Thiene, la casa di riposo che fa musica elettronica. Per risvegliare ricordi


Cosa succede se la musica elettronica entra in una casa di riposo? Un accostamento ardito, realizzato a Thiene, in provincia di Vicenza, da Matteo Scapin, classe 1989, dj, musicista, produttore e docente all’istituto Musicale Città di Thiene, in una coprogettazione con il Comune. Scapin ha infatti portato i suoi strumenti di lavoro, drum machine, controller Midi sensibili al tocco, superfici interattive e strumenti digitali, nel centro residenziale Guido Negri di Fondazione Opera Immacolata Concezione e lì ha tenuto un corso di 10 lezioni per alcuni degli ospiti della struttura, con il sostegno economico di Inner Wheel Schio-Thiene. Non solo discoteche, festival e produzioni milionarie: qui la musica elettronica è stata utilizzata per aiutare le persone anziane con demenza o importanti forme di deficit cognitivo, come l’Alzheimer, ad esprimersi e comunicare. 

“Dialoghi sonori”, questo il nome del laboratorio per la terza età, non è il primo caso in cui Scapin applica la musica al tema dell’inclusione. Più di otto anni fa infatti con il suo macro-progetto “Music 4 All” ha iniziato a offrire «a qualsiasi persona: disabile e non, giovane e anziana», la possibilità di utilizzare gli strumenti che usa da produttore «per dare libera espressione».

I primi passi li ha mossi con i più giovani: «Volevo dare un’impronta un po’ diversa alle classiche attività che facevano. Ho iniziato a far conoscere questo tipo di musica ad alcuni ragazzi con autismo e con sindrome di Down. Ho voluto fare qualcosa di innovativo che desse la possibilità ai ragazzi con disabilità di esprimersi come fanno i loro coetanei», ricorda Scapin.

Matteo Scapin in studio

Dopo più di otto anni il musicista è approdato al nuovo laboratorio che si rivolge agli anziani, quelli che lui con affetto chiama “i classici nonni”: «Era un progetto che volevo fare da tanti anni, ho sempre voluto portare la musica elettronica in un contesto diverso, inusuale», spiega.

Gli strumenti

Matteo Scapin è conosciuto con lo pseudonimo di Matthew S. e collabora con artisti nazionali e internazionali, tra cui Gary Dourdan, attore e musicista americano. Nel 2015 ha vinto il premio di Mtv – Best New Generation Electro come artista emergente. «Durante il laboratorio utilizziamo sintetizzatori, drum machine (batterie elettroniche), schede elettroniche, controller Midi sensibili al tocco», racconta Scapin. Si tratta di strumenti digitali, tecnologie moderne e strumenti intuitivi, capaci di incuriosire e facilitare l’interazione immediata. Come la tastiera multicolor, che – spiega il musicista – «non ha il classico suono di una tastiera, perché posso decidere i suoni che può emettere. Posso inserire il suono di un violino o registrare una voce, ad esempio». Tutti strumenti non convenzionali, tutti strumenti inclusivi, ovvero adattati da Scapin alle esigenze degli ospiti. Tra questi c’è anche l’handpan elettronico: «Il suono che emette è metallofono, ogni sezione nera ne emette uno e tutti i suoni sono in chiave, quindi non può uscire un suono stonato. Tutti coloro che lo suonano, così, ne sono appagati», spiega Scapin.

Come si svolge una lezione

«Durante le lezioni lavoro sempre in cerchio e chiamo una persona alla volta a comporre una melodie, per esempio a ciascuno dico di dare cinque colpi allo strumento. Da questi suoni esce un’improvvisazione che registriamo e alla fine della sessione riascoltiamo tutto insieme». Un modo per coinvolgere le persone, stimolarle e metterle in comunicazione. «Cerco sempre di dare qualcosa a chi partecipa, partendo dalla registrazione di un vocalizzo la trasformiamo in una canzone. Per comporla usiamo qualsiasi suono, dalla voce, al battito delle mani, al battere su una sedia, le campioniamo e poi componiamo una canzone», racconta ancora il produttore. 

Due gruppi di lavoro

Nel centro residenziale Guido Negri, Scapin ha lavorato con due gruppi di ospiti. Con il primo il lavoro è stato incentrato sulla creatività, la socializzazione e la scoperta di nuove sonorità, mentre con il secondo, composto da persone con Alzheimer, si è lavorato soprattutto sul risveglio delle emozioni, la canalizzazione dell’attenzione e sul favorire il benessere psicofisico attraverso la stimolazione sensoriale. «Gli strumenti usati erano gli stessi, ma la modalità era diversa. Con le persone con Alzheimer ho lavorato di più sul campionamento, sul registrare la loro voce e fargliela riascoltare. Il focus era sull’ascolto e sulla percezione dei nuovi strumenti», spiega. Un’attività che ha lasciato un segno, tanto che al quinto incontro una signora ha accolto il musicista dicendo «ma tu sei quello degli strumenti strani!». «Il fatto che lei si sia ricordata è stata una cosa unica, di solito chi ha questa patologia dopo un po’ di ore ha un reset completo di ciò che accade. Questo conferma l’efficacia relazionale e l’impatto dell’esperienza sul suo vissuto quotidiano», sottolinea ancora emozionato Scapin. 

Il laboratorio spesso si apre con il tema della scoperta. Per una persona anziana è strano suonare strumenti elettronici: «All’inizio del corso c’è sempre un momento di grande stupore perché si trovano davanti a strumenti che non hanno mai visto né suonato e non sanno come usarli. Per alcuni di loro “è una magia”», dice il musicista. Un modo anche per mettersi in gioco e riprendere in mano vecchie passioni: «Al laboratorio c’erano anche persone che sapevano suonare strumenti classici. Per esempio qualcuno suonando la tastiera colorata si è emozionato perché si è ricordato quando la suonava tanto tempo fa. In questo modo si è ritrovato a provare le emozioni di trent’anni prima». 

I risultati 

I dati raccolti dagli psicologi hanno evidenziato il miglioramento dell’umore, della capacità di comunicare con gli altri, dell’attenzione e della partecipazione degli ospiti. «É  successo più di una volta che finito il laboratorio le persone mi chiedessero che strumento avrei portato la volta successiva, c’è quindi stato sempre un interesse per l’attività e gli strumenti», spiega Scapin. Il Comune di Thiene ha evidenziato che «la musica ha favorito attenzione, partecipazione, interazione tra gli ospiti e momenti di riconoscimento reciproco, dimostrando come anche strumenti altamente tecnologici possano diventare semplici, intuitivi e accessibili quando vengono progettati attorno alla persona».

«L’interesse per questo tipo di laboratori è grande e sta crescendo anche in altre regioni», racconta Scapin, che sottolinea che nel caso della musica elettronica è prematuro parlare di musicoterapia, perché «come tecnica non è mai stata affrontata. È un approccio innovativo che va ancora studiato».

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 Sara De Carli

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