Il famoso scrittore e aforista Francesco Caramagna ha detto: «Il problema delle aspettative non è che vengono puntualmente disilluse ma che vengono puntualmente create». A Frosinone non è più tempo di crearne ulteriori.
La riunione di maggioranza che si è svolta ieri avrebbe dovuto rappresentare il momento della ricucitura. L’occasione per colmare le distanze tra le diverse anime della coalizione che sostiene il sindaco Riccardo Mastrangeli e individuare finalmente un nome condiviso per la presidenza del Consiglio Comunale. È accaduto esattamente il contrario. Le divisioni si sono ulteriormente approfondite, i rapporti si sono irrigiditi e la situazione si è avvitata ancora di più su se stessa.
Per come si sono messe le cose, Winston Churchill avrebbe detto: «È come se un uomo si mettesse in piedi dentro un secchio e cercasse di sollevarsi tirandosi per il manico». Non si può fare. Oggi la maggioranza del sindaco appare esattamente in questa condizione: più prova a trovare una soluzione, più sprofonda nelle proprie contraddizioni.
Due blocchi, toni durissimi, nessun equilibrio
La contrapposizione è ormai cristallizzata. Da una parte Lega, Lista Ottaviani, Lista per Frosinone e il neonato gruppo consiliare Mani Libere di Crescenzi e Ferrara. Dall’altra Fratelli d’Italia, Polo Civico e Identità Frusinate. Due blocchi che continuano a confrontarsi (in alcuni momenti anche a scontrarsi, con toni verbali durissimi) senza riuscire a trovare un punto di equilibrio.
Ieri, come ampiamente previsto, è stato messo sul tavolo il nome di Giampiero Fabrizi per la carica di presidente dell’aula. Una candidatura sulla quale avrebbero potuto convergere la Lista Ottaviani, la Lega, la Lista per Frosinone del vicesindaco Antonio Scaccia e Mani Libere. Per inciso: l’asse (più personale che politico) tra Nicola Ottaviani e Antonio Scaccia è a prova di Generale piuttosto che di bomba. A futura memoria.
Il «lodo Sulli» che ha fatto saltare il tavolo
La proposta è stata però inserita in un accordo politico più ampio: mantenere in Giunta l’assessore alla Polizia Municipale Massimo Sulli, fortemente voluto dai consiglieri Crescenzi e Ferrara. Della serie: paghi 2 e prendi 3. Ed è proprio su questa ulteriore subordinata che il tavolo è saltato. (Leggi qui: Frosinone: la scacchiera del Consiglio Comunale spiegata mossa per mossa).
La proposta è stata ritenuta irricevibile da Identità Frusinate. E ce n’è ragione: il capogruppo Christian Alviani ha trasmesso al sindaco una PEC ufficiale chiedendo la sostituzione di quell’assessore. Come può la civica accettare che la sua richiesta ufficiale non solo venga totalmente ignorata dal sindaco, ma che lo stesso assessore venga retto dagli stessi consiglieri che poche settimane prima avevano lasciato Identità Frusinate? È come essere invitati a uscire da una stanza passando da una porta perché indesiderati e rientrare da una finestra. A Frosinone sono saltate tutte le più elementari regole della politica, ma dovrebbe esistere un limite anche alla dignità del ruolo.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche FdI, che tramite il capogruppo Franco Carfagna ha ammonito che una carica istituzionale come la presidenza del Consiglio non può essere utilizzata come merce di scambio all’interno di una trattativa politica più ampia. Le due cose sono distinte e separate. Analoga posizione è stata assunta da Polo Civico, prima che un infastidito (per usare un eufemismo) Andrea Turriziani lasciasse la riunione.
Il vero dato politico: i 17 voti non ci sono
Ma il vero dato politico va ben oltre i nomi. Ad oggi non sembrano esistere le condizioni politiche minime per individuare un presidente del Consiglio condiviso all’interno della maggioranza, dove servono 17 voti. Semplicemente non ci sono. Le ragioni sono il frutto di un intreccio di concause ben precise, ormai incancrenite.
Primo: attorno alla Presidenza dell’Aula non si gioca soltanto una partita istituzionale. Diversi consiglieri stanno giocando partite politiche personali in prospettiva delle prossime elezioni: comunali, ma pure politiche.
Secondo: il continuo moltiplicarsi di veti e controveti tra Partiti e Civiche determina che ogni proposta incontra una pregiudiziale politica o personale, e viene bloccata prima ancora di essere realmente discussa.
Terzo: con il disperato tentativo di non scontentare nessuno (emblematico il «lodo Sulli» di Ferrara e Crescenzi) si finisce con il fare inc…volare tutti.
Quarto: alcuni rapporti personali sono ormai totalmente lacerati e impossibili da ricomporre. Quando viene meno il rapporto di fiducia tra le persone, diventa inevitabilmente più complicato trovare qualsiasi sintesi politica. Pietro Nenni diceva: «La politica non si fa con i sentimenti, figuriamoci con i risentimenti».
Quinto: la presidenza del Consiglio è stata agganciata alla tenuta dell’attuale assetto di Giunta. Ma se una questione istituzionale viene trascinata dentro una trattativa sull’equilibrio dell’esecutivo, rende praticamente impossibile qualsiasi mediazione.
Nuova convocazione
A tutto questo si aggiunge un eccessivo protagonismo di alcuni consiglieri, evidentemente convinti di poter emulare Aldo Moro o Giulio Andreotti ripercorrendone lo standing politico. Peccato che in Aula consiliare non si vedano giganti. E poi c’è il ruolo dei suggeritori esterni, degli spin doctor o sedicenti tali, che invece di favorire una composizione della crisi finiscono per renderla ancora più complicata.
Nel frattempo il Consiglio Comunale continua a restare da mesi senza un Presidente, senza un riferimento istituzionale. Il 29/30 luglio è stata convocata di nuovo l’Aula con ai primi due punti l’elezione del Presidente e dell’Ufficio di Presidenza. Una situazione già paradossale che assume contorni ancora più surreali considerando che la legislatura è ormai agli ultimi mesi di vita. Il caso Frosinone, per come si sta sviluppando, costituisce probabilmente un unicum nelle amministrazioni italiane.
Risulta poco praticabile anche l’ipotesi, fatta veicolare in queste ore, dell’azzeramento della Giunta per consentire al sindaco di ricomporre il quadro originario del centrodestra e ripartire per l’ultimo miglio. È una soluzione che arriva fuori tempo massimo.
L’azzeramento della Giunta era quello che chiedevano due anni fa, per ricostruire il perimetro del centrodestra, Forza Italia, la lista FutuRa e lo stesso Massimiliano Tagliaferri, allora presidente del Consiglio, prima di passare all’opposizione. Quale sarebbe il senso politico di farlo adesso, quando i buoi non solo sono già scappati dalla stalla, ma hanno pure firmato il rogito notarile per il nuovo appartamento? Tanto valeva farlo all’epoca e tenere unita la coalizione.
La mossa risolutiva: le dimissioni
Poiché — al di là dei soliti giochetti di potere — quello che interessa davvero a tutti è soltanto arrivare alla fine della consiliatura, il sindaco Riccardo Mastrangeli, se non vuole farsi logorare all’infinito, ha oggi un’unica mossa politica veramente risolutiva a disposizione: rassegnare le dimissioni.
Sarebbe un segnale di straordinaria valenza, l’equivalente di un terremoto. E quando tira, tutti provano a salvarsi. Nei 20 giorni che la legge gli concede per ritirarle, il sindaco potrà verificare se esistono ancora i presupposti per ritrovare almeno una parvenza di unità. In caso contrario, confermarle e portare tutti a nuove elezioni anticipate.
Elezioni che in aula consiliare sarebbero vissute come la peste. Perché c’è il rischio concreto per diversi consiglieri — non solo di non essere rieletti, ma addirittura di non essere nemmeno candidati. Fine dei giochi, la giostra si ferma e non riparte.
Mastrangeli in pista
Mastrangeli, invece, sarà sicuramente di nuovo in pista tra qualche mese, con fondate ambizioni a rifare il sindaco. Visto anche quello che succede — ancora — nel centrosinistra. Solo con un gesto di questa portata si può provare a restituire al Consiglio Comunale di una città capoluogo la dignità istituzionale che merita, con gli organi di garanzia pienamente legittimati e operativi.
Senza ulteriori logoranti giochi di prestigio, dove peraltro il trucco si vede pure. E poi vogliamo ancora parlare della centralità politica di Frosinone? Il grande Totò avrebbe detto: «Ma mi faccia il piacere».
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