Intelligenza Artificiale nelle scuole, stretta sui social e piattaforme digitali: il Senato dice sì alla riforma ma chiede più controlli


Rischio dipendenza da social e algoritmi manipolativi: la Commissione Istruzione di Palazzo Madama ha dato il via libera allo schema di decreto legislativo sulla governance dell’IA, ma con condizioni precise.

Le scuole dovranno mantenere piena autonomia sulla scelta delle piattaforme digitali e l’educazione digitale dovrà essere ripensata come “ambiente” consapevole, non come mero strumento.

Intanto proseguono le audizioni alla Camera per i decreti attuativi dell’AI Act. Emergono i primi nodi critici: formazione dei docenti, sistemi di IA orientativa che sfuggono alla classificazione europea e il rischio di una regolazione già obsoleta.

Scuola e IA: autonomia nella scelta delle piattaforme digitali

Il parere della Commissione Istruzione del Senato sullo schema di decreto legislativo AG 421 ha messo al centro due questioni delicate. La prima riguarda la libertà delle istituzioni scolastiche nella gestione degli strumenti digitali.

La Commissione ha chiesto che venga esplicitato nel testo finale un principio chiaro: gli istituti del sistema nazionale di istruzione, nell’ambito dell’autonomia riconosciuta dal DPR 275/1999, “conservano la propria autonomia nella scelta e nella gestione delle piattaforme digitali, incluse quelle basate su sistemi di Intelligenza artificiale, quali strumenti metodologici e funzionali ai processi di insegnamento e apprendimento”.

Il secondo rilievo tocca il cuore dell’educazione digitale. La Commissione sottolinea l’importanza di riconoscere le piattaforme digitali come “ambienti”, non come meri strumenti. Di conseguenza, il modello formativo dovrebbe fondarsi su “consapevolezza, salute, autodisciplina, libertà personale e ricorso responsabile delle tecnologie”, con l’obiettivo dichiarato di prevenire “un uso compulsivo eccessivo dei social media”.

I due decreti attuativi: polizia e governance

I riflettori sono puntati sui due schemi di decreto legislativo approvati preliminarmente dal Consiglio dei ministri il 10 giugno scorso. L’Atto del Governo n. 418 disciplina l’uso dell’IA nelle attività di polizia, introduce norme penali contro l’impiego illecito di sistemi di IA e regola la responsabilità civile per i danni. Un punto nodale: la conformità all’AI Act, anche se certificata, “non esclude automaticamente la responsabilità civile” di chi ha utilizzato il sistema.

L’Atto del Governo n. 421 ha un perimetro molto più ampio. Definisce la governance nazionale dell’intelligenza artificiale, i poteri delle autorità di vigilanza, e disciplina l’impiego dell’IA in formazione, professioni, lavoro, sanità e pubblica amministrazione. È il decreto che tradurrà in pratica l’AI Act sul territorio italiano.

Audizioni alla Camera: il grido d’allarme sugli algoritmi che orientano le opinioni

Sono partite le audizioni per i decreti attuativi presso le Commissioni IX e X della Camera dei Deputati. Tra gli auditi, esperti che hanno messo in luce i limiti dell’impianto normativo. Il punto critico emerso con maggiore forza riguarda i sistemi di IA orientativa: applicazioni che non rientrano nella classificazione dei livelli di rischio dell’AI Act ma che possono “influenzare ed orientare il comportamento e le opinioni degli umani”.

I sistemi, spiegano gli esperti, non producono danni economici o fisici ma possiedono una straordinaria capacità di “orientare preferenze, convinzioni individuali, comportamenti politici, decisioni economiche, consumi culturali e modalità di apprendimento”. Nella maggior parte dei casi operano perfettamente nella legalità formale. Il problema è che “incidono progressivamente sulla libertà decisionale dell’individuo senza ricorrere ad alcuna forma esplicita di coercizione”.

Governance multilivello e il nodo delle competenze umane

Lo schema AG 421 costruisce un sistema di governance articolato tra AgID, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, Banca d’Italia, CONSOB, IVASS e Garante per la privacy. L’elemento di novità più significativo è il Comitato di coordinamento di cui all’articolo 12, che assume funzioni di indirizzo strategico.

Tuttavia, l’analisi dello schema rivela una criticità: oltre trenta articoli dedicati all’organizzazione delle autorità, ma pochissimo spazio per il fattore umano. Nessuna disposizione individua le competenze professionali di chi dovrà verificare input, validare output, controllare i bias algoritmici. Sta emergendo una nuova figura, l’AI Auditor, che dovrebbe svolgere funzioni analoghe a quelle del revisore legale o del Data Protection Officer. Lo schema attuale non la riconosce.

Regolazione adattiva: il rischio di una legge già vecchia

La seconda criticità riguarda la capacità di adattamento della disciplina. L’AI Act si basa su una classificazione dei rischi che potrebbe non essere più sufficiente. I modelli di intelligenza artificiale evolvono in pochi mesi, mentre il ciclo legislativo richiede anni. Il rischio è che il decreto costruisca una governance efficace per l’IA di oggi, ma non per quella di domani.

Per questo, durante l’audizione parlamentare del 21 luglio 2026, è stato proposto di introdurre una legge annuale sull’intelligenza artificiale per aggiornare periodicamente le categorie di rischio, oppure di attribuire alle autorità indipendenti poteri regolatori più incisivi. La proposta è di trasformare lo Spazio di sperimentazione italiano in uno strumento di apprendimento normativo continuo, dove i risultati delle sperimentazioni alimentino stabilmente l’attività del legislatore.

Le integrazioni possibili

Gli esperti suggeriscono interventi puntuali sullo schema. All’articolo 7, prevedere che gli accordi di cooperazione includano la definizione di standard professionali per l’auditing algoritmico. All’articolo 11, attribuire alle autorità la facoltà di adottare linee guida specifiche per i sistemi di IA orientativa. All’articolo 12, introdurre una relazione annuale al Parlamento sui rischi emergenti. Agli articoli 26-28, valorizzare la sandbox regolatoria come strumento di apprendimento per il legislatore.

Da verificare, infine, l’impatto del Regolamento Omnibus digitale sull’IA (UE 2026/1744), pubblicato il 24 luglio, che potrebbe incidere sugli assetti regolatori qui esaminati.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Andrea Carlino

Source link

Di