Un Manifesto per il rinnovamento della politica sanitaria è la nuova proposta aperta a tutti, al di là delle appartenenze politiche “perché la tutela della salute non è materia di schieramento, ma fondamento della convivenza democratica”, del partito vicino alla Cei
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Insieme, fondato tra gli altri dall’economista Stefano Zamagni, in risposta al “fallimento della politica italiana, incapace di garantire ai cittadini i valori e la sostanza di una democrazia concreta”. “Il Sistema Sanitario Nazionale, nato per tutelare la salute come diritto fondamentale e interesse collettivo, è stato progressivamente indebolito da scelte miopi e da una classe politica che non riesce più ad assicurare equità, efficienza e partecipazione – si legge – L’attuale Governo registra su questo fronte una delle sue più gravi ‘debacle’, mostrando l’incapacità di affrontare la crisi del welfare e di rinnovare il patto sociale tra Stato e cittadini”. Sei i ‘chapter’ del Manifesto, leggibili in versione integrale a questo link,
incardinati intorno ad una premessa corrispondente all’articolo 32 della Costituzione: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.
A “salute e prevenzione” è intitolato il primo capitolo del documento che individuando nelle attività di prevenzione “un servizio essenziale per la salute del cittadino nel rispetto imprescindibile della libertà di scelta”, distingue “tra ciò che è dovuto per la tutela oggettiva della collettività da ciò che è personale e sottoposto al giudizio e alla scelta individuale consapevole”. Secondo il Manifesto, vanno definite nei loro obiettivi generali e finanziari a livello nazionale e attuate a livello regionale le attività di “sicurezza e coinvolgimento partecipativo dei lavoratori, quale determinante di salute; sicurezza alimentare e sanità veterinaria; ambiente naturale, clima e salute; malattie infettive prioritarie; incidenti domestici e stradali”. “Le attività di prevenzione mirata riferite a malattie croniche non trasmissibili, forme di dipendenza patologica, promozione del benessere nelle fasi dello sviluppo e dell’invecchiamento, screening di patologie specifici e per fascia di età definite nei loro obiettivi generali e finanziari a livello nazionale, sono attuate a livello regionale anche con il coinvolgimento eper il tramite delle attività della medicina territoriale con una programmazione e risorse specifiche dedicate, all’interno della relazione di cura medico-paziente”.
Ad un “Servizio Sanitario Nazionale senza discriminazioni” con “il cittadino al centro” è dedicato il secondo capitolo del documento del Partito di ispirazione cristiana autonomo e non confessionale che, guardando tra l’altro alla “implementazione della IA nei processi di diagnosi e cura” ammonisce: “non può mai costituire un obbligo per il cittadino: la sua libertà di scelta rimane diritto invalicabile; né può definire un criterio di vincolo obbligato per il professionista sanitario né per le aziende di appartenenza in grado di condizionare e subordinare la relazione di cura professionista-paziente e le scelte conseguenti”. Il partito Insieme “ritiene inoltre urgente e necessario definire priorità di azioni di cura che consentano al Servizio Sanitario Nazionale di agire a tutela dei cittadini anche in un sistema di mercato finanziario sfavorevole” dal momento che il Servizio sanitario nazionale, anche se pubblico, “non può prescindere dall’essere parte integrante dell’insieme di attività…che compongono il complesso mondo del ‘mercato della salute’ che è pienamente integrato nelle logiche della ‘economia di mercato” “per sua natura escludente e non ispirata a principi di equità”.
In quest’ottica si inserisce il terzo capitolo del Manifesto intitolato a “il primo luogo di cura: casa e contesto sociale“: In una minuziosa analisi, “Insieme sostiene con vigore che il primo luogo di cura councide con la casa e il proprio contesto sociale di vita. La Medicina Territoriale, incardinata all’interno di un rapporto di cura fiduciario e libero tra professionisti sanitari e cittadini, è il primo pilastro di un SSN rinnovato”. Il Manifesto fissa alcuni punti cardine: medico di medicina generale o pediatra di libera scelta in forma associata – AFT – a tendere in evoluzione verso Uccp (Unità Complesse di Cure Primarie); Case di Comunità quale luogo privilegiato dove far convergere le attività e i servizi; autonomia di indirizzo di infermieri e professionisti sanitari coinvolti nella attività di cura territoriale per le categorie a rischio e di patologia prioritarizzate; Farmacie dei Servizi da valorizzare e integrare nella pianificazione della Medicina Territoriale all’interno della attività distrettuale; sorveglianza medica nelle 24 ore per i cittadini rientranti nelle categorie di priorità assistenziale da parte di Aft e Uccp.
Al fine di ridurre il carico burocratico gravante sui medici della medicina territoriale e liberare così energie e risorse per le attività di cura e di relazione di cura, Insieme propone nel quarto capitolo del Manifesto di “liberare la sanità dagli oneri burocratici“. In una dettagliata analisi, individua le modalità attraverso cui arrivare ad un “significativo snellimento degli oneri formali, sia nella stesura di prescrizioni o di certificazioni, sia riducendo progressivamente gli oneri certificatori impropri che gravano sul sistema sanitario, superando progressivamente la funzione di “gate keeper” assegnata al medico di medicina territoriale, anacronistica in un Ssn moderno,che ha trasformato progressivamente il ruolo dei medici”.
Su “sanità, ricerca e sperimentazione” si sofferma il quinto chapter che analizza la possibilità di una moderna organizzazione ospedaliera oltre che attraverso il dimensionamento adeguato di posti letto in relazione all’analisi epidemiologica e territorale, anche tramite il sostegno alla attività di ricerca clinica e traslazionale. Infine la “governance” dell’Ssn, si legge nell’ultimo chapter del Manifesto del partito di centro, andrebbe rinnovata per poter far fronte ai bisogni di salute profondamente mutati nelle aspettative e nella composizione della popolazione. “È inderogabile un aumento delle risorse complessive a disposizione, accompagnato dal superamento della ormai anacronistica distinzione tra attività sanitarie e socio-sanitarie: i servizi di cura forniti dal Ssn nel suo insieme, in coerenza con la logica One Health, sono solo di tipo socio-sanitario e includono tutte le attività e i servizi territoriali, al cui interno trovano collocazione gli Ospedali di comunità, le Rsa e le comunità terapeutiche o per i disabili, e ospedalieri”. “La governance delle aziende ospedaliere di terzo livello e degli Irccs è autonoma, ma deve comunque prevedere un modello di partecipazione e controllo della società civile su cui insiste la struttura”. (di Roberta Lanzara)
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