“L’opera non l’ha bloccata il Comune”


Dietro il definanziamento della cosiddetta “strada Zes” non c’è soltanto un cantiere fermo: c’è il rischio che resti incompiuta l’infrastruttura pensata per separare il traffico pesante dalla viabilità urbana e collegare direttamente l’autostrada al porto di Ronciglio. A prima vista sembra l’ennesima lite tra Comune, Regione e Governo. In realtà, riguarda il modo in cui i trapanesi entreranno e usciranno dalla città, il futuro del porto commerciale e la possibilità che nuove imprese scelgano – o no – Trapani.

Per mesi i trapanesi hanno sopportato code, deviazioni, semafori provvisori e un cantiere che sembrava il prezzo inevitabile da pagare per un’infrastruttura destinata a cambiare il volto della mobilità cittadina. Oggi quel cantiere è fermo, il finanziamento è stato revocato e la domanda è una sola: Trapani resterà con i disagi ma senza l’opera?

È da qui che parte la conferenza stampa con cui il sindaco Giacomo Tranchida ha voluto ricostruire la vicenda dell'”Ultimo Miglio”, la cosiddetta strada Zes, dopo le polemiche sul definanziamento deciso dal Ministero delle Infrastrutture. Una conferenza che, al di là dello scontro politico, prova a spiegare ai cittadini perché questa vicenda riguarda il futuro della città e non soltanto un cantiere.

 

La ZES non è semplicemente una strada

L’infrastruttura nasce infatti per collegare direttamente lo svincolo autostradale di Milo con il molo Ronciglio, cioè la banchina commerciale del porto, separando il traffico merci da quello urbano.

Significa che i mezzi pesanti diretti al porto non dovrebbero più attraversare via Virgilio, via Ammiraglio Staiti, il passaggio a livello e buona parte della viabilità cittadina.

Per i cittadini significa meno traffico e tempi di percorrenza più rapidi. Per le imprese significa collegamenti più efficienti con l’autostrada. Per il porto significa diventare realmente competitivo rispetto agli altri scali della Sicilia occidentale.

È questo il motivo per cui Tranchida continua a definire l’opera “strategica”: senza quel collegamento, sostiene, la Zona Economica Speciale perderebbe gran parte della propria funzione.

 

Il Comune: “L’opera è della Presidenza del Consiglio”

Per quasi tutta la conferenza Tranchida ha insistito su un punto: il Comune non è il soggetto che gestisce né l’appalto né il finanziamento.

“Guardate il cartello di cantiere: il logo del Comune non c’è. La stazione appaltante è l’Unità di missione Zes della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Noi abbiamo conquistato la Zona Economica Speciale e collaborato al miglioramento del progetto, ma non abbiamo mai gestito quei fondi”, ha ribadito.

Infatti, il finanziamento deriva dal decreto interministeriale del 3 dicembre 2021, mentre il progetto di fattibilità è stato approvato nel febbraio 2024 dal Commissario straordinario della Zes e reso esecutivo nel dicembre dello stesso anno, consentendo l’avvio della gara e dell’appalto.

 

“La variante non ha causato il definanziamento”

Secondo il sindaco, il Comune però non si è limitato a dare il proprio assenso, ma ha ottenuto modifiche sostanziali al progetto originario.

Tra queste: il sovrappasso per Villa Rosina, la maxi rotatoria tra via Salemi e Villa Rosina, la nuova bretella verso via Libica, ulteriori rotatorie per convogliare direttamente il traffico commerciale verso il porto di Ronciglio.

L’obiettivo era impedire che l’aumento del traffico merci finisse per congestionare ulteriormente il centro urbano.

 

Proprio su questo punto Tranchida ha replicato alle accuse mosse nelle ultime settimane, in particolare a quelle della deputata regionale del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi.

Il sindaco ha sostenuto che il confronto tecnico sul progetto — compreso quello relativo allo smaltimento delle acque e alle richieste formulate dal Comune — era già stato recepito nel 2024 e non avrebbe provocato rallentamenti tali da giustificare il definanziamento.

“Il progetto è stato modificato già nel 2024. La variante riguarda soprattutto i rapporti con RFI e le verifiche richieste da altri enti. Il Comune non incide sulla variante e non è questo che ha bloccato l’opera”, ha affermato.

Secondo Tranchida, il vero problema sarebbe invece un altro: la mancanza di liquidità nei confronti dell’impresa esecutrice.

 

Il credito dell’impresa

Il sindaco ha raccontato di essersi accorto, già verso dicembre 2025, che qualcosa non stava funzionando.

Gli operai presenti erano molti meno rispetto a quelli previsti e, parlando con l’impresa, l’amministrazione avrebbe scoperto che la società non aveva ancora ricevuto le somme dovute.

“L’impresa oggi vanta un credito non contestato di un milione e seicentomila euro nei confronti della Zes”, ha spiegato.

Nel frattempo emergevano anche le difficoltà legate alle autorizzazioni di RFI, mentre la Prefettura aveva inserito l’opera nel tavolo di monitoraggio dei progetti Pnrr della provincia.

Il definanziamento

La svolta è arrivata alla fine di maggio.

Secondo Tranchida, il Comune ha appreso attraverso l’impresa il decreto del Ministero delle Infrastrutture con il quale l’opera veniva definanziata.

“Siamo saltati tutti dalla sedia. Il Ministero delle Infrastrutture definanzia un’opera appaltata dalla Presidenza del Consiglio”, ha dichiarato.

Da quel momento sarebbero iniziate interlocuzioni tra Presidenza del Consiglio e Regione Siciliana per tentare di recuperare le risorse utilizzando economie di altri programmi.

Una soluzione che, però, continua a slittare.

“Prima ci avevano parlato del 30 giugno, poi del 31 luglio, adesso ci dicono che se ne parlerà dopo agosto”, ha riferito il sindaco.

 

Il piano B: 300 mila euro per riaprire la strada

Per evitare che la città resti bloccata ancora per mesi, il Comune propone una soluzione tampone.

L’impresa si è detta disponibile a completare almeno la rotatoria e riaprire la viabilità in tre o quattro settimane, ma solo ricevendo un’anticipazione di circa 300 mila euro, corrispondente a una parte dei lavori già contabilizzati.

“Chiediamo alla Presidenza del Consiglio un decreto straordinario di 300 mila euro. L’impresa completerebbe la rotatoria e riaprirebbe subito la viabilità”, ha spiegato Tranchida.

Per il sindaco la richiesta non deve essere rivolta alla Regione, ma direttamente a Palazzo Chigi: “La Regione può fare da salvagente, ma il nostro interlocutore istituzionale è Roma.”

 

Un’opera che rischia di costare di più

Il sindaco ha infine lanciato un ultimo allarme.

Dopo quasi un anno di rallentamenti, i 17 milioni originariamente previsti potrebbero non bastare più.

“Con la revisione dei prezzi quell’opera rischia di arrivare a costare circa 20 milioni di euro”. 

 

La partita resta aperta

La conferenza stampa ha avuto un obiettivo preciso: respingere l’idea che il definanziamento sia imputabile al Comune e spostare il confronto sul livello nazionale. Ma i documenti tecnici  raccontano anche un’opera tutt’altro che semplice, ancora condizionata da variante progettuale, autorizzazioni, espropri e interferenze con numerosi sottoservizi.

La distinzione, su cui Tranchida insiste, è però un’altra: la presenza di criticità tecniche non significa, secondo il Comune, che siano state queste a provocare il definanziamento. 

Per il sindaco il nodo resta soprattutto finanziario e amministrativo: l’interruzione dei flussi economici verso l’impresa e la successiva revoca delle risorse da parte del Governo. 

Mentre la città continua a convivere con un cantiere incompiuto, la riapertura della viabilità dipende ora da una decisione che, come ripetuto più volte durante la conferenza, “può arrivare solo da Roma”.

 




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 redazione@tp24.it (Valentina Colli)

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