Computex è la fiera dell’hardware, ma quest’anno Synology non ha voluto raccontare semplicemente una versione più performante del proprio NAS. Ha mostrato un cambio di passo più ampio: trasformare il suo DSM (DiskStation Manager)da sistema operativo per lo storage a piattaforma aziendale per dati, AI privata, automazione IT e protezione proattiva. In pratica, il NAS non vuole più essere l’archivio digitale dove mettete i file: vuole diventare il centro operativo che li capisce, li protegge e li rende utili.
Per cui, invece di parlare di dischi e backup, quest’anno alla conferenza di Taipei i manager dell’azienda ci hanno parlato di data intelligence, DSM di nuova generazione, workflow agentici basati su AI, gestione a livello di flotta, backup enterprise e AI on-premises. Perché tutti abbiamo capito che l’AI può essere potente; ma il punto è: può essere privata e sicura?
Synology al Computex 2026: il nuovo ruolo di DSM
Il punto di partenza è simbolico: DSM compie 20 anni. In questi due decenni, DiskStation Manager è passato dall’essere un sistema operativo per archiviare file a una piattaforma che oggi Synology vuole posizionare come base per i flussi di lavoro AI e per la gestione IT aziendale. E lo fa con la consapevolezza che deriva dall’aver spedito oltre 14 milioni di sistemi nel mondo e di gestire oggi oltre 4 milioni di sistemi attivi.
La prossima generazione di DSM si muove su due pilastri: AI Ready ed Enterprise Ready. Da un lato, Synology vuole rendere i dati aziendali utilizzabili dall’intelligenza artificiale senza doverli necessariamente inviare nel cloud. Dall’altro vuole semplificare la gestione di infrastrutture più grandi, distribuite e soggette a requisiti di sicurezza e compliance sempre più rigidi.
È una mossa coerente con il momento. Molte aziende stanno sperimentando l’AI, ma spesso lo fanno con strumenti sparsi, dati copiati ovunque e governance inesistenti. Synology prova a rispondere con una proposta più controllata: portare l’intelligenza artificiale vicino ai dati, invece di spostare tutti i dati verso l’AI.
AI privata: Synology vuole tenere i dati dentro l’azienda
La novità più strategica riguarda la AI privata on-premises. La nuova generazione di DSM trasforma dati aziendali, log di sistema e metriche in una knowledge base privata su cui gli agenti AI possono lavorare. L’obiettivo è dare alle aziende strumenti AI utili, ma mantenendo controllo su accessi, policy e posizione dei dati.
Durante la presentazione, Synology ha diviso il percorso verso l’AI in tre fasi. La prima è quella degli strumenti di produttività, con funzioni generative in Office, MailPlus, Drive, Meet e ChatPlus. La seconda riguarda la trasformazione dei dati non strutturati (documenti, immagini, audio, video) in contenuti ricercabili tramite embedding. La terza è l’arrivo di veri workflow agentici, in cui l’AI non si limita a suggerire, ma coordina più strumenti per completare attività.

L’embedding merita una spiegazione semplice. Immaginate di prendere un archivio pieno di PDF, slide, immagini e registrazioni e di creare una specie di mappa semantica: non cercate più solo “il file che si chiama così”, ma “quel documento che parlava di quei modelli NAS per la fiera”. Nella demo, Synology Drive riusciva a trovare un’immagine partendo da una descrizione in linguaggio naturale; MailPlus generava una bozza email usando una conversazione precedente come modello; ChatPlus traduceva i messaggi in tempo reale.
La parte importante, per chi lavora in azienda, è che questa demo il team di Synology l’ha eseguita localmente. Non che ci sia l’obbligo di farlo: i clienti possono scegliere di usare modelli cloud pubblici, server AI esterni compatibili via API. Ma il grande vantaggio è gestirli con LLM locali su NAS con GPU, dove i dati non toccano il cloud. E quindi rimangono protetti.
DSM Agent: l’assistente AI per gli amministratori IT
Il pezzo più interessante (e anche quello più delicato) si chiama DSM Agent. La versione 1.0, prevista da giugno 2026, diventerà una specie di consulente on-demand per troubleshooting, setup e attività operative. La versione 2.0, invece, punta a diventare un vero agente capace di eseguire task multi-step su diversi servizi DSM.
Nelle demo a cui abbiamo assistito, l’agente guidava un amministratore nell’analisi di tentativi di login falliti, leggeva i log, suggeriva misure di rafforzamento e mostrava una certa consapevolezza del contesto a schermo. In uno scenario più avanzato, DSM Agent individuava un’attività anomala legata all’utente “Linda”, con 1.500 file aperti in 20 minuti da un IP pubblico, e proponeva la disattivazione dell’account. Qui siamo nella zona in cui l’AI smette di fare il copilota da ufficio e inizia ad avvicinarsi al reparto IT con il tesserino da sistemista.

Synology parla anche di workflow ripetitivi automatizzati: report mensili sullo storage, analisi comparative con il mese precedente, invio via MailPlus, oppure generazione di report aziendali partendo da slide, fogli Excel e chat interne. È facile capire il valore: meno tempo passato a cercare informazioni sparse, più tempo per decidere cosa farne. Ma è altrettanto evidente che serviranno controlli robusti su permessi, audit e approvazioni: meglio sempre fare un controllo extra quando si parla di automazione AI.
Nuovo hardware: AI Station, rack GPU e serie PA
Se è vero che il software è protagonista quest’anno al Computex, per sostenere questa visione di AI on-premise, Synology introduce anche nuovo hardware orientato ai carichi agentici. Nell’evento vengono citati il GPU-enabled Rack 26, pensato per pipeline RAG e LLM locali, e la più potente AI Station, progettata per supportare modelli oltre i 100 miliardi di parametri e condividere risorse GPU con altri NAS connessi.
Sul fronte enterprise, la nuova serie PA punta invece alle aziende che chiedono prestazioni elevate e continuità operativa. Si parla di una piattaforma all-flash dual-controller basata su AMD EPYC, con oltre 2 milioni di letture casuali 4K e fino a 1,6 petabyte di storage NVMe.
Con DSM 7.4, Synology prevede inoltre deduplicazione e compressione sia su volumi SSD sia su HDD, oltre a funzioni di tiering per spostare i dati freddi su livelli meno performanti applicando automaticamente la riduzione dei dati. Qui il messaggio è pragmatico: l’AI ha fame di dati, ma lo storage costa. Renderlo più efficiente diventa parte della strategia, non un dettaglio da scheda tecnica.

DSM Cluster Manager: gestire più sistemi come un’unica infrastruttura
La parte “Enterprise Ready” non riguarda solo la potenza. Synology ha presentato DSM Cluster Manager, pensato per unificare più sistemi sotto un’unica interfaccia di gestione. Storage e applicazioni vengono containerizzati in workload isolati, così da permettere migrazioni più flessibili, policy di protezione e Quality of Service per bilanciare le risorse.
Nella demo, l’interfaccia centralizzata mostrava stato dei server, utilizzo, prestazioni e piani di protezione. Un workload sovraccarico poteva essere migrato su un nuovo host, con un calo temporaneo del throughput e poi un miglioramento una volta completato lo spostamento. Per chi gestisce infrastrutture distribuite, è un’automazione che risolve parecchi mal di testa.
Arrivano anche miglioramenti ad Active Insight, con Mass Deployment per accelerare provisioning e configurazione di ambienti distribuiti. In altre parole: meno configurazioni ripetute a mano, meno margine per errori umani, più controllo centralizzato.
Sicurezza e compliance: RBAC, Log Center e Secure Element
La nuova generazione di DSM rafforza anche la parte sicurezza. Synology cita un controllo Role-Based Access Control più granulare, un Log Center rinnovato che consolida log operativi e applicativi in una vista unica, e l’esportazione nativa verso piattaforme di osservabilità standard.
A livello hardware arriva un Secure Element integrato come radice di fiducia per proteggere chiavi crittografiche e identità. Synology parla anche di certificazione FIPS 140-3 in corso, un dettaglio che interessa soprattutto ambienti regolamentati, pubblica amministrazione, sanità, finanza e tutte quelle realtà dove la sicurezza è il primo, il secondo e il terzo pensiero.
ActiveProtect Manager 2.0: backup e ripristino diventano più flessibili
L’altra grande novità del Computex 2026 è ActiveProtect Manager 2.0, evoluzione della piattaforma di protezione dati di Synology. Il rilascio estende backup e ripristino a nuove piattaforme IaaS e ambienti di virtualizzazione: Azure Virtual Machines, Amazon EC2, Nutanix AHV, Proxmox VE, Google Workspace e Microsoft 365.

Il tema più concreto è la flessibilità del restore. Le VM possono essere ripristinate fra piattaforme diverse, in cloud o on-premises, abilitando scenari di disaster recovery e migrazione più agili. Synology ha mostrato anche il ripristino da VMware ESXi a Proxmox, una demo che parla direttamente alle aziende che stanno rivedendo la propria strategia di virtualizzazione.
APM 2.0 supporta inoltre il backup su Azure Blob Storage e il ripristino cloud-to-cloud verso ambienti VM di produzione. Nel caso Azure, il vantaggio è evitare che i dati passino dalla rete locale durante il restore, riducendo tempi e costi di banda. ActiveProtect Manager 2.0 è previsto per il rilascio nel terzo trimestre 2026.
Cyber-resilienza proattiva: l’AI entra nei backup
La parte più interessante di ActiveProtect Manager 2.0 è però la cyber-resilienza proattiva. Synology non vuole limitarsi a dire “abbiamo il backup, quindi siamo tranquilli”. Perché oggi il ransomware prende di mira anche i backup, e ripristinare una copia già compromessa è un problema difficile da recuperare.
APM 2.0 introduce un motore di rilevamento anomalie basato su AI e machine learning. Il sistema analizza le versioni storiche dei backup (il team di Synology parla delle ultime 30 versioni) per individuare pattern irregolari: tassi di modifica insoliti, eliminazioni di massa, picchi di entropia che possono suggerire crittografia anomala dei file. I dati sospetti possono essere messi in quarantena per evitare ripristini involontariamente compromessi.
A questo si aggiunge l’integrazione con antivirus di terze parti, fra cui Bitdefender, ESET e Windows Defender, per analizzare i dati di backup prima del ripristino. Se una versione risulta infetta, la funzione Auto Fallback cerca automaticamente l’ultimo backup pulito e privo di vulnerabilità. È un approccio molto sensato: il backup non deve essere solo disponibile, deve essere anche affidabile.
Synology ha richiamato anche la strategia 3-2-1-1-0: tre copie dei dati, due supporti diversi, una copia off-site, una copia offline o immutabile, zero errori verificati. Nella demo, il piano includeva immutabilità, funzione Air Gap per isolare il server di backup e verifica dell’avvio della VM ripristinata tramite un video a bassa risoluzione.
La strategia Synology: meno cloud per forza, più controllo sui dati
La direzione emersa dal Computex 2026 è piuttosto chiara. Synology non sta cercando di vendere l’idea che tutto debba restare on-premises per principio. Sta dicendo una cosa più sfumata e, probabilmente, più vicina alle esigenze reali delle aziende: cloud, AI e infrastruttura locale devono poter convivere, ma con governance, sicurezza e controllo dei dati.
Per alcune imprese, usare modelli cloud pubblici andrà benissimo. Per altre (sanità, finanza, industria, PA, studi professionali con dati sensibili) l’idea di far girare modelli locali su infrastruttura controllata può diventare molto più interessante. Soprattutto se l’AI non si limita a scrivere email più gentili, ma inizia a leggere log, creare report, suggerire azioni di sicurezza e orchestrare workflow.
La sfida, naturalmente, sarà passare dalle demo alla realtà quotidiana. Gli agenti AI in ambito IT hanno bisogno di permessi precisi, audit solidi, controlli umani e confini chiari. Ma Synology sembra aver capito il punto centrale: nell’era dell’AI, lo storage non è più solo il posto dove finiscono i dati. È il punto da cui quei dati possono diventare conoscenza, automazione e resilienza.
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Stefano Regazzi
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