Crisi a Ceuta, le vere ragioni. Algeri, il nodo Sahara Occidentale e la mano (in)visibile di Trump


Perché l’invasione migranti a Ceuta? Da Algeri a Trump e al nodo Sahara Occidentale i punti chiave per capire

di John A. Smith – Fonte: Il Messaggero 

Non c’è una sola causa dietro la crisi di Ceuta. La scintilla immediata è stata una sentenza spagnola sui respingimenti in mare, rilanciata sui social come la possibilità di entrare senza essere rimandati subito indietro. Ma un movimento di queste dimensioni difficilmente sarebbe stato possibile senza un improvviso indebolimento dei controlli sul lato marocchino. Sullo sfondo pesano il Sahara Occidentale, il riavvicinamento tra Madrid e Algeri e il sostegno politico garantito da Donald Trump alle rivendicazioni territoriali di Rabat. Le cifre iniziali di 1.500-2.000 arrivi sono state rapidamente superate: il ministero dell’Interno spagnolo ha stimato circa 50mila ingressi tra giovedì e venerdì, mentre il governo locale di Ceuta ha parlato di un numero ancora superiore. Molti migranti hanno poi iniziato a rientrare volontariamente in Marocco. I dati, compreso quello delle vittime, restano in continuo aggiornamento.

1. Che cosa ha provocato l’arrivo improvviso di migliaia di migranti?
La miccia è stata probabilmente la sentenza con cui il Tribunal Supremo spagnolo ha stabilito che i cosiddetti respingimenti “a caldo” non possono essere applicati automaticamente alle persone intercettate in mare mentre cercano di raggiungere a nuoto Ceuta o Melilla.

La norma speciale prevista per le due enclave consente infatti il respingimento immediato di chi supera materialmente le strutture di contenimento della frontiera, come le recinzioni. Secondo i giudici, però, telecamere, sensori e droni utilizzati in mare sono strumenti di sorveglianza, non barriere fisiche. Chi viene fermato in acqua deve quindi essere identificato e sottoposto alle procedure previste dalla legge, compresa la possibilità di chiedere protezione internazionale. La decisione non attribuisce un diritto a restare in Spagna, né impedisce una successiva espulsione. Tuttavia, attraverso social network e canali informali, il suo significato sarebbe stato semplificato fino a trasformarsi nel messaggio: “Chi arriva a nuoto non può essere rimandato indietro”. Madrid accusa le reti di trafficanti di aver sfruttato questa interpretazione per spingere migliaia di giovani verso la frontiera. Va inoltre chiarito che entrare a Ceuta non significa poter raggiungere liberamente la Spagna continentale o il resto d’Europa. L’enclave è sottoposta a un regime particolare: per imbarcarsi verso la penisola iberica sono previsti controlli dei documenti e dell’identità.


2. Il Marocco ha deliberatamente allentato i controlli?
Non esiste, al momento, una prova pubblica che Rabat abbia ordinato di aprire la frontiera. Il governo Sánchez continua anzi a parlare di collaborazione con il Marocco e attribuisce formalmente la crisi alle organizzazioni criminali e alla diffusione di informazioni ingannevoli. Resta però una domanda centrale: come hanno potuto decine di migliaia di persone raggiungere contemporaneamente Ceuta, attraversando a piedi la frontiera o aggirando a nuoto il frangiflutti del Tarajal? Fonti governative e di intelligence citate dalla stampa spagnola riferiscono che i controlli marocchini si erano progressivamente ridotti nei giorni precedenti e che, nelle ore decisive, i gendarmi sarebbero scomparsi da alcuni tratti della frontiera. Solo successivamente le forze marocchine sono tornate a intervenire con reparti antisommossa, idranti e lacrimogeni. Il precedente del 2021 alimenta inevitabilmente i sospetti. In quell’occasione Madrid aveva accolto segretamente in ospedale Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario, gravemente malato di Covid. Rabat reagì con durezza e allentò i controlli: in pochi giorni almeno 8mila persone entrarono a Ceuta. La pressione cessò quando la crisi diplomatica iniziò a ricomporsi. Quell’episodio è stato spesso definito un caso di “migrazione usata come arma”: non la creazione dei flussi, ma il loro controllo selettivo per esercitare pressione su un altro Stato. Anche oggi questa è una delle interpretazioni più accreditate, ma rimane un’ipotesi politica, non un fatto dimostrato.

3. Che cosa c’entrano l’Algeria e il Sahara Occidentale?
Il possibile movente geopolitico riguarda il difficile equilibrio che la Spagna cerca di mantenere tra Marocco e Algeria, le due potenze rivali del Maghreb. Il 20 luglio Pedro Sánchez è tornato ad Algeri per ricostruire i rapporti deterioratisi nel 2022. L’Algeria è un fornitore strategico di gas per la Spagna ed è il principale sostenitore del Fronte Polisario, che rivendica l’indipendenza del Sahara Occidentale. Il Marocco, invece, considera quel territorio parte integrante del regno e propone soltanto un’autonomia sotto la sovranità di Rabat. Nel 2022 Sánchez aveva abbandonato la tradizionale posizione di equilibrio della Spagna e aveva riconosciuto il piano marocchino come la soluzione più credibile alla disputa. La scelta contribuì a normalizzare i rapporti con Rabat, ma provocò una grave rottura con Algeri. La recente visita di Sánchez in Algeria potrebbe quindi essere stata percepita dal Marocco come un tentativo di riequilibrare nuovamente la politica spagnola. A questo si aggiunge il progetto discusso a Madrid per concedere la cittadinanza spagnola ai saharawi nati quando il Sahara Occidentale era ancora amministrato dalla Spagna e ai loro discendenti. Anche questa iniziativa può essere letta da Rabat come un rafforzamento del legame politico e storico tra Madrid e il popolo saharawi. Nessuno di questi elementi dimostra che il Marocco abbia organizzato l’ondata migratoria. Spiegano però perché la crisi sia stata immediatamente interpretata anche come un messaggio indirizzato al governo spagnolo.

4. Qual è il ruolo di Donald Trump?
Trump non risulta coinvolto operativamente nell’apertura della frontiera. Il suo ruolo è soprattutto geopolitico e politico. Nel dicembre 2020, durante il suo primo mandato, Trump riconobbe ufficialmente la sovranità marocchina sull’intero Sahara Occidentale. In cambio, il Marocco normalizzò le relazioni con Israele entrando negli Accordi di Abramo. La decisione rappresentò una rottura con la precedente linea statunitense e uno dei maggiori successi diplomatici ottenuti da Rabat. La seconda amministrazione Trump ha confermato quella posizione. Proprio alla vigilia della crisi, il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito il riconoscimento americano della sovranità marocchina sul Sahara. Questo sostegno rafforza il peso negoziale di Rabat nei confronti della Spagna, dell’Unione europea e dell’Algeria. Trump e la Casa Bianca hanno inoltre trasformato le immagini di Ceuta in un’arma contro Sánchez. Washington ha accusato il governo spagnolo di favorire l’immigrazione di massa, mentre Trump ha indicato la crisi come un avvertimento per gli Stati Uniti e per l’Europa. Si tratta però di una lettura ideologica della vicenda, non della prova di una regia americana. In sintesi, la sentenza sui respingimenti ha probabilmente acceso la miccia; l’indebolimento dei controlli marocchini ha permesso che l’ondata assumesse dimensioni eccezionali; il dossier Sahara-Algeria può spiegare un eventuale messaggio politico di Rabat. Trump non è il responsabile diretto della crisi, ma il suo sostegno al Marocco ha modificato gli equilibri regionali e oggi offre a Rabat una sponda diplomatica decisiva.


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