Vibo. L’asino col pendolo nel ventre



L’ASINO COL PENDOLO NEL VENTRE

di ROCCO TRIPODI 

Mi dicono che sui Social, terminati i lavori in piazza SALVEMINI (?), i vibonesi si affrontano a botta di MI PIACE E NON MI PIACE. Questo può valere per un REGALO di nozze: se ti piace lo tieni se non ti piace lo ricicli. Qui, abbiamo speso 3.000.000 (escono dalle nostre tasche) per un pacchetto di lavori pubblici di rigenerazione che comprende anche questo. Ben studiato per gratificare generosamente amici degli amici, che progettano e appaltano, con strafottenza impunita, lavori che in questo caso prevedevano, aumma aumma, l’abbattimento di un boschetto di 20 maestosi pini marittimi e fare spazio ad una scultura, a giudizio del sindaco, “MONUMENTALE”.

In una piazza che paradossalmente, anche per loro stessa ammissione, NON HA UN NOME. Fantastico. Continueremo a chiamarla, con nostalgica confidenziale paesaneria, “LA PIAZZA VICINO AL CONSORZIO”. Una piazza più che innominabile, INGUARDABILE. Sì, l’inaugurazione c’è stata, e l’inquietante cetriolo mascherato all’ingresso della città è stato svelato. Per l’atteso evento c’erano tutti. Dall’AGGARBATU col tricolore, al gran codazzo dell’assessore, che con gli occhi rossi e il cappello in mano (non pervenuto il sacrestano), narrava a un popolo senza pretese un nuovo orgoglio per il paese (cit.). E quale vastasata miseriusa appare a seguito dell’eccitante svestizione? Un MURO: niente che potesse meglio rappresentare all’ingresso dell’abitato, la vocazione all’ACCOGLIENZA di questa comunità. E la scritta: VIBO VALENTIA HIPPONION. E poi l’ormai irrinunciabile, attesissima INSTALLAZIONE all’insegna del “NON SE NE POTEVA PIÙ FARE A MENO”, con cui stanno riempiendo le piazze cittadine fottendosene delle tante osservazioni umili di cittadini disinteressati sistematicamente irrisi e canzonati. Quest’ultimo monumento, parrebbe rappresentare una figura con CORPO ANTROPOMORFO e TESTA ASININA in atteggiamento RAMPANTE. Probabilmente cercato dall’autore che, con malizia conoscendo il profilo degli sciocchi arrembanti voraci politici locali, a loro si è ispirato.

È sempre il sindaco AGGARBATUNI che parla e confessa che è rimasto colpito dal “PENDOLO NEL VENTRE che scandisce il tempo” della mezza bestia mezzo uomo… E va beh, allora ditelo! Sono o non sono loro che se la vanno cercando? Molto interessante invece, a mio parere, il DITO TESO della mano più bassa della bestia con il quale l’artista, sempre con raffinata ironia, pare voglia riproporre in maniera plastica, quella un po’ grassa ma simpatica gag del: SE NON HAI CAPITO, TIRA IL DITO…che spiego velocemente: È uno scherzo goliardico. Chi lo fa, ti invita a tirare il suo dito (come sembra fare il soggetto della installazione); nel momento in cui lo fai, finge (o anche no) di rilasciare una flatulenza. E tutti a ridere, artista, autorità e popolo sciocco. Diciamo la verità, ormai a Vibo assistiamo ad una mortificante gara tra artisti, che fanno pesare a noi la loro mancanza, da piccoli, di una mamma severa, giudicante e repressiva. E ci ammollano installazioni che campeggiano o svettano pomposamente nelle nostre piazze rigenerate senza che nessuno ne comprenda significato e utilizzo. Parlo dell’uovo bianco al tegamino, privato del tuorlo, all’ingresso di p.zza Luigi Razza di cui si attendono ancora le istruzioni per l’uso; della sagoma nera della Calabria ricavata da una lastra di ferro, con un buco provocato, che (meditate) esclude Vibo Valentia (?), all’ingresso di piazza Municipio; e ora l’asino rampante che raglia per bocca dell’assessore MONTELEONE nella cerimonia di presentazione.

Quello che maggiormente ha colpito di tutta questa storia è la modalità subdola e primitiva con cui, con inaudita brutalità, ad inizio lavori, si sono accaniti sugli alberi con le motoseghe per il colpo finale, dopo che premeditatamente avevano aggredito le radici con pale meccaniche, fingendone la casualità. A nulla sono valse le proteste e le denunce della società civile, che nulla ha potuto dopo che cautelativamente diverse decine di migliaia di euro sono state deliberate per l’incarico ad una squadra di agronomi paraculi allineati, che con semplice INDAGINE VISIVA hanno diagnosticato la pericolosità dei pini e prescritto l’immediato abbattimento  di 16 alberi, risparmiandone alla fine, senza una motivazione tecnica, soltanto 4, che solo oggi mi accorgo essere invece rimasti in 3, per una recente esecuzione all’ammucciuna. In realtà, l’amministrazione necessitava di una certificazione che permettesse a lei e alla ditta lo sbancamento del terreno, per cui si attivava per trovare, dietro ricco compenso, professionisti che dichiarassero che “gli alberi, prima o poi, POTREBBERO cadere”. Si sono scannati per accaparrarsi l’appalto. Io stesso a queste condizioni sarei stato e sono pronto a garantire che prima o poi qualunque albero, in qualunque parte del modo, cadrà. È l’affermazione contraria che è imprudente e scomoda, in quanto qualora si venisse nei fatti smentiti, ne risponderesti anche penalmente. Insomma Quelli so’ agronomi e il cetriolo è materia loro, per cui sanno bene quanto sia insidioso.

Io ho conosciuto l’assessore MONTELEONE, quando, giovane architetto, arrossiva perché, di natura, persona gentile. Oggi invece arrossisce perché è a corto di bugie. Che non abbia mai messo piede nel cantiere è certo, perché mi rifiuto di pensare che non abbia mai individuato procedimenti che non necessitassero di rilievi o di varianti. Come non accorgersi che i 100 nuovi alberi, subito annunciati quasi fossero baionette, dalla propaganda di regime a giustificazione dei pini appena abbattuti, sono poi diventati 40 nella comunicazione ufficiale che anticipava l’inaugurazione? E che soprattutto contandoli, ora come io ho fatto, in realtà SONO SOLO 24? E se non lui, i ricchi agronomi, quelli sprovvisti di strumenti speciali di rilevamento della tenuta degli alberi, possibile che non abbiano conoscenza di quale sia la distanza necessaria tra due alberi ad alto fusto, considerato che per alcuni di quelli già piantumati è inferiore a 2 metri? O forse erano sprovvisti anche di rotella metrica?

Cosa o chi ha impedito al brav’uomo MONTELEONE di fare appianare e portare a livello il terreno aggredito dagli escavatori prima di far passare un velo quasi trasparente di bitume nelle zone parcheggio, forse col solo pennello, dove col criterio del “tanto paga Pantalone”, hanno lasciato bozzi, gobbe, avvallamenti e già principi di sfaldamenti che si evidenziano in particolare nelle giornate di pioggia? Nelle poche aiuole, forse in sostituzione dei 16 alberi mancanti dei 40 dichiarati, hanno piantato cespuglietti nani dove al loro posto meglio avrebbero figurato mazzetti di accia, petrusino e vasilico’. Considerato il protagonismo incontrastato degli agronomi in questo progetto, non mi avrebbe fatto meraviglia se svelando l’Asino rampante, fosse apparsa invece la statua di sant’Isidoro Agricoltore, protettore degli agronomi. Ma la bestialità progettuale per la quale non mi riesce di farmene una ragione, è non aver previsto per un’intera metà della piazza, quella fronte mare, assolutamente NULLA.

La solita anonima pavimentazione sopraelevata, che non ha nessuna funzione e per la quale non è previsto alcuno impiego. Una cosa è certa, ha sostituito i parcheggi che lì prima c’erano e che avendo l’ospedale a due passi, sarebbe stato più che necessario mantenerli. L’ennesima spianata che non ha alcuna attrattiva per giovani e anziani, nessuna struttura, arredo o gioco che siano attrattive per il quartiere. E soprattutto la pratica invalsa, ormai una ossessione di questa Amministrazione, quasi una cinica missione maltrattante la loro, mirata a punire gli anziani: ancora una volta anche questo spazio è interamente battuto dal sole dall’alba al tramonto. Per l’intera piazza sono state installate 4 panche, non panchine perché anche queste mancanti di schienale, di cui solo una parzialmente all’ombra; le altre 3, e qui non si possono non valutare denunce per sadica premeditata persecuzione nei confronti di categorie fragili. Messe lì nella spianata a cucinarsi vuote, nel Solarium di ispirazione delle terme Hipponiane che il monumento richiama, come ricorda il sindaco. E infine, come per tutti gli altri spazi più o meno attrezzati su cui si è intervenuti, ribadisco l’assenza di servizi igienici, divenuti ormai un tabù per tutte le amministrazioni. Cari politici, prima di avere i numeri per governare, occorre che vi dotiate di robusti “Sacramenti”. E anche se, come per la piazza, PIACETE a tanti miei concittadini proprio perché siete delle amebe, deboli e rinunciatarie, ANDATE lo stesso, da parte mia, a FARVI FORTIFICARE!


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