A 60 anni vince Miss Universo battendo concorrenti molto più giovani. Ecco il suo “segreto”


Quando Alejandra Rodríguez è salita sul palco a 60 anni e ha vinto Miss Universo Buenos Aires, la sua immagine ha fatto il giro del mondo. Non era Miss Universo mondiale, va precisato: dopo il titolo di Buenos Aires partecipò alla finale di Miss Argentina, dove non vinse la corona nazionale ma ottenne il riconoscimento di “best face”. La sua partecipazione era stata resa possibile anche dal cambiamento delle regole di Miss Universe, che aveva eliminato il precedente limite massimo di età. Ma a interessarmi non è tanto il concorso. È la domanda che inevitabilmente arriva guardandola: perché alcune donne a 60 anni sembrano molto più giovani della loro età e altre no? La risposta più facile sarebbe: genetica. Ed effettivamente i geni contano. Solo che non spiegano tutto.

Lei stessa lo dice: “un po’ di genetica”, ma non solo

Quando le hanno chiesto quale fosse il suo segreto, Rodríguez non ha raccontato rituali misteriosi. Ha parlato di vita sana, alimentazione equilibrata, attività fisica, cura della pelle e, appunto, “un po’ di genetica”. Ha raccontato anche di praticare digiuno intermittente, mangiare molta frutta e verdura e utilizzare prodotti per la skincare. Questo non significa che basti copiare la sua routine per ottenere lo stesso viso. Ed è proprio qui che il discorso diventa interessante. Perché l’invecchiamento visibile è il risultato di una combinazione tra quello che abbiamo ricevuto alla nascita e tutto ciò che abbiamo fatto alla nostra pelle negli ultimi decenni.

Quanto contano davvero i geni?

Molto. Una review pubblicata nel 2025 sulla genetica dell’invecchiamento cutaneo stima che, in alcune popolazioni e per alcuni tratti, i fattori genetici possano spiegare fino a circa il 60% della variabilità nel modo in cui la pelle invecchia. Ma gli stessi autori invitano a interpretare questo numero con cautela: non significa affatto che il nostro destino estetico sia già scritto. I geni possono influenzare elasticità, pigmentazione, idratazione, risposta al sole e struttura della barriera cutanea. Ma poi arriva tutto il resto. La genetica ci consegna il materiale di partenza. La vita decide molto di come verrà usato.

Il sole probabilmente pesa più di molte creme

Qui arriva una delle verità meno glamour. Una quota importante dell’invecchiamento visibile del volto è legata al fotoinvecchiamento, cioè al danno cumulativo da radiazioni ultraviolette. Rughe. Macchie. Perdita di elasticità. Alterazioni della pigmentazione. Sono tutti fenomeni su cui l’esposizione solare ripetuta può incidere moltissimo. Per questo la protezione solare resta uno dei pochi interventi anti-age con una base preventiva molto solida. Non è spettacolare. Non promette dieci anni in meno in due settimane. Ma evitare di accumulare nuovo danno UV è probabilmente più importante di molte strategie cosmetiche costose.

Poi arriva la menopausa e la pelle cambia davvero

Per noi donne questo è uno dei passaggi centrali. Il calo degli estrogeni durante la menopausa può contribuire a riduzione del collagene, minore elasticità, perdita di idratazione e maggiore secchezza della pelle. Le review più recenti continuano a descrivere un effetto importante degli ormoni sessuali sulla struttura e sulla qualità cutanea. Ed ecco perché due donne della stessa età possono avere una pelle molto diversa. Non solo per come hanno vissuto. Ma anche per come il loro organismo ha attraversato la transizione ormonale. Questo non significa che la terapia ormonale debba essere utilizzata come trattamento estetico. Le review ricordano che non viene raccomandata esclusivamente per migliorare la pelle.  Significa però che la menopausa non è irrilevante quando guardiamo allo specchio ciò che cambia.

Dormire male si vede davvero?

Probabilmente sì. Una review pubblicata nel 2026 ha raccolto le evidenze su dieta, attività fisica, stress, sonno, sostanze e relazioni sociali nell’invecchiamento cutaneo. Il quadro che emerge è interessante: scarso sonno e stress cronico possono compromettere il recupero della barriera cutanea, favorire infiammazione e interferire con processi legati al collagene. Quindi quella notte insonne non ci “invecchia di cinque anni”. Ma anni di sonno insufficiente possono entrare nel grande conto dell’invecchiamento visibile. Ed è lo stesso per lo stress.

Anche muoversi può arrivare fino alla pelle

Qui c’è un aspetto meno conosciuto. L’attività fisica non serve soltanto a mantenere peso e muscoli. La review del 2026 riporta associazioni tra esercizio regolare e migliore spessore dermico, sintesi del collagene, funzione vascolare e minore segnalazione infiammatoria. Non significa che fare palestra cancelli le rughe. Significa che il movimento agisce su molti sistemi che influenzano anche il modo in cui i tessuti invecchiano. E qui Alejandra Rodríguez sembra aver intercettato intuitivamente qualcosa di corretto: l’attività fisica fa parte della sua routine quotidiana. 

La dieta può davvero farsi vedere sul viso?

Anche qui niente alimenti miracolosi. Ma il quadro generale conta. Le review recenti associano regimi ricchi di vegetali, antiossidanti e nutrienti a meno rughe, migliore idratazione e minore atrofia cutanea, mentre modelli alimentari ricchi di zuccheri e sale sono stati collegati, soprattutto in studi sperimentali, a processi di senescenza e danno della matrice extracellulare. Questo non vuol dire: “mangia mirtilli e sembri dieci anni più giovane”. Vuol dire qualcosa di meno spettacolare ma più credibile: la pelle è un organo e risente anche della salute metabolica generale.

Il fumo, invece, lascia un conto molto più chiaro

Se dovessimo scegliere uno dei fattori di stile di vita maggiormente associati all’invecchiamento precoce, il tabacco sarebbe sicuramente tra i primi. Fumo e forte consumo di alcol sono collegati a stress ossidativo, infiammazione, danno microvascolare e invecchiamento cutaneo più rapido. Qui la differenza rispetto alle creme è enorme. Una crema può migliorare idratazione e aspetto superficiale. Smettere di fumare modifica un’esposizione che agisce sull’intero organismo.

E il viso non invecchia soltanto nella pelle

Questo è forse il dettaglio più interessante. Quando diciamo “sembra più giovane”, guardiamo soprattutto le rughe. Ma il volto invecchia su più piani contemporaneamente. Cambia la pelle. Cambiano i compartimenti di grasso. Cambiano muscoli e legamenti. Cambiano perfino le strutture ossee. Per questo una donna può avere poche rughe ma un volto che appare comunque più maturo, oppure avere rughe evidenti e conservare proporzioni che vengono percepite come giovani. Una review integrativa recente sull’invecchiamento facciale sottolinea proprio l’interazione tra genetica, epigenetica e stile di vita nel determinare l’età percepita del volto. Insomma, non esiste un unico “orologio estetico”.

Quindi possiamo sembrare tutte vent’anni più giovani?

No. Ed è importante dirlo. Alejandra Rodríguez è un caso eccezionale proprio perché non rappresenta necessariamente la media. Genetica, struttura del viso, stile di vita, cure estetiche eventualmente utilizzate, fotografia, trucco, luce e moltissime altre variabili possono influenzare l’immagine che percepiamo. Trasformarla nel messaggio “se fai tutto bene a 60 anni sembrerai 40” sarebbe profondamente ingiusto. Uno stile di vita sano può influire sull’invecchiamento. Non garantisce un volto specifico.

E c’è un’altra domanda: perché dobbiamo sembrare più giovani per essere considerate belle?

Qui il caso di Rodríguez diventa interessante anche per un altro motivo. Il suo ingresso nei concorsi dopo l’eliminazione del limite d’età ha messo in discussione una regola implicita: per decenni la bellezza femminile da concorso è stata quasi sinonimo di giovinezza. Lei ha portato sul palco una donna di 60 anni. Ma c’è un paradosso. Celebriamo una donna senior perché “non dimostra la sua età”. E allora la domanda diventa: stiamo davvero accettando l’invecchiamento oppure stiamo premiando soprattutto chi riesce a nasconderlo meglio? Non c’è una risposta semplice. Ma forse è proprio questa la parte più interessante della sua storia.

Il vero “segreto” probabilmente non esiste

Geni. Ormoni. Sole. Sonno. Movimento. Alimentazione. Fumo. Stress. Cura della pelle. Struttura del volto. È l’insieme a determinare gran parte di ciò che vediamo. Rodríguez stessa non ha mai descritto una formula miracolosa. Ha parlato soprattutto di abitudini sane e genetica. Ed è forse la risposta più credibile. Perché la scienza dell’invecchiamento cutaneo sta andando proprio in questa direzione: non esiste un singolo interruttore che decide quanto sembriamo vecchie. Esiste un patrimonio genetico. E poi esistono decenni di vita.

Forse la domanda giusta non è “come fa a sembrare così giovane?”

È: quanto possiamo influenzare il modo in cui invecchiamo senza trasformare l’età in qualcosa da combattere? La risposta è: abbastanza da avere buone ragioni per prenderci cura di sonno, movimento, alimentazione, sole e fumo. Ma non abbastanza da cancellare la biologia. Alejandra Rodríguez ha dimostrato qualcosa di più interessante della possibilità di sembrare giovani a 60 anni. Ha mostrato che 60 anni possono entrare in uno spazio dal quale, fino a pochissimo tempo fa, erano semplicemente esclusi. E forse è questa la vera parte rivoluzionaria della storia. Non riuscire a sembrare vent’anni più giovani. Smettere di pensare che per essere belle dobbiamo necessariamente esserlo.

Fonti: Associated Press, storia di Alejandra Rodríguez e finale di Miss Argentina; Frontiers in Genetics, review 2025 sulla genetica dell’invecchiamento cutaneo; American Journal of Lifestyle Medicine, review 2026 sui fattori di stile di vita e skin aging; GeroScience, review su genetica, epigenetica e invecchiamento facciale; Journal of Cosmetic Dermatology e Life, review recenti su menopausa, estrogeni e salute della pelle. 


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