In 9 sono andati questa mattina in via Principe Umberto n°8 dal notaio Federico Labate di Sora. E lì hanno messo le loro firme sotto un documento di due pagine: le dimissioni contestuali con le quali mettere fine all’esperienza di Emiliano Cinelli dalla carica di sindaco a Monte San Giovanni Campano. Fine. Con otto mesi di anticipo.
A sottoscrivere quel documento sono stati il presidente del Consiglio comunale Giorgio Pisani, i Consiglieri Sandro Visca, Maurizio Nardozi, Angelo Veronesi, Michele Ciardi, Francesco Poce, Quirino Fusco, Silvia Visca. La nona firma, quella decisiva, è stata quella del vicesindaco: la storica dirigente del Partito Democratico Sabrina Sciucco.
Fin qui i fatti. Poi ci sono le letture. Diverse. Contrapposte come è logico che sia: dipende da quale curva si osserva questa partita.
Letture contrapposte
Quella di Monte San Giovanni Campano è stata un’amministrazione eterogenea. Una di quelle nelle quali il Pd si è ritrovato a governare insieme ad esponenti di Fratelli d’Italia: nel nome di un progetto amministrativo, sfrondato da qualsiasi visione politica. Lo stesso che accade a Ferentino, a Sora, a Pontecorvo, a Veroli: quattro delle dieci città più grandi tra le 91 della provincia di Frosinone. Senza la benedizione dei Partiti: né il Pd né FdI che ufficialmente sono contrari. Ma l’alternativa è mandare a casa quei governi che i cittadini hanno eletto democraticamente fregandosene delle Segreterie di Partito. Meglio abbozzare.
Le contraddizioni politiche alla fine sono emerse? I nodi sono venuto al pettine? Nemmeno un po’. Le contraddizioni sono nate all’interno del Partito Democratico. Tra il sindaco Emiliano Cinelli e la sua vice Sabrina Sciucco che quattro anni fa fece un passo di lato spianandogli la strada verso la candidatura e l’elezione. Contraddizioni amministrativo e non politiche. Nelle quali il Pd c’entra poco o nulla, nonostante lui stia con Area Dem e lei sia più in sintonia con la componente contrapposta Rete Democratica.
Tra loro, una situazione simile ad una polveriera pronta a saltare. Bisogna immaginarsi la scena. Un notaio, un tavolo, nove persone che firmano un documento che manda a casa un’intera amministrazione con otto mesi di anticipo. Ed una lettera già pronta da inviare al sindaco, al Segretario comunale ed a tutti i dipendenti comunali. La vicesindaca Sabrina Sciucco ha sbattuto la porta ed ha voluto che le cose fossero chiare fin da subito.
L’atto d’accusa
In quella lettera, la numero 2 della Giunta di Monte San Giovanni Campano, poco meno di 12mila abitanti, spiega che l’amministrazione è caduta perché il sindaco teneva 8 deleghe tutte per sé, le Giunte si facevano in streaming, nel cimitero ci sono 150 persone in attesa di un loculo, due scuole sono state chiuse condannando le frazioni in cui erano ospitate. In più c’è chi aggiunge che tra sindaco e vice sia volata qualche parola di troppo durante le recente visita del Procuratore di Napoli Nicola Gratteri, andato per presentare il suo libro.
Sciucco in quella lettera ha spiegato le ragioni con una precisione da atti amministrativi. Il sindaco si teneva 8 deleghe: Polizia locale, Urbanistica, Bilancio, Tributi, Turismo, Cultura. Praticamente tutto. A lei erano rimasti gli Affari generali: una delega che la stessa vicesindaca definisce «blanda». Più volte aveva chiesto qualcosa di più sostanzioso. Niente.
Traccia uno spartiacque, la vicesindaca. Dice che nei primi due anni e mezzo le cose hanno funzionate e l’amministrazione ha prodotto risultati. Poi c’è stato il rimpasto e le cose hanno cominciato a zoppicare. Addirittura le Giunte, che nei primi due anni e mezzo si facevano in presenza, hanno cominciato ad essere disertate. Qualcuno ha scoperto che lo streaming era comodo e molti assessori hanno cominciato a collegarsi da casa: «Spesso ci siamo io, il sindaco e la segretaria comunale», racconta Sciucco. Lo scollamento raccontato dalla vicesindaca sta anche in un altro elemento: le riunioni di maggioranza. La prima dopo il Consiglio sul rendiconto è arrivata a due mesi e mezzo di distanza.
La scelta sulle scuole e lo scontro in piazza
Poi c’è Anitrella. Una frazione, una scuola chiusa per lavori da tre anni: «Se togli la scuola per tre anni, la frazione collassa. Bar, cartolibreria, negozietto: tutto dipende dalla scuola», dice Sciucco. Le famiglie non sapevano se riaprisse o no. Il sindaco gestiva la comunicazione a spot, «non si riapre, si riapre». Non è un grande affare di Stato. È la vita quotidiana di una comunità piccola. Ed è esattamente questo il tipo di cosa che fa cadere le amministrazioni.
E poi ci sono i loculi. Nel cimitero del capoluogo e in quello di Colli, in cinque anni, questa amministrazione ha realizzato 64 loculi. Attualmente oltre 150 persone aspettano una sistemazione definitiva. Centocinquanta morti in attesa. Sciuccolo aveva segnalato più volte. Risultato: niente.
C’è però un dettaglio che non sta nella lettera. Ma che in molti hanno notato durante la visita del procuratore Gratteri: grande freddo tra Cinelli e Scucco, non il rapporto di complicità e stima che deve esserci tra un sindaco e la sua vice. E quella freddezza, quella distanza, sono state evidenti. La vicesindaca ci è rimasta male. Non era il motivo. Ma era l’ultimo di una lista lunga.
L’ironia del PD: stessa tessera, fazioni opposte
L’unica cosa che non c’entra – giura lei – è la differenza di componente all’interno del Partito Democratico. Assicura che non c’entrano le tensioni che da quasi due anni stanno lacerando il Partito su scala provinciale. In cuor suo sarà così ma la politica è fatta di tante sfumature: una delle quali sta nelle elezioni Provinciali di marzo. Sabrina Sciucco voleva candidarsi per l’area Pompeo-Battisti. Puntava a riportare un Consigliere provinciale a Monte San Giovanni Campano, dove manca dai tempi dei Ds e del sindaco Antonio Cinelli.
Niente da fare. Perché l’amministrazione è talmente eterogenea da non potergli garantire l’appoggio in blocco e l’elezione. «Questo è un patto solo ed esclusivamente amministrativo», dice Sciucco. Vero. In maggioranza c’era di tutto. «Il fatto che io ed il sindaco siamo entrambi del PD è una casualità». Una casualità complicata. Che alla fine ha complicato le cose.
La versione del sindaco: tattica preelettorale
Il sindaco per ora non rilascia dichiarazioni ufficiali. Sta aspettando quelle dei suoi avversari e poi deciderà cosa dire. Ma la sua chiave di lettura è filtrata: per lui questa operazione è una mossa preelettorale, un accordo tra la vicesindaca e il presidente del Consiglio Comunale, che stava con la minoranza. In sostanza: si è schierata col fronte avversario in anticipo, usando le dimissioni davanti al notaio come strumento per presentarsi al voto con le mani pulite. E scaricare su di lui la responsabilità di tutto quello che in questi anni non si è riusciti a realizzare.
Difficile escluderla del tutto. Otto mesi prima delle elezioni, le dimissioni di nove consiglieri davanti a un notaio non sono mai un gesto puramente idealistico. Ma anche il contrario è vero: non si regge un’amministrazione per quattro anni — con i primi due anni e mezzo definiti «ottimi» dalla stessa vicesindaca — per poi buttare tutto per un calcolo tattico. La verità sta probabilmente nel mezzo, come sempre: ragioni vere e strategie elettorali si mescolano in proporzioni che solo chi era in quella piazza la sera della litigata potrebbe quantificare.
Quel che è certo è che stamattina nove persone si sono sedute davanti a un notaio. Monte San Giovanni Campano torna alle urne.
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