La storia delle radio private calabresi a cura del giornalista Edoardo Maruca. Iacchite’, in occasione del 50º anniversario della sentenza della Corte costituzionale che pose fine al monopolio RAI sulle trasmissioni locali, pubblica questa ricerca sull’evoluzione del linguaggio attraverso le radio private calabresi. PRIMA PARTE
(Seconda Parte) – Le radio troppo libere degli anni Settanta
di Edoardo Maruca
Benché questa non sia una esposizione tecnica, va sottolineato che, subito dopo la sentenza della Cassazione che autorizzava la trasmissione radiofonica in ambito locale, la banda a modulazione di frequenza assegnata era praticamente libera, ovvero assente da segnali radioelettrici se non quelli a bassissima «intensità di campo» appartenenti a stazioni straniere, pertanto bastavano trasmettitori con pochissimi “watt” per coprire distanze ragguardevoli.
Ogni storia ha naturalmente un inizio. Le prime trasmissioni sperimentali in Italia si ebbero a Milano; Parma; Biella e successivamente a Roma e Cagliari. In Calabria, il punto di partenza della radiofonia locale scaturì dal coraggio dei due titolari di Radio Bruzia Cosenza, negli anni, più conosciuta come Radio Bruzia.
Una meravigliosa parabola (conclusasi purtroppo anche a causa delle disavventure penali di uno dei suoi fondatori) che ha determinato il Big Bang della radiofonia «libera» e in seguito dell’imprenditoria Radiofonica.
L’emittente Cosentina iniziò a trasmettere il 30 novembre 1975 ma il 6 dicembre l’Escopost (Polizia Postale), irruppe negli «studi» di muoio piccolo (collinetta che sovrasta la città) con l’ordine di sequestrarne gli impianti. Da lì a poco tempo si sarebbero trovate nella stessa situazione radio e tv di Rossano e Reggio Calabria. Dal processo, scaturì il principio della legalità delle stazioni radiotelevisive private e nella fattispecie di Radio Bruzia Cosenza. Il provvedimento istruttorio era contenuto nella sentenza del 16 febbraio 1976 del Pretore Michele Quagliata per il procedimento 3191/75 a carico dei titolari della Stazione Radio. La sentenza del consigliere pretore dirigente Quagliata, ha preceduto solo di qualche mese quella della Corte Costituzionale del 28 luglio 1976 che di fatto, sanciva la fine del monopolio della Rai.
Domenica 7 marzo 1976, Radio Bruzia Cosenza riprese le trasmissioni. Di seguito, leggiamo un estratto della sentenza divenuta storica.
___“Radio Bruzia Cosenza, e quindi tutte le radio locali con limitata potenza di impianti e con antenne “direzionali”, non contrastano con il monopolio radiotelevisivo. Per quanto riguarda Radio Bruzia, è confermato che essa effettivamente ha trasmesso (e trasmetterà) su frequenza modulata di 102 Mhz, compresa nella banda 2 Vhf, banda mai utilizzata dalla rai, e di cui l’Ente radiotelevisivo non può accampare la riserva “perché contrastante con gli stessi fini di utilità di cui all’art. 43 della Costituzione” “in tali sensi è da escludere che tale frequenza sia riservata per servizi di difesa e di sicurezza sociale o marittima di altri organi dello Stato. È da escludersi parimenti che tale stazione radio possa realizzare radiodiffusioni a carattere circolare in quanto, oltre a non avere collegamenti con altre stazioni trasmittenti, non potrebbe per il tipo di radioonde emesse e per la loro lunghezza superare gli ostacoli naturali quali le maestose montagne circostanti la città di Cosenza e la vicina valle del Crati nel cui ambito territoriale ha l’unica possibilità di propagazione”. Delimitato così il concetto di trasmissione in ambito locale___
Ecco la situazione delle principali e più significative Radio private Calabresi alla fine degli anni ‘70.
- RADIO BRUZIA emittente di Cosenza dal 1975
- RADIO COSENZA CENTRALE: inizia le trasmissioni nel 1977
- RADIO LIBERA BISIGNANO: inizia nel 1976
- RADIO POPOLARE BISIGNANO: inizia nel 1978
- RADIO JOLLY: inizia nel 1978 a Rende
- RADIO MONTESCURO: inizia nel 1977 a Spezzano Sila
- RADIO CALABRIA NOTIZIE: emittente di San Giovanni in Fiore
- RADIO COSENZA 2: inizia a Rovito nel 1977
- RADIO PAOLA INTERNATIONAL: inizia nel 1979
- RADIO SILA: emittente di Laurignano CS dal 1977
- RADIO ROSSANO CENTRO: inizia le trasmissioni nel 1979
- RADIO ONDA SUD: emittente di Belvedere M dal 1978
- RADIO CATANZARO: inizia nel 1976
- RADIO ONDA DEL GOLFO: Pizzo Calabro VV dal 1977
- RADIO ANTENNA 3: Pizzo Calabro VV dal 1978
- RADIO VERONICA: Catanzaro attiva dal 1977
- R. LIBERA CROTONE: emittente attiva dal 1977
- R. CROTONE INTERNAT: emittente di Crotone attiva dal 1976
- RADIO ENNE LAMEZIA: emittente fondata nel marzo 1977
- RADIO TOURING: Reggio Calabria attiva dal 1976.
- RADIO GALLINA SOUND: emittente nata a Gallina -RC- nel 1976
- ANTENNA DEL SUD: Reggio Calabria nata nel 1977
- RADIO CITTA’ DEL MARE: Reggio Calabria nata nel 1977
Eravamo tutti figli delle stelle …
Forse è anacronistico, ma se ad esaminare questa esposizione sulla radiofonia sarà un Over 50, questi, avrà un sussulto leggendo la classifica dei dischi più trasmessi dalle radio sul finire degli anni ’70: proprio in quel periodo sono state pubblicate molte tra le canzoni più belle di ogni tempo e stando ai giornali specialistici dell’epoca, le radio private avevano una programmazione del tutto diversa da quella della Radio Rai o della televisione. A tal proposito vi invito a leggere il mio articolo
MUSICA DI IERI E MUSICA DI OGGI (edoardomaruca.it)
Colte, tamarre, esagerate, già colorate nell’epoca del bianco e nero: le radio private calabresi furono lo specchio di una regione che, pur fanalino di coda nell’emancipazione sociale e culturale, viveva gli anni Settanta come un periodo di contraddizioni incandescenti. Erano gli anni del “tuca tuca” di Raffaella Carrà in Rai e dei Led Zeppelin nelle radio libere; del referendum sull’aborto e della febbre del sabato sera; di Mike Bongiorno e dei Festival di Sanremo vinti dagli Homo Sapiens e da Mino Verniaghi. Gli anni del colpo di Stato in Argentina e delle sonde Voyager, mentre la radio suonava la pacifista Generale di De Gregori e le Brigate Rosse assassinavano Aldo Moro. Gli anni dei Queen e di Furia il Cavallo del West, di Orietta Berti e delle leggi Cossiga sul terrorismo.
Papa Paolo VI scomunica Lefebvre e muore; gli succede Giovanni Paolo I, che resta sul soglio pontificio solo trentatré giorni, in circostanze mai del tutto chiarite. Poi arriva il Papa polacco Wojtyla, incalza Solidarnosc, il muro di Berlino comincia a barcollare e, quasi in simultanea, irrompe The Wall dei Pink Floyd. Beh… quando il gioco si fa duro…
Probabilmente per la diffusione globale del mezzo radiofonico, o forse perché la prima generazione post-bellica era finalmente adulta, o più semplicemente per una fortunata congiunzione storica, tra la seconda metà degli anni ’70 e la fine degli anni ’80 la musica commerciale raggiunse livelli qualitativi apicali che non avrebbe più toccato nella storia contemporanea.
A quale scuola di pensiero dobbiamo attribuire le più belle canzoni di ogni tempo? La tabella dei dischi più venduti al mondo (tutti pubblicati in quel periodo) aiuta a comprendere l’incisività che le radio commerciali dell’epoca ebbero nel plasmare gusti, mode, identità e immaginari collettivi.
Anni 80: la radio libera diventa privata.
La trasformazione da disc-jockey a speaker radiofonico, da scribacchino a giornalista… L’attenzione sulle radio iniziò a concretizzarsi solo con l’arrivo degli anni ’80 e le cronache sportive delle squadre che «Tutto il calcio minuto per minuto» della RAI non sapeva neppure esistessero o quelle notizie che non facevano gola neppure ai giornali Regionali. Con l’inizio del decennio qualcuno, scimmiottando le stazioni private delle grandi città del Nord, iniziava a progettare degli investimenti immaginando la radio locale non più esclusivamente come strumento di libera espressione, ma come una impresa privata bisognosa di investimenti e capace di sviluppare dei guadagni seppur al tempo assolutamente modesti.
Si continuava a fare la radio nelle soffitte o negli studi insonorizzati con le scatole delle uova che posizionate al contrario «spezzano» con i piramidali le onde «armoniche» generate dal suono evitando fastidiosi riverberi.
Nella maggior parte dei casi le strumentazioni erano inadeguate e spesso auto costruite, copiando gli schemi elettrici della «Bibbia» del radiofonico in erba ovvero il mensile Cq Elettronica . Furono i primi piccoli imprenditori della radiofonia Calabrese: Dieni a Cosenza, Boemi a Catanzaro, Rodà a Reggio Calabria e Riga a Crotone, a dettare le regole che avrebbero trasformato anche se lentamente, quelle radio ancora «bambine» da una condizione pseudo anarchica a una parvenza di azienda commerciale; contestualmente arrivarono le iscrizioni alla camera di commercio, libri contabili etc. Tuttavia, sarebbero dovuti passare ancora degli anni per strutturare una trasmissione radiofonica con programmazione cadenzata e continuata con l’inserimento dei giornali radio.
In Calabria, non si respirava l’attacco al monopolio della RAI sferrato dalle stazioni di Milano a capo di quella che sarebbe stata la rivoluzione nel linguaggio della comunicazione e anzi, si prendeva spunto proprio dai «guru» della radio di Stato, con la voce impostata e quelle vocali «chiuse» che, per gli speaker Calabresi erano e sono, per natura fonica, difficili da pronunciare. Negli anni ’80 il mondo era più grande di come oggi lo conosciamo. Il Nuovissimo Aeroporto di Lamezia garantiva 3 costosissimi voli settimanali per Roma e 2 per Milano e la domenica uno per Catania. Il treno in partenza da Paola raggiungeva Roma in 8 ore con ritardi sistematici e, come scrivevo nell’introduzione, bisogna fare necessariamente un tuffo nel passato per ricordare, o immaginare, «per i più giovani», un mondo senza Internet o telefoni cellulari, per avere un quadro più definito di quella radiofonia che sarebbe diventata come oggi noi la conosciamo.
I primi radiofonici professionisti del tempo, spiegano che bisognava andare a Roma almeno due volte al mese per comprare i dischi d’importazione e andare in discoteca per capire quali fossero le tendenze del momento o a Milano per comprare i mixer, trasmettitori antenne e varia strumentazione professionale. Vieppiù che, nel periodo del Boom della commercializzazione di apparati per la riproduzione audio (audio cassette, bobine e giradischi), l’industria Broadcast era praticamente inesistente, a parte qualche laboratorio Lombardo «Pirovano/ Semprini/ Munter» e qualche importatore di apparati esteri. La professionalizzazione della Radio privata e il contestuale abbozzo di azienda strutturata, istituirono le prime due figure dipendenti dal mezzo: il giornalista radiofonico e lo speaker radiofonico generalista, dove quest’ultimo era un ibrido tra speaker, tecnico della bassa e dell’alta frequenza, giornalista, regista, fonico e quant’altro e si ispirava a quella figura, poi diventata mitologica in America, dove le radio hanno tutt’oggi la stessa dimensione delle Radio Private italiane degli anni ’80.
Negli Stati Uniti d’America è vietata la trasmissione contemporanea sul territorio nazionale. Quello che rendeva inarrestabile il successo delle radio private era sostanzialmente la mancanza di ogni tipo di offerta «mass mediale» alternativa, vincere facile era scontato; tuttavia, la «rivalità tra radio» iniziava a delineare un contesto concorrenziale: segnali più forti, audio più elaborato, speaker migliori, programmazione musicale curata, giornali radio realizzati meglio al fine di sbaragliare la concorrenza. La radio privata diventò e rimase per anni l’unico strumento per la diffusione musicale commerciale, quando ancora di dischi se ne vendevano milioni. Non sembrava vero che al citofono di Radio Touring 104 di Reggio Calabria o a quello di Radio Cosenza Centrale, suonassero personaggi come Dalla, Morandi, Venditti e tanti altri, spediti dalle case discografiche in giro per i Radio tour.
Non ci è sembrato neppure vero (tuttavia lo è stato) che un sabato mattina del mese di Maggio del 1981 se non ricordo male, si presentarono alla porta di Radio Cosenza Centrale tre persone armate di pistola e incappucciate dicendo di appartenere a un sedicente nucleo della destra extraparlamentare. Ci radunarono in una stanza sotto la minaccia delle armi e uno dei tre, si fece accompagnare in sala radio costringendo Francesco, lo speaker in quel momento in trasmissione, alla lettura di un comunicato di matrice politica. Il giovanissimo conduttore ebbe comunque il sangue freddo per leggere «pacatamente» il comunicato politico che ascoltammo da un ricevitore acceso nella stanza attigua.
«Attenzione, Radio Cosenza Centrale è stata occupata» Ci guardammo l’un l’altro terrorizzati e probabilmente pensammo, «oddìo, emmò chissi cchi vonno». L’editore della radio, più adulto, durante gli infiniti minuti «dell’occupazione» continuava ad ammonirci alla calma, mentre un balordo scriveva con una bomboletta spray di colore nero sui muri del corridoio della radio messaggi inneggianti al duce.
Andarono via con la stessa velocità con cui erano venuti. Telefonammo immediatamente alla Polizia. Ricordo le parole di un assistente capo: «Giovanò, smettila di tremare, sono andati via». Successivamente in questura ci fu una passerella di persone sospettate o sospettabili ma, dallo specchio Americano non riconoscemmo nessuno. Quando un ufficiale mi domandò ma secondo lei: «perché proprio Radio Cosenza Centrale?» Ebbi a rispondere «beh, perché siamo i numeri uno» Uhm, avrebbero dovuto arrestarmi per la cretinaggine dei miei 20 anni… Spiegai che Radio Cosenza Centrale era un posto in cui la politica nulla aveva a che vedere e certamente ci avevano «scelto» in quanto più ascoltati. Non mi è mancato di sicuro il Jingle «la più ascoltata dai terroristi» ma sono certo che se un episodio simile fosse accaduto oggi, saremmo strumentalmente stati in qualche modo martiri. Per rispetto dei lettori scrivo che essendo trascorsi 40 anni, solo negli archivi della procura della repubblica (forse) resiste qualche faldone da cercare a mano. Per capire cosa potesse significare una trasmissione informativa fatta dai primi giornalisti «pubblicisti», gli imprenditori radiofonici che nel frattempo erano diventati editori, spinsero le radiocronache sportive; erano gli anni dei successi delle squadre Calabresi: il Catanzaro in serie A «fino al 1982», Il Cosenza dalla C2 alla serie B «anni 1982-1989», Reggina in serie B «anni 1987-1989». 2 – (continua) L’elenco completo delle fonti, dei documenti consultati e dei rimandi bibliografici è accessibile su edoardomaruca.it, nella sezione “Radiofonia”
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