Due persone in carcere e tre ai domiciliari. Sotto sequestro 398 immobili e 15 società agricole. L’inchiesta della Procura distrettuale di Catanzaro riguarda aste, riciclaggio e presunte truffe sui contributi pubblici all’agricoltura
Maxi operazione della Guardia di Finanza in Calabria nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura distrettuale della Repubblica di Catanzaro su una presunta associazione per delinquere che avrebbe operato tra aste immobiliari, società agricole, contributi pubblici e movimentazione di denaro di presunta provenienza illecita.
Nella mattinata odierna i militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, insieme agli specialisti del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (SCICO), stanno dando esecuzione a un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Catanzaro nei confronti di cinque indagati, accompagnata da un vasto decreto di sequestro preventivo e da numerose perquisizioni.
Due persone sono state raggiunte dalla custodia cautelare in carcere. Si tratta di soggetti originari delle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, per i quali, secondo quanto emerge dal provvedimento, è stata riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso.
Per altri tre indagati del Catanzarese – due imprenditori e un avvocato – sono stati disposti gli arresti domiciliari.
Le accuse contestate, a vario titolo, comprendono associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita e truffe aggravate in materia di politica agricola comune, queste ultime finalizzate, secondo l’ipotesi investigativa, all’ottenimento di contributi pubblici a fondo perduto.
Un sistema tra aste, immobili e società agricole
Le indagini condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria – GICO di Catanzaro e dallo SCICO avrebbero ricostruito l’attività di un presunto sodalizio criminale catanzarese capace di operare attraverso una fitta rete di società, sia di persone sia di capitali, attive principalmente nei settori immobiliare e agricolo.
Secondo gli investigatori, diverse società sarebbero state fittiziamente intestate a coniugi, compagne, persone di fiducia e prestanome. Il gruppo, oltre ad agire per conseguire propri profitti, si sarebbe attivato nell’ambito di alcune procedure esecutive e fallimentari con l’obiettivo di favorire anche soggetti ritenuti dagli investigatori di notevole spessore criminale.
Un altro filone riguarda il mondo agricolo. Le Fiamme Gialle avrebbero individuato diversi soggetti formalmente qualificati come imprenditori agricoli ma ritenuti, nell’ipotesi accusatoria, intestatari fittizi di aziende e società utilizzate per partecipare sistematicamente a bandi pubblici e ottenere finanziamenti a fondo perduto.
Sequestrati 398 immobili
Particolarmente rilevante è la consistenza dei sequestri disposti dal Gip.
Il provvedimento riguarda somme di denaro per circa 2,5 milioni di euro, nelle province di Catanzaro, Reggio Calabria, Crotone e Arezzo, con sequestro finalizzato anche alla confisca, compresa quella per equivalente.
Sotto sequestro sono finite inoltre 15 persone giuridiche operanti nel settore agricolo nella provincia di Catanzaro, per un valore stimato complessivamente in circa 1,6 milioni di euro.
La parte economicamente più consistente dell’operazione riguarda però il patrimonio immobiliare: sono stati sequestrati 398 immobili, tra fabbricati e terreni, situati nelle province di Catanzaro, Reggio Calabria e Pisa, per un valore stimato di circa 32,6 milioni di euro.
Complessivamente, considerando denaro, società e patrimonio immobiliare indicati nel provvedimento, il valore delle misure patrimoniali raggiunge circa 36,7 milioni di euro.
L’operazione è tuttora in corso e rappresenta l’esito di una complessa attività investigativa condotta dagli specialisti della Guardia di Finanza sotto il coordinamento della Procura distrettuale di Catanzaro.
Le contestazioni si riferiscono alla fase delle indagini preliminari. Le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nel successivo iter processuale e per tutti vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
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