Dalla denuncia sulla crescente presenza delle Forze Armate e dell’industria bellica nelle scuole toscane fino al costante aumento del costo della vita, del caro-affitti e dei libri scolastici: è un attacco a tutto campo contro le recenti scelte del Governo quello lanciato da USB Pubblico Impiego Siena.
In una dettagliata nota, il sindacato accusa l’esecutivo di trascurare le vere emergenze sociali ed economiche di lavoratori e famiglie — tra cui le criticità della sanità pubblica e l’erosione dei salari — concentrando invece risorse ed energie sui piani di riarmo. Temi che saranno portati al centro della giornata di protesta e sciopero nazionale proclamata per il prossimo 30 ottobre.
Di seguito il comunicato integrale trasmesso dalla sigla sindacale:
Mentre lavoratrici, lavoratori e pensionati vedono erodersi mese dopo mese il proprio potere d’acquisto, mentre il costo della vita continua a crescere e i servizi pubblici vengono progressivamente impoveriti, il Governo continua a dimostrare una preoccupante incapacità di affrontare le vere emergenze sociali del Paese. Invece di intervenire sul crollo dei salari, sull’aumento della povertà, sul caro-affitti, sul definanziamento della sanità pubblica e sui continui tagli all’istruzione, si preferisce alimentare campagne ideologiche sul numero degli studenti stranieri nelle classi o aprire le porte delle scuole all’industria militare e alle Forze Armate.
Dopo l’ingresso di Leonardo negli istituti scolastici, come se l’innovazione e il progresso potessero essere rappresentati esclusivamente dal settore bellico, assistiamo oggi a un ulteriore passo verso la militarizzazione degli spazi educativi. Con il sostegno degli Uffici Scolastici Regionali e Provinciali, l’Esercito sta infatti promuovendo un programma di orientamento rivolto agli studenti delle scuole superiori che, dopo la Toscana, coinvolgerà anche l’Emilia-Romagna nell’anno scolastico 2026-2027. Agli studenti del primo e secondo anno vengono presentate le modalità di accesso alle Scuole Militari di Napoli e Milano; a quelli del quarto e quinto anno le opportunità formative dell’Accademia Militare, della Scuola Sottufficiali e i percorsi professionali nelle Forze Armate. Gli incontri prevedono presentazioni, testimonianze ed esperienze operative del personale militare. Per USB, si tratta di un segnale preoccupante di crescente militarizzazione degli spazi educativi e allontana la scuola dalla sua funzione prioritaria di formazione critica, civile e democratica.
LA SCUOLA DEVE FORMARE COSCIENZE CRITICHE, NON FUTURI SOLDATI, non deve diventare il luogo in cui si normalizza la guerra, si legittima il riarmo e si presenta l’arruolamento come risposta alle difficoltà economiche e lavorative di una generazione che sta pagando il prezzo più alto delle politiche di austerità.
Mentre si trovano risorse e tempo per portare l’Esercito nelle scuole, milioni di persone sono costrette ogni giorno a fare i conti con una situazione economica sempre più insostenibile.La benzina oltre i due euro al litro è diventata una vera e propria tassa obbligatoria per poter lavorare. Le bollette continuano a pesare sui bilanci familiari con rincari insostenibili, nonostante luce e gas siano beni essenziali e non beni di lusso. Gli affitti hanno superato in molte città i mille euro mensili, divorando una quota sempre più rilevante degli stipendi. Il costo della spesa alimentare continua ad aumentare, costringendo le famiglie a spendere di più per acquistare meno prodotti. Il costo dei libri scolastici continua ad aumentare, gravando pesantemente sui bilanci delle famiglie e trasformando sempre più il diritto allo studio in un percorso a ostacoli per chi ha redditi medio-bassi. Nel frattempo la sanità pubblica continua a essere soffocata da carenze di personale, liste di attesa interminabili e investimenti insufficienti, mentre il personale sanitario lavora in condizioni sempre più difficili.
Sono queste le emergenze reali del Paese. Non l’ingresso dei militari nelle scuole.
Per queste ragioni USB scenderà nelle piazze di tutta Italia il 30 ottobre, per rivendicare aumenti salariali veri e il recupero del potere d’acquisto. L’obiettivo è il riconoscimento di un salario minimo in linea con quanto previsto dall’Art. 36 della Costituzione e dagli standard internazionali, non il cosiddetto “giusto salario” costruito attraverso accordi al ribasso e concertazioni che finiscono per penalizzare i lavoratori. É indispensabile tornare a un meccanismo automatico di tutela di salari e pensioni contro l’inflazione, ripristinando una vera indicizzazione basata sull’aumento reale del costo della vita e non sull’IPCA/NEI, che esclude proprio voci essenziali come gas, energia elettrica e carburanti. Se si vogliono reperire risorse per sostenere salari, pensioni e welfare, bisogna intervenire dove si sono accumulati enormi guadagni: è necessario tassare i grandi patrimoni e gli extra-profitti delle imprese energetiche e del sistema bancario, per reperire le risorse indispensabili a ridurre le disuguaglianze sociali. Chiederemo il blocco dei prezzi dei beni essenziali; il contenimento delle bollette energetiche e degli affitti; il taglio delle accise sui carburanti; la riduzione dell’IVA sui beni di prima necessità; investimenti straordinari nella sanità pubblica; investimenti strutturali nella scuola pubblica; il diritto allo studio per tutte e tutti; politiche sociali capaci di garantire dignità, lavoro e reddito.
Scenderemo in piazza anche per gridare con forza un messaggio che oggi appare più attuale che mai:
BASTA RIARMO, E SIENA LO SA BENE! Le politiche scellerate del nostro Governo sui piani di riarmo Europeo e NATO sembrano piacere alla città del palio che stende un tappeto rosso a Leonardo e in Toscana si aprono le porte dei nostri istituti scolastici all’esercito.
Le risorse pubbliche devono essere destinate ai salari, alle pensioni, alla scuola, alla sanità e ai servizi pubblici, non all’espansione dell’industria bellica e alla militarizzazione della società.
USB Pubblico Impiego Siena
30 ottobre: tutti in piazza contro il carovita, per i salari, per la scuola pubblica, per la sanità pubblica e contro il riarmo.
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