Oggi a San Vito “Il Paradiso Salvato”, il docufilm che racconta la battaglia in difesa della costa trapanese


Quello che oggi appare come uno degli angoli più suggestivi della Sicilia avrebbe potuto avere un volto completamente diverso. Al posto delle acque turchesi della Baia di Macari, delle scogliere che si affacciano sul mare e della spiaggia del Bue Marino, considerata tra le più belle d’Italia, avrebbero potuto sorgere ciminiere, serbatoi industriali e infrastrutture petrolchimiche. È questa la vicenda che racconta “Il Paradiso Salvato”, il docufilm d’inchiesta realizzato dai giornalisti Nicola Biondo e Giacomo Di Girolamo 

(direttore di Tp24), che sarà proiettato questa mattina, venerdì 5 giugno, alle 9.30, al Teatro Comunale di San Vito Lo Capo.

L’iniziativa, promossa dal Comune di San Vito Lo Capo e patrocinata dallo stesso Comune sanvitese assieme a Custonaci e al Libero Consorzio Comunale di Trapani e organizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, rappresenta molto più di una semplice proiezione cinematografica. È un’occasione per riflettere su una delle più significative battaglie ambientali della storia siciliana e sul valore delle scelte che hanno contribuito a preservare un patrimonio naturalistico oggi riconosciuto a livello internazionale.

 

Quando il Golfo di Macari rischiò di diventare un polo petrolchimico

La storia riportata alla luce dal documentario affonda le proprie radici nei primi anni Settanta, in una fase storica in cui l’industrializzazione veniva considerata la strada principale per lo sviluppo economico del Mezzogiorno. In quel contesto il gruppo petrolifero ISAB presentò un progetto ambizioso: realizzare nel Golfo di Macari una grande raffineria da 14 milioni di tonnellate annue, con un investimento di circa 50 miliardi di lire.

Per molti quell’impianto rappresentava una promessa di modernità e occupazione. Tuttavia, dietro le prospettive di sviluppo si nascondevano conseguenze potenzialmente irreversibili per il territorio. La costa compresa tra Castelluzzo, Macari, Monte Cofano e San Vito Lo Capo avrebbe subito una trasformazione radicale, perdendo gran parte delle caratteristiche ambientali che oggi ne costituiscono la principale ricchezza.

Il documentario mette in evidenza come i benefici occupazionali previsti fossero relativamente limitati rispetto ai rischi. Le stime dell’epoca parlavano infatti di appena 250-300 posti di lavoro diretti, a fronte della possibile compromissione di un sistema economico già esistente e consolidato, fondato sulla pesca, sulle saline e sulle tonnare storiche della Sicilia occidentale.

 

La mobilitazione che cambiò la storia

“Il Paradiso Salvato” racconta il percorso di una mobilitazione che coinvolse cittadini, amministratori, studiosi e rappresentanti politici di diverse appartenenze. Una battaglia che, riletta oggi, appare sorprendentemente moderna perché anticipò di decenni temi come la sostenibilità ambientale, la tutela del paesaggio e il rapporto tra sviluppo economico e conservazione delle risorse naturali.

Attraverso documenti inediti, immagini d’archivio e testimonianze dirette, il film ricostruisce le fasi di un confronto che contribuì a cambiare il modo di pensare il futuro della Sicilia occidentale. Al centro della vicenda emerge la figura dell’assessore regionale Vincenzo Occhipinti, considerato uno dei protagonisti della battaglia contro il progetto petrolchimico e promotore di una visione alternativa dello sviluppo, basata sulla valorizzazione del territorio anziché sul suo sfruttamento industriale.

Fu proprio in quegli anni che iniziò a prendere forma una nuova consapevolezza collettiva: il paesaggio non era soltanto uno sfondo naturale, ma una risorsa economica e culturale da proteggere.

 

 

 Il voto dell’Ars che segnò una svolta

Uno dei momenti più significativi della vicenda è rappresentato dalla seduta dell’Assemblea Regionale Siciliana del 30 novembre 1970. Dopo settimane di confronto e di mobilitazione popolare, tutte le forze politiche presenti in Parlamento regionale decisero di sostenere un ordine del giorno unitario che impegnava il Governo siciliano a impedire la realizzazione di raffinerie e nuovi impianti industriali nelle aree a vocazione turistica.

Fu una scelta storica e per certi versi rivoluzionaria per l’epoca. Comunisti, democristiani, socialisti, liberali e rappresentanti delle altre forze politiche trovarono un terreno comune nella difesa del territorio. Quel voto sancì definitivamente il tramonto del progetto industriale di Macari e dimostrò che la tutela dell’ambiente poteva diventare un valore condiviso, capace di superare le divisioni ideologiche.

A distanza di oltre mezzo secolo, gli effetti di quella decisione sono sotto gli occhi di tutti. Le località che allora rischiavano di essere industrializzate sono oggi tra le mete turistiche più apprezzate della Sicilia e rappresentano un modello di valorizzazione del patrimonio paesaggistico.

 

Dallo Zingaro alle nuove sfide del presente

Il documentario non si limita a raccontare il passato. Nella narrazione trovano spazio anche le conseguenze di quella stagione di impegno civile, a partire dalla nascita della Riserva Naturale dello Zingaro, considerata una delle conquiste più importanti del movimento ambientalista siciliano.

Secondo gli autori, il filo che lega la battaglia contro la raffineria di Macari alla creazione dello Zingaro è rappresentato dalla stessa idea di fondo: il territorio non come bene da consumare, ma come patrimonio da custodire e tramandare alle generazioni future.

Il racconto si spinge inoltre fino ai giorni nostri, affrontando le nuove questioni che interessano la costa trapanese e interrogandosi sul delicato equilibrio tra sviluppo turistico e tutela ambientale. Una riflessione che ruota attorno a una domanda tanto semplice quanto attuale: un paradiso salvato una volta può essere messo nuovamente a rischio?

 

 

 

 

Un progetto che guarda alle nuove generazioni

La proiezione di domani vedrà la partecipazione delle scuole del territorio insieme alle istituzioni locali e ai rappresentanti degli enti patrocinatori. Una scelta che sottolinea la volontà di trasformare la memoria storica in uno strumento educativo, capace di coinvolgere le nuove generazioni sui temi della cittadinanza attiva e della salvaguardia ambientale.

L’appuntamento di San Vito Lo Capo rappresenta inoltre il primo tassello di un più ampio progetto giornalistico promosso dall’Associazione Network, che proseguirà nei prossimi mesi con ulteriori proiezioni, incontri pubblici, conferenze e un podcast dedicato alla vicenda.

La storia raccontata da “Il Paradiso Salvato” non riguarda soltanto il passato della Sicilia occidentale. È il racconto di una comunità che, in un momento decisivo, scelse di difendere la propria identità e il proprio paesaggio. Una scelta che oggi permette a residenti e visitatori di ammirare uno dei tratti di costa più affascinanti del Mediterraneo e che continua a offrire spunti di riflessione sul futuro di un territorio chiamato ancora una volta a conciliare sviluppo, turismo e tutela dell’ambiente.




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