C’è un dato che pesa più di ogni slogan e di qualsiasi annuncio politico: mentre il resto d’Italia migliora nella riduzione delle liste d’attesa, la Sicilia peggiora. A dirlo non è l’opposizione né un sindacato, ma il primo Bollettino nazionale dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, che monitora l’andamento delle prestazioni sanitarie nelle Regioni. E il giudizio sull’Isola è severo.
Il documento fotografa un sistema sanitario che continua a non garantire ai cittadini tempi di accesso adeguati alle cure. Anzi, rispetto allo scorso anno i principali indicatori arretrano, collocando la Sicilia tra le pochissime regioni italiane in controtendenza. Un dato che inevitabilmente chiama in causa il governo Schifani e l’assessorato regionale della Salute, impegnati da mesi a rivendicare gli investimenti e le misure adottate per abbattere le liste d’attesa.
Per il governo regionale il rapporto rappresenta un banco di prova difficile da aggirare. Perché i dati pubblicati dall’Agenas sono il risultato del monitoraggio nazionale e fotografano l’efficacia delle politiche adottate. Se l’obiettivo dichiarato era ridurre le liste d’attesa, il primo semestre del 2026 racconta invece una Sicilia che arretra proprio mentre il resto d’Italia riesce, pur tra molte difficoltà, a migliorare. Una fotografia che riapre inevitabilmente il dibattito sulla capacità della sanità siciliana di garantire un diritto fondamentale come l’accesso tempestivo alle cure e che rischia di trasformarsi in uno dei dossier più delicati per Palazzo d’Orléans nei prossimi mesi.
Il quadro generale
La Sicilia peggiora rispetto al primo semestre 2025, mentre il dato nazionale mostra un miglioramento sia nelle prime visite specialistiche sia negli esami diagnostici. In particolare, Agenas inserisce la Sicilia tra le Regioni in controtendenza insieme ad Abruzzo, Sardegna e Provincia autonoma di Trento per le visite, e insieme ad Abruzzo e Valle d’Aosta per la diagnostica. Il dato più evidente riguarda le prime visite specialistiche. Nel primo semestre del 2025 l’87,2% delle visite veniva effettuato entro i tempi massimi previsti dalla prescrizione. Dodici mesi dopo quella percentuale scende al 79,7%, con una perdita di ben 7,5 punti percentuali. Il dato appare ancora più significativo perché nello stesso periodo aumenta in maniera consistente il ricorso alle prescrizioni classificate come “programmabili”, cioè quelle con tempi massimi di 120 giorni.
Rispetto dei tempi massimi
Per le visite specialistiche i tempi di attesa in Sicilia sono i seguenti:
• Primo semestre 2025: 87,2%
• Primo semestre 2026: 79,7%
• Variazione: -7,5 punti percentuali
La quota delle prescrizioni in classe P (programmabile entro 120 giorni) passa:
• dal 34,1%
• al 44,4%
Agenas precisa che una maggiore concentrazione di prescrizioni nella classe P tende normalmente a facilitare il rispetto dei tempi, perché la finestra temporale è molto più ampia rispetto alle classi U, B e D. Nonostante ciò, la Sicilia registra comunque un peggioramento.
Diagnostica, Sicilia tra le peggiori d’Italia
Ancora più preoccupante è il capitolo dedicato agli esami diagnostici. Nel primo semestre del 2025 la Sicilia garantiva entro i tempi il 75,9% delle prestazioni. Nel 2026 la percentuale precipita al 71,9%. Il confronto con la media nazionale è impietoso: in Italia l’84,6% degli esami viene effettuato nei tempi previsti, quasi tredici punti percentuali in più rispetto alla Sicilia. Il risultato colloca l’Isola nelle ultime posizioni della graduatoria nazionale, davanti soltanto a poche regioni con performance ancora peggiori.
Ecco i dati:
Prestazioni effettuate nei tempi
• Primo semestre 2025: 75,9%
• Primo semestre 2026: 71,9%
• Variazione: -4 punti percentuali
Il confronto con la media nazionale non lascia dubbi
• Italia: 84,6%
• Sicilia: 71,9%
Il divario è quindi di 12,7 punti percentuali. La Sicilia rientra tra le regioni con le peggiori performance nazionali. Seguita da Abruzzo, Puglia, Umbria, Valle d’Aosta.
Le criticità già emerse
Il documento richiama anche il monitoraggio dei primi quattro mesi del 2026, nel quale la Sicilia mostrava particolari difficoltà soprattutto nelle prestazioni:
• urgenti (classe U);
• brevi (classe B);
• differibili (classe D).
Tra gli esami più problematici venivano indicati:
• ecografia mammaria;
• risonanza magnetica;
• elettromiografia;
• colonscopia.
Il confronto nazionale
Nel primo semestre 2026, in Italia:
• le prenotazioni passano da 13,3 milioni a 14,9 milioni;
• le prime visite effettuate nei tempi salgono dal 76,4% al 78,5%;
• gli esami diagnostici passano dall’82,8% all’84,6%;
• vengono garantite 1,624 milioni di prestazioni in più entro i tempi massimi rispetto al 2025.
Il dato
Il Bollettino Agenas evidenzia come il peggioramento siciliano non rappresenti un episodio isolato ma confermi una difficoltà strutturale.
Già nei precedenti monitoraggi erano emerse criticità soprattutto nelle prestazioni con priorità più elevate, quelle urgenti, brevi e differibili, oltre a forti ritardi per alcuni esami particolarmente richiesti come risonanze magnetiche, ecografie mammarie, elettromiografie e colonscopie. Il nuovo monitoraggio certifica che il recupero atteso non è arrivato.
Anzi, mentre il resto del Paese aumenta il numero delle prestazioni erogate rispettando i tempi fissati dal Servizio sanitario nazionale, la Sicilia no.
I numeri pubblicati da Agenas arrivano inevitabilmente a pesare sul dibattito politico e sulla gestione della sanità regionale.
Da tempo il governo regionale rivendica gli investimenti destinati all’abbattimento delle liste d’attesa, ma il monitoraggio nazionale racconta una realtà diversa: la Sicilia resta tra le regioni più in difficoltà e, soprattutto, è una delle pochissime che nell’ultimo anno non solo non migliora, ma peggiora.
Un dato che rischia di alimentare nuove polemiche sulla capacità del sistema sanitario regionale di garantire ai cittadini il diritto a cure tempestive e che conferma come quello delle liste d’attesa continui a rappresentare una delle principali emergenze della sanità siciliana.
PD: misure del governo inefficaci
Il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo e Antonella Russo, componente della segreteria regionale con delega alla Sanità, presa visione del bollettino Agenas “Testimoniano che le misure del governo regionale non sono servite, come ad esempio il potenziamento del SovraCUP ritenuto insufficiente anche dalla Corte dei conti”.
FI: interrogazione al Ministro della Salute
La vicepresidente del gruppo di Forza Italia al Senato, Daniela Ternullo ha depositato un’interrogazione al Ministro della Salute per fare il punto sull’attuazione del nuovo Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa (PNGLA) 2026-2028 e sollecitare interventi mirati in favore della Regione Sicilia, che dai monitoraggi dell’Agenas risulta in ritardo rispetto agli standard nazionali.
Nell’interrogazione, la parlamentare chiede al Ministro quali iniziative intenda attivare per supportare le Regioni in difficoltà nell’attuazione del Piano, con particolare attenzione al rafforzamento della piattaforma nazionale di monitoraggio e all’interconnessione dei sistemi sanitari regionali.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
redazione@tp24.it (Redazione)
Source link












