Alle Olimpiadi invernali si è giocato “d’azzardo”


Le corti dei conti di regioni e province in cui si sono svolti i Giochi di Milano-Cortina 2026 provano a quantificare i costi sostenuti dalle amministrazioni pubbliche. Per i magistrati ci sono state “operazione ad alto rischio” con capitale pubblico

Redazione lavialibera

7 settembre 2026

Olimpiadi a costo zero? Una bugia. Anche i magistrati contabili faticano a capire quanti soldi dovranno sborsare gli enti pubblici per ripianare gli eventuali debiti dei Giochi di Milano–Cortina 2026. Le sezione della Corte dei conti di Veneto, Lombardia, Trento e Bolzano hanno ricostruito nei documenti di bilancio pubblicati quest’estate quanto la kermesse sportiva ha pesato sulle casse regionali e provinciali, aggiornando i dati al 2025. L’obiettivo è stato anche quello di proiettare i bilanci nei prossimi anni per capire quanto costeranno complessivamente questi Giochi, vista la grande incertezza sul bilancio di Fondazione Milano–Cortina, l’ente privato (ma con garanzie pubbliche) che ha organizzato la manifestazione sportiva.

Milano–Cortina, dopo la festa debiti e lavori 

L’approccio e lo spazio riservati dalle diverse Corti all’evento risultano molto diversi: la commissione veneta ha dedicato molte pagine della sua relazione all’analisi delle criticità emerse, le sezioni di Trento e Bolzano hanno fatto emergere da una parte lo slancio economico delle province, dall’altro l’instabilità legata al fatto di non sapere quanto effettivamente dovranno sborsare gli enti nel caso di deficit di Fondazione. Pochissimi passaggi, invece, quelli riservati alla manifestazione nella rendicontazione lombarda, in cui l’ente di controllo ha sottolineato la presenza di investimenti sul breve periodo, mettendo subito in guardia su una proiezione a medio e lungo termine.

Possiamo affermare che sicuramente i Giochi sono un’esperienza di prestigio istituzionale, ma dire che sono a costo zero, evidentemente è una circostanza che anche in questa vicenda dei Giochi olimpici Milano–Cortina possiamo dire che sia smentita Paolo Crea – Procuratore Corte dei conti del Veneto

Durante la presentazione della relazione annuale, il procuratore veneto Paolo Crea ha sfatato il mito delle Olimpiadi “sostenibili”. “Dal bilancio di Fondazione risulta che c’è oltre un miliardo di debiti – ha chiosato durante il suo intervento –. Ora, la Fondazione chiuderà il 31 dicembre per il raggiungimento dello scopo. Questi oneri che saranno insoddisfatti finiranno sullo Stato, sulle due grosse regioni italiane, Lombardia e Veneto, e su una parte degli enti locali.” Ha poi concluso: “Possiamo affermare che sicuramente i Giochi sono un’esperienza di prestigio istituzionale, ma dire che sono a costo zero è una circostanza che anche in questa vicenda dei Giochi olimpici Milano–Cortina possiamo dire che sia smentita“.     

In questo articolo troverai: 

La corte dei conti del Veneto ha presentato il 16 luglio a Venezia il giudizio di parificazone del rendiconto generale, cioè un controllo di legittimità e regolarità della situazione finanziaria. I magistrati contabili hanno approfondito la voce riguardante le olimpiadi in modo accurato, con due obiettivi: capire l’evoluzione dei costi durante l’annualità che ha preceduto i Giochi e fare proiezioni quanto più precise possibili dell’ammontare necessario per il mantenimento delle opere negli anni successivi alle gare.  

Dalle pagine, sono emerse due grosse criticità. La prima è la difficoltà per i magistrati di capire se e quanto dovrà sborsare la regione nel caso in cui la Fondazione Milano–Cortina chiuda il bilancio in negativo dopo i Giochi. La seconda è arginare il rischio che le opere non ancora completate e quelle operative gravino nei prossimi bilanci regionali.

Iniziamo dal calcolo della spesa totale. In generale, “il valore complessivo delle opere riportate nel Piano e che insistono sul territorio del Veneto ammonta a € 1.375.701.784,00, di cui € 892.493.984,00 per le opere di natura sportiva ed infrastrutturale con totale copertura finanziaria […] e € 483.207.800,00 per opere infrastrutturali aventi parziale copertura finanziaria”. Ora la cifra è lievitata ed è arrivata a quasi un miliardo e mezzo di euro complessivi, perché le infrastrutture a parziale copertura finanziaria sono aumentate di più di 100 milioni, raggiungendo quota 587.112.000,22 euro. 

Il grande interrogativo del bilancio di Fondazione Milano–Cortina

Come già più volte documentato negli articoli de lavialibera, negli anni i costi di organizzazione della kermesse sono lievitati, con un picco raggiunto nel 2025 quando è stato nominato un commissario straordinario per le paralimipiadi che ha permesso di aumentare ancora il budget a disposizione.

A gestire l’organizzazione dell’evento è Fondazione Milano–Cortina, composta da enti pubblici, rimanendo però un ente di diritto privato. Questo significa che, se la società chiuderà in rosso, il buco di bilancio verrà coperto da Stato, regioni, province e comuni coinvolti, che hanno iniziato ad accantonare milioni di euro.
Il 2026 è l’anno decisivo perché con la realizzazione dei Giochi di Milano–Cortina la Fondazione ha raggiunto il suo scopo sociale e quindi nel bilancio che si chiuderà il prossimo dicembre sarà calcolato quante sono state le entrate e le uscite. Se queste ultime dovessero essere più dei ricavi, ecco che arriverebbe l’aiuto pubblico. L’approvazione del bilancio arriverà a metà 2027. 

Quanto è concreto il rischio che Fondazione Milano–Cortina chiuda in debito? La corte dei conti non può prevederlo con certezza

Per garantire, nell’eventualità, di avere a disposizione la liquidità per coprire il buco di bilancio di Fondazione, la regione ha iniziato a risparmiare. Il Veneto, infatti, ha accantonato quasi 116 milioni per la copertura dell’eventuale deficit e altri 27 milioni seguendo il principio di prudenza nella fase di programmazione e di fine rendicontazione di fine esercizio.

A questa cifra, si aggiungono anche dei fondi “a supporto dell’organizzazione dei Giochi olimpici e paralimpici”: si tratta di 700mila euro per la viabilità in provincia di Belluno stanziati nel 2025 e un totale di 3,7 milioni di euro tra 2025 e 2026 per le prestazioni sanitarie non coperte dai livelli essenziali di assistenza (Lea). 

Il forum sulla sostenibilità dell’eredità olimpica esiste solo sulla carta

Quanto è concreto il rischio che Fondazione Milano–Cortina chiuda in debito? La corte dei conti non può prevederlo. Quello che ha messo nero su bianco nella rendicontazione è però che nel 2025 l’ente privato ha registrato una perdita “pari a € 39.094.782 che, sommata a quella degli esercizi precedenti, porta ad un deficit patrimoniale al 31 dicembre 2025 pari a €176.455.559”.

La Fondazione ha assicurato che è normale che le passività siano maggiori dei ricavi prima dell’evento, visto che questi ultimi sono concentrati nel periodo della manifestazione a febbraio e marzo 2026. Sempre l’ente ha comunicato la sostenibilità dell’operazione olimpica in un documento approvato ad aprile 2026 (“Lifetime budget G+1”), che però “non è stato reso disponibile alla regione del Veneto e di cui, pertanto, non si è in grado di fornire elementi relativi all’esercizio 2026”. In altre parole, l’atto che certifica che ci potrà essere equilibrio tra entrate e uscite non è stato consegnato a uno degli enti che lo compone.

Stando alle informazioni a loro disposizione, i magistrati contabili hanno chiesto “di effettuare le scelte, operative e finanziarie, con un approccio prudenziale e previdente, in un’ottica di costante salvaguardia degli equilibri strutturali del bilancio regionale”

Stando alle informazioni a loro disposizione, i magistrati contabili hanno chiesto “di effettuare le scelte, operative e finanziarie, con un approccio prudenziale e previdente, in un’ottica di costante salvaguardia degli equilibri strutturali del bilancio regionale”, dato che “il complesso e mutevole assetto socio–economico e politico non offr[e] elementi di certezza sull’effettiva capacità della Fondazione di far fronte alle obbligazioni finora assunte”.

Olimpiadi Milano–Cortina 2026, la Corte dei conti chiede di evitare “cattedrali nel deserto”

L’incertezza è aumentata, quando ai magistrati è arrivata la notizia che Fondazione ha iniziato ad avere scambi con le banche che la finanziano per “valutare l’estensione dei fidi già in essere”, cioè l’aumento dell’importo massimo di credito che un istituto di credito mette a disposizione sul conto corrente rispetto al limite stabilito in precedenza. Questa dinamica, però, non permette alla corte dei conti di monitorare le spese e di calcolare il debito dell’ente. 

Cabinovia Apollonio–Socrepes, pista da bob, legacy: le incognite che possono pesare sul bilancio

A essere rimodulate al rialzo sono anche altre spese, che riguardano alcune delle 98 opere in capo a Società infrastrutture Milano–Cortina (Simico).
La regione ha fatto sapere che il 2025 “è stato caratterizzato da una significativa accelerazione delle attività realizzate (ad eccezione di alcuni interventi), che ha permesso di garantire il regolare svolgimento delle competizioni olimpiche e paralimpiche nel territorio regionale veneto”.

Alcune delle opere hanno raggiunto il completamento dei cosiddetti “lavori ante–Olimpiadi”, espressione comparsa a qualche mese dall’inizio dei Giochi per descrivere quelle strutture e infrastrutture che sarebbero state utilizzate nelle settimane delle gare e poi rifinite a manifestazione conclusa.
A carico della Regione, risultano secondo la Corte: 

  • la ristrutturazione del trampolino del 1956 e del braciere (10 milioni di euro complessivi, tutti a carico dell’ente regionale);
  • lo stadio olimpico e paralimpico di Cortina (20.415.500 euro, di cui 6 milioni a carico dell’ente regionale);
  • l’upgrade delle strutture e delle dotazioni per aggiornamento alle nuove tecnologie e adeguamento alle competizioni paralimpiche della pista Olimpia delle Tofane (2.966.000 euro, tutti a carico dell’ente regionale);
  • il completamento della riqualificazione dei servizi igienici dell’anfiteatro dell’Arena di Verona (1.624.000 euro, di cui 1.005.000 a carico dell’ente regionale);
  • il sistema integrato di mobilità intermodale, che comprende la cabinovia Apollonio–Socrepes (ancora ferma, visti i tanti problemi che nel tempo hanno reso l’utilizzo impossibile) e il partenariato pubblico–privato per un sistema di mobilità all’interno del comune di Cortina. La fine dei lavori per due opere necessarie alle olimpiadi è prevista, secondo quanto scritto dalla corte, a marzo 2028 (127.484.200 euro, di cui 12.532.000 a carico dell’ente regionale).

Per quanto riguarda le opere infrastrutturali che hanno parziale copertura finanziaria e ultimazione (stimata dal relativo cronoprogramma) successiva al 31 dicembre 2025, c’è la variante di Cortina, progettata per ridurre il traffico pesante dal centro abitato del comune ampezzano. Su quest’opera i dati sono discordanti: secondo le cifre fornite dalle strutture regionali, il finanziamento regionale è di poco più di 220 milioni di euro, a fronte di una spesa complessiva di circa 480 milioni. Nel documento di finanza pubblica, il costo totale aumenta di più di 100 milioni, con un esborso ancora da effettuare di circa 360 milioni.

“Da un lato, l’inizio delle opere (messa in cantiere), senza la loro ultimazione in coincidenza con i Giochi Olimpici potrebbe determinare disagi e rallentamenti nell’accesso alle località individuate quali sedi dei Giochi e, dall’altro, lo slittamento di dette opere infrastrutturali, non più ricollegate/ricollegabili ai Giochi medesimi, potrebbe causarne un differimento sine die”Corte dei conti del Veneto

Sul tema, la corte ha precisato che “da un lato, l’inizio delle opere (messa in cantiere), senza la loro ultimazione in coincidenza con i Giochi Olimpici potrebbe determinare disagi e rallentamenti nell’accesso alle località individuate quali sedi dei Giochi e, dall’altro, lo slittamento di dette opere infrastrutturali, non più ricollegate/ricollegabili ai Giochi medesimi, potrebbe causarne un differimento sine die”. Insomma, bisogna controllare che non si sprechino risorse in futuro.

L’amministrazione post–olimpica ha implicazioni profonde sui conti, come dimostra il richiamo severo dei magistrati contabili sulla pista da bob “Eugenio Monti”, visto che i costi sono lievitati da 85 a quasi 125 milioni. “Anche su questo punto va richiamata l’attenzione sugli inevitabili costi di gestione, – scrivono – successivamente all’evento olimpico, la cui aleatorietà impone particolare cautela e prudenza al fine di evitare aggravi non previsti a carico del bilancio regionale.

In assenza di uno studio sulla sostenibilità dei costi di gestione, si corre il rischio concreto che, una volta terminato il palinsesto olimpico, gli oneri di gestione di tale rilevante impianto sportivo finiscano per gravare direttamente sui bilanci degli enti pubblici e che l’opera finisca per essere mantenuta in modo non adeguato per carenza di risorse”. Insomma, servono programmi di sostenibilità dettagliati e che siano realizzabili, permettendo l’utilizzo anche nel medio periodo. 

29 aprile 2026. Pista da bob. Foto: N. Sclippa
29 aprile 2026. Pista da bob. Foto: N. Sclippa

Tra gli argomenti presi in considerazione dalla corte dei conti lombarda, la questione della gestione dei fondi olimpici rimane marginale. 
All’interno del documento sul quadro macroeconomico, i magistrati hanno dichiarato che “la realizzazione delle opere connesse alle Olimpiadi invernali Milano–Cortina 2026 hanno svolto una significativa funzione anticiclica, contribuendo al sostegno dell’occupazione e degli investimenti”.  Aggiungendo: “Nel medio periodo emerge, tuttavia, l’esigenza di orientare la programmazione infrastrutturale verso una logica maggiormente improntata al riequilibrio territoriale e alla coerenza con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e climatica”. 

Lombardia, olimpiadi di cemento

La situazione di incertezza, seppur minore rispetto alle regioni, riguarda le province autonome di Trento e Bolzano

La corte dei conti bolzanina ha sottolineato un dato in particolare. Rispetto al 2024, nel 2025 sono diminuite del 42,72 per cento le spese per diritti sociali, politiche sociali e famiglia, mentre sono aumentati del 257,8 per cento i fondi destinati alla missione “Turismo”, che comprende anche la sponsorizzazione delle olimpiadi.  Uno spostamento di risorse importante, che pare dimostrare quali siano state le priorità dell’amministrazione. 

Per un ente come quello provinciale, è necessario “rifuggire logiche d’azzardo ovvero operazioni ad alto rischio, nel senso di non agganciare garanzie, coperte dalle casse degli enti territoriali, ad eventi futuri e incerti”

Sono da menzionare, poi, le spese autorizzate. I debiti contratti della provincia che ricadranno sul 2026, secondo quanto riportato dalla corte, sono stati diversi. Tra il 2026 e il 2027 è prevista una spesa di 58,5 milioni per il “finanziamento di progetti collegati alle olimpiadi invernali”.

Questi importi sono serviti e serviranno per le “spese per la costruzione e sistemazione di edifici della provincia, [la] compensazione degli aumenti dei prezzi degli appalti di lavori, [i] contributi a comuni e loro consorzi per la realizzazione ed il miglioramento di impianti sportivi, [le] spese per la manutenzione delle strade provinciali, per la manutenzione straordinaria delle strade statali e per la progettazione e la realizzazione di lavori di costruzione relativamente alle Olimpiadi 2026, comprese spese tecniche e relativi acquisti ed espropri di terreni e immobili”.

La corte dei conti della provincia di Trento ha chiarito l’ammontare dell’impegno pubblico di copertura economica per l’evento (che si attesta a 79,6 milioni di euro), con un affondo sulla pericolosità di azioni come quelle che potrebbero verificarsi nel caso in cui Fondazione Milano–Cortina continui a essere in debito. Il procuratore Gianluca Albo ha utilizzato parole severe: questo contratto tra enti, infatti, “è collegato a un evento futuro e incerto, con possibile variabilità dell’onere e concentrazione degli effetti finanziari in un orizzonte temporale limitato”. Si è spinto oltre, ammonendo che, per un ente come quello provinciale, sia necessario “rifuggire logiche d’azzardo ovvero operazioni ad alto rischio, nel senso di non agganciare garanzie, coperte dalle casse degli enti territoriali, ad eventi futuri e incerti”.

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