Frosinone 2027: il cammino verso il voto del centrosinistra senza bussola

Da una parte una maggioranza sui generis che continua a consumarsi al proprio interno. Lo fa per una vicenda che, per durata e modalità, a meno di un anno dalle prossime elezioni, è diventata il simbolo del surrealismo moderno: l’elezione del Presidente del Consiglio Comunale. Dall’altra, un centrosinistra che, invece di occupare lo spazio politico e approfittare delle difficoltà altrui, dimostra di avere una sola strategia: non averne nessuna. Benvenuti nell’aula del Consiglio Comunale di Frosinone, il regno del paradosso politico.

La filosofia zen del PD

Vincenzo Iacovissi

La testimonianza più eloquente di questa situazione la fornisce il Partito Democratico. Sembra aver imboccato una strada che ricorda più la filosofia zen che la politica: «attendere asceticamente che gli eventi accadano, senza muovere un dito». Peccato che Palazzo Munari non sia un monastero tibetano, e che alle elezioni nel capoluogo manchino appena dieci mesi.

Nei giorni scorsi il confronto interno al campo progressista ha prodotto un elemento politico preciso. Il Partito Democratico ha comunicato al PSI di voler indicare il consigliere Angelo Pizzutelli come candidato sindaco. Dal canto suo il PSI, oltre a ribadire la candidatura di Vincenzo Iacovissi, ha addirittura proposto il ticket: Iacovissi sindaco e Pizzutelli vicesindaco. Una soluzione che non ha avuto il via libera del PD. Fine dei giochi. (Leggi qui: Il PSI scopre le carte: Iacovissi sindaco, Pizzutelli vice. Ora la palla passa al PD. E poi qui: Frosinone 2027: il PD dice no al ticket del PSI e certifica la frattura di Prog).

Fin qui la cronaca. Poi inizia la politica.

Pizzutelli non respira: il silenzio assordante

Angelo Pizzutelli (Foto © Stefano Strani)

Perché se davvero il Partito Democratico ritiene Angelo Pizzutelli il proprio candidato alla guida del capoluogo il prossimo anno, sarebbe stato lecito aspettarsi, dopo il no al ticket, che quella candidatura iniziasse a «respirare» anche al di fuori dalle riunioni della Segreteria cittadina. Non una vera campagna elettorale, ma quantomeno una campagna di promozione del brand.

Si dirà: Pizzutelli è conosciutissimo a Frosinone, non ha bisogno di pubblicità. Vero, ma solo in parte. Il capogruppo Dem fino ad oggi non è mai stato percepito come candidato sindaco del Partito. Oggi indosserebbe un abito nuovo: non il solito già visto del Consigliere che raccoglie voti come un’aspirapolvere industriale. Invece nessuna conferenza stampa, nessun manifesto politico affisso nelle plance apposite (il PSI ne ha fatti tanti per Iacovissi) nessun incontro pubblico, nessuna campagna di ascolto, nessuna diretta social, nessuna iniziativa programmatica. Nulla che racconti ai cittadini di Frosinone che esiste una proposta alternativa del Partito Democratico all’attuale amministrazione.

Il silenzio è assordante. E sorprende, perché mancano meno di dieci mesi al voto.

Dieci mesi: tempo sufficiente o già consumato?

Stefano e Angelo Pizzutelli

In politica dieci mesi sono un tempo solo sufficiente, forse, per costruire una coalizione, definire un programma, far conoscere un candidato, consolidarne la leadership e parlare ai mondi civici e ai comitati di quartiere che tradizionalmente decidono gli equilibri delle elezioni comunali nel capoluogo. Chi del PD ha assunto l’iniziativa di incontrare i cittadini dello Scalo? Chi della segreteria dem sta provando a costruire un dialogo con i consiglieri di opposizione eletti nel centrodestra? Dieci mesi possono essere rapidamente consumati se si continua ad attendere che siano gli eventi a dettare l’agenda politica.

Il concetto di Campo largo viene ripetuto ossessivamente dalla Segreteria cittadina del PD da mesi. Giusto: è difficile contestarne la validità politica. Per chi vuole contendere la fascia tricolore a Riccardo Mastrangeli, l’unità del centrosinistra appare una condizione necessaria. Anzi indispensabile. Ma tra evocare il Campo largo e costruirlo esiste una differenza enorme. Servono tempo, pazienza, pelo sullo stomaco e un programma da condividere. Non serve solo un candidato: serve anche una visione della città e come raggiungerla.

Invece nessun percorso, nessuna chiamata pubblica alle forze civiche, nessuna road map. Soprattutto nessun tentativo, pur in extremis, di ricostruzione dell’unità dell’alleanza. La sensazione è che il PSI sia ormai considerato fuori dal perimetro della coalizione. E se il centrosinistra si presenta diviso, il risultato del 2027 appare già scritto. Non serve un politologo della Scuola Cesare Alfieri di Firenze per capirlo. Lo diceva già Albert Einstein«Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi». Se il metodo rimane sempre lo stesso, è difficile immaginare un esito differente.

La percezione conta quanto la strategia

Il Gruppo Pd in Aula a Frosinone

Naturalmente il Partito Democratico potrebbe avere una strategia che non ha ancora deciso di rendere pubblica. È una possibilità. Ma in politica anche la percezione conta. E oggi la percezione è quella di una forza politica che sembra più attendere gli sviluppi della crisi della maggioranza che costruire un’alternativa. Il che determina un rischio ulteriore: confondere le difficoltà della coalizione di governo con un proprio vantaggio. Sono due cose profondamente diverse.

Anche perché quelle difficoltà sono esclusivamente di natura politica. La governance amministrativa di Mastrangeli sembra invece godere di ottima salute. Per questo una maggioranza in crisi non produce necessariamente un’opposizione vincente. Serve una proposta alternativa. Serve una leadership riconoscibile. Soprattutto serve un progetto di città. Serve dare ai cittadini la sensazione che qualcuno, nell’area riformista, abbia già iniziato a pensare alla Frosinone del 2027 e a come governarla.

Perché se la coalizione che sostiene Mastrangeli rischia di consumarsi nella guerra per il Presidente del Consiglio, il centrosinistra rischia di consumarsi nell’attesa. E l’attesa, in politica, raramente vince le elezioni.


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