Nella storia delle democrazie locali italiane, le dimissioni sono raramente quello che sembrano. A volte sono rese, a volte sono mosse, a volte (le più rare) sono esattamente quello che dichiarano di essere: una scelta maturata nel tempo, condivisa con la famiglia, coerente con i principi che si sono sempre professati.
Alessandro Foglietta e Giuseppe Iorio si dimettono dagli incarichi nello stesso periodo. Uno da Supino, l’altro da Ferentino. Entrambi con una storia lunga alle spalle: Alleanza Nazionale, poi la destra ciociara nelle sue varie declinazioni, poi la politica locale come terreno di elezione. Entrambi con una cosa in comune: la certezza, dichiarata e ripetuta, che il passo indietro non sia un addio.
Le loro dimissioni sono due segnali diversi su cosa sta succedendo alla destra in Ciociaria.
Foglietta: quarant’anni e una scuola da aprire
Alessandro Foglietta di Supino è stato sindaco, consigliere regionale, europarlamentare, responsabile della federazione provinciale di Alleanza Nazionale, portavoce dell’allora Governatore del Lazio Francesco Storace. Quarant’anni in cui Supino è rimasto il suo centro di gravità, la misura di tutto il resto. L’ultimo Consiglio comunale in cui ha seduto da consigliere di opposizione è andato in scena in queste ore. I colleghi — maggioranza e opposizione insieme — lo hanno salutato con interventi che in certi casi si avvicinavano all’omaggio. Era visibilmente emozionato.
Ma l’emozione non deve trarre in inganno. Foglietta non sta lasciando nulla, nel senso politicamente rilevante del termine. Sta cambiando metodo.
«Non lascio la politica, resto in FdI», ha spiegato con una chiarezza che non lascia spazio a interpretazioni. «Ho voluto dare un segnale di rinnovamento e soprattutto una scossa ai giovani in un paese ormai dormiente come Supino. La risposta è stata positiva: in tanti mi hanno chiamato, pronti a mettersi in gioco».
Candidato? Giammai
Il progetto che ha in mente è preciso: una scuola gratuita di politica, aperta agli esperti dei vari settori, con lui nel ruolo di «padre nobile» di una lista — di centrodestra o più probabilmente civica — che possa vincere le prossime elezioni comunali. La candidatura a sindaco? No. «Mi caccerebbero da casa», ha detto con un’autoironia che vale più di molte spiegazioni politologiche.
Su chi voglia essere Foglietta dopo queste dimissioni, lui stesso ha usato una formula che richiama una lunga tradizione italiana del potere esercitato senza carica: il costruttore di candidature, il formatore della classe dirigente, il politico che smette di competere per cominciare a selezionare. È un ruolo che in certi contesti produce risultati migliori di qualsiasi mandato elettivo. Resta da vedere se Supino sia il contesto giusto.
Una cosa è certa: quando Foglietta dice «in politica quello che si dice a volte è vero e a volte non lo è», e lo dice ridendo di se stesso, sta descrivendo con onestà insolita la natura di un mestiere che pratica da quando aveva vent’anni. Non è cinismo. È realismo.
Iorio: la fascia amaranto e la rottura
Giuseppe Iorio di Ferentino è un caso diverso e per certi versi più interessante dal punto di vista politico.
Anche lui viene da Alleanza Nazionale, anche lui ha quarant’anni di storia locale alle spalle. Ma il suo percorso è stato meno lineare di quello di Foglietta: pur provenendo dalla destra, da civico ha contribuito a far eleggere sindaci di centrosinistra a Ferentino. Una traiettoria che dice qualcosa su come, nei comuni piccoli, la politica nazionale sia spesso meno rilevante delle reti personali e dei progetti locali.
A Ferentino lo conoscono come «l’uomo della fascia». È un soprannome che racconta un personaggio. Iorio inventò la fascia amaranto del presidente del Consiglio comunale — diversa dalla tradizionale fascia tricolore del sindaco — e la indossò con evidente piacere in ogni cerimonia pubblica per quindici anni. È il tipo di dettaglio che, in una città di provincia, costruisce un’identità riconoscibile che nessuna campagna elettorale potrebbe acquistare. Eletto con centinaia di voti per vent’anni (dal 2020 una pausa, poi la ripresa un anno fa) Iorio è una figura che la città ernica conosce e che conosce la città ernica. Uno che non ha bisogno di presentarsi.
Le sue dimissioni da coordinatore provinciale di Evoluzione e Libertà non sono però per motivi professionali come quelle di Foglietta. Sono per motivi politici nel senso più preciso: non si riconosce più nei valori e nella linea del movimento che aveva contribuito a fondare. Una rottura che dice qualcosa sul percorso di quel movimento, non solo su quello di Iorio. Anche lui non lascia la politica. Anche lui sta riflettendo su quale casa politica scegliere. Ma ha già fissato l’appuntamento: le elezioni comunali di Ferentino del 2028. Ci sarà.
Quello che questi due addii dicono
C’è una tentazione, di fronte a queste storie: di leggerle come il tramonto di una generazione. Sarebbe una lettura sbagliata o almeno, incompleta.
Foglietta e Iorio non stanno sparendo dalla scena. Stanno riposizionandosi. E il riposizionamento, in entrambi i casi, dice qualcosa sullo stato della destra in Ciociaria nel momento in cui ci si prepara alle elezioni comunali di Supino e di Ferentino, e con un occhio alle provinciali dove il campo del centrodestra non ha ancora trovato la propria forma definitiva.
Foglietta sceglie di restare in FdI e di investire sulla formazione dei giovani. È il segno di un Partito che ha bisogno di classe dirigente locale e che non riesce a produrla con i meccanismi ordinari. La scuola di politica che vuole aprire è, in questo senso, un atto politico prima ancora che pedagogico.
Iorio sceglie invece di uscire da un movimento che non lo rappresenta più, e di aspettare il momento giusto. È il segno di un’area politica che continua a muoversi: dove le appartenenze non sono definitive e le traiettorie personali contano quanto quelle di Partito.
Due storie diverse. Due modi diversi di fare un passo indietro che è, in realtà, una preparazione al passo successivo. La politica locale ciociara li rivedrà entrambi. Su questo non ci sono molti dubbi.
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