Liepāja, cittadina lettone nella regione storica della Curlandia, affacciata sul Mar Baltico, si prepara ad essere la prossima Capitale Europea della Cultura, insieme alla portoghese Évora. La direttrice artistica Baiba Bartkeviča ci anticipa i punti chiave programma e la visione di questo grande progetto che punta riposizionare la città sulla mappa europea.

Baiba Bartkeviča, direttirce artistica di Liepāja 2027. Courtesy Liepāja 2027

Intervista a Baiba Bartkeviča

Come hai concepito il programma generale di Liepāja 2027?
Il programma è nato da una domanda fondamentale: qual è il ruolo della cultura nell’Europa di oggi? L’arte e la cultura sono sempre state un sensore e uno specchio del loro tempo: un modo per comprendere il presente, mettere in dialogo diverse prospettive e immaginare possibilità per il futuro. In un momento di grandi sfide, la cultura è anche una forza unificante. Rafforza il nostro senso di appartenenza all’Europa e la nostra solidarietà, e ci offre uno spazio per difendere i valori che condividiamo: democrazia, libertà, diversità e rispetto della dignità umana. Questa riflessione ci ha condotto al concetto di “inquietudine creativa”: l’energia che non ci permette di rimanere immobili, ma ci incoraggia a interrogarci, creare e andare avanti.

Come si traduce questa idea?
A Liepāja calma e inquietudine fanno parte dello stesso movimento. Consideriamo l’inquietudine come un processo dinamico, un’energia che può far progredire individui e comunità. Attraverso approfondite ricerche e conversazioni con persone e organizzazioni, abbiamo individuato cinque filoni programmatici: European Dream, Port Paradox, New Eyes, Deliberate Modesty e Creative Foresight. Essi affrontano temi quali i valori europei, l’identità e l’appartenenza, le comunità, il nostro rapporto con la natura e le trasformazioni portate dalla tecnologia e dal futuro.

Cosa puoi anticipare sulle mostre e gli eventi che vedremo nel 2027?
Ci saranno oltre 500 eventi tra Liepāja, la Curlandia meridionale e Kuldīga, e la gamma è volutamente ampia: dall’arte contemporanea, all’opera, al teatro e alla musica, fino a dibattiti, progetti interdisciplinari, residenze ed esperienze che ci riconnettono con la natura. Tra i momenti salienti spicca un’importante mostra personale dell’artista giapponese Chiharu Shiota, le cui installazioni esplorano la memoria, l’identità e l’appartenenza. Presenteremo l’opera contemporanea Sun & Sea, vincitrice del Leone d’Oro a Venezia, mentre Europa Cantat porterà a Liepāja oltre 3000 cantanti, direttori d’orchestra e appassionati di musica. Ma il programma ci permette anche di affrontare questioni attraverso formati molto diversi. Nell’ambito del programma New Eyes scopriremo lati meno conosciuti di Liepāja: dal cantiere navale Tosmare all’ex acciaieria Liepājas Metalurgs, la cui storia industriale risale a oltre un secolo fa. Zone della città rimaste in gran parte al di fuori del consueto percorso turistico, ma che raccontano la storia di Liepāja come città portuale e industriale. Circa il 40% del programma si svolgerà fuori Liepāja, invitando i visitatori a scoprire la costa baltica e le foreste della Curlandia meridionale, così come Kuldīga, il cui centro storico è Patrimonio UNESCO.

Quali sono i più importanti investimenti a lungo termine realizzati a Liepāja per ospitare la Capitale Europea della Cultura?
L’investimento più importante a lungo termine è nell’ecosistema culturale: nelle persone, nelle conoscenze, nelle competenze professionali e nelle relazioni. Liepāja possiede già una solida infrastruttura culturale: la Sala Concerti Grande Amber, il teatro, i musei, le gallerie e un’ampia gamma di spazi per eventi culturali e sportivi. Per noi, quindi, l’opportunità offerta da Liepāja Capitale Europea della Cultura consiste nel rafforzare ciò che accade all’interno e intorno a questa infrastruttura. Stiamo investendo nelle competenze di professionisti della cultura, artisti, educatori, volontari e organizzazioni attraverso la formazione, l’apprendimento permanente, gli scambi internazionali e l’esperienza pratica. Un investimento altrettanto importante è la rete internazionale: stiamo costruendo relazioni con artisti, festival, istituzioni culturali, università e reti in tutta Europa e creando nuove opportunità per le nostre organizzazioni locali di operare a livello internazionale. Per noi, ciò che accadrà dopo il 2027 è altrettanto importante quanto l’anno stesso della Capitale Europea della Cultura.

Una cittadina della Lettonia si prepara a diventare Capitale Europea della Cultura. Intervista alla direttrice artistica 
Liepāja, la chiesa della Trinità e il centro storico. Courtesy Liepāja 2027

Dicci di più…
Vogliamo che le conoscenze acquisite qui rimangano, che le partnership e le reti internazionali continuino a svilupparsi e che i nostri professionisti della cultura abbiano la fiducia, l’esperienza e i contatti necessari per avviare autonomamente nuove collaborazioni. Questo è il tipo di investimento a lungo termine che stiamo realizzando con Liepāja 2027.

In che modo la Capitale Europea interagirà con la comunità locale?
Fin dall’inizio Liepāja 2027 è stato creato con e per gli abitanti della regione. Il programma riunisce oltre 200 partner, centinaia di artisti, curatori, organizzazioni culturali, ricercatori, educatori e comunità locali. Partner locali, nazionali e internazionali sono coinvolti nella definizione del programma, quindi la partecipazione è già parte integrante del modo in cui Liepāja 2027 viene creato. I progetti sviluppati dalle nostre organizzazioni partner e quelli selezionati tramite bandi rappresentano circa il 70% del programma complessivo. Questo dà voce alla regione stessa – alle sue organizzazioni culturali, agli artisti, alle comunità e alle loro idee – e apporta al programma molteplici prospettive. È anche un modo per rafforzare le comunità locali e la loro capacità di sviluppare idee e collaborazioni, creando al contempo connessioni tra iniziative locali e collaboratori internazionali. L’iniziativa City Neighbours, ad esempio, si basa su idee ed eventi creati dagli stessi residenti, riunendo persone che vivono e lavorano fianco a fianco.

Una cittadina della Lettonia si prepara a diventare Capitale Europea della Cultura. Intervista alla direttrice artistica 
Liepāja, la chiesa della Trinità e il centro storico. Courtesy Liepāja 2027

Avete un programma specifico per le scuole e i giovani visitatori?
Sì, e alcuni sono già in corso. Ad esempio, attraverso CreArt Contemporary Art in Schools, artisti professionisti lavorano direttamente con gli alunni delle scuole di Liepāja per diversi anni scolastici. I giovani esplorano la fotografia, le arti visive e performative e altre pratiche creative attraverso attività con artisti esperti. Ogni anno sono coinvolte sei scuole, con artisti diversi che si uniscono a loro ogni semestre. Ci sono anche progetti creati specificamente per i giovani di Karosta. Con Karosta Children’s Symphony, il collettivo britannico Action Hero lavorerà per 18 mesi con gli alunni della Scuola di Musica per Bambini di Karosta, giovani senza precedenti esperienze musicali e compositori emergenti. Le loro storie personali e le esperienze di crescita diventeranno il materiale per un’opera sinfonica originale e una produzione teatrale. Un altro esempio è Karosta Decoratelier, dove l’artista belga Jozef Wouters e il suo collettivo collaboreranno con la comunità locale per creare uno spazio multifunzionale di uso quotidiano per i bambini. Saranno i bambini stessi a decidere che tipo di ambiente e di installazione desiderano, partecipando alle scelte artistiche e al processo decisionale fin dall’inizio.

Cosa ti auguri che l’anno di Capitale Europea lasci a Liepāja, in termini di infrastrutture e mentalità culturale, in futuro?
Vorrei che Liepāja uscisse dal 2027 con un legame molto più solido con il panorama culturale europeo. La cooperazione internazionale è l’ambito che ci siamo prefissati di rafforzare fin dall’inizio di questo percorso. In questi anni, si stanno costruendo relazioni con artisti, organizzazioni culturali, festival, università e reti professionali in tutta Europa, e spero che queste collaborazioni continuino a svilupparsi ben oltre l’anno di Capitale Europea. Un cambiamento importante si verifica quando la cooperazione internazionale smette di essere vista come un progetto speciale e diventa parte integrante del funzionamento delle organizzazioni culturali: quando un curatore di Liepāja sa chi contattare in Italia, Portogallo o Finlandia, quando un artista locale fa parte di una rete europea e quando i partner stranieri pensano a Liepāja quando cercano la loro prossima collaborazione. Allo stesso tempo, spero che conserviamo la fiducia necessaria per essere noi stessi. Diventare più internazionali non significa omologarsi; al contrario, uno scambio europeo significativo dipende da voci locali forti. Quindi, forse l’eredità che più vorrei vedere è una combinazione di questi due aspetti: una regione più aperta e connessa all’Europa, ma anche più fiduciosa nel valore della propria cultura, delle proprie conoscenze e delle proprie idee.

Niccolò Lucarelli

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