Dall’intelligenza artificiale alla ricerca per la salute, dalla gestione dell’acqua all’adattamento ai cambiamenti climatici, fino alla trasformazione dei grandi sistemi logistici: sono alcune delle sfide su cui si gioca la capacità dei territori europei di innovare, competere e garantire sviluppo e qualità della vita alle proprie comunità. Sfide che richiedono investimenti e infrastrutture, ma anche la capacità di mettere in rete conoscenze, ricerca e competenze e di costruire collaborazioni sempre più forti tra territori che condividono una solida base industriale e una forte vocazione all’innovazione.
È in questo quadro che Emilia-Romagna e Catalogna rafforzano una cooperazione formalizzata nel 2022 e oggi pronta a compiere un nuovo passo avanti con la firma della nuova intesa con la Generalitat de Catalunya, al centro della missione istituzionale a Barcellona del presidente della Regione, Michele de Pascale. Una due giorni – il 6 e il 7 ottobre – nella regione catalana per mettere a confronto esperienze e competenze in alcuni dei settori strategici per il futuro dei due territori e dell’Europa.
La nuova Intesa, firmata al Palau de la Generalitat dal presidente de Pascale e dal presidente della Generalitat de Catalunya, Salvador Illa, al termine di un incontro bilaterale dedicato alle prospettive della collaborazione tra i due territori e alle principali sfide comuni in ambito europeo, rinnova e amplia quella sottoscritta nel luglio 2022, che aveva formalizzato la collaborazione già avviata tra Emilia-Romagna e Catalogna su innovazione, Big Data e intelligenza artificiale, governance multilivello, formazione avanzata, università e ricerca scientifica, economia blu, cambiamenti climatici, Agenda 2030 e sanità. Il nuovo accordo conferma questi ambiti e allarga la cooperazione ai servizi educativi e alle scuole per l’infanzia, all’innovazione sociale e alle iniziative congiunte e di reciproco apprendimento nell’utilizzo dei fondi europei di coesione, con particolare attenzione alle strategie territoriali integrate.
Ad accompagnare il presidente nella missione una delegazione che riunisce competenze istituzionali, scientifiche, sanitarie e imprenditoriali dell’ecosistema regionale dell’innovazione. Ne fanno parte rappresentanti della Regione e di Art-ER, con la presidente Francesca Bria e il direttore operativo Marina Silverii, di Cineca, Ifab, Bi-Rex Competence Center, Irccs Policlinico di Sant’Orsola, Fondazione Rei-Tecnopolo di Reggio Emilia, Clust-ER Greentech e Clust-ER Health, insieme alle imprese Meeo e SaferPlaces-Gecosistema.
“Emilia-Romagna e Catalogna sono due territori con una forte vocazione industriale, sistemi della ricerca e dell’innovazione di livello europeo, grandi infrastrutture tecnologiche e logistiche e una capacità diffusa di creare impresa e lavoro- afferma il presidente de Pascale-. In una fase in cui l’Europa deve affrontare trasformazioni profonde, dalla competizione tecnologica agli effetti dei cambiamenti climatici, credo che le Regioni possano e debbano assumersi una responsabilità sempre maggiore. Non soltanto nell’attuazione delle politiche europee, ma nella capacità di costruire insieme soluzioni, mettere in comune competenze e infrastrutture e portare nelle scelte dell’Unione l’esperienza e i bisogni dei territori”.
“È il significato della nuova Intesa che firmiamo oggi- prosegue il presidente-. Vogliamo rafforzare una collaborazione che già coinvolge istituzioni, università, centri di ricerca e sistemi produttivi e trasformarla sempre di più in opportunità concrete. Dal supercalcolo e dall’intelligenza artificiale alla medicina di precisione, dalla gestione dell’acqua e dall’adattamento ai cambiamenti climatici fino alla trasformazione dei porti e della logistica, abbiamo davanti sfide che richiedono una capacità nuova di cooperare e investire insieme. Significa sostenere la competitività delle nostre imprese, accelerare la ricerca e l’innovazione e migliorare servizi e qualità della vita. È anche così che territori forti e aperti alla collaborazione possono contribuire a costruire un’Europa più competitiva, coesa e capace di affrontare le grandi trasformazioni del nostro tempo”.
Dai porti all’intelligenza artificiale, una collaborazione sulle grandi trasformazioni europee
Il futuro del Porto di Ravenna è uno dei temi del confronto con la Catalogna. Principale scalo dell’Emilia-Romagna e Core Port dei corridoi europei Baltico-Adriatico e Mediterraneo, Ravenna è al centro di una trasformazione infrastrutturale, logistica ed energetica che vale centinaia di milioni di euro. Nel 2025 ha movimentato oltre 28 milioni di tonnellate di merci, il 9,6% in più rispetto all’anno precedente, quasi 2,5 milioni di tonnellate aggiuntive, confermandosi tra i primi porti italiani per traffico complessivo e movimentazione ferroviaria delle merci. Nello stesso anno sono state trasportate su ferro quasi 3,7 milioni di tonnellate, in crescita del 3,8%. Il Ravenna Port Hub vale complessivamente 450 milioni di euro tra prima e seconda fase, con l’approfondimento dei fondali fino a 14,5 metri, la riqualificazione di circa 6,5 chilometri di banchine e lo sviluppo di nuove aree logistiche; altri 220 milioni di euro sono destinati da Anas e Rfi al potenziamento delle connessioni stradali e ferroviarie.
È in questo percorso che si inserisce il confronto con il Porto di Barcellona, dedicato in particolare all’innovazione della logistica, alla digitalizzazione e alla transizione energetica degli scali. Lo scalo catalano sta investendo oltre 200 milioni di euro con il progetto Nexigen per l’elettrificazione delle banchine e sta sviluppando nella propria zona logistica un’infrastruttura per la produzione e il rifornimento di idrogeno verde destinato ai mezzi pesanti e alle attività portuali. A questi interventi affianca un sistema dedicato all’innovazione nella blue economy, che mette in relazione porto, startup, imprese tecnologiche, ricerca e formazione. Temi che incrociano direttamente gli investimenti avviati a Ravenna sull’elettrificazione delle banchine, le energie rinnovabili e la digitalizzazione della catena logistica.
Dalla trasformazione dei porti a quella tecnologica, la collaborazione Emilia-Romagna – Catalogna guarda anche alla possibilità di mettere in relazione due delle principali infrastrutture europee del supercalcolo. A Bologna, il Dama Tecnopolo ospita il supercomputer Leonardo e l’Ai Factory It4lia; a Barcellona, il Barcelona Supercomputing Center ospita MareNostrum 5 e coordina una delle prime sette Ai Factory europee. L’obiettivo del confronto tra Cineca e Bsc è sviluppare servizi e progetti comuni che portino la capacità di calcolo e l’intelligenza artificiale dentro le imprese, la ricerca e la pubblica amministrazione, con applicazioni che vanno dalla Space economy all’osservazione della Terra e alla modellistica meteo-climatica e con la prospettiva di rafforzare la cooperazione tra Bsc e Dama Tecnopolo.
Supercalcolo, dati e intelligenza artificiale incrociano direttamente anche la ricerca per la salute e le scienze della vita, altro ambito nel quale Emilia-Romagna e Catalogna stanno già sviluppando collaborazioni comuni. Preciseu, coordinato da Biocat, è una Regional innovation valley sulla medicina di precisione che coinvolge 24 partner di 11 regioni europee e alla quale l’Emilia-Romagna partecipa attraverso Art-ER, Clust-ER Health e le strutture regionali competenti. Il progetto lavora su salute digitale, terapie avanzate e utilizzo dei dati sanitari; tra le iniziative sviluppate c’è OncoAi, realizzata con il Barcelona Supercomputing Center, che sperimenta l’impiego di dati oncologici e algoritmi di intelligenza artificiale attraverso un sistema che consente di lavorare sui dati senza trasferire le cartelle cliniche. Emilia-Romagna e Catalogna collaborano inoltre nell’ambito di RiseMed4Eu, dedicato allo scambio di esperienze sulla ricerca sanitaria e la diagnostica innovativa.
La collaborazione con l’Agenzia catalana per la qualità e la valutazione sanitaria, riguarda in particolare l’utilizzo sicuro dei dati sanitari, anche a fini di ricerca, la valutazione dei risultati della ricerca e il loro trasferimento nella pratica clinica, l’innovazione sanitaria e sociale, lo scambio di buone pratiche sulla primary care, l’individuazione di percorsi per il trattamento dei pazienti con malattie rare, diagnosticati dai centri delle due regioni già aderenti al network dei Centri europei, il public procurement innovativo per l’introduzione di tecnologie innovative e la valutazione del loro impatto, tra cui ad esempio la telechirurgia.
Altro fronte strategico è quello dell’acqua e dell’adattamento ai cambiamenti climatici, particolarmente rilevante per due regioni mediterranee chiamate a confrontarsi con siccità, scarsità della risorsa ed eventi meteorologici estremi. Tra gli appuntamenti previsti la visita all’impianto di trattamento delle acque reflue del Llobregat per approfondire il modello sviluppato dalla Catalogna, che integra programmazione delle emergenze, diversificazione delle fonti, dissalazione, depurazione e riuso. Su acqua e sicurezza del territorio la collaborazione tra Emilia-Romagna e Catalogna è già attiva. La Regione ha promosso l’Alleanza delle Regioni europee per la resilienza idrica, alla quale aderisce la Catalogna e che riunisce 29 territori di 10 Paesi dell’Unione europea, mentre Clust-Er Greentech e Catalan water partnership lavorano insieme su progetti europei dedicati al riuso dell’acqua in ambito urbano e agricolo. Tra questi Share.MedWater, che sperimenta l’impiego di fonti idriche non convenzionali anche attraverso un progetto pilota a Cervia (Ra) per il recupero dell’acqua piovana, e Circular4Farm, dedicato al riutilizzo sicuro delle acque reflue in agricoltura, con un progetto pilota nel Forlivese-Cesenate. Sul fronte della prevenzione, il progetto europeo Floods & Droughts, finanziato con 8,8 milioni di euro, coinvolge Art-ER, Lepida e Arpae nello sviluppo di modelli basati su dati e intelligenza artificiale per migliorare la previsione in tempo reale degli eventi meteorologici estremi.
Il confronto si estende poi alle politiche di adattamento ai cambiamenti climatici. La Catalogna si è dotata di una strategia al 2030 articolata in 76 obiettivi operativi e 312 misure e di un Fondo per il clima che tra il 2021 e il 2025 ha sostenuto 81 progetti per 245 milioni di euro. L’Emilia-Romagna porta nel confronto le proprie politiche e i progetti dedicati alla gestione di alluvioni, siccità e ondate di calore, all’impiego dei dati e dell’intelligenza artificiale e alle soluzioni basate sulla natura per la tutela del territorio e della risorsa idrica.
Una collaborazione che ha una forte dimensione europea e mediterranea. Emilia-Romagna e Catalogna partecipano alla Mediterranean climate action partnership, promossa dalla Catalogna insieme alla California sui temi della decarbonizzazione, delle energie rinnovabili, dell’agricoltura intelligente e dell’adattamento ai cambiamenti climatici, e alla Deta, l’alleanza europea sulle tecnologie emergenti e dirompenti, dove l’Emilia-Romagna è impegnata nei gruppi di lavoro dedicati all’intelligenza artificiale e alla New space.
I due territori condividono inoltre l’impegno nella Conferenza delle Regioni periferiche marittime e nella sua Commissione Intermediterranea, oltre che nell’iniziativa West Med per lo sviluppo sostenibile della blue economy nel Mediterraneo. La Catalogna presiede nel 2026 anche la European chemical regions network, alla quale ha recentemente aderito l’Emilia-Romagna, dedicata alla competitività e alla trasformazione verde e digitale dell’industria chimica. A queste collaborazioni si aggiungono Vanguard, Necstour, Errin e Nereus, la rete europea delle Regioni impegnate nell’utilizzo delle tecnologie spaziali, che il 22 e 23 ottobre si riunirà al Tecnopolo Dama di Bologna.
Alla cooperazione istituzionale si affianca infine una rete già consolidata di rapporti tra infrastrutture scientifiche e sistemi territoriali: Ifab e Cineca collaborano con il Barcelona Supercomputing Center e con il Center for Innovation for Data Tech and Artificial Intelligence, mentre Bologna e Barcellona, legate da rapporti avviati negli anni Novanta, lavorano insieme anche allo sviluppo dei rispettivi gemelli digitali, con il coinvolgimento dell’Università di Bologna, di Cineca e dello stesso Bsc.
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