Il Consiglio europeo che inizia domani rappresenta un momento politico cruciale. I negoziati sul bilancio sono entrati nella fase decisiva, con i governi che puntano a raggiungere un accordo politico entro la fine dell’anno. Alcune delle questioni più delicate, tra cui l’entità complessiva del bilancio, sono ancora aperte.
Mentre la Francia chiede maggiori investimenti nella natura attraverso le politiche e gli strumenti finanziari dell’Ue, Germania, Svezia e Paesi Bassi vogliono tagliare ulteriormente il bilancio dell’Ue, nonostante i tagli già proposti ai finanziamenti per il clima e l’ambiente, che minacciano la capacità dell’Europa di rispettare i suoi impegni per la protezione e il ripristino della natura.
Cinque delle più grandi organizzazioni ambientaliste europee, BirdLife Europe, Climate Action Network Europe, European Environmental Bureau (del quale fa parte anche Legambiente), Transport & Environment – T&E e Wwf EU, evidenziano 5 temi chiave ai quali bisognerebbe prestare attenzione.
1 I leader proteggeranno l’obiettivo di spesa per il clima e l’ambiente?
L’attuale testo negoziale prevede che almeno il 35% del bilancio dell’Ue debba essere destinato ad azioni per il clima e l’ambiente. In pratica, ciò significa che i fondi europei saranno impiegati per misure quali nuove capacità di energia rinnovabile, ristrutturazioni edilizie, decarbonizzazione industriale, trasporto pubblico, resilienza climatica e protezione e ripristino della natura.
Ma il 35% non è ancora garantito. La quantità è solo una parte del quadro: la metodologia utilizzata per stabilire cosa contribuisce al raggiungimento dell’obiettivo è altrettanto importante. Le spese per la difesa e la sicurezza sono escluse dal calcolo e ulteriori esenzioni indebolirebbero l’impegno. Il greenwashing e le esenzioni fanno sì che l’obiettivo effettivo sia ben al di sotto del 35% dichiarato.
Secondo la nostra analisi, circa l’8% del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) potrebbe essere conteggiato ai fini del raggiungimento dell’obiettivo senza apportare alcun contributo reale agli obiettivi climatici o ambientali, il che lascerebbe un obiettivo effettivo di circa il 27%, quasi un quarto al di sotto della cifra nominale. Uno studio dell’Agenzia tedesca per l’ambiente (UBA) si basa su ipotesi leggermente diverse, ma giunge a una conclusione simile: il 38% dell’obiettivo potrebbe essere raggiunto senza un contributo reale. I tagli proposti alla proposta di bilancio della Commissione ridurranno ulteriormente i finanziamenti disponibili per la transizione verde.
Olivier Vardakoulias, coordinatore senior per le politiche finanziarie e di sovvenzione di Climate Action Network Europe , ha dichiarato: «Questo è il momento in cui i leader decidono se il bilancio europeo corrisponde effettivamente alle ambizioni dell’Europa. Non si possono promettere sicurezza energetica, resilienza industriale e preparazione ai cambiamenti climatici tagliando al contempo gli investimenti necessari per realizzarle. Come minimo, i leader devono proteggere l’obiettivo di spesa per il clima e l’ambiente e garantire che i fondi Ue non finanzino più il degrado ambientale e la dipendenza dai combustibili fossili che l’Europa sta cercando di superare».
2 Sarà consentito utilizzare i fondi dell’UE per finanziare danni ambientali?
La regola “Non arrecare danni significativi” (DNSH) dell’Ue dovrebbe garantire che i progetti che ricevono finanziamenti europei non causino gravi danni al clima o all’ambiente. In parole semplici, i finanziamenti europei destinati a rafforzare l’Europa non dovrebbero essere utilizzati per progetti che vincolano i Paesi ai combustibili fossili o che causano gravi danni alla natura. Non si tratta solo di tutela ambientale, ma anche di sana gestione finanziaria.
Le regole sono migliorate nel corso dei negoziati, ma esistono già delle esenzioni per settori quali la difesa, la migrazione, la gestione delle frontiere e la mobilità militare. Inoltre, la bozza dei criteri di esclusione della Commissione contiene numerose scappatoie che potrebbero ancora consentire a investimenti dannosi per l’ambiente, compresi alcuni progetti relativi ai combustibili fossili, di beneficiare del sostegno dell’Ue.
Faustine Bas-Defossez, direttrice delle politiche presso l’European Environmental Bureau , ha dichiarato: «L’estate della verità in Europa ha avuto un costo altissimo. Il solo caldo estremo potrebbe costare all’economia dell’Ue circa 180 miliardi di euro nel 2026. Con quasi un milione di firmatari della petizione “Hands Off Nature” (Giù le mani dalla natura ), il messaggio dell’opinione pubblica è chiaro: proteggiamo il nostro ambiente, non indeboliamolo. E’ ora che i leader dell’Ue inizino a guardare avanti e ad agire. Sacrificare l’ambizione ambientale per vantaggi a breve termine non farà altro che rendere la prossima crisi più costosa. Il prossimo bilancio a lungo termine dell’Europa deve essere parte della soluzione, non un’altra occasione persa».
3 La natura e i finanziamenti LIFE saranno tutelati?
L’ultimo testo negoziale riconosce maggiormente l’importanza della biodiversità, ma non vi è ancora alcuna garanzia che una quota specifica del bilancio complessivo venga destinata alla natura. La proposta della Commissione accorpa clima e ambiente in un unico obiettivo combinato ed elimina l’obiettivo specifico del 10% per la biodiversità previsto dall’attuale bilancio dell’Ue. Senza una quota specificamente riservata a questo scopo, la spesa per la natura sarà sicuramente declassata nel prossimo bilancio.
Allo stesso tempo, LIFE, l’unico programma dell’Ue dedicato specificamente alla natura, all’ambiente e al clima, rischia di perdere la sua autonomia in base alla proposta della Commissione. Le sue attività verrebbero infatti ripartite tra fondi europei più ampi, senza un finanziamento dedicato.
Il programma LIFE dovrebbe essere ripristinato come programma autonomo con un proprio budget dedicato. Tale richiesta gode già di un notevole slancio politico: il Parlamento europeo ha sostenuto un finanziamento dedicato e prevedibile per il programma LIFE, mentre i ministri dell’ambiente di un ampio gruppo di Stati membri hanno espresso il loro appoggio.
Anouk Puymartin, responsabile delle politiche di BirdLife Europe, ha dichiarato: «In questo momento, l’Europa paga due volte per i disastri ecologici che stiamo affrontando con sempre maggiore frequenza. Le attività che alimentano il cambiamento climatico e il collasso degli ecosistemi continuano a essere sovvenzionate, con l’agricoltura intensiva che ne assorbe la quota maggiore, mentre i governi riducono le infrastrutture naturali che ci proteggono da inondazioni, siccità e ondate di calore, come il programma LIFE. Il taglio di bilancio proposto preserva i sussidi dannosi e lascia ancora meno risorse per il clima e l’ambiente, proprio quando ne abbiamo più bisogno. Ogni euro dovrebbe essere valutato in base alla sua capacità di ridurre il costo climatico ed economico di domani o di aumentarlo – un punto sottolineato dagli appelli dei ministri per un finanziamento dedicato alla natura in seno al Consiglio Ambiente».
Carl Richter, responsabile delle politiche di bilancio e finanza pubblica dell’Ue del WWF EU, ha dichiarato: «Un obiettivo generale ci dice quanto l’Ue spenderà complessivamente per il clima e l’ambiente, ma non rivela nulla su quanto di questo denaro sarà effettivamente destinato alla natura. A meno che i leader non vincolino una quota specifica del bilancio alla biodiversità, la risposta sarà quasi nulla. Mentre gli investimenti nella natura continuano a essere erroneamente considerati ‘non sufficientemente redditizi’, la crisi climatica e ambientale si aggrava e richiede un’azione urgente. Suoli sani, zone umide e foreste sono la nostra difesa più economica contro siccità, inondazioni e cattivi raccolti. Il Parlamento lo ha capito e si sta battendo per mantenere almeno l’ambizione del bilancio odierno per la biodiversità. Il Consiglio dovrebbe seguire il suo esempio, non lasciare che la natura venga silenziosamente accantonata».
4 Chi pagherà per le priorità europee?
Il dibattito non riguarda solo quanto spende l’Ue, ma anche da dove provengono i fondi. Nuove fonti di finanziamento a livello europeo possono ridurre la pressione sui bilanci nazionali.
La Commissione ha già proposto alcune nuove fonti di entrate per l’Ue, ma quel che manca è una tassa sugli enormi profitti dell’industria dei combustibili fossili. Una tassa permanente di questo tipo potrebbe generare entrate significative per il bilancio dell’Ue, aiutando famiglie e imprese nella transizione verso fonti energetiche alternative ai combustibili fossili.
5 I leader ridurranno ulteriormente il budget complessivo?
I governi sono ancora sotto pressione per ridurre l’entità del prossimo bilancio Ue. Ulteriori tagli alla proposta lascerebbero meno fondi disponibili per le priorità stabilite dagli stessi governi, dalla sicurezza energetica, alla resilienza industriale e all’agricoltura sostenibile, fino alla preparazione dell’Europa al peggioramento degli impatti climatici e al ripristino della natura.
Tagli drastici al bilancio metterebbero a rischio anche l’obiettivo di spesa del 35%. Anche se la percentuale venisse mantenuta, il 35% di un bilancio ridotto rappresenta una somma inferiore. E con un budget complessivo più piccolo, gli Stati membri riceverebbero meno fondi dal bilancio dell’Ue e potrebbero essere meno propensi a contribuire al raggiungimento di tale obiettivo del 35%.
Till Eichler, responsabile delle politiche di investimento pubblico di T&E , ha dichiarato: «L’ultima proposta dell’Irlanda per il Quadro Finanziario Pluriennale è dannosa per l’Europa. Pur tutelando le risorse nazionali degli Stati membri, i tagli colpiscono quelle aree del bilancio che si concentrano sulle priorità strategiche europee e sui beni pubblici condivisi: dal finanziamento della tutela ambientale al rafforzamento delle infrastrutture transfrontaliere per l’energia e i trasporti e alla promozione dell’innovazione in tutta Europa. Ridurre del 13% il nucleo centrale dell’agenda di modernizzazione, il Fondo europeo per la competitività, indebolisce la capacità dell’Europa di sviluppare e diffondere a livello nazionale le tecnologie del futuro per una prosperità duratura. La proposta irlandese è sintomatica della mancanza di una visione comune e positiva per l’Europa tra i nostri leader».
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