Aeroporto di Denver, 20 luglio. Non appena Chantal Morales Rojas scansiona la sua carta d’imbarco, suona un allarme. Arrivano due agenti in borghese, che l’accerchiano e la spingono – senza spiegazioni – dietro una porta, mentre una conoscente chiede aiuto. Morales Rojas è una cittadina ecuadoriana di 27 anni. Vive negli Stati Uniti dal gennaio 2023, quando è arrivata per lavorare come ragazza alla pari, proprio a Denver. Era venuta in città per passare il weekend con la famiglia da cui aveva vissuto e per cui aveva lavorato, e si stava imbarcando per Oakland quando è stata fermata. Il video ha fatto il giro del web. Il suo visto è scaduto a gennaio 2025, ma, come spiegato dalla sua avvocata, già prima della fine del programma di scambio ha fatto domanda alle autorità per poter rimanere nel Paese. Il procedimento è attualmente aperto e Morale Rojas ha anche ricevuto un permesso di lavoro dal Department of homeland security – Dhs. Eppure, è stata bloccata e arrestata, prima che il 28 luglio le venisse concessa la libertà su cauzione.
Il suo non è un caso isolato. Come rivelato dal New York Times, nelle ultime settimane sono oltre 25 le persone arrestate, con finalità di espulsione, in una quindicina di aeroporti negli Stati Uniti. Persone con il visto scaduto in attesa di rinnovo, che però magari hanno un permesso di lavoro attivo, coniugi di cittadini americani.
Da maggio 2025, la Tsa – Transportation security administration, l’agenzia del Dhs addetta alla sicurezza dei trasporti, specie di quella aeroportuale – e l’Ice – Immigration and customs enforcement, l’agenzia federale responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione – hanno un accordo in base al quale l’Ice fornisce alla Tsa informazione relative a persone raggiunte da ordini di espulsioni. In questo modo, la Tsa può segnalare la presenza di tali soggetti negli aeroporti e richiedere l’intervento dell’Ice. Già di per sé, si tratta di una svolta securitaria importante imposta dall’amministrazione Trump. In precedenza, infatti, le due agenzie non collaboravano, soprattutto a causa della volontà del governo di evitare di interrompere o ritardare voli nazionali.

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Minneapolis, l’America dopo Trump
Ora, però, la collaborazione tra Tsa e Ice ha fatto un ulteriore salto di qualità, andando a investire anche le persone con il visto scaduto: sono centinaia di migliaia gli immigrati all’anno. Nel sistema statunitense, avere il visto scaduto, non significa essere irregolari: il visto serve per entrare nel Paese, mentre la permanenza viene regolata dallo “status”, che spesso ha una durata maggiore. Ci possono essere, dunque, persone con visto scaduto ma status regolare, oppure persone con entrambi i documenti scaduti ma in attesa di nuovo rilascio – come Morales Rojas -, magari anche in possesso di un permesso di lavoro. Un giro di vite che allarma gli avvocati. «Prima dicevo: “Finché si ha un documento d’identità, si può viaggiare all’interno del Paese. Ora, invece, dico: “Se state per cambiare il vostro status, evitate qualsiasi viaggio”», ha puntualizzato al Nyt Shannon Shepherd, avvocata specializzata in immigrazione e vicepresidente della sezione di Chicago dell’American immigration lawyers association.
Proprio a causa della legalità della loro posizione e in virtù dei procedimenti aperti in loro favore, queste persone non sono mai state prese di mira dalla sicurezza statunitense. «Non si tratta di persone con precedenti penali», ha ribadito Ghassan Shamieh, avvocato di San Francisco. «Si tratta di persone con legittime pratiche di rinnovo in corso di valutazione». Ora, però, secondo il Department of homeland security, queste persone stanno violando la legge e per questo vengono arrestate, con rischio di espulsione. «Questa amministrazione sta lavorando diligentemente per garantire che gli stranieri presenti illegalmente nel nostro Paese non possano più volare, a meno che non siano diretti fuori dal nostro Paese per auto-deportarsi», il commento di un portavoce del Dhs.
La svolta si inserisce in una più ampia cornice securitaria decisa dall’amministrazione Trump, che ha chiesto all’Ice di operare fino a 2mila arresti al giorno legati all’immigrazione, il doppio del target fissato in precedenza. Nonostante le proteste e gli scontri di Minneapolis di inizio anno, legati all’uccisione da parte di agenti dell’Ice di Renee Nicole Good e Alex Pretti, Donald Trump non ha smesso di rinforzare l’agenzia federale. A inizio giugno, il Congresso ha dato il via libera a un pacchetto da 70 miliardi di dollari per finanziare fino al 2029 le agenzie di controllo dell’immigrazione (oltre all’Ice, la Border Patrol). Una cifra che va ad aggiungersi al budget di 75 miliardi di dollari in quattro anni approvato lo scorso luglio con il One big beautiful bill. Finanziamenti che permetteranno nuove assunzioni, nuovi mezzi e nuove operazioni.
Intanto, sempre a giugno l’Ice ha diramato una comunicazione interna riguardante le morti avvenute tra la detenzione e la sua immediata fine che ha sollevato pesanti dubbi sulla trasparenza dell’agenzia. Secondo la nota, rivelata dal Washington Post, l’agenzia vorrebbe eliminare l’obbligo di segnalare le morti che avvengono entro 30 giorni dalla fine della custodia dei detenuti. Per l’Ice, è giusto che l’agenzia non sia responsabile di una morte avvenuta settimane dopo la fine della detenzione, mentre per i critici è un tentativo di lavarsi le mani rispetto alle salute di detenuti in condizioni critiche, evitando così di registrarne il decesso nelle proprie statistiche ufficiali e di innescare le relative indagini.
In apertura: Agenti Ice nell’aeroporto John F. Kennedy di New York City, (AP Photo/Ryan Murphy/Lapresse)
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Francesco Crippa
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