Una rete provinciale di 250 soggetti pubblici e privati promossa dalla cooperazione sociale per rispondere con un’azione di sistema al fenomeno Neet, giovani inattivi che non studiano, non lavorano né seguono corsi di alcun tipo. Succede nel Bresciano, grazie al finanziamento di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo, di cinque progetti nati da un lavoro di squadra che vede in cabina di regia Confcooperative Brescia insieme a Provincia di Brescia, Camera di Commercio di Brescia, Coordinamento dei Rappresentanti degli uffici di piano e Fondazione della Comunità bresciana.
Future, Learning, Opportunities, Work. Sono le quattro parole chiave che danno vita all’acronimo Flow, il minimo comune denominatore di cinque partenariati territoriali guidati dalle cooperative sociali Cauto, Comunità Fraternità, Essere, Il Calabrone e La Sorgente, sostenuti da un investimento totale sul territorio di 3,7 milioni di euro.
Quei 10mila giovani fuori dalla vita sociale
Il percorso è stato avviato a inizio 2025, a partire dai numeri (allarmanti) sui ragazzi e le ragazze tra i 16 e i 29 anni esclusi dal mondo del lavoro e della formazione. A metterli in fila è Michele Pasinetti, segretario generale e vicepresidente di Confcooperative Brescia: «Oltre 10mila soltanto nel Bresciano, mentre in Lombardia si stimavano circa 150mila giovani progressivamente scomparsi dalla vita sociale», spiega. «A preoccupare non erano soltanto la dimensione e le implicazioni sul futuro, ma anche il fatto che emergessero in un momento storico in cui le aziende del territorio sono alla disperata ricerca di lavoratori e lavoratrici. Abbiamo immediatamente pensato che questi giovani possono rappresentare una risorsa fondamentale».

Sono poco più di 5 milioni, un milione in meno rispetto a vent’anni fa. Un tempo li raccontavamo come ribelli da domare, oggi come cristalleria da proteggere. Sono gli adolescenti, che guardiamo sempre solo con le lenti della psicologizzazione, della criminalizzazione, dell’aiuto. «Non ci vedete», dicono loro, prima ancora che «non ci capite».
ADOLESCENTI, QUELLO CHE NON VEDIAMO
Un grido che il mondo della cooperazione sociale non ha voluto ignorare. «Da un lato, rispetto ai modelli di inserimento lavorativo già attivi, emergevano nuove forme di fragilità che ci interrogavano sulla necessità di ripensare i modelli di inserimento e di intervento. Dall’altro, osservavamo diverse sperimentazioni all’interno delle nostre associate e una rilevazione di un bisogno anche sul piano politico, che abbiamo ritenuto necessario attenzionare. Abbiamo visto un rischio importante: che il lavoro delle singole imprese sociali non riuscisse a fornire risposte strutturali, rimanendo confinato a esperienze territoriali frammentate, senza che il patrimonio di competenze maturato potesse essere valorizzato».
L’importanza di camminare insieme
Ancora prima dell’uscita del bando ZeroNeet, continua Pasinetti, «abbiamo realizzato una mappatura delle iniziative delle cooperative, per comprendere come stessero intervenendo e come riuscissero a intercettare questi giovani. Uno dei temi principali era quello della riattivazione: come intercettare persone che fanno di tutto per nascondersi? Abbiamo promosso tavoli di confronto, con l’obiettivo di mettere a fattor comune il know-how e le pratiche che stavano portando avanti».


L’analisi ha restituito una quarantina di realtà che, negli anni, si erano cimentate in modelli diversi, intervenendo su fasi differenti del percorso: dalla prevenzione all’inserimento lavorativo. «Le abbiamo convocate per condividere con loro la volontà di costruire una strada comune, molte si stavano già organizzando autonomamente per partecipare al bando. Da qui è nata una razionalizzazione e riorganizzazione delle progettualità, dei territori e dei partenariati: le iniziali 25 proposte sono confluite in cinque macro-progettualità, grazie soprattutto alla capacità delle cooperative di cogliere le proprie complementarietà».
L’obiettivo era fare sistema, sia all’interno della cooperazione sia all’esterno. In questo percorso la Provincia, i centri per l’impiego, il Coordinamento degli ambiti, la Camera di Commercio e la Fondazione della Comunità hanno rappresentato attori fondamentali. La loro partecipazione è stata tutt’altro che formale: è stata concreta e propositiva. Si è così costruito un gioco di squadra che sta contribuendo in modo significativo all’efficacia della rete».
I progetti…
I progetti prevedono percorsi personalizzati, che includono servizi di accompagnamento al lavoro e coaching, tirocini presso imprese e cooperative sociali, attività laboratoriali e iniziative formative, per favorire la riattivazione professionale e personale dei partecipanti. Un ruolo centrale sarà svolto anche dai momenti di socializzazione, promossi attraverso occasioni di convivialità e percorsi di volontariato all’interno della rete associativa coinvolta.
Quello dei Neet è un disagio che non può essere derubricato a una semplice mancanza di volontà, di carattere o di struttura personale. È una realtà molto più complessa e non ci si può limitare a definirla in questi termini
Michele Pasinetti, segretario generale e vicepresidente di Confcooperative Brescia
L’intento è offrire ai giovani e alle giovani Neet non soltanto opportunità di crescita e inserimento, ma anche la possibilità di costruire relazioni significative e reti di supporto, contribuendo così a contrastare il rischio di isolamento e ritiro sociale.
…e il loro valore aggiunto
Flow è partito a marzo e ha una durata complessiva di 30 mesi. «Siamo ancora nella fase iniziale, ma sappiamo che l’impostazione dei primi mesi è determinante», continua Pasinetti. «Abbiamo già avviato incontri operativi della cabina di regia, così come il confronto con scuole e imprese».


Un altro elemento importante è il portale unico. «Tutti i progetti intercettano i giovani sui territori secondo modalità diverse, ma fin dall’inizio è stato attivato uno strumento comune attraverso il quale i ragazzi e le ragazze, oppure i loro familiari, possono auto segnalarsi e segnalare. Reteflow ha già ricevuto decine di iscrizioni, sia dirette sia effettuate da altri soggetti. Si è costruito un linguaggio comune con strumenti condivisi. Il sistema è in grado di accompagnare il percorso dei ragazzi, evitando interventi parcellizzati in cui il giovane viene preso in carico e poi lasciato. Gli attori coinvolti operano come una filiera: il ragazzo, se tutto procede positivamente, interagisce con soggetti diversi senza doverli cercare ogni volta autonomamente. Tutti gli attori necessari al percorso sono già parte del sistema».
La visione e l’impatto
Una parte dell’investimento è stata destinata a un incarico specifico affidato all’Università Cattolica di Brescia per un lavoro di rilettura, monitoraggio e modellizzazione del progetto. «Alla base c’è l’idea che che l’output finale non sia soltanto il numero dei ragazzi intercettati, ma anche la comprensione di ciò che ha funzionato e di ciò che non ha funzionato. Siamo consapevoli che questo progetto non risolverà il “problema” Neet, ma possiamo restituire, oltre ai risultati concreti, anche indicazioni utili su quali azioni sia opportuno promuovere e quali, invece, si siano dimostrate meno efficaci, mettendo questo patrimonio di conoscenze a disposizione delle future progettazioni sul tema. È un’azione di responsabilità».


A lungo termine, la rete punta a contribuire a un cambiamento culturale. «Alcuni stereotipi ancora caratterizzano il modo in cui questo fenomeno viene raccontato. Il primo è che si tratti esclusivamente di un problema sociale: in realtà è anche un problema economico e riguarda le prospettive di sviluppo del nostro territorio. Il secondo è la narrazione ancora molto diffusa del “giovane svogliato”: quello dei Neet è un disagio che non può essere derubricato a una semplice mancanza di volontà, di carattere o di struttura personale. È una realtà molto più complessa e non ci si può limitare a definirla in questi termini».
Per iscriversi o iscrivere qualcuno alla Reteflow, clicca qui.
In apertura, La cabina di regia di Flow. (Le fotografie sono state fornite da Confcooperative Brescia)
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Daria Capitani
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