mi scandalizza il dissenso e non ho mai pensato che una coalizione dovesse essere composta da persone che dicono sempre sì. Naturalmente avrei preferito che alcune osservazioni fossero state affrontate nelle sedi politiche e amministrative dove normalmente si discutono i problemi della città. Ma non ho mai vissuto quella vicenda come un fatto personale.
Quando si governa una città complessa come Frosinone bisogna mettere in conto critiche, confronti e anche momenti di tensione. Fa parte della democrazia. Quello che conta, però, è distinguere tra il confronto politico e l’interesse generale. Io ho sempre cercato di mantenere questo equilibrio. Non ho mai amministrato con spirito di rivalsa e non intendo iniziare ora.
Alla fine i cittadini non ci giudicheranno per una manifestazione, una polemica o una fotografia. Ci giudicheranno per come avremo lasciato la città. Ed è su questo che continuo a concentrare tutte le mie energie.
Il BRT, alla fine, avrà cambiato Frosinone in meglio?
Penso proprio di si. E penso che il vero giudizio arriverà quando l’intero sistema sarà completato e pienamente operativo.
Vede, il BRT non è semplicemente una linea di autobus. Se fosse soltanto questo, probabilmente non sarebbe valsa tutta questa discussione. Il BRT è il simbolo di una scelta più ampia: decidere se Frosinone vuole continuare a essere una città costruita esclusivamente intorno all’automobile oppure una città moderna che offre ai cittadini più possibilità di movimento.
Noi abbiamo scelto la seconda strada. Abbiamo scelto di investire sul trasporto pubblico, sulla sostenibilità ambientale, sull’accessibilità, sul collegamento tra i quartieri, tra il centro direzionale di De Matthaeis e la stazione ferroviaria, tra la città di oggi e quella che sarà nei prossimi vent’anni.
Molte delle città che oggi vengono considerate modelli di qualità urbana hanno attraversato le stesse discussioni che stiamo vivendo noi. Ogni trasformazione importante incontra resistenze, dubbi e anche critiche. È naturale. Io però sono convinto che tra qualche anno il dibattito non sarà più sui cantieri o sui disagi temporanei. Il dibattito sarà sul fatto che Frosinone dispone finalmente di un sistema di mobilità più moderno, di una città più ordinata, più attrattiva e più competitiva.
E Le dirò di più: il BRT da solo non cambia una città. Cambia una città quando si inserisce dentro una visione complessiva. E noi stiamo realizzando contemporaneamente la riqualificazione della stazione, nuovi parcheggi, nuove infrastrutture, la rigenerazione dello Scalo, il miglioramento della qualità dell’aria e degli spazi urbani.
Per questo penso che sì, il BRT avrà cambiato Frosinone in meglio. Non perché lo dice il sindaco, ma perché tra qualche anno vedremo una città più funzionale, più moderna e con maggiori opportunità per le nuove generazioni. E alla fine, ciò che resterà non saranno le polemiche. Sarà la città che avremo costruito.
Si è ritrovato a guidare una delle maggioranze più tumultuose nella storia recente di Frosinone. Nove consiglieri sono usciti dalla maggioranza, due sono tornati. Ha mai pensato di avere sbagliato a candidarne qualcuno?
Quando si costruisce una coalizione si fanno delle scelte sulla base delle persone, delle competenze, dell’impegno e della condivisione di un progetto politico e amministrativo. Col senno di poi è sempre facile dire che una scelta era giusta o sbagliata. Ma io non credo che la politica possa essere letta semplicemente attraverso le vicende dei singoli o i rapporti personali. Le persone possono cambiare idea, fare percorsi diversi, maturare valutazioni differenti. Fa parte della politica e, direi, fa parte anche della vita.
Quello che invece non è cambiato in questi anni è il programma con il quale mi sono presentato ai cittadini. Ho chiesto la fiducia dei frusinati sulla base di un progetto preciso per la città: investimenti, riqualificazione urbana, mobilità, ambiente, servizi, sviluppo economico e qualità della vita. Quel programma mi ha consentito di vincere le elezioni e ho sempre ritenuto mio dovere portarlo avanti con coerenza.
Se c’è una cosa che rivendico è proprio questa: non avere cambiato strada per convenienza politica. Ho continuato a perseguire gli obiettivi che avevamo presentato ai cittadini, anche quando era più difficile farlo e anche quando alcune scelte potevano risultare impopolari nel breve periodo.
Con quale risultato?
Credo che questa coerenza abbia prodotto un fatto politico significativo. Mentre alcuni consiglieri hanno deciso di allontanarsi da quel percorso, altri hanno scelto di sostenerlo. Non parlo di convergenze politiche o di accordi tra schieramenti diversi. Parlo di una convergenza programmatica su obiettivi concreti per Frosinone.
Questo dimostra che quando un progetto amministrativo è serio, credibile e orientato esclusivamente all’interesse della città, può raccogliere consenso anche al di là delle appartenenze tradizionali. Perché un parcheggio da realizzare, una scuola da riqualificare, un quartiere da rigenerare, un servizio da migliorare non sono né di destra né di sinistra: sono semplicemente ciò che serve ai cittadini.
Per questo, più che chiedermi se ho sbagliato a candidare qualcuno, mi chiedo se sono rimasto fedele al mandato che i cittadini mi hanno affidato. E credo che i fatti dimostrino che lo sono stato. Abbiamo ottenuto finanziamenti importanti, aperto cantieri, avviato opere attese da decenni e realizzato gran parte degli impegni assunti in campagna elettorale. È di questo che sento la responsabilità e di questo, alla fine, credo che un sindaco debba rendere conto.
Non porto rancore verso nessuno e non mi interessa fare processi alle persone. Ognuno risponde delle proprie scelte. Io rispondo della coerenza con cui ho cercato di realizzare il progetto per cui i frusinati mi hanno eletto.
Si è mai fatto un esame di coscienza e si è chiesto se il problema non erano loro, ma il modo in cui ha gestito i rapporti interni?
L’esame di coscienza credo sia un dovere per chiunque abbia responsabilità pubbliche. E le assicuro che me lo sono fatto più volte. Chi fa il sindaco non può pensare di avere sempre ragione. Deve ascoltare, riflettere, mettersi in discussione e cercare continuamente di migliorare il proprio modo di amministrare e di rapportarsi alle persone.
Detto questo, bisogna anche essere onesti nell’analisi. In una coalizione composta da sensibilità politiche diverse, con Partiti, liste civiche e percorsi personali differenti, è normale che nel tempo emergano posizioni diverse e, talvolta, anche divergenze. La vera domanda che mi sono posto in questi anni non è se fossi simpatico o antipatico a qualcuno, ma se stessi rispettando il mandato che i cittadini mi avevano affidato. E su questo la risposta è sempre stata la stessa: continuare a realizzare il programma per il quale sono stato eletto.
Cosa è emerso da quell’esame di coscienza?
Probabilmente avrei potuto dedicare più tempo alla mediazione politica. Forse qualche incomprensione si sarebbe potuta evitare. Ma sono convinto che un sindaco venga eletto non solo per gestire equilibri interni ma soprattutto per governare una città. Io ho scelto di concentrare gran parte delle mie energie sui problemi concreti di Frosinone: i finanziamenti da ottenere, i cantieri da seguire, le opere da realizzare, i servizi da migliorare. Poi, naturalmente, ognuno può dare una valutazione diversa di questo approccio. La rispetto.
Ma c’è un dato che considero significativo: nonostante tutte le difficoltà politiche che abbiamo attraversato, non si è fermato un cantiere, non si è fermato un progetto, non si è fermata l’azione amministrativa. Questo significa che, al di là delle dinamiche interne, la città ha continuato a camminare.
E alla fine credo che il compito principale di un sindaco sia proprio questo: non smettere mai di far camminare la città.
Il presidente d’Aula Massimiliano Tagliaferri ha detto che in maggioranza esiste un “cerchio magico” che lei consulta escludendo gli altri. È vero?
No, non è vero. E credo che i fatti lo dimostrino. Un sindaco, per il ruolo che ricopre, si confronta ogni giorno con decine di persone: assessori, consiglieri, dirigenti, tecnici, rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni e delle categorie economiche. Sarebbe impossibile amministrare una città complessa come Frosinone chiudendosi dentro un ristretto gruppo di persone.
Naturalmente esistono collaboratori con i quali il confronto è più frequente. È normale e accade in qualsiasi organizzazione. Chi ha responsabilità operative maggiori viene coinvolto più spesso nelle decisioni quotidiane. Ma questo è molto diverso dall’esistenza di un presunto “cerchio magico”. Le decisioni importanti che hanno segnato questa amministrazione non sono nate in una stanza chiusa. Sono state discusse nelle sedi istituzionali, in Giunta, in maggioranza, in Consiglio comunale e, soprattutto, sono state sottoposte al giudizio dei cittadini.
È stato, politicamente, poco affettuoso?
In questi anni ho sempre cercato di privilegiare il merito delle questioni rispetto agli equilibri delle persone. Probabilmente qualcuno avrebbe preferito una gestione più politica e più orientata alla mediazione interna. Io ho sempre pensato che il compito principale del sindaco fosse quello di risolvere i problemi della città.
Non pretendo che tutti condividano questo approccio, ma è quello che ho seguito dall’inizio del mandato e che continuerò a seguire fino all’ultimo giorno. Alla fine, ciò che conta non è chi il sindaco ascolta di più o di meno. Conta se le decisioni prese producono risultati per la comunità. E credo che i tanti cantieri aperti, i finanziamenti ottenuti e le opere che stanno cambiando Frosinone siano la risposta più concreta a questa domanda.
Dimettendosi, l’ex presidente Tagliaferri ha “sbattuto la porta” dicendo che per molti, nella sua Amministrazione, l’importante è solo salvare la poltrona. Avrebbe voluto dirlo lei?
No. Non lo avrei detto e non lo dico. Innanzitutto perché ho rispetto per tutte le persone che in questi anni hanno dedicato tempo, energie e impegno all’attività amministrativa, anche quando abbiamo avuto opinioni diverse. Comprendo che le dimissioni siano spesso accompagnate da amarezza e che in certi momenti si possano esprimere giudizi molto severi. Ma io preferisco attenermi ai fatti.
Quello che posso dire è che in politica convivono inevitabilmente sensibilità diverse. C’è chi attribuisce maggiore importanza alle dinamiche politiche, chi ai rapporti interni, chi agli assetti amministrativi. È sempre stato così e probabilmente sarà sempre così. Per quanto mi riguarda, ho cercato di mantenere una bussola molto semplice: mettere al centro il programma e gli interessi della città.
Che giudizio dà di quell’addio?
Non mi interessa giudicare le motivazioni degli altri, perché non credo di avere questo diritto. Posso però giudicare me stesso. E se guardo a questi anni, credo di poter dire di avere dedicato la gran parte del mio tempo a seguire cantieri, opere pubbliche, finanziamenti, servizi e problemi concreti dei cittadini. Poi è naturale che in politica esistano ambizioni, aspettative e anche delusioni. Fa parte della vita pubblica. Ma ridurre tutto a una questione di poltrone sarebbe ingeneroso verso tante persone che hanno lavorato seriamente per la città.
Io preferisco guardare a ciò che è stato fatto e a ciò che resta da fare. È questo che interessa ai cittadini e, francamente, è ciò che interessa anche a me.
Il presidente del Consiglio si è dimesso con una PEC, la stessa forma che lei aveva indicato come “corretta”. Ha apprezzato la coerenza, almeno?
Guardi, non credo che il tema principale sia la forma con cui sono state presentate le dimissioni. Al di là degli aspetti formali, continuo a considerare Massimiliano Tagliaferri un amico personale, una persona con la quale ho condiviso diversi anni di amministrazione della città. Anni nei quali ci sono stati confronti anche molto intensi, come è normale che accada quando si hanno responsabilità importanti, ma sempre caratterizzati da correttezza istituzionale.
Proprio per questo, quando in un’intervista parlai della necessità di formalizzare eventuali dimissioni attraverso una PEC, qualcuno interpretò quelle parole come una richiesta politica. In realtà il mio auspicio era esattamente l’opposto. Dentro di me speravo che quelle dimissioni non arrivassero mai e che si potesse proseguire insieme il percorso amministrativo iniziato anni fa. Poi Massimiliano ha fatto una scelta che rispetto, anche se non la condivido ed ho accolto quella decisione con rammarico, perché ritengo che il suo contributo avrebbe potuto continuare a essere utile alla città. Ma le istituzioni sono più importanti delle singole persone e le decisioni assunte vanno rispettate.
Per quanto mi riguarda, preferisco ricordare il lavoro svolto insieme, i risultati raggiunti e i tanti momenti di confronto che hanno accompagnato questi anni di amministrazione. Le vicende politiche passano, i rapporti umani e il rispetto reciproco, quando sono autentici, restano.
Con Forza Italia siete stati alleati per anni. Oggi siedono all’opposizione e la attaccano su tutto. Come si è arrivati a questo punto?
Intanto credo sia giusto ricordare che con Forza Italia abbiamo condiviso un lungo percorso amministrativo e politico che ha prodotto risultati importanti per la città. Sarebbe sbagliato cancellare quella storia o leggerla soltanto attraverso le vicende degli ultimi mesi.
Le ragioni che hanno portato all’attuale situazione probabilmente andrebbero chieste anche ai dirigenti e ai rappresentanti di Forza Italia. Per quanto mi riguarda, posso dire che nel corso del mandato si sono determinate valutazioni politiche differenti rispetto al percorso amministrativo che stavamo portando avanti.
Fa parte della dinamica democratica. In politica può accadere che forze che hanno governato insieme decidano, a un certo punto, di collocarsi su posizioni diverse.
Questione politica o questione personale?
Quello che però tengo a sottolineare è che non ho mai interpretato questa scelta come una questione personale. Continuo ad avere rapporti di stima e di rispetto con molte persone di Forza Italia, così come continuo ad avere rispetto per la loro storia politica – che è stata anche la mia con orgoglio per tantissimi anni – ed amministrativa. Probabilmente la differenza principale è che io ho sempre ritenuto che il punto di riferimento dovesse essere il programma amministrativo sul quale i cittadini ci avevano accordato la loro fiducia. Ho cercato di mantenere quella rotta fino in fondo, anche quando questo ha comportato difficoltà e incomprensioni.
Detto questo, non ho mai considerato la politica una guerra permanente. Le istituzioni richiedono dialogo, rispetto reciproco e capacità di confronto, anche tra posizioni diverse. Per questo non mi vedrete mai utilizzare toni aggressivi o personali nei confronti di Forza Italia. I cittadini si aspettano che chi amministra lavori per risolvere i problemi della città, non per alimentare polemiche.
Io continuo a fare esattamente questo.
Si può recuperare il rapporto con Pasquale Cirillo e con Forza Italia in vista del 2027?
Io parto sempre da un principio molto semplice: in politica le porte non vanno mai chiuse, soprattutto quando ci si è confrontati e si è lavorato insieme per tanti anni. Con Pasquale Cirillo, così come con tanti esponenti di Forza Italia, esiste un rapporto costruito nel tempo, fatto di esperienze amministrative condivise, di battaglie politiche comuni e di un impegno che, al di là delle differenze, è sempre stato rivolto alla città. Detto questo, credo che sarebbe un errore affrontare oggi il tema esclusivamente in termini di alleanze o di schieramenti. Prima delle formule politiche vengono i programmi, i progetti e la visione della città.
In questi anni ho cercato di essere coerente con il mandato che i cittadini mi hanno affidato e con il programma che abbiamo presentato agli elettori insieme a Forza Italia. È su quel terreno che, a mio avviso, possono nascere convergenze serie e credibili. L’ho detto prima e lo ripeto: alcune convergenze che si sono sviluppate nel corso della consiliatura non sono nate da accordi politici, ma dalla condivisione di obiettivi concreti per Frosinone. Credo che questo sia l’approccio giusto anche per il futuro.
Non ha preclusioni verso Forza Italia?
Per quanto mi riguarda non esistono preclusioni personali nei confronti di nessuno. Ho rispetto per Pasquale Cirillo, ho rispetto per Forza Italia non solo per il ruolo che ha avuto non solo nella storia amministrativa della città ma anche nella mia personale vita. Poi sarà la politica, nei tempi e nelle sedi opportune, a fare le sue valutazioni.
Se il senatore Fazzone la chiamasse domani mattina per dirle: “Ricominciamo”, cosa gli risponderebbe?
Gli risponderei che il dialogo, almeno per quanto mi riguarda, non si è mai interrotto. Con il senatore Claudio Fazzone ho sempre avuto rapporti improntati al rispetto reciproco, alla cordialità e anche a una sincera amicizia personale che non è mai stata messa in discussione dalle vicende politiche degli ultimi anni. E credo che questa sia una ricchezza, perché la buona politica dovrebbe sempre saper distinguere le differenze di posizione dai rapporti umani. Ho rispetto per lui, per il ruolo che ricopre e per ciò che Forza Italia ha rappresentato e continua a rappresentare nel panorama politico nazionale e locale.
Detto questo, credo che le relazioni politiche abbiano senso quando si fondano su obiettivi condivisi e non semplicemente su formule o accordi. Io continuo a ragionare nello stesso modo in cui ho ragionato all’inizio di questa esperienza amministrativa: partendo dai programmi, dai progetti e dall’interesse della città.
Nel 2022 una coalizione ampia sottoscrisse un programma amministrativo che i cittadini premiarono con la vittoria elettorale. Quel programma rappresenta ancora oggi il mio punto di riferimento e sto cercando di realizzarlo con coerenza fino all’ultimo giorno del mandato. Se il tema è continuare a lavorare per una Frosinone più moderna, più attrattiva, più efficiente e più competitiva, credo che il confronto sia sempre possibile e sempre utile. Per questo Gli risponderei con grande serenità: confrontiamoci sulla città, confrontiamoci sui progetti, confrontiamoci sul futuro di Frosinone. Perché quando al centro c’è l’interesse della comunità, il dialogo è sempre un valore e mai un problema.
Non pensa che Forza Italia a Frosinone abbia già deciso di sostenere un candidato alternativo?
Sinceramente non lo so e, soprattutto, non spetta a me dirlo. Forza Italia è una forza politica importante, con una propria classe dirigente e una propria autonomia decisionale. Saranno loro, al momento opportuno, a fare le valutazioni che riterranno più opportune. Quello che posso dire è che non ho mai impostato il mio lavoro amministrativo sulla base delle convenienze elettorali o delle alleanze future. Ho sempre cercato di mantenere fede al mandato che i cittadini mi hanno affidato nel 2022 e al programma che l’intera coalizione sottoscrisse davanti agli elettori.
Credo che sia questo il punto centrale. Alla fine le coalizioni si costruiscono intorno a una visione della città, a obiettivi condivisi e alla credibilità di un progetto amministrativo. In questi anni abbiamo lavorato per trasformare Frosinone attraverso investimenti, opere pubbliche, rigenerazione urbana, mobilità, ambiente e servizi. Questo è il percorso che sto portando avanti e che intendo completare.
Per il resto, non amo fare esercizi di politica preventiva. Manca ancora del tempo alle prossime elezioni e credo che i cittadini siano molto più interessati a sapere cosa stiamo facendo oggi che a conoscere gli schieramenti di domani. Quando arriverà il momento delle scelte politiche, ciascuno farà le proprie valutazioni. Io continuo a fare ciò che ritengo più importante: lavorare per la città.
E, se posso aggiungere una cosa, ho imparato in questi anni che in politica le porte che sembrano chiuse oggi spesso si riaprono domani. Per questo ho sempre preferito il dialogo alle contrapposizioni e il rispetto reciproco alle polemiche.
Domenico Marzi era il suo avversario al ballottaggio. Oggi è la persona che più di ogni altra tiene in piedi la sua consiliatura. Come definirebbe questo rapporto?
Lo definirei un rapporto istituzionale fondato sul rispetto reciproco e sull’interesse della città. Con l’avvocato Domenico Marzi abbiamo storie politiche diverse, culture politiche diverse e percorsi amministrativi diversi. Ci siamo confrontati alle elezioni e ciascuno di noi ha rappresentato una proposta alternativa per il governo di Frosinone. Questo non è mai stato messo in discussione e continua a essere un dato di fatto.
Proprio per questo ritengo che il rapporto che si è sviluppato in questi anni abbia un valore particolare. Non nasce da appartenenze comuni, non nasce da accordi politici e nemmeno da una convergenza ideologica. Nasce dal rispetto istituzionale tra persone che, pur partendo da posizioni differenti, condividono l’amore per la città e la volontà di contribuire alla sua crescita.
Ho grande rispetto per Domenico Marzi, per ciò che ha rappresentato nella storia amministrativa di Frosinone e per la visione della città che ha sempre espresso nel corso della sua esperienza pubblica. Credo che nessuno possa negare il ruolo che ha avuto nella vita politica e amministrativa della nostra comunità.
Detto questo….
Detto questo, non parlerei di una consiliatura tenuta in piedi da una persona. Parlerei piuttosto di una serie di convergenze programmatiche che, su alcuni temi strategici per Frosinone, hanno consentito di portare avanti progetti e investimenti importanti. In questi anni abbiamo dimostrato che quando si mette al centro l’interesse della città è possibile trovare punti di incontro anche tra persone che provengono da esperienze politiche diverse. E, francamente, considero questo un valore e non un limite. Perché un’opera da realizzare, una scuola da riqualificare, una piazza da rigenerare o un investimento da portare sul territorio non hanno un colore politico. Hanno un solo obiettivo: migliorare la qualità della vita dei cittadini.
Per questo definisco il rapporto con Domenico Marzi un rapporto di rispetto istituzionale e di condivisione, su alcuni temi, dell’interesse generale di Frosinone. Nulla di più, ma certamente nulla di meno.
Quando ha capito che poteva fidarsi di lui?
Più che di fiducia in senso politico, parlerei di rispetto e di affidabilità istituzionale. L’avvocato Domenico Marzi è stato sindaco di Frosinone, ha una lunga esperienza amministrativa e conosce molto bene le dinamiche della città. Su molte questioni abbiamo avuto posizioni diverse e continuiamo ad avere storie politiche differenti. Non c’è mai stata una fusione di percorsi politici e non credo che nessuno l’abbia mai pensata in questi termini.
Quello che ho constatato nel corso di questi anni è che, quando si è trattato di assumere decisioni importanti per Frosinone, ha sempre affrontato le questioni partendo dal merito e dall’interesse della città.Credo che il rapporto istituzionale si sia consolidato proprio così: verificando nel tempo che, pur provenendo da esperienze diverse, era possibile confrontarsi seriamente sui problemi della comunità senza pregiudizi e senza tatticismi. Per me la politica non dovrebbe essere una gara permanente tra tifoserie. Dovrebbe essere soprattutto la capacità di trovare soluzioni ai problemi dei cittadini.
Quando ho visto che su alcuni temi strategici — penso agli investimenti, alle opere pubbliche, ai progetti di sviluppo della città — il confronto avveniva sempre nell’interesse di Frosinone, ho maturato la convinzione che esistesse un rapporto istituzionale solido e rispettoso. Non parlerei quindi di fiducia personale o di alleanze particolari. Parlerei della consapevolezza che, al di là delle appartenenze politiche, ci sono persone che mettono il bene della città davanti a tutto il resto. E quando questo accade, il dialogo diventa naturale.
Lo scenario in cui Marzi fa campagna elettorale per lei nel 2027 la imbarazza o la affascina?
A dire la verità non mi imbarazza e non mi affascina, semplicemente perché non ragiono in questi termini. Credo che si stia attribuendo a scenari futuri un’importanza che oggi non hanno. Manca ancora tempo alle prossime elezioni e io sono concentrato sul completamento del programma amministrativo che i cittadini mi hanno affidato.
Con Domenico Marzi esiste un rapporto istituzionale corretto, fondato sul rispetto reciproco e sulla condivisione, su alcuni temi, dell’interesse della città. Questo è ciò che conta oggi. Poi è evidente che abbiamo storie politiche diverse, percorsi diversi e appartenenze diverse. Nessuno ha mai rinnegato la propria identità e credo che questo sia un elemento di chiarezza nei confronti dei cittadini.
Quello che considero positivo è un altro aspetto: in questi anni abbiamo dimostrato che, quando al centro si mettono i problemi della città, è possibile dialogare anche tra persone che provengono da esperienze politiche differenti. Francamente considero questo un segnale di maturità istituzionale, non un’anomalia.
Per quanto riguarda il 2027, saranno i programmi, i progetti e le scelte politiche che matureranno nel tempo a determinare gli scenari futuri. Oggi mi interessa molto di più completare le opere che stiamo realizzando, portare a termine gli investimenti avviati e consegnare ai cittadini una città migliore di quella che ho trovato. Il resto verrà dopo. E sono convinto che i cittadini preferiscano giudicarci per quello che facciamo oggi piuttosto che per le ipotesi che qualcuno immagina per domani.
Ma ne avete parlato? Ci avete pensato?
No, non nei termini in cui viene posta la domanda. Con Domenico Marzi esiste certamente un dialogo. Ed è un dialogo cordiale, maturo e istituzionale, come è giusto che sia tra persone che hanno ricoperto o ricoprono ruoli importanti per la città. Ci confrontiamo sui problemi di Frosinone, sulle opere che stiamo realizzando, sulle prospettive di sviluppo della città e sulle questioni che riguardano la comunità. Questo sì, ed è un confronto che considero assolutamente normale e positivo.
Quello di cui non parliamo è la costruzione di scenari politici futuri o di ipotesi elettorali. Francamente credo che sarebbe prematuro e poco rispettoso nei confronti dei cittadini, che oggi si aspettano da noi risposte sui problemi concreti e non discussioni sulle elezioni che verranno. Ho sempre pensato che la politica debba occuparsi prima dei contenuti e poi delle formule. Prima dei programmi e poi delle coalizioni. Per questo il nostro confronto riguarda principalmente la città e le sue prospettive.
Nei Partiti, in questo periodo si discute molto della confusione generata dal dialogo tra schieramenti opposti. Secondo lei i cittadini stanno rimanendo confusi da questo dialogo tra lei e Marzi?
Credo che una delle cose più apprezzate dai cittadini sia vedere persone con storie politiche diverse che riescono a parlarsi con rispetto e serenità quando c’è di mezzo l’interesse generale. Questo non significa cancellare le differenze, che restano evidenti e legittime. Significa semplicemente avere un approccio maturo alle istituzioni. Poi, naturalmente, la politica è fatta anche di percorsi che evolvono nel tempo. Le vie del Signore sono infinite, si dice. Ma proprio per questo ho imparato a non fare previsioni e a non ragionare per scenari precostituiti.
Oggi il mio compito è molto più semplice e molto più concreto: completare il programma che i cittadini mi hanno affidato, portare a termine le opere che abbiamo avviato e continuare a lavorare per Frosinone. Il resto, se dovrà accadere, accadrà al momento opportuno.
Antonio Scaccia è il suo vicesindaco e il riferimento locale di Futuro Nazionale.
Antonio Scaccia è innanzitutto un vicesindaco che sta svolgendo il proprio ruolo con serietà, competenza e spirito di servizio. Poi è evidente che ciascuno di noi ha una propria storia politica, delle sensibilità e dei riferimenti culturali diversi, ed è anche questo il valore di una coalizione ampia.
Io ho sempre pensato che un sindaco debba giudicare le persone per il contributo che danno alla città, non per le etichette. Con Antonio condividiamo un percorso amministrativo fondato su obiettivi concreti: migliorare Frosinone, realizzare opere, intercettare risorse, dare risposte ai cittadini.
La forza della nostra esperienza amministrativa è stata proprio quella di mettere insieme persone provenienti da percorsi differenti ma unite dall’interesse per la città. Finché questo spirito rimane, le differenze non sono un problema: diventano una ricchezza.
Se il generale Vannacci gli chiedesse di candidarsi sindaco contro di lei, cosa penserebbe?
Penserei che la politica è fatta di percorsi, di scelte e di legittime ambizioni. Chiunque ritenga di poter offrire una proposta migliore per Frosinone ha tutto il diritto di sottoporsi al giudizio degli elettori. Detto questo, io non vivo con l’ossessione di chi potrebbe candidarsi contro di me. In questi anni mi sono concentrato su una cosa molto più importante: governare la città. Mentre molti parlavano, noi abbiamo portato a Frosinone oltre 80 milioni di euro di investimenti, aperto cantieri, avviato opere attese da decenni e costruito una visione di sviluppo che sta cambiando il volto della città.
Antonio Scaccia è un amministratore serio e un vicesindaco che sta lavorando con impegno all’interno di questo progetto. Oggi siamo concentrati sulle sfide che abbiamo davanti e sui risultati che dobbiamo ancora raggiungere. Quando arriverà il momento delle elezioni, saranno i cittadini a decidere. E io sono convinto che, al di là dei nomi, conteranno soprattutto i fatti, la credibilità e la capacità dimostrata di amministrare una città complessa come Frosinone.
La sua coalizione del 2027 sarà più o meno larga di quella del 2022?
Io credo che sarà una coalizione più forte. Se sarà anche più larga lo vedremo nel tempo, ma certamente dovrà essere una coalizione capace di parlare a una parte molto ampia della città.
In questi anni ho imparato ancora di più che i cittadini sono molto meno interessati alle sigle rispetto a quanto pensiamo noi politici. Vogliono capire se chi amministra è credibile, se mantiene gli impegni, se realizza le opere che promette e se ha una visione per il futuro. Per questo il mio obiettivo non è costruire una coalizione contro qualcuno, ma una coalizione per Frosinone. Una coalizione che metta insieme competenze, esperienze, sensibilità diverse e persone che condividano un progetto di crescita della città.
Se guardo a quello che sta accadendo oggi in Consiglio comunale, vedo che amministratori provenienti da storie politiche differenti stanno collaborando su obiettivi concreti nell’interesse di Frosinone. Questo mi porta a pensare che nel 2027 conteranno meno gli steccati ideologici e molto di più la capacità di aggregare energie positive attorno a un progetto serio e credibile. Io sono sempre stato aperto al dialogo con tutti coloro che mettono al primo posto la città. E penso che Frosinone abbia bisogno esattamente di questo: meno divisioni e più persone disposte a lavorare insieme per il suo futuro.
Ci sarà spazio per candidati civici che vengono da aree lontane dal centrodestra tradizionale?
Assolutamente sì, purché ci sia una condivisione sincera del progetto per la città. Io ho sempre avuto una visione molto pragmatica dell’amministrazione. Quando si governa una città non si asfaltano le strade di destra o di sinistra, non si realizzano scuole, parcheggi, opere pubbliche o interventi ambientali in base all’appartenenza politica. Si lavora per migliorare la qualità della vita dei cittadini. In questi anni abbiamo dimostrato che è possibile dialogare con persone che hanno storie politiche diverse, purché ci siano rispetto reciproco, correttezza istituzionale e soprattutto amore per Frosinone.
Per questo non mi interessa da dove una persona provenga politicamente. Mi interessa dove vuole portare la città. Se ci sono donne e uomini capaci, competenti e animati da spirito di servizio che condividono una visione di sviluppo, modernizzazione e crescita di Frosinone, credo che il dialogo sia sempre una ricchezza. Le coalizioni che vincono e governano bene non sono quelle che alzano muri, ma quelle che sanno coinvolgere le migliori energie della comunità. E Frosinone oggi ha bisogno esattamente di questo: mettere insieme competenze, idee e buona volontà per continuare il percorso di trasformazione che abbiamo avviato.
Naturalmente ciascuno manterrà la propria identità e la propria storia. Nessuno deve rinunciare a ciò che è. Ma quando l’obiettivo comune diventa il bene della città, le differenze possono diventare un valore aggiunto e non un ostacolo.
Perché dovrebbe vincere lei e non Vincenzo Iacovissi?
Intanto ho grande rispetto per Vincenzo Iacovissi e per chiunque decida di mettersi al servizio della città. In democrazia non sono mai gli avversari il problema: sono una risorsa perché consentono ai cittadini di scegliere. Detto questo, io credo che nel 2027 il vero tema non sarà chi sarà più bravo a fare opposizione, ma chi sarà più credibile nel governare Frosinone nei cinque anni successivi.
Io mi presenterò ai cittadini con quello che abbiamo fatto in questi anni: oltre 80 milioni di euro di investimenti attivati, la riqualificazione della stazione e dello Scalo, il BRT, i nuovi parcheggi, le nuove piazze, le opere di riqualificazione urbana come i Piloni ed il Teatro Vittoria, le opere contro il dissesto idrogeologico, la rigenerazione urbana, gli interventi sulle scuole, sul patrimonio pubblico e sulla qualità dell’aria. Saranno i cittadini a giudicare se abbiamo lavorato bene oppure no.
Non chiederò fiducia sulla base delle promesse, ma sulla base dei risultati e di una visione chiara della città che vogliamo costruire. Una Frosinone più moderna, più sostenibile, più attrattiva per le imprese, più vivibile per le famiglie e più ricca di opportunità per i giovani. Poi naturalmente saranno gli elettori a decidere. Io ho sempre pensato che il consenso non sia un diritto acquisito ma qualcosa che bisogna meritare ogni giorno. Ed è per questo che continuo a concentrarmi più sul lavoro da fare che sulle dinamiche elettorali.
Se i cittadini riterranno che la strada intrapresa sia quella giusta, ci rinnoveranno la loro fiducia. Se invece penseranno che altri possano fare meglio, ne prenderemo atto con rispetto. Ma io sono convinto che Frosinone stia cambiando e che molti cittadini vedano con i propri occhi questa trasformazione.
Chi è Nicola Ottaviani?
Nicola Ottaviani è una persona che ha avuto un ruolo importante nella storia amministrativa e politica di Frosinone. È stato sindaco per dieci anni, oggi è deputato della Repubblica e rappresenta certamente una delle figure più significative che la politica abbia espresso nel nostro territorio negli ultimi decenni.
E oltre il ruolo istituzionale?
Se devo andare oltre il ruolo istituzionale, Nicola è soprattutto un amico. Ci conosciamo da tanti anni, abbiamo condiviso battaglie politiche, momenti facili e momenti difficili, sempre con un rapporto basato sulla stima reciproca e sulla fiducia. Io credo che in politica si debba avere l’onestà intellettuale di riconoscere il valore delle persone. Nicola ha amministrato Frosinone per dieci anni, io ho avuto l’onore di far parte di quella squadra e oggi ho l’onore e la responsabilità di guidare questa città in una fase diversa, con sfide nuove e con una mia autonomia amministrativa e politica.
Ci confrontiamo spesso, come è normale che avvenga tra persone che condividono una storia comune e un forte legame con il territorio. Ma il dato più importante è che entrambi vogliamo bene a Frosinone e desideriamo che questa città continui a crescere. Poi ognuno svolge il proprio ruolo: lui in Parlamento, io a Palazzo Munari. E credo che quando esistono rapporti fondati sul rispetto e sulla lealtà, questo rappresenti una ricchezza per la città e non un problema. Se dovessi definirlo con una frase direi che Nicola Ottaviani è un amico, una persona di grande esperienza istituzionale e una risorsa importante per Frosinone e per il nostro territorio.
Qualcuno insinua che sia il suo suggeritore occulto: vero o falso?
Falso. E le dirò di più: trovo anche un po’ singolare l’aggettivo “occulto”, perché il rapporto tra me e Nicola Ottaviani è probabilmente uno dei più pubblici e trasparenti della politica provinciale. Ci conosciamo da molti anni, abbiamo condiviso una lunga esperienza amministrativa e politica e c’è un rapporto di amicizia e di stima reciproca che è ampiamente manifesto. Sarebbe persino strano il contrario. Chi ha amministrato una città insieme per tanti anni continua naturalmente a confrontarsi.
Ma un conto è confrontarsi, un conto è decidere. Le decisioni amministrative e politiche che riguardano Frosinone le assume il sindaco di Frosinone, e il sindaco oggi sono io. Con tutte le responsabilità che questo comporta. In questi anni ho assunto decisioni difficili, alcune anche controverse, sapendo che avrei dovuto risponderne personalmente davanti ai cittadini. Non ho mai scaricato le responsabilità su altri e non ho mai cercato tutori politici.
Nicola rappresenta certamente una risorsa importante per il territorio, per l’esperienza che ha maturato e per il ruolo istituzionale che oggi ricopre. Come mi confronto con lui, mi confronto con tanti altri amministratori, parlamentari, tecnici e rappresentanti della società civile. Ascoltare è un dovere. Decidere è una responsabilità. Per questo la definizione di “suggeritore occulto” non corrisponde alla realtà. Esiste invece un rapporto limpido tra due persone che condividono una storia politica, un’amicizia e soprattutto un grande affetto per Frosinone.
E se Ottaviani dovesse ritenere troppo faticoso fare il deputato e decidesse di non candidarsi, o se nella redistribuzione dei seggi non ci fosse posto per una candidatura leghista a Frosinone?
Credo che questa sia una valutazione che spetti innanzitutto a Nicola Ottaviani e al partito. Conoscendo Nicola, però, penso che sia una persona che non si è mai sottratta alle sfide e che ha sempre messo al primo posto il servizio alle istituzioni e al territorio. Detto questo, non credo che il futuro politico di Frosinone possa dipendere da una singola persona, per quanto autorevole e importante essa sia. Le comunità crescono quando costruiscono una classe dirigente ampia, capace di garantire continuità e di formare nuove energie.
In questi anni il centrodestra ha espresso amministratori, consiglieri, assessori e rappresentanti istituzionali di valore. La Lega stessa ha dimostrato di avere radici solide sul territorio e sono convinto che continuerà ad avere un ruolo importante anche negli anni a venire. Personalmente guardo la questione da sindaco. Il mio compito è lavorare perché Frosinone sia sempre più forte, attrattiva e competitiva. Le dinamiche parlamentari e le candidature saranno affrontate nei tempi e nelle sedi opportune.
Una cosa però la posso dire: i cittadini non chiedono semplicemente dei nomi. Chiedono una classe dirigente credibile, competente e capace di produrre risultati. Ed è questo che dobbiamo continuare a costruire. Le persone sono importanti, ma le comunità politiche che durano nel tempo sono quelle che sanno guardare oltre i singoli e costruire una visione condivisa del futuro.
Qual è stato il colpo più basso che in questi anni da sindaco l’ha amareggiata?
Le critiche non mi hanno mai amareggiato. Chi fa politica deve mettere in conto il dissenso, il confronto e anche le contestazioni più dure. Fa parte del gioco democratico e credo sia giusto così. Quello che mi ha colpito di più, invece, è quando il confronto politico è sceso sul piano personale o quando si è cercato di attribuire intenzioni che non avevano nulla a che vedere con il bene della città. Perché si può discutere di una scelta amministrativa, di un’opera pubblica, di una decisione politica. Anzi, è giusto farlo. Ma quando si mette in discussione la buona fede o l’onestà intellettuale di chi dedica gran parte della propria vita al servizio della comunità, allora il confronto perde qualità.
Come ha reagito di fronte alla delusione?
Non sono una persona che vive guardando nello specchietto retrovisore. Le delusioni fanno parte della vita e della politica. Ho imparato che bisogna accettarle e andare avanti. Se guardo a questi anni, sinceramente, vedo molto di più le soddisfazioni che le amarezze. Vedo una città che sta cambiando, opere che stanno prendendo forma, investimenti che stanno trasformando quartieri interi e tanti cittadini che, pur avendo opinioni diverse, riconoscono l’impegno e la serietà con cui abbiamo lavorato.
Per questo non ho voglia di fare classifiche dei torti subiti. Preferisco concentrarmi sulle responsabilità che ho oggi e sugli obiettivi che abbiamo davanti. Alla fine credo che il miglior modo per rispondere alle polemiche sia continuare a lavorare e lasciare che siano i risultati a parlare. E se proprio devo indicare una cosa che mi dispiace, è vedere come a volte il dibattito pubblico si concentri più sulle persone che sui problemi da risolvere. Io continuerò a preferire la politica che costruisce rispetto a quella che divide.
Da poche settimane è diventato nonno: che Frosinone sta costruendo per la sua nipotina quando avrà vent’anni?
Questa è probabilmente la domanda più bella che mi possa essere fatta da sindaco e da nonno. Da quando è nata mia nipote guardo la città con uno sguardo ancora diverso. Ogni amministratore ha il dovere di occuparsi dei problemi quotidiani, delle strade, dei servizi, delle emergenze. Ma diventare nonno ti porta a fare una domanda più profonda: che mondo stiamo lasciando a chi verrà dopo di noi?
Io ho il piacere di entrare spesso nelle scuole della nostra città. Incontro bambini e ragazzi quasi ogni settimana. Ascolto le loro domande, guardo i loro occhi, la loro curiosità, i loro sogni. E ogni volta mi rendo conto che amministrare non significa soltanto risolvere i problemi di oggi. Significa soprattutto creare opportunità per il domani. Quando guardo quei bambini e quando guardo mia nipote vedo la stessa cosa: il futuro di Frosinone.
Per questo penso che le opere che stiamo realizzando oggi abbiano un valore che va oltre il presente. La riqualificazione della stazione, la mobilità sostenibile, gli interventi sulla qualità dell’aria, le scuole, la rigenerazione urbana, la sicurezza del territorio, il recupero degli spazi pubblici. Non sono semplicemente cantieri. Sono investimenti sul futuro di una generazione che oggi è ancora sui banchi di scuola.
Quale Frosinone vorrebbe trovasse sua nipote a vent’anni?
Io vorrei che tra vent’anni mia nipote trovasse una Frosinone più bella, più moderna, più verde, più sicura. Una città che non costringa i giovani a partire per inseguire i propri sogni, ma che sia capace di offrire loro occasioni per costruire qui il proprio futuro. Vorrei che potesse passeggiare in una città che ha saputo cambiare senza perdere la propria anima. Una città che ha investito nella propria identità, nella cultura, nell’ambiente, nell’innovazione e nella qualità della vita. Una città che abbia avuto il coraggio di guardare avanti.
E sa qual è il pensiero che mi accompagna più spesso? Che molte delle scelte che stiamo facendo oggi forse non produrranno i loro effetti migliori durante il mio mandato. Alcune daranno il massimo dei risultati quando altri amministratori saranno seduti al mio posto. Ma è giusto così. Perché chi amministra non dovrebbe pensare soltanto alle prossime elezioni. Dovrebbe pensare alla prossima generazione.
Se un giorno mia nipote, insieme a tutti i bambini che oggi incontro nelle scuole, potrà vivere in una Frosinone più dinamica, più attrattiva e più ricca di opportunità, allora vorrà dire che avremo fatto bene il nostro lavoro. E credo che questa sia la più bella eredità che un sindaco possa lasciare.
Ostinatamente ha separato l’amministrazione dalla politica, dà l’impressione di essere costantemente sotto assedio ma questo non ha fermato un solo cantiere, un solo progetto. Da fuori però sembra chiuso nel Forte Apache: non teme di fare la stessa fine del film di John Ford?
Guardi, io non mi sono mai sentito nel Forte Apache. Mi sono sentito, questo sì, spesso nel ruolo che i cittadini mi hanno affidato: quello di sindaco. E il sindaco ha il dovere di prendere decisioni, anche quando sono difficili, anche quando non sono popolari nell’immediato. Se avessi dedicato più tempo alle polemiche e meno tempo ai problemi della città, probabilmente oggi avrei avuto qualche grattacapo in meno sul piano politico, ma avremmo anche qualche cantiere in meno e qualche investimento in meno.
La verità è che in questi anni ho fatto una scelta molto precisa: mettere l’amministrazione davanti a tutto il resto. Non perché la politica non sia importante, anzi. Ma perché credo che la migliore politica sia quella che produce risultati concreti.
Cosa vede se si volta ad osservare questi quattro anni: i risultati di amministrazione o i veleni della politica?
Quando guardo questi quattro anni vedo una città attraversata da cantieri, da investimenti, da trasformazioni profonde. Vedo oltre 80 milioni di euro di opere pubbliche, la stazione che cambia volto, il nuovo Trasporto Pubblico Locale con all’interno il BRT, la riqualificazione dello Scalo, gli interventi contro il dissesto idrogeologico, le nuove piazze, le scuole, i parcheggi, il recupero di luoghi storici e culturali. Tutto questo non è accaduto per caso.
Capisco che a volte questa determinazione possa essere stata interpretata come distanza o come chiusura. Probabilmente il mio carattere mi porta più a lavorare che a raccontare. Ma chi mi conosce sa che non ho mai smesso di ascoltare cittadini, associazioni, categorie economiche, consiglieri comunali e forze politiche. La differenza è che ascoltare non significa rinunciare a decidere.
Quanto al finale del film, non mi preoccupa. Perché io non sto combattendo contro qualcuno. Sto lavorando per qualcosa. Per una Frosinone più moderna, più efficiente, più attrattiva e più competitiva. Alla fine saranno i cittadini a giudicare se abbiamo avuto ragione oppure no. Ma una cosa la posso dire con serenità: non ho mai consentito che le tensioni politiche fermassero un’opera, bloccassero un investimento o rallentassero un progetto utile alla città.
E se c’è una cosa che vorrei lasciare come eredità amministrativa è proprio questa: la dimostrazione che si può governare senza galleggiare, si può decidere senza inseguire il consenso del giorno dopo e si può cambiare una città anche quando farlo è più difficile che limitarsi a gestire l’esistente.
C’è qualcosa che non è riuscito a fare e di cui si rammarica?
Sì, perché chi amministra con serietà sa che non riesce mai a fare tutto quello che vorrebbe. In questi anni abbiamo aperto cantieri, intercettato finanziamenti, avviato opere che erano ferme da decenni e portato a Frosinone investimenti senza precedenti. Però una città è un organismo vivo e i bisogni crescono sempre più velocemente delle risorse disponibili.
Se devo indicare un rammarico, sarà quello di non essere riuscito a completare in tempi ancora più rapidi alcune trasformazioni che ritengo fondamentali. Non per responsabilità dell’amministrazione, ma perché chi governa oggi deve confrontarsi con procedure sempre più complesse, autorizzazioni, vincoli, normative e tempi burocratici che spesso rallentano anche le migliori intenzioni.
A volte i cittadini vedono soltanto il giorno in cui un’opera viene inaugurata. Dietro, però, ci sono anni di progettazione, finanziamenti da reperire, autorizzazioni da ottenere e ostacoli da superare. Ecco, se potessi esprimere un desiderio, sarebbe quello di avere tempi più rapidi per dare risposte ancora più veloci alla città.
Si è mai sentito solo?
Solo no. Ma avrei voluto vedere una partecipazione ancora più ampia e condivisa attorno ad alcune grandi sfide strategiche della città. Penso alla mobilità, alla sostenibilità ambientale, alla rigenerazione urbana. Sono temi che vanno oltre le appartenenze politiche e che riguardano il futuro di tutti. Ma più che un rammarico lo considero uno stimolo. Perché amministrare significa sapere che il lavoro non è mai finito. Ogni risultato raggiunto apre nuovi obiettivi e nuove responsabilità.
In fondo, se oggi dovessi dire qual è la cosa che mi dispiace di più, direi questa: non avere avuto abbastanza tempo. Perché le idee, i progetti e la voglia di fare per Frosinone sono sempre stati superiori alle ore che una giornata può offrire.
E c’è qualcosa che invece ha fatto e di cui va più fiero, anche se non glielo riconoscono?
Sì, e probabilmente non si tratta di una singola opera. La cosa di cui vado più fiero è avere contribuito a dare continuità e accelerazione a un percorso di trasformazione della città che oggi è sotto gli occhi di tutti. Ho avuto l’onore di servire Frosinone prima come assessore e oggi come sindaco. In questi anni abbiamo lavorato per costruire una città più moderna, più attrattiva e più competitiva. Quello che mi rende orgoglioso è aver avuto il coraggio di affrontare sfide che molti ritenevano troppo complesse o troppo impopolari.
Penso alla trasformazione dell’area della stazione e dello Scalo, al BRT, agli interventi sulla mobilità, alla rigenerazione urbana, alla tutela del territorio, alla qualità dell’aria, ai tanti cantieri che stanno interessando ogni quartiere della città. Opere che richiedono visione, determinazione e anche la disponibilità ad accettare critiche nel breve periodo per ottenere benefici duraturi nel lungo periodo.
Forse non tutti riconoscono fino in fondo questo lavoro oggi, ed è comprensibile. Le grandi trasformazioni vengono comprese pienamente quando entrano nella quotidianità delle persone e diventano parte naturale della città.
Ed al di là delle opere?
Al di là delle opere, se c’è una cosa di cui vado davvero fiero è non aver mai scelto la strada più comoda. Avremmo potuto limitarci all’ordinaria amministrazione, evitare le decisioni più difficili, rinviare i problemi. Invece abbiamo scelto di affrontarli. E soprattutto sono orgoglioso di aver mantenuto una linea coerente: lavorare sempre nell’interesse della città, senza farmi condizionare dalle convenienze del momento. Le polemiche fanno parte della politica e sono destinate a passare. Ciò che resta sono le opere, i servizi, le opportunità create per i cittadini.
Se tra qualche anno Frosinone sarà una città più moderna, più sostenibile e più attrattiva di quella che abbiamo trovato, allora credo che questo sarà il riconoscimento più bello, indipendentemente da chi lo attribuirà.
Se potesse dirsi una cosa onesta — da solo, senza telecamere — cosa si direbbe?
Mi direi di continuare a fare esattamente quello che ho sempre cercato di fare: servire la città con serietà, equilibrio e senso delle istituzioni. In politica capita spesso di fermarsi a guardare ciò che non ha funzionato, le polemiche, le incomprensioni, le critiche. È normale. Ma se dovessi davvero parlarmi con assoluta sincerità, senza telecamere e senza pubblico, credo che mi direi una cosa molto semplice: non perdere mai la fiducia nel valore del lavoro. Perché alla fine della giornata, quando si spengono le luci e si resta soli con la propria coscienza, l’unica domanda che conta davvero è: hai fatto tutto quello che potevi per la tua comunità?
Io non so se ho sempre avuto ragione. Sicuramente no. Non so se tutte le decisioni che ho preso si riveleranno perfette. Sicuramente no. Ma so di aver cercato sempre di assumere ogni scelta pensando all’interesse della città e non alla convenienza personale.
Mi direi anche di non dimenticare mai da dove vengo. Vengo da una famiglia normale, da una professione che continuo ad amare, dal contatto quotidiano con le persone. Forse è questo che mi ha aiutato a mantenere i piedi per terra anche nei momenti più difficili. E poi mi direi di godermi un po’ di più il percorso. Perché chi ha responsabilità pubbliche vive spesso concentrato sul problema successivo, sull’obiettivo successivo, sulla sfida successiva. Raramente si concede il tempo di guardarsi indietro e riconoscere ciò che è stato costruito.
Infine mi direi una cosa che oggi sento ancora più forte da quando sono diventato nonno: il tempo è il bene più prezioso che abbiamo. E quindi vale la pena spenderlo per lasciare qualcosa di utile agli altri. Se un giorno i cittadini ricorderanno questa esperienza amministrativa come un periodo in cui Frosinone è cresciuta, si è modernizzata e ha guardato al futuro con coraggio, allora penserò di avere fatto la mia parte. E, sinceramente, per me sarebbe già abbastanza.
Qual è il messaggio che vuole lasciare ai cittadini?
Il messaggio che vorrei lasciare ai cittadini è molto semplice: abbiate fiducia in Frosinone. Viviamo in un tempo in cui è più facile sottolineare ciò che non va che accorgersi di ciò che sta migliorando. Eppure io credo che questa città abbia davanti a sé una straordinaria opportunità di crescita.
In questi anni abbiamo aperto cantieri, attratto investimenti, avviato opere che cambieranno il volto di Frosinone per i prossimi decenni. Alcune sono già visibili, altre produrranno i loro effetti nel tempo. Ma tutte nascono da una visione precisa: rendere Frosinone una città più moderna, più sostenibile, più attrattiva e più vivibile.
Ai cittadini voglio dire una cosa che ho imparato in tanti anni di amministrazione: il cambiamento spesso crea disagio prima di produrre benefici. È accaduto in tutte le città che hanno avuto il coraggio di guardare avanti. Ma se si ha una direzione chiara e si lavora con serietà, i risultati arrivano. Vorrei anche ringraziare i frusinati. Perché amministrare una città non è mai l’opera di una sola persona o di una sola amministrazione. È il frutto di una comunità che cresce insieme. Penso alle famiglie, ai giovani, agli imprenditori, ai commercianti, alle associazioni, al volontariato, alle scuole. Sono loro la vera forza di Frosinone.
Io continuerò a fare la mia parte con lo stesso spirito con cui ho iniziato: ascoltare, decidere, assumermi le responsabilità e lavorare ogni giorno nell’interesse della città. E se dovessi riassumere tutto in una sola frase direi questa: non abbiate paura del cambiamento, perché le città che crescono sono quelle che hanno il coraggio di immaginare il proprio futuro. Le polemiche passeranno. Le opere resteranno. E resterà soprattutto una città che avrà avuto il coraggio di credere in se stessa.
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