cosa cambia per studi e imprese


L’avvocatura italiana cambia volto e si prepara a una delle riforme più significative degli ultimi anni. Con il via libera definitivo del Senato alla legge delega di riforma sull’ordinamento forense si apre una nuova fase per la professione, destinata a incidere non soltanto sull’organizzazione degli studi legali ma anche sui rapporti con il mondo delle imprese. Tra le novità di maggiore impatto spicca infatti la cancellazione di alcune storiche incompatibilità: gli avvocati potranno assumere incarichi di vertice nelle società di capitali, diventando amministratori unici, amministratori delegati, presidenti o liquidatori, senza dover rinunciare all’esercizio della professione.

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L’approvazione è arrivata con un consenso trasversale. Il Senato ha votato il provvedimento con 114 voti favorevoli, 19 astensioni e nessun voto contrario, confermando il testo già approvato dalla Camera. Da questo momento il Governo avrà sei mesi di tempo per predisporre i decreti legislativi che renderanno operative le nuove disposizioni.

La riforma rappresenta un passaggio che punta a modernizzare una professione chiamata a confrontarsi con un mercato profondamente cambiato. L’obiettivo dichiarato è quello di adattare la figura dell’avvocato alle trasformazioni dell’economia, dell’organizzazione aziendale e della giustizia, rafforzando al tempo stesso il ruolo della consulenza legale nel sistema produttivo.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda proprio il rapporto tra professione forense e impresa. Viene infatti riconosciuta in modo esplicito la figura del giurista d’impresa, valorizzando l’attività di consulenza legale stragiudiziale svolta all’interno delle aziende. Una scelta accolta favorevolmente anche da Confindustria, che considera la riforma un punto di equilibrio tra le prerogative dell’avvocatura e le esigenze organizzative delle imprese, sempre più bisognose di competenze giuridiche integrate nella gestione aziendale.

La legge amplia inoltre il perimetro delle attività compatibili con l’esercizio della professione. Oltre alla possibilità di ricoprire incarichi nelle società di capitali, gli avvocati potranno svolgere anche le funzioni di amministratore di condominio e di agente sportivo, superando vincoli che negli anni erano stati giudicati eccessivamente restrittivi rispetto all’evoluzione del mercato professionale.

Accanto all’apertura verso nuove attività viene ridefinito anche il perimetro delle competenze esclusive della professione forense. La riforma chiarisce infatti che l’assistenza, la rappresentanza e la difesa nei procedimenti giudiziari restano attività riservate agli avvocati. Allo stesso modo viene ricondotta alla competenza degli iscritti all’albo anche la consulenza e l’assistenza legale stragiudiziale quando risultino strettamente collegate all’attività giudiziaria e siano esercitate in modo continuativo e organizzato, fatte salve le competenze attribuite dalla legge ad altre professioni regolamentate.

Una parte significativa della riforma è dedicata agli avvocati monocommittenti, una realtà che negli ultimi anni è cresciuta all’interno del mercato legale. Secondo i dati di Cassa Forense, nel 2025 sono 13.518 i professionisti che ricavano oltre il 91% del proprio reddito da un unico studio legale o da un solo altro avvocato. Si tratta del 5,63% degli iscritti all’albo, con un’età media di 39,21 anni. Fino a oggi questi rapporti sono stati spesso regolati da accordi informali o verbali, privi di un quadro di tutele uniforme.

La legge delega interviene proprio su questo fronte prevedendo l’introduzione di un contratto standard, i cui contenuti saranno definiti nei decreti attuativi. L’obiettivo è garantire maggiore certezza nei rapporti professionali, disciplinando aspetti come il preavviso, i criteri di determinazione del compenso e le condizioni di collaborazione, senza trasformare il rapporto professionale in un rapporto di lavoro subordinato.

Sul fronte economico viene rafforzato anche il principio dell’equo compenso. I parametri ministeriali utilizzati dai giudici per liquidare le parcelle in assenza di un accordo scritto dovranno essere aggiornati con cadenza biennale, evitando che restino ancorati a valori ormai superati dall’evoluzione del mercato. La riforma introduce inoltre la responsabilità solidale nel pagamento dei compensi tra tutti i soggetti coinvolti negli accordi giudiziali o arbitrali, rafforzando così le garanzie economiche per i professionisti.

Cambiano anche le regole di accesso alla professione. Il tirocinio avrà una durata di 18 mesi, dei quali 12 dovranno essere svolti frequentando obbligatoriamente le scuole forensi. La disciplina dell’esame di abilitazione è stata invece stralciata dalla riforma ed è già entrata in vigore attraverso il decreto-legge n. 100.

Importanti novità riguardano anche il sistema disciplinare. La prescrizione dell’azione disciplinare viene fissata in sei anni, mentre viene introdotto l’istituto della riabilitazione per gli avvocati condannati con sentenza definitiva, consentendo un percorso di reinserimento professionale dopo l’espiazione delle conseguenze disciplinari.

Un altro capitolo della riforma interessa l’organizzazione societaria degli studi legali. La legge disciplina in maniera organica l’esercizio della professione attraverso società di persone, società di capitali e cooperative, che saranno iscritte in una sezione dedicata dell’albo professionale. Pur aprendo ai soci di capitale e agli investitori, il legislatore mantiene una serie di garanzie per preservare autonomia e indipendenza della professione.

Gli avvocati, da soli o insieme ad altri professionisti iscritti ai rispettivi ordini, dovranno detenere almeno i due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto. Anche la governance resterà saldamente nelle mani della professione: la maggioranza dei componenti dell’organo di amministrazione dovrà essere composta da avvocati. I soci non professionisti potranno partecipare esclusivamente per apportare competenze tecniche o capitali e, nella distribuzione degli utili, la loro quota non potrà superare il 33% di quella spettante ai soci professionisti nei casi previsti dalla normativa.

La riforma arriva in un momento particolarmente delicato per l’avvocatura italiana. Secondo Cassa Forense, nel 2025 gli iscritti all’albo sono 228.641, vale a dire 6.414 in meno rispetto a dieci anni fa. Dopo il picco di 245.030 iscritti registrato nel 2020, il numero dei professionisti ha iniziato a ridursi. A diminuire sono soprattutto gli avvocati attivi, scesi di 10.659 unità, mentre i pensionati contribuenti sono aumentati di 4.245.

Il quadro economico resta complesso. Negli ultimi sei-sette anni i redditi medi della categoria hanno registrato una contrazione stimata tra il 30% e il 40%, mentre negli ultimi dieci anni si è dimezzato il numero degli studenti iscritti alle facoltà di Giurisprudenza. A questi dati si aggiunge il persistente divario retributivo di genere, con le donne avvocato che continuano a percepire compensi mediamente pari a circa la metà di quelli dei colleghi uomini.

L’approvazione della legge delega rappresenta dunque solo il primo passo. La partita decisiva si giocherà nei prossimi sei mesi, quando il Governo sarà chiamato a tradurre i principi della riforma nei decreti attuativi. Sarà in quella fase che si definiranno concretamente le nuove regole destinate a ridisegnare l’organizzazione degli studi legali, i rapporti di collaborazione professionale e l’integrazione sempre più stretta tra competenze giuridiche e sistema delle imprese.


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 Cristina Giua

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