Il venture capital italiano rallenta nel numero delle operazioni, ma mantiene una capacità di raccolta consistente grazie al peso crescente dei round di maggiore dimensione. Nei primi sei mesi del 2026, startup e scaleup hanno raccolto 813 milioni di euro attraverso 145 operazioni. È quanto emerge dal Venture Capital Report Italy Q2-26 & H1-26, realizzato da Growth Capital in collaborazione con Italian Tech Alliance.
Nei primi sei mesi del 2026, startup e scaleup hanno raccolto 813 milioni di euro attraverso 145 operazioni.
Il report considera sia le società con sede in Italia sia le startup con headquarters all’estero, fondatori italiani e oltre il 50% dei dipendenti nel Paese. L’analisi integra dati PitchBook aggiornati al 15 luglio 2026, comunicati stampa e informazioni fornite dagli investitori attivi nell’ecosistema nazionale. Sono esclusi i round inferiori a 50 mila euro, le operazioni esclusivamente a debito e i finanziamenti privi di una classificazione venture capital univoca.
Il venture capital italiano nel secondo trimestre
Tra aprile e giugno 2026 sono state registrate 76 operazioni, per un ammontare complessivo di 402 milioni di euro. Nel primo trimestre i round erano stati 69, per 411 milioni. L’attività è quindi aumentata in termini numerici, mentre il capitale investito è rimasto sostanzialmente stabile.
Il confronto con la seconda metà del 2025 mostra però una contrazione più netta. Nel semestre precedente erano stati completati 218 round, con 1,175 miliardi di euro investiti. La flessione riguarda soprattutto le fasi iniziali del ciclo di finanziamento, con una riduzione delle operazioni Pre-seed, Seed e Series A.
Nel secondo trimestre sono stati registrati soltanto due Series A, contro i 14 dei primi tre mesi dell’anno. Il calo dei round iniziali potrebbe essere collegato anche alla sospensione degli incentivi fiscali destinati agli investimenti nelle startup, un elemento che ha inciso sull’attività di business angel e operatori early stage.
I round maturi sostengono la raccolta
Le fasi più avanzate del mercato mostrano una tenuta maggiore. Nel semestre sono stati censiti 10 Series B e quattro Series C o successivi. Complessivamente, i round Series B+ hanno raccolto 274 milioni di euro attraverso 14 operazioni.
Il dato indica che una parte delle startup finanziate negli anni precedenti sta raggiungendo una fase di maggiore maturità. Diverse società sono ora in grado di attrarre ticket più elevati, coinvolgere investitori internazionali e finanziare programmi di espansione commerciale, sviluppo tecnologico e crescita all’estero.
Questa evoluzione ha inciso sulla dimensione delle operazioni. Il ticket medio è salito a 5,6 milioni di euro, rispetto ai 4,1 milioni del 2025. Anche la mediana è aumentata, passando da 1,1 a 1,7 milioni. Il venture capital italiano chiude quindi il semestre con meno round, ma con operazioni mediamente più grandi.
Rent2Cash guida la classifica dei deal
Il maggiore round del semestre è quello da 100 milioni di euro chiuso da Rent2Cash. Si tratta dell’unico mega round del periodo, categoria che nel report comprende le operazioni con una componente equity pari o superiore a 100 milioni.
Alle sue spalle si posiziona Newcleo, con la terza tranche da 75 milioni del proprio Series A. WeRoad ha invece concluso un Series C da 58 milioni di dollari, equivalenti a circa 50 milioni di euro al cambio della data di annuncio, con la partecipazione di Airbnb, H14 e altri investitori non comunicati.
Tra le operazioni più rilevanti compare anche D-Orbit. La società attiva nel settore spaziale ha completato una transazione da 110 milioni di euro, composta da 45 milioni di capitale primario e da una componente secondaria da 65 milioni.
Questi deal confermano il peso crescente delle scaleup e delle società tecnologiche già inserite nei mercati internazionali. Il capitale tende a concentrarsi sulle aziende che hanno già dimostrato capacità di execution, una presenza commerciale consolidata e metriche compatibili con strategie di crescita su scala europea o globale.
Software e intelligenza artificiale attirano capitali
Il software è il primo settore per numero di operazioni e ammontare investito. Nel semestre ha totalizzato 36 round, pari al 25% del mercato, e 214 milioni di euro raccolti.
Seguono le Life Sciences, con 23 operazioni, mentre DeepTech e FinTech hanno registrato 17 round ciascuno. Software, Smart City e FinTech hanno assorbito quasi due terzi del capitale complessivo, con rispettivamente 214, 165 e 156 milioni di euro.
Tra le singole verticali, AI & Machine Learning è al primo posto per deal count, con 15 operazioni, ed entra tra le prime tre categorie per capitale raccolto, con 63 milioni. FinTech guida invece la classifica per valore, con 117 milioni, davanti al CleanTech con 101 milioni.
La distribuzione settoriale mostra come il venture capital italiano stia seguendo alcune delle principali direttrici europee: software B2B, intelligenza artificiale, tecnologie finanziarie, transizione energetica e soluzioni industriali ad alta intensità di ricerca.
Il DeepTech cresce, ma dipende dai capitali esteri
Nel primo semestre il DeepTech ha raccolto 97 milioni di euro attraverso 17 round, pari a circa l’11% del capitale investito e al 12% delle operazioni. Nel 2021 il comparto aveva raccolto 59 milioni, mentre nel 2025 aveva raggiunto 244 milioni.
La crescita è evidente, ma le operazioni avanzate dipendono ancora in misura rilevante da investitori internazionali. Il problema riguarda soprattutto le imprese attive nello spazio, nella robotica, nei semiconduttori e nell’advanced manufacturing, dove i fabbisogni finanziari aumentano rapidamente durante le fasi di industrializzazione e go-to-market.
Per queste aziende, la disponibilità di fondi domestici capaci di partecipare a round Series B e Growth resta limitata. La conseguenza è un maggiore ricorso a investitori esteri per sostenere l’espansione e la produzione su scala.
Exit e nuovi fondi restano sotto osservazione
Nei primi sei mesi del 2026 sono state registrate 14 exit, tutte attraverso operazioni di M&A. Il numero è vicino alle 15 transazioni della seconda metà del 2025, ma i valori economici restano generalmente contenuti. Molte acquisizioni hanno un enterprise value non comunicato o inferiore alle decine di milioni.
Anche il fundraising dei gestori ha rallentato. Nel semestre sono stati annunciati tre nuovi fondi, per una raccolta complessiva di 104 milioni. Nel secondo trimestre è stato chiuso Indaco Bio Parallel Lombardia, veicolo da 19 milioni gestito da Indaco Venture Partners SGR.
Il venture capital italiano entra così nella seconda metà del 2026 con una struttura più selettiva: meno operazioni iniziali, ticket medi più alti e una maggiore concentrazione sulle società già mature. La capacità di riattivare l’early stage e produrre exit di dimensioni significative determinerà la solidità del mercato nei prossimi trimestri.
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Redazione Startup-news
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