Negli ultimi anni il mondo del lavoro è cambiato radicalmente. Smart working, organizzazioni ibride e digitalizzazione hanno certamente aumentato flessibilità ed efficienza, ma hanno forse un po’ indebolito la qualità delle relazioni interne. Sempre più manager si interrogano su come ricostruire senso di appartenenza, collaborazione e fiducia all’interno dei team, consapevoli che nessuna tecnologia può sostituire il capitale umano.
Non sorprende quindi che stia cambiando anche il ruolo degli eventi aziendali. Il meeting tradizionale, fatto di slide e presentazioni, lascia progressivamente spazio a esperienze immersive in cui l’obiettivo non è soltanto trasferire contenuti, ma lavorare sulle dinamiche che determinano realmente le performance di un gruppo. Una direzione confermata anche dalla ricerca scientifica. Secondo lo State of the Global Workplace 2024 di Gallup, soltanto il 13% dei lavoratori europei si dichiara realmente coinvolto nel proprio lavoro. Un dato che fotografa una crisi dell’engagement ormai diffusa e che spinge molte aziende a ripensare non solo l’organizzazione del lavoro, ma anche gli strumenti attraverso cui costruire coesione interna.
Uno strumento da sempre molto utile, ma che negli ultimi anni si sta dimostrando ancora più efficace, è lo sport, che sta assumendo un ruolo completamente nuovo. Non più semplice attività ricreativa o incentivo al benessere aziendale, ma vero e proprio modello organizzativo. A dimostrarlo diverse esperienze e studi, come quello pubblicato nel 2024 su Sport Management Review, dove viene introdotto il concetto di management through company sport.
Secondo il modello elaborato, i programmi sportivi aziendali possono incidere positivamente sul benessere delle persone, sui comportamenti organizzativi, sulla collaborazione tra colleghi e, in ultima analisi, sulle performance dell’impresa.
Il motivo è semplice: lo sport rappresenta uno dei pochi contesti nei quali regole, responsabilità individuali, gestione dell’errore, leadership e obiettivi comuni convivono naturalmente. Esattamente gli stessi elementi che determinano il funzionamento di qualsiasi organizzazione.
Anche il contesto in cui queste attività vengono svolte assume un’importanza crescente. Una scoping review pubblicata su Educational Psychology Review (2024) evidenzia come l’esposizione ad ambienti naturali favorisca creatività, concentrazione e capacità di problem solving, mentre una ricerca del Journal of Experiential Education (2023) collega gli spazi outdoor a una maggiore apertura mentale, riduzione dello stress e disponibilità al confronto. In altre parole, il luogo nel quale un team lavora può influenzare direttamente qualità delle relazioni, creatività e capacità decisionale.


L’esperienza del Fantini Club di Cervia
Una realtà che già da diverso tempo sta puntando proprio su questa evoluzione del concetto di sport è il Fantini Club di Cervia, che negli ultimi decenni ha trasformato uno stabilimento balneare in uno dei più interessanti ecosistemi italiani dedicati allo sport, al benessere, all’ospitalità e oggi anche agli eventi corporate.
Nato nel 1959 come bagno di famiglia sulla Riviera romagnola, il Fantini Club occupa oggi oltre 40 mila metri quadrati di spiaggia con più di 200 metri di fronte mare, integrando impianti sportivi, hotel, ristorazione, wellness, formazione ed eventi internazionali.
La sua evoluzione è iniziata molti anni prima che si parlasse di turismo sportivo. Proprio qui, infatti, nel 1984 venne organizzato uno dei primi tornei europei di beach volley, disciplina allora praticamente sconosciuta in Italia e oggi sport olimpico.
Nel tempo quella intuizione si è trasformata in un vero modello di ospitalità fondato sull’idea che lo sport non rappresenti un servizio accessorio, bensì il linguaggio attraverso cui costruire l’intera esperienza del cliente. Non soltanto vacanza, quindi, ma movimento, socialità, benessere, formazione e condivisione. Una filosofia che oggi viene applicata anche alle aziende.


«Durante gli eventi aziendali non organizziamo solo attività sportive», spiega Filippo Fantini, Business Development & Marketing manager del Fantini Club. «Usiamo un ambiente strutturato intorno a regole e valori sportivi, ruoli chiari, gestione dell’errore, responsabilità condivisa, per far lavorare i team su collaborazione, leadership diffusa e fiducia reciproca».
L’obiettivo, dunque, non è sostituire il meeting tradizionale, ma creare contesti capaci di rendere visibili quelle dinamiche organizzative che normalmente restano nascoste nelle riunioni aziendali. Secondo Filippo Fantini, è proprio la struttura dello sport a renderlo uno straordinario laboratorio manageriale. «Lo sport funziona perché offre meccanismi che in azienda restano spesso impliciti, aiuta a renderli visibili e ad allenarli. Per questo un contesto sportivo dà una bella mano ai team a lavorare su collaborazione e fiducia reciproca in un modo che un meeting tradizionale fatica a replicare».
Su questa impostazione nasce il metodo sviluppato dal Fantini Club per il mondo corporate. I programmi alternano workshop, momenti di lavoro, attività outdoor e team building strutturati, progettati insieme alle imprese in funzione degli obiettivi organizzativi. «Costruiamo percorsi che alternano attività fisica e momenti di confronto: team building strutturati con obiettivi misurabili su collaborazione e problem solving, sessioni di lavoro all’aperto. Ogni azienda ha esigenze diverse, per questo ogni evento viene costruito insieme a un referente dedicato: dalla scelta tra sale riservate in hotel o spazi aperti sulla spiaggia, fino alla proposta food, che va dal Ristorante Calamare, guidato dallo chef Davide Zanetti, con una cucina mediterranea stagionale attenta all’equilibrio nutrizionale, alle formule più informali come piadina, pizza, fino alle proposte più informali e healthy di Botanico. Gli spazi vanno dalle sale attrezzate alle tensostrutture sulla sabbia, per gruppi da 10 a 500 persone».


A rafforzare questo approccio contribuisce anche la Fantini Club Academy, che coinvolge grandi protagonisti dello sport italiano come Maurizia Cacciatori, Julio Velasco, Sergio Scariolo e Arrigo Sacchi, chiamati a condividere esperienze su leadership condivisa, comunicazione, gestione del cambiamento e lavoro di squadra. «Un ambito che continuiamo a sviluppare», sottolinea Filippo Fantini. «Vogliamo ampliare il parterre coinvolgendo altri grandi nomi dello sport, per costruire un ventaglio di momenti motivazionali capace di rispondere a esigenze aziendali diverse: dal workshop di leadership al confronto più informale con un campione».
Un nuovo concetto di turismo sportivo che crea valore sul territorio
Il caso Fantini rappresenta un interessante esempio di evoluzione del turismo balneare italiano. Oggi il Club non è soltanto una struttura ricettiva, ma un sistema integrato che comprende 12 campi sportivi sulla sabbia, aree dedicate al fitness outdoor, padel, basket, yoga, functional training, la Fantini Wave Spa, affacciata sul mare, con trattamenti olistici e percorsi di rigenerazione, l’hotel, pensato per sportivi, team e vacanze attive, Sportur, società organizzatrice di eventi sportivi di rilievo internazionale, Sportur Travel e Academy, dedicate a viaggi e formazione attraverso lo sport.


Un ecosistema che permette di attrarre visitatori durante tutto l’anno, contribuendo alla destagionalizzazione dei flussi turistici, uno degli obiettivi strategici dell’intero comparto.
A rendere possibile questo risultato è anche un calendario eventi estremamente articolato in cui il beach club alterna eventi sportivi internazionali, appuntamenti dedicati alla salute, incontri culturali e momenti di confronto tra imprese, istituzioni e mondo dello sport. Dal Volleyball World Beach Pro Tour all’Ironman Italy Emilia-Romagna, passando per la storica Granfondo Via del Sale, il Nutrition & Longevity Festival, la cicloturistica Gravel del Sale e il Premio Fantini Club “I protagonisti di impresa nel mondo”.
In particolare, il format Fantini Club Live porta sulla spiaggia imprenditori, manager, amministratori pubblici, sportivi e opinion leader per discutere di turismo, benessere, innovazione e sviluppo territoriale, trasformando il beach club in un luogo permanente di produzione di contenuti. Un modello che riflette una tendenza sempre più evidente: lo sport non rappresenta più soltanto una pratica ricreativa, ma una leva economica capace di generare turismo, formazione, relazioni, innovazione e sviluppo locale.
Vincenzo Petraglia
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