A Chicago, l’attesissimo Obama Presidential Center aprirà al pubblico solo il prossimo 19 giugno. Data non casuale, che negli Stati Uniti coincide con le celebrazioni per la fine della schiavitù: ogni anno, Juneteenth, noto anche come Emancipation Day o Freedom Day, ricorda, infatti, il 19 giugno 1865, quando il generale Gordon Granger annunciò a Galveston, in Texas, la liberazione degli ultimi afroamericani ancora in schiavitù.
Alle origini dell’Obama Presidential Center nel South Side di Chicago
E l’ambizioso centro polifunzionale prossimo a inaugurare nel South Side di Chicago nasce proprio con l’intenzione di sollecitare l’emancipazione individuale e collettiva, promuovendo la cittadinanza attiva e valorizzando le potenzialità di un’area complessa della capitale dell’Illinois, storicamente abitata dalla comunità afroamericana. Oggi il South Side è caratterizzato da una profonda diversità etnica, pur mantenendo la sua identità nera. E la sua fama non gli rende giustizia: spesso stigmatizzata per l’alto tasso di criminalità, l’area fa certamente i conti con forti contrasti socio-economici, ma è culturalmente molto ricca e vivace.
Ma il South Side è anche il contesto che ha lanciato la carriera politica di Barack Obama (oltre a essere il luogo di nascita di Michelle Obama). E il luogo che ha visto nascere, nel 2014, la Fondazione creata dall’ex coppia presidenziale per ispirare le persone a cambiare il mondo attraverso la partecipazione civica, come da programma politico sempre propugnato da Obama.
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5 / 5Gli obiettivi dell’Obama Presidential Center: un polo di comunità per cambiare il mondo
L’Obama Presidential Center, finanziato con 850 milioni di dollari e sviluppato in collaborazione con l’Università di Chicago, ne sarà fulcro operativo e centro propulsore, concentrando un campus, un museo e una biblioteca nell’area verde di Jackson Park, che in fase iniziale di progettazione ebbe la meglio su Washington Park. Nel lontano 2015, una call internazionale per individuare lo studio di architettura che avrebbe seguito la realizzazione del centro vide avere la meglio Tod Williams Billie Tsien Architects | Partners (TWBTA) e Interactive Design Architects (IDEA).
Al museo che esporrà una ricca collezione d’arte pubblica e ospiterà anche mostre temporanee – ampliando la già vastissima offerta culturale di Chicago – gli architetti americani hanno riservato un edificio che richiama nella forma l’immagine di quattro mani giunte. Sulle facciate della struttura sono inoltre stati incisi alcuni passaggi del celebre discorso tenuto da Barack Obama nel 50esimo anniversario della marcia da Selma a Montgomery.

Arte contemporanea per la comunità. La collezione site-specific del Museo Obama
Articolato su quattro livelli, il museo racconta, sì, gli anni della presidenza di Obama (con tanto di replica dello Studio Ovale, aperto all’interazione con i visitatori), le sue conquiste e i principi che ispirano la sua visione politica. Ma, contrariamente alla consuetudine che vuole le presidential libraries commissionate dagli ex presidenti come spazi volti principalmente alla celebrazione dei rispettivi mandati, l’Obama Presidential Center rivendica una stretta connessione con l’arte (proprio agli Obama si deve l’ingresso della prima opera di un’artista afroamericana, Alma Thomas, nella collezione della Casa Bianca).
La collezione permanente è stata alimentata attraverso 30 commissioni site-specific: i lavori degli artisti coinvolti – tra cui Nick Cave (quest’anno presente anche alla Biennale di Venezia, con sette grandi sculture in bronzo), Nekisha Durrett, Richard Hunt, Julie Merhetu, Jenny Holzer, Jules Julien, Idris Khan, Aliza Nisenbaum, Jack Pierson, Alison Saar, Kiki Smith e Marie Watt – sono ora allestiti tra i giardini e gli spazi interni del museo. Tra questi, l’installazione ispirata alla repressione delle marce per i diritti civili negli Anni Sessanta firmata da Jenny Holzer, l’installazione multimediale This Land, Shared Sky di Marie Watt e Nick Cave, e la scultura in bronzo Torch Song, di Alison Saar, ispirata alla Statua della Libertà e alle radici blues di Chicago. Tutte le opere si interrogano sul futuro e sulle chiavi del cambiamento
Al piano terra, il museo ospita anche una caffetteria e un bookshop, oltre all’installazione di Mark Bratford, che mappa l’area del South Side; mentre salendo all’ultimo piano si può accedere alla Sky Room (che ospita l’installazione di Idris Khan, Sky of Hope), con vista panoramica sulla città e sul lago Michigan. Il programma culturale prevede anche eventi, workshop e dibattiti, molti ad accesso gratuito. Mentre il biglietto di ingresso al museo, acquistabile online, costa 30 dollari.
Il verde, lo sport e gli spazi di comunità all’Obama Presidential Center
L’adiacente Forum, sviluppato su due piani, funzionerà da polo formativo e di comunità, ospitando anche il ristorante affidato allo chef Cliff Rome, una caffetteria, un auditorium. L’accoglienza, nell’atrio, è affidata alle opere realizzate da Theaster Gates per l’occasione. E ci sarà anche una cucina didattica, con grande mosaico murale di Rashid Johnson. In questo sistema, il verde pubblico e la promozione dello sport giocano un ruolo fondamentale. Lo confermano la presenza di una Home Court con campo da basket (grande passione di Obama!) aperto a programmi di tutoraggio, ma anche la sistemazione degli spazi all’aperto affacciati sul lago, dall’orto al parco giochi per bambini, al circuito di nuovi sentieri pedonali, fontane, giardini adibiti al relax e all’incontro.
Livia Montagnoli
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