Cosenza. Giustizia per Momo. Vi spiego chi sono gli alti ufficiali dell’Arma che hanno coperto per anni Luca Restaneo



Buongiorno a tutti. Questa lettera che abbiamo ricevuto in forma anonima arriva senza dubbio dall’interno dell’Arma dei carabinieri. La pubblichiamo nella speranza che induca anche altri servitori onesti dello stato a denunciare quanto accade e a determinare i sacrosanti provvedimenti disciplinari nei confronti di chi ha voluto vestire i panni del carnefice di un ragazzo che era pieno di vita e che non meritava di morire.

Buongiorno, signor Gabriele.

Premetto che per me è un onore conferire con lei. Non dirò il mio nome, preferisco rimanere nell’anonimato perché quello che le sto scrivendo riguarda notizie molto riservate. La prego di dare piena credibilità a tutto ciò che le sto riferendo, poiché è frutto della pura verità e non di fandonie.

Mi riferisco al vice brigadiere Luca Restaneo, che è sempre stato protetto dalla massoneria interna dell’Arma dei carabinieri di Cosenza. Ha prestato servizio per diversi anni all’interno della Compagnia di Rende, dove seminava terrore. Per far parlare le persone fermate, addirittura all’interno della caserma, le picchiava e gli metteva una busta in testa per impedirgli di respirare, affinché facessero i nomi di persone coinvolte nelle vicende per come voleva lui.

Lo stesso Restaneo ha fatto diversi danni anche quando era a Paola e, per questo, è stato anche sospeso. Alla Compagnia di Rende gli hanno bruciato due macchine e lo volevano ammazzare perché, dopo avere stretto patti e accordi inconfessabili con i clan dominanti, è riuscito a far andare in bestia anche loro… L’Arma dei Carabinieri, per questioni di sicurezza, avrebbe dovuto mandarlo fuori regione; invece lo ha mandato a Cosenza con tanto di alloggio di servizio… e non riporto per carità di patria quanto mi hanno riferito accadesse all’interno di quelle quattro mura…

È stato mandato al Reparto Operativo Radiomobile, dapprima negli uffici, dove ha continuato a fare tanti danni, numerosi abusi e accessi illeciti alle banche dati. Nonostante ciò, è sempre stato coperto dal colonnello Spoto e dal tenente colonnello Piscopo, che lo hanno sempre protetto fino alla fine. Tempo fa ha avuto un incidente in motocicletta fuori dal Comando Provinciale di Cosenza, quando quest’ultimo era comandato dal colonnello Spoto. Nella caduta, la motocicletta si è distrutta, lui è rimasto ferito e gli sono cadute due pistole: una d’ordinanza e l’altra che non poteva detenere, configurando quindi un porto abusivo di arma. Un maresciallo ha scritto tutto quello che era accaduto e anche diversi colleghi hanno riferito i fatti, ma, nonostante ciò, è stato ancora coperto dal colonnello Spoto e dal tenente colonnello Piscopo. Nonostante fosse impiegato negli uffici, è stato mandato alla Radiomobile dal colonnello Spoto, il quale se n’è completamente fregato del suo stato mentale. Pur conoscendo la persona che era e, al solo scopo di fare favori interni tra lui e il colonnello Ottaviani, lo ha destinato alla Radiomobile, ben consapevole che avrebbe combinato danni.

Ma il colonnello Spoto per usare un eufemismo non era certo un “modello” e copriva ogni atto contrario alla Costituzione che veniva posto in essere a Cosenza da parte dell’Arma dei carabinieri. All’interno della Compagnia di Cosenza, comandata dal tenente colonnello Quarta, ha continuato a fare danni e anche il tenente colonnello Quarta lo ha sempre coperto. Diversi colleghi, nel corso degli anni, si sono lamentati e, nonostante ciò, il colonnello Quarta ha sempre dato in testa a tutti i colleghi senza mai allontanare Luca Restaneo. Lo stesso ha fatto il luogotenente Alessandro Italiano, attuale capo del Norm, che, nonostante numerosi colleghi della Radiomobile si siano recati da lui per denunciarlo ha sempre coperto Luca Restaneo e, addirittura, per ricambiare i favori che quest’ultimo gli faceva, ha fatto trasferire altri colleghi scrivendo relazioni a loro carico.

Alla fine, ci sono colleghi onesti che hanno fatto parte della Radiomobile e della Compagnia di Cosenza che se ne sono andati con denunce e con trasferimenti. Tutto questo per coprire Luca Restaneo. Questo soggetto ha sempre picchiato le persone per strada. Tormentava chiunque pur di farsi rispettare e il suo stato mentale era alterato anche dal consumo di quelle stesse sostanze stupefacenti che sequestrava…. In cambio, lui copriva quelle famiglie: non è certo un mistero.

Luca Restaneo ha sempre portato con sé una seconda pistola anche quando non poteva farlo, sostenendo di essere titolare del porto d’armi necessario per portarla al seguito, ma in realtà non lo ha mai avuto e la parte sana dell’Arma lo sa perfettamente. Ha sempre frequentato delinquenti e ha partecipato anche a un summit avvenuto a San Lucido quando gli esponenti dei clan dominanti sono usciti dal carcere dopo essere stati arrestati nell’ambito delle operazioni “Rinascita Scott” e “Reset”.

Ragion per cui Luca Restaneo ha sempre imposto con violenza la propria legge e ha sempre agito secondo le proprie regole. E tutto questo sotto gli occhi vigili del luogotenente Alessandro Italiano, comandante attuale della Radiomobile, del tenente colonnello Quarta, ex comandante della Compagnia di Cosenza, del colonnello Agatino Spoto, ex comandante del Comando Provinciale di Cosenza, e del tenente colonnello Piscopo, comandante attuale del Reparto Operativo di Cosenza. Tutti questi personaggi hanno sostenuto e coperto Luca Restaneo. Tutti questi personaggi hanno fatto sì che avvenisse tutto ciò che, ad oggi, è accaduto, perché gli hanno sempre dato una spalla forte, consentendogli di continuare a delinquere. Ancora oggi tutti tacciono e fanno carriera. Tant’è vero che il colonnello Spoto è diventato generale; il tenente colonnello Quarta, durante la carriera, è passato da maggiore a tenente colonnello; il luogotenente Alessandro Italiano è passato da luogotenente a luogotenente in carica speciale; e il maggiore Piscopo è passato da maggiore a tenente colonnello. Loro hanno fatto carriera, Luca Restaneo ha fatto i propri comodi e quel ragazzo di venticinque anni è morto mentre era nelle sue mani. E tante altre persone, a Cosenza, sono state picchiate a sangue e arrestate grazie a Luca Restaneo e grazie ai suoi superiori, attuali e passati. Del resto, voi stessi avete pubblicato le eloquenti testimonianze di chi ha avuto a che fare con lui. Spero che anche grazie a quanto sto scrivendo, l’Arma dei carabinieri possa finalmente fare pulizia. (Lettera firmata)


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