Esiste un luogo sulla Terra dove il vicino più prossimo si trova a giorni di navigazione e dove nessun aereo può atterrare: è Tristan da Cunha, universalmente considerata l’isola abitata più lontana del mondo. Si tratta di un piccolo arcipelago vulcanico immerso nell’Oceano Atlantico meridionale, così remoto che il continente più vicino, l’Africa, dista circa 2.800 chilometri. Qui vivono stabilmente poco più di duecento persone, in una comunità che ha fatto dell’isolamento il proprio tratto identitario. Scopri la sua storia di naufraghi, vulcani e cognomi italiani sopravvissuti nei secoli.
Dove si trova Tristan da Cunha, l’isola più remota del pianeta
Tristan da Cunha è un arcipelago di origine vulcanica situato nell’Atlantico del Sud, a metà strada tra il Sudafrica e il Sud America. La sua posizione è talmente estrema che dista circa 2.800 chilometri dalle coste sudafricane e oltre 2.400 chilometri dall’isola di Sant’Elena, la terra abitata più vicina.
All’interno dell’arcipelago solo l’isola principale, che porta lo stesso nome, è abitata in modo permanente; le altre, come Inaccessibile, Nightingale e Gough, sono disabitate e in gran parte tutelate come riserve naturali.
Dal punto di vista politico l’arcipelago fa parte del Territorio britannico d’oltremare di Sant’Elena, Ascensione e Tristan da Cunha, e risponde quindi alla Corona inglese. Nonostante il legame con il Regno Unito, gli abitanti non godono del diritto di voto britannico, poiché non sono formalmente cittadini del Regno Unito.
Perché è considerata l’isola più isolata del mondo
Il primato di isola più lontana del mondo è il risultato di dati geografici precisi: nessun altro insediamento umano permanente si trova così distante da qualsiasi altra comunità abitata.
A rendere il quadro ancora più estremo c’è l’assenza totale di un aeroporto: sull’isola non esiste alcuna pista, quindi non è possibile arrivare in aereo in nessuna circostanza. L’unica via d’accesso è il mare, percorribile soltanto con navi cargo, pescherecci autorizzati, imbarcazioni scientifiche o rare spedizioni.
Come arrivare all’isola più lontana del mondo
Raggiungere Tristan da Cunha richiede tempo, pianificazione e una buona dose di flessibilità, perché nulla è garantito e tutto dipende dal meteo. Non esistono voli né traghetti regolari, quindi il viaggio va organizzato con largo anticipo consultando il calendario ufficiale delle partenze.
L’itinerario si compone essenzialmente di due grandi tappe:
- Volo fino a Città del Capo. Il punto di partenza obbligato è Cape Town, in Sudafrica. Dall’Italia si raggiunge con almeno uno scalo (via Londra, Amsterdam, Zurigo, Istanbul o Doha), per un totale di circa dodici-quindici ore di volo.
- Traversata via mare. Da Città del Capo si parte con navi da pesca, cargo o ricerca autorizzate dal governo locale. La navigazione dura dai cinque giorni a una settimana circa, a seconda delle condizioni del mare.
- Autorizzazioni e documenti. Non basta presentarsi al porto: serve un permesso scritto delle autorità competenti, oltre a passaporto e biglietto di rientro.
- Lo sbarco. L’isola dispone di un piccolo scalo, il Calshot Harbour, ma le navi più grandi restano al largo e il trasbordo avviene con piccole imbarcazioni.
La storia di Tristan da Cunha, tra naufraghi e cognomi italiani
Dietro il primato geografico si nasconde una storia sorprendente, fatta di esploratori, avventurieri e insediamenti nati quasi per caso. L’isola fu avvistata per la prima volta nel 1506 dal , navigatore portoghese Tristão da Cunha che le diede il proprio nome, poi anglicizzato nella forma attuale. I primi tentativi di stabilirvisi arrivarono solo tre secoli dopo, con esiti spesso drammatici.
La svolta decisiva fu legata a ragioni militari e strategiche, che trasformarono uno scoglio sperduto in un avamposto della Corona britannica. Tra i cognomi storici dell’isola figurano nomi come Glass, Green, Hagan, Rogers e Swain, ma anche due chiaramente italiani: Lavarello e Repetto. Appartenevano a Gaetano Lavarello e Andrea Repetto, due marinai di Camogli che, giunti a Tristan dopo le vicissitudini della loro nave, decisero di restare per sempre.
Come si vive sull’isola più lontana del mondo
La vita a Tristan da Cunha è scandita dai ritmi della natura e da una fortissima coesione comunitaria. La popolazione attuale è stimata in circa 250 persone, quasi tutte discendenti dal ristretto nucleo originario di coloni europei e statunitensi. L’economia si regge su pochi pilastri: pesca, agricoltura e allevamento, con coltivazioni principali di patate, cavoli e cipolle.
A queste attività si aggiunge una voce di entrata curiosa ma significativa, ovvero la vendita di francobolli, molto ricercati dai collezionisti di tutto il mondo. Trasferirsi stabilmente sull’isola è quasi impossibile per chi arriva da fuori, e ai non nativi è vietato acquistare immobili, anche se la comunità accoglie temporaneamente figure professionali di cui ha bisogno, come medici, insegnanti e agronomi.
Un aspetto sorprendente riguarda la connettività. Fino al 2024 la rete internet era lenta e limitata, un ulteriore segno dell’isolamento del luogo. Con l’arrivo della connessione satellitare Starlink, però, anche l’isola più remota del mondo ha ottenuto accesso a una banda larga molto più stabile.
Cosa vedere a Tristan da Cunha
Chi riesce ad arrivare fin qui trova un paesaggio di rara intensità, dominato da un vulcano e circondato da un oceano sconfinato. L’elemento più imponente è il Queen Mary’s Peak, vulcano attivo che si eleva a circa 2.062 metri sul livello del mare, con sentieri escursionistici che regalano panorami spettacolari.
L’unico centro abitato è Edinburgh of the Seven Seas, la minuscola capitale dove si concentra la vita della comunità. Merita una visita anche il Thatched House Museum, che racconta la storia dell’isola e dei suoi abitanti. Ma la vera attrazione è l’ambiente naturale, un vero paradiso per la fauna selvatica.
L’isolamento estremo ha infatti favorito lo sviluppo di flora e fauna uniche al mondo. Tristan da Cunha è un sito di riproduzione di importanza globale per foche e uccelli marini, e tra le specie che la popolano spiccano tre tipi di albatros endemici.
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Letizia Miani
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