L’ultimo Consiglio comunale andato in scena l’altra sera a Frosinone ha restituito una istantanea fin troppo nitida sullo stato di salute dell’Aula consiliare. Sono emersi vari messaggi politici con una chiarezza superiore a quella che avrebbe avuto una dichiarazione ufficiale o una nota firmata sotto un foglio di carta intestata. (Leggi qui: Frosinone, il Consiglio non elegge il presidente: doppia fumata nera. E qui: Il Consiglio affonda ma la città va avanti: la politica perde, i cantieri no).
Un primo elemento ormai appare difficilmente contestabile: la maggioranza a disposizione del sindaco Riccardo Mastrangeli è un gruppo di Consiglieri Comunali che conserva il titolo di “maggioranza“, solo sulla carta: sul piano numerico e soprattutto su quello politico vive di convergenze occasionali tra Consiglieri che, a volte, votano allo stesso modo. Una coincidenza, più che una coalizione strutturata.
Una sommatoria di comportamenti che, di volta in volta, produce una maggioranza buona solo per approvare delibere di “sopravvivenza”. Ma che sulla elezione del Presidente del Consiglio Comunale finisce per spaccarsi in due blocchi contrapposti e agguerriti, come le tifoserie di Frosinone e Latina ai tempi della Serie D.
Se Atene piange Sparta non ride
Se la maggioranza nominale continua a mostrare tutte le proprie fragilità, anche l’opposizione esce dallo scorso Consiglio con molti dubbi e ben poche certezze. Il passaggio sulla presidenza dell’Aula ha rappresentato il momento politicamente più significativo dell’intera seduta ed ha evidenziato in maniera plastica, sia la distanza siderale tra il PSI e il PD. Sia la corsa in splendida solitudine che sta facendo nel corso di questa consiliatura, il capo gruppo dei socialisti Vincenzo Iacovissi. E che si appresta, probabilmente con altrettanta autonomia, ad affrontare anche la prossima campagna elettorale per le comunali del prossimo anno.
Nel corso della surreale bagarre su chi dovesse presiedere i lavori del Consiglio, Iacovissi ha presentato una mozione per affidare temporaneamente la presidenza dell’Aula al consigliere anziano Angelo Pizzutelli, del PD. Una mossa che ha testimoniato straordinaria lucidità amministrativa da parte di Iacovissi, che ha confermato di essere un profondo conoscitore dei regolamenti e delle dinamiche consiliari. Dal punto di vista politico però il risultato della votazione della sua mozione è stato impietoso. Fotografato da un consenso inesistente.
La mozione ha raccolto un solo voto: il suo.
La solitudine di Iacovissi
Nessuno, tra maggioranza e opposizione, lo ha seguito, nemmeno il PD, che pure avrebbe dovuto essere il beneficiario diretto della sua proposta.
Ma c’è un particolare che forse racconta ancora meglio il paradosso. Iacovissi non aveva indicato un consigliere qualsiasi. Aveva proposto il capogruppo del Partito Democratico. Eppure nemmeno su questa indicazione Iacovissi è riuscito a portarsi dietro l’intero gruppo Dem (che a sua volta ha rischiato la spaccatura interna). Un segnale chiaro: se non c’è intesa neppure sull’elezione di una propria figura d’area a garanzia dell’Aula, figuriamoci quale possa essere il livello di convergenza il prossimo anno su tematiche ben più complesse e programmatiche.
Una crepa politica tra PD e PSI che, con le elezioni comunali alle porte, rischia di trasformarsi in una voragine. La questione riguarda certamente il Partito Democratico, che nell’occasione ha dato l’impressione di una coesione non granitica, testimoniata da un vivace scambio di vedute tra i Consiglieri Fabrizio Cristofari e Norberto Venturi. Ma riguarda, forse ancora di più, il Partito Socialista.
La differenza tra teoria e realtà
Iacovissi si è candidato da tempo, legittimamente, a fare il sindaco di Frosinone. Ambizione comprensibile, curriculum solido, competenze amministrative ed esperienza politica da vendere. Ma dopo le aspirazioni personali e del Partito arriva il momento di fare i conti con la realtà: decidere se, tra qualche mese, si vuole fare semplice testimonianza oppure provare veramente a vincere le elezioni comunali. Tra l’ambizione personale e la conquista del governo di Palazzo Munari esiste un passaggio obbligato: la costruzione del consenso. Il più ampio possibile.
Quella di Iacovissi, invece, rischia di rivelarsi una brillante corsa in solitaria. Una marcia che probabilmente raccoglierà consensi d’opinione e un bel risultato percentuale personale ma che difficilmente gli consentirà di indossare la fascia tricolore del primo cittadino di Frosinone.
Ricorrendo a un’efficace metafora calcistica, la figura di Vincenzo Iacovissi ricorda, per certi versi, Antonio Cassano. Un calciatore dotato di un talento cristallino e di una tecnica eccezionale, capace di giocate d’alta scuola e intuizioni geniali che pochi altri vedevano. Ma anche un giocatore che spesso interpretava la partita come un palcoscenico personale, risultando talvolta poco funzionale agli equilibri complessivi della squadra.
Mutatis mutandis, Iacovissi possiede competenze amministrative, esperienza politica e padronanza della macchina comunale da vendere. Ma la scelta di correre costantemente da solo, rischia di condannarlo all’irrilevanza strategica: e in politica come nello sport, da soli non si va lontano. Come scriveva il politologo francese Maurice Duverger: «In politica la brillantezza dell’individuo non sostituisce mai la solidità della struttura: le grandi battaglie non si vincono con i duelli dei campioni, ma con la tenuta delle falangi».
Il talento e la capacità
Con chi aveva concordato quella mossa Vincenzo Iacovissi? Chiaramente con nessuno. Se – per assurdo – avesse concordato la sua proposta con il Gruppo del Pd è chiaro che con il loro voto contrario i 3 Dem lo hanno lasciato solo. Il che renderebbe ancora più catastrofica la situazione in vista di una ipotetica coalizione progressista da costruire in vista delle prossime Comunali.
Le comunali di Frosinone non premiano soltanto la qualità del candidato sindaco, pur importante. Premiano anche la capacità di mettere insieme mondi diversi. Di federare. Di convincere. Di costruire ponti. In altre parole: di trasformare il consenso personale in un consenso collettivo.
Proseguendo su questa traiettoria individuale, Iacovissi ha appena lanciato l’iniziativa a sostegno della sua candidatura a Sindaco, la piattaforma “Le Primarie delle Idee”, spiegando che «Abbiamo scelto di scrivere il nostro programma elettorale direttamente con i cittadini di Frosinone, per dare loro voce e consentire di incidere concretamente nelle proposte di cambiamento della città. Dal primo agosto tutti potranno partecipare online alle primarie delle idee, esprimendo opinioni e proposte su come rendere Frosinone un vero capoluogo di provincia. In autunno la consultazione si sposterà anche nelle principali piazze della città, dove potremo incontrarci di persona per confrontarci e raccogliere suggerimenti».
Il peccato originale
Si tratta senza alcun dubbio di uno strumento di partecipazione stimolante, peraltro da sempre appartenente al bagaglio culturale della sinistra. Rilanciato ad aprile scorso anche da Matteo Renzi. Ma, ancora una volta, l’operazione soffre del medesimo peccato originale: si tratta dell’ennesima iniziativa individuale e non del frutto di un percorso condiviso con l’intero centrosinistra.
Non sono le primarie delle idee della coalizione, nè il progetto del ‘campo largo”, o qualcosa che almeno gli somigli. Si tratta di una brillante iniziativa del candidato sindaco di un singolo Partito.
Quando la politica si declina sempre al singolare e mai al plurale difficilmente genera risultati positivi. L’altra sera il PD ha mostrato scarsa coesione persino sul voto al suo consigliere anziano, nel frattempo Vincenzo Iacovissi continua a correre con l’abilità del solista, ma senza un’orchestra.
E non è la stessa cosa.
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