Il Consiglio affonda ma la città va avanti: la politica perde, i cantieri no

Alcune giornate nascono destinate a lasciare un segno: in positivo o in negativo. Non perché si approvino chissà quali provvedimenti ma perché a volte certificano il punto più alto o più basso raggiunto dalle istituzioni. Quello di ieri entrerà negli archivi della politica del capoluogo come il giorno in cui è stato mortificato il ruolo del Consiglio Comunale di Frosinone. Ed in cui il Consiglio è riuscito al tempo stesso a mantenere il suo passo di marcia, approvando i provvedimento fondamentali per il futuro, indifferente al caos politico che gli sta intorno.

Se si scindono politica ed amministrazione è stato il giorno in cui si sono celebrati, definitivamente, i funerali dei Partiti nel Capoluogo. Dopo il rito, sono state disperse anche le ceneri in mare. La pira è stata la massima assise cittadina. (Leggi qui: Frosinone, il Consiglio non elegge il presidente: doppia fumata nera).

Alla città è stata consegnata l’immagine peggiore possibile: un’aula drammaticamente incapace di trovare una sintesi sulla figura che dovrebbe rappresentare tutti i consiglieri comunali, maggioranza e opposizione. Il presidente del Consiglio, al di là della grammatica politica non scritta, non è un capo corrente né il comandante di una fazione: è il garante dell’assemblea. Eppure proprio su questa figura — «ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare» — l’aula si è trasformata in un campo di battaglia permanente, in un tutti contro tutti a tratti imbarazzante.

Quattro ore di resa dei conti

Il sindaco Riccardo Mastrangeli con l’assessore Sulli

L’ultimo atto sono le dimissioni rassegnate nel pomeriggio dall’assessore alla Polizia Locale Massimo Sulli: incolpevole vittima delle macerie che nelle settimane scorse hanno portato alla disgregazione del suo gruppo politico di riferimento. E della successiva riaggregazione finalizzata a tirare per la giacca il sindaco. «Ringrazio Massimo Sulli per la collaborazione, la disponibilità e il senso di responsabilità dimostrati» ha dichiarato nel pomeriggio il sindaco Mastrangeli».

La sensazione, osservando le quattro ore di dibattito, è stata quella di assistere non a un confronto politico tra consiglieri ma a una lunga resa dei conti. E non finisce qui. Sia all’interno di una maggioranza (che ormai di maggioranza conserva soltanto il nome e non i tratti caratteristici numerici né politici) sia dentro le opposizioni: dove le distanze tra PD e PSI, ma anche tra Forza Italia e Lista Mastrangeli, appaiono ormai più profonde del tunnel della metro C di Roma.

È una fotografia politica difficile da interpretare persino per la professoressa Patrizia Catellani, forse la figura più autorevole in Italia in tema di psicologia politica. Specialmente considerando l’ulteriore paradosso che mancano dieci mesi alle prossime elezioni. I consiglieri che ieri avrebbero dovuto difendere almeno l’impianto istituzionale, ripristinando il normale funzionamento dell’organismo di garanzia, hanno preferito giocare alla battaglia navale, provando ad affondare tutto quello che portava la bandiera del nemico-alleato. Hanno giocato tutti una partita nella partita: ufficialmente si parlava di Presidente del Consiglio ma tra le righe si leggevano nuovi assetti, nuove coalizioni, nuove prospettive in vista delle prossime elezioni Comunali. E di quelle politiche.

L’unicum italiano: 2 mesi senza presidente

Il caso Frosinone costituisce, a memoria d’uomo, un unicum italiano: dopo due mesi mancano ancora sia il garante dei lavori d’aula che l’Ufficio di Presidenza. Vale la pena ricordare che per eleggere Papa Leone XIV sono serviti due giorni e quattro scrutini.

(Foto © IchnusaPapers)

Il quadro che emerge va dunque ben oltre le semplici dinamiche d’aula: è il sintomo di un’atrofia politica ormai avanzata. Vale per entrambi gli schieramenti. Tutte le fratture già esistenti, ieri si sono ulteriormente allargate.

Tra coloro che dicono di sostenere Mastrangeli la linea di confine è ormai chiarissima: da una parte LegaFratelli d’ItaliaLista OttavianiIdentità Frusinate e Polo Civico. Dall’altra, la Lista per Frosinone del vicesindaco Antonio Scaccia e Mani Libere di Ferrara e Crescenzi. Due rette parallele che, almeno sulla vicenda del Presidente del Consiglio, rischiano di non incontrarsi mai. E l’anno prossimo si vota.

Se l’Aula è nel caos, Mastrangeli tira dritto

Ma se Sparta piange, Atene certamente non ride. Anche l’opposizione ha offerto uno spettacolo di pari debolezza. La distanza politica tra Partito Democratico e Partito Socialista appare oggi ancora più marcata. A pochi mesi dalle elezioni, dovrebbe far tremare i polsi agli elettori di centrosinistra. «Sinistri» presagi per il risultato del 2027.

In parallelo, continua il percorso autonomo dei consiglieri dissidenti guidati da Pasquale Cirillo e Anselmo Pizzutelli, ormai protagonisti di una partita tutta loro.

Il dato oggettivo è che ieri è stata fatta passare in secondo piano ogni discussione sulla visione della città, sullo sviluppo del capoluogo o sui servizi ai cittadini. Si è combattuta una guerra trasversale, esclusivamente di posizione, unicamente per preparare il terreno ai prossimi appuntamenti elettorali. Il problema non è più il nome del Presidente del Consiglio. Il tema è politico.

Eppure, ieri il Consiglio Comunale di Frosinone ha approvato due importanti deliberazioni che rappresentano un ulteriore passo in avanti nella realizzazione del nuovo modello di mobilità sostenibile previsto dal programma di governo dell’Amministrazione Mastrangeli. Le deliberazioni riguardano l’approvazione dei Progetti di Fattibilità Tecnico-Economica relativi ai nuovi parcheggi di interscambio di via Maria e dell’area ex AGIP di via Licinio Refice, due infrastrutture strategiche finanziate attraverso le risorse europee conseguite dall’Amministrazione nell’ambito della programmazione dedicata alla mobilità sostenibile.

Una città che continua a progettare

Sta proprio qui il paradosso di una città come Frosinone. Con un Consiglio Comunale incapace di trovare una sintesi su un nome che dovrebbe garantire tutti. E con un sindaco che riesce a passare tra due gocce d’acqua evitando di farsi bagnare. Il risultato, all’atto pratico, è quello di un’Aula nel pantano ed una città che nonostante questo marcia spedita verso nuovi investimenti complessivi per oltre 2,3 milioni di euro, che consentiranno di realizzare moderne aree di sosta destinate a diventare nodi fondamentali del sistema della mobilità cittadina.

Riccardo Mastrangeli (Foto © Stefano Strani)

Non a caso, il sindaco Riccardo Mastrangeli non ha speso una sola parola sulle diatribe politiche in corso. Ma ha commentato quello che nonostante tutto l’amministrazione è riuscita a costruire: «Compiamo un altro passo concreto verso la Frosinone che avevamo immaginato e inserito nel nostro programma amministrativo. La mobilità sostenibile non è uno slogan, ma un insieme di opere che, una dopo l’altra, stanno cambiando il modo di vivere e di muoversi nella nostra città».

L’obiettivo è costruire una rete di parcheggi di interscambio collocati nei principali punti di accesso al capoluogo, consentendo a chi arriva da fuori città di lasciare l’automobile e proseguire il proprio percorso utilizzando il trasporto pubblico locale o, nel caso dell’area ex AGIP, anche il servizio ferroviario.

Il parcheggio di via Maria sarà il punto di riferimento per tutti i veicoli provenienti dal quadrante nord-occidentale del territorio, da Sora, Veroli, Boville Ernica, Monte San Giovanni Campano e dalle aree limitrofe. Qui gli automobilisti potranno lasciare l’auto e raggiungere rapidamente il centro cittadino grazie all’integrazione con il nuovo sistema del trasporto pubblico. Il parcheggio dell’area ex AGIP di via Licinio Refice, invece, assumerà una duplice funzione strategica. Da una parte costituirà una grande area di interscambio per chi proviene dal versante sud della città e vuole evitare di entrare con l’automobile nelle aree centrali; dall’altra rappresenterà un servizio fondamentale per i pendolari che ogni giorno utilizzano la stazione ferroviaria di Frosinone, rafforzando il ruolo dello Scalo come principale hub della mobilità provinciale.

La riflessione che non si può più rinviare

«Stiamo rispettando gli impegni assunti con i cittadini» dice Mastrangeli. «Le risorse che siamo riusciti ad ottenere attraverso la programmazione europea ci consentono di trasformare in realtà una visione di città moderna, sostenibile e competitiva». Non aggiunge: nonostante l’Aula.

Il municipio di Frosinone (Foto © Antonio Limonciello)

Il sindaco Riccardo Mastrangeli (che continua a restare in piedi nel mezzo di una guerra che rischia solo di logorarlo) è consapevole di disporre di uno strumento previsto dal Testo Unico degli Enti Locali: rassegnare le dimissioni e utilizzare i venti giorni concessi dalla legge per verificare se esistano davvero le condizioni politiche per arrivare alla conclusione naturale della consiliatura. Non lo farà, fino a quando continuerà a voler tenere fede al patto elettorale con i cittadini. E fino a quando sarà chiaro che lui, con la gazzarra dell’Aula, ha ben poco da spartire.

Non lo farà fino a quando sarà chiaro che i Consigli Comunali possono attraversare crisi politiche, cambiare maggioranze, vivere momenti di tensione. Ciò che non dovrebbero mai perdere è la propria autorevolezza. Ieri, a Frosinone, quell’autorevolezza è uscita dall’aula in silenzio. E non è più rientrata. Mentre il sindaco continuava a portare avanti i progetti.

La foto AI: Iannarilli all’attacco sul sit-in mai esistito

A rendere il quadro ancora più surreale, in queste ore è arrivata la durissima presa di posizione del consigliere della Lega Dino Iannarilli«Apprendiamo con sconcerto la diffusione di una fotografia generata con l’intelligenza artificiale per rappresentare un presunto sit-in contro il BRT che, nei fatti, non è mai esistito»Iannarilli punta il mirino verso l’opposizione di centrosinistra: «Colpisce l’atteggiamento di quella sinistra che quotidianamente impartisce lezioni di trasparenza e legalità, salvo poi ricorrere a fotografie false, manifestazioni inventate e rappresentazioni artificiose della realtà quando si tratta di colpire il sindaco Mastrangeli e la maggioranza. Se le ragioni fossero così forti, non ci sarebbe bisogno di inventare la realtà».


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