Il paradosso italiano tra domanda e offerta? Secondo le previsioni del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere, elaborate insieme al Ministero del Lavoro, tra il 2025 e il 2029 le imprese italiane potrebbero avere bisogno di un numero di lavoratori compreso tra 3,3 e 3,7 milioni.
Non si tratta soltanto di nuovi posti generati dalla crescita economica, ma anche di un turnover fisiologico legato ai pensionamenti, che negli anni precedenti aveva già spinto il fabbisogno complessivo verso i 4 milioni di lavoratori nel quinquennio 2022-2026. Il problema, però, non è la quantità dei posti disponibili, quanto la qualità dei profili richiesti: due terzi della domanda espressa da imprese e pubblica amministrazione riguarda diplomati e laureati, mentre a oltre 580mila lavoratori viene richiesta almeno una qualifica professionale specifica.
È qui che si apre la voragine del cosiddetto skill gap. Un’analisi del 2026 evidenzia che il 68% delle imprese italiane dichiara oggi difficoltà nel trovare profili adeguati per posizioni tecniche e digitali, contro il 54% registrato nel 2023, un salto che racconta un fenomeno in accelerazione più che in via di risoluzione. Il costo economico non è un dettaglio da relegare in nota: si stima che il disallineamento tra domanda e offerta di competenze sottragga all’economia italiana circa 35 miliardi di euro annui in produttività persa. Il gap più ampio riguarda le competenze digitali, con il 71% delle posizioni IT considerate difficili da coprire, mentre il settore più colpito resta la manifattura avanzata insieme all’ICT.
Uno sguardo europeo sul mismatch
Il fenomeno non è solo italiano, ma attraversa l’intera Unione Europea in forme diverse e altrettanto insidiose. Cedefop, l’agenzia europea per lo sviluppo della formazione professionale, misura da anni il fenomeno attraverso la sua indagine European Skills and Jobs Survey, e i dati raccontano un mercato del lavoro dove il 28% dei lavoratori risulta sovraqualificato rispetto al proprio ruolo, il 12% sottoqualificato, il 35% impiegato in un ambito diverso dalla propria formazione e il 55% denuncia una sottoutilizzazione delle proprie competenze. Cedefop sottolinea inoltre come la trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale stiano ridisegnando rapidamente i requisiti di competenza nei mercati del lavoro europei, ampliando ulteriormente il divario laddove il reskilling e l’upskilling non riescono a tenere il passo.
Il quadro che emerge è quello di un mismatch multidimensionale e dinamico, che richiede secondo l’agenzia europea un cambio di paradigma nelle politiche del lavoro, spostando il baricentro dall’attivazione episodica all’apprendimento continuo e alla riprogettazione delle mansioni. In questo scenario, le imprese che scelgono di formare direttamente la manodopera specializzata, anziché limitarsi a cercarla sul mercato, si trovano in una posizione di vantaggio competitivo strutturale.
In questo contesto Fincantieri ha scelto una strada radicale: costruire da sé la manodopera qualificata di cui ha bisogno, piuttosto che rincorrerla. Il progetto «Maestri del Mare», nato nel 2024 all’interno di Distretto Italia in collaborazione con il consorzio ELIS, ha già portato all’assunzione di 250 persone nei cantieri italiani, dopo un progetto pilota che aveva coinvolto 90 operai specializzati. Il percorso formativo comprende un’indennità mensile e alloggio, è residenziale, e prevede un investimento diretto in competenze digitali, di automazione e robotica, con assunzione diretta in azienda già durante la formazione. Il progetto ha raccolto oltre 20.000 candidature, selezionate con test psico-attitudinali, prove tecniche e assessment di gruppo, per formare figure come addetti ai controlli dimensionali, conduttori di impianti navali, operatori navali e gruisti-imbragatori.
In questo contesto, il Piano Industriale 2026-2030 «F4 – Fast Forward Further Future» dà la misura dell’ambizione del gruppo: una forza lavoro diretta che salirà a circa 27.500 unità, con oltre 1200 assunzioni previste in Italia – il 60% di queste sarà relativo a risorse under 35 e oltre il 35% destinate a laureati, di cui più di due terzi in discipline STEM – accompagnata da un programma di reskilling e upskilling sviluppato con università e centri di formazione di primo livello.
Sempre nell’arco del piano, il programma «Maestri del Mare» prevede inoltre 350 nuove assunzioni di operai specializzati, una cifra che racconta quanto la formazione sia diventata leva industriale prima ancora che sociale.
Dalla strategia agli accordi
La strategia del gruppo guidato dall’amministratore delegato e direttore generale Pierroberto Folgiero si traduce in iniziative concrete volte a rafforzare l’ecosistema della formazione, sia in Italia sia all’estero. Il 2 luglio 2026 Fincantieri e la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia hanno firmato a Trieste un Protocollo d’intesa triennale che avvia la quarta wave del programma «Maestri del Mare», con altre 50 assunzioni previste entro fine anno grazie al finanziamento regionale delle attività formative. L’accordo, sottoscritto dall’assessore regionale al Lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia Alessia Rosolen e da Luciano Sale, Direttore Human Resources and Real Estate di Fincantieri, alla presenza del Direttore Centrale della Regione Nicola Manfren, si fonda su cinque pilastri: politiche attive del lavoro, formazione professionale, sistema scolastico e ITS Academy, ricerca e innovazione, welfare territoriale. «La competitività di Fincantieri passa dalla capacità di attrarre, formare e valorizzare le persone» ha dichiarato Luciano Sale. «Questo Protocollo consolida una collaborazione strategica con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia che ci permette di costruire un sistema integrato tra scuola, formazione, impresa e territorio, sviluppando le competenze di cui la cantieristica avrà bisogno nei prossimi anni. Investire nella formazione significa investire nell’innovazione e nel futuro del territorio».
Nello stesso quadro nasce il nuovo percorso ITS «Mechatronics & Robotics – Smart Ship», sviluppato con l’ITS Academy di Udine per formare gli «Ship Superintendent», figure tecniche capaci di padroneggiare meccatronica, robotica, automazione industriale e cybersecurity, con opportunità di ingresso in azienda già dal secondo anno tramite apprendistato di terzo livello. Il corso avrà sede a Monfalcone, all’interno del futuro «Fincantieri Learning Center», ricavato nell’ex Albergo Operai adiacente al cantiere, accanto al museo MuCa e all’asilo nido aziendale Fincantesimo.
La stessa visione ispira anche l’espansione internazionale del modello formativo. A Pashaliman, in Albania, Fincantieri ha firmato a fine giugno con KAYO, la società di infrastrutture strategiche controllata dal Ministero della Difesa albanese, e con l’Istituto Professionale «Pavarësia» di Valona un Memorandum of Understanding dedicato alla formazione nella cantieristica navale. Il programma coinvolgerà studenti degli indirizzi di meccanica generale, elettrotecnica, termoidraulica e tecnologie dell’informazione, con moduli su carpenteria navale, impiantistica, sistemi HVAC e allestimento navale, in stretta connessione con le esigenze del futuro polo produttivo specializzato negli Offshore Patrol Vessels. La cerimonia, alla presenza del Primo Ministro albanese Edi Rama e del Ministro della Difesa Ermal Nufi, ha inoltre svelato il nome della joint venture tra Fincantieri e KAYO, «Fincantieri Albania», destinata a guidare il rilancio del cantiere.
Il filo che lega Monfalcone, Trieste e Pashaliman è lo stesso che i dati Excelsior e Cedefop raccontano da prospettive diverse: la formazione specializzata non è più un costo accessorio, ma la vera infrastruttura su cui si regge la capacità produttiva del futuro, tanto per una singola azienda quanto per un intero sistema industriale.
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Marina Marinetti
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