La dichiarazione precompilata presenta alcune situazioni che richiedono attenzione: la delega a una persona di fiducia, la duplicazione dei redditi da locazioni brevi, le tipologie di reddito assenti dal precompilato e l’accesso al percorso semplificato per i titolari di partita IVA. Per i redditi oltre 75.000 euro il calcolo del tetto sulle detrazioni è automatico ma modificabile.
Il 730 precompilato semplifica la dichiarazione per la maggior parte dei contribuenti, ma presenta alcune situazioni particolari che richiedono attenzione prima dell’invio. In questo articolo cercheremo di capire come gestire i casi meno frequenti ma tutt’altro che rari: la delega a un familiare, i redditi da locazioni brevi che appaiono duplicati, i redditi che il precompilato non contiene affatto e l’accesso al percorso guidato per chi ha la partita IVA.
Delegare un familiare: come funziona la persona di fiducia
Chi non riesce o non vuole gestire personalmente la propria dichiarazione può abilitare una persona di fiducia — un familiare, un convivente o chiunque altro — a operare nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate per proprio conto.
La persona di fiducia accede con le proprie credenziali — SPID, CNS o CIE — e può compilare e inviare la dichiarazione nell’interesse di chi l’ha delegata. L’abilitazione si richiede online, nell’area riservata del sito dell’Agenzia, nella sezione “Il tuo profilo”, oppure presso uno sportello fisico.
Esistono alcuni limiti precisi. Ogni contribuente può designare una sola persona di fiducia. Chi viene designato può esserlo per non più di tre persone contemporaneamente. La persona di fiducia deve operare al di fuori della propria attività professionale: un commercialista non può quindi essere delegato come persona di fiducia, perché quella attività rientra nel suo esercizio professionale.
Dal 2026 è possibile delegare una persona di fiducia anche per presentare la precompilata in qualità di erede, per conto di un contribuente deceduto.
Locazioni brevi: perché i redditi appaiono duplicati
Chi affitta un appartamento tramite più piattaforme o agenzie — per esempio Airbnb e Booking contemporaneamente — può trovare nel precompilato importi da locazioni brevi più elevati di quelli effettivamente percepiti. La ragione è tecnica ma comprensibile.
Ogni piattaforma o agenzia rilascia una propria Certificazione Unica per i redditi che ha intermediato. Il sistema dell’Agenzia delle Entrate non ha modo di sapere con certezza a quale immobile si riferiscono i redditi certificati da ciascuna piattaforma, e quindi non può aggregarli automaticamente in un unico rigo. Per ogni certificazione ricevuta viene creato un immobile separato, con il relativo reddito attribuito a ciascuno.
Il contribuente deve correggere questa situazione manualmente, accorpando tutti i redditi delle singole Certificazioni Uniche in un unico rigo riferito all’appartamento effettivamente locato.
C’è poi una seconda fonte di duplicazione. Se nel corso dell’anno uno degli inquilini si è fermato per più di 30 giorni, il contratto è stato registrato all’Agenzia delle Entrate — la registrazione è obbligatoria per le locazioni superiori al mese. Dalla banca dati dell’anagrafe tributaria viene quindi generato un reddito immobiliare pari al canone risultante dal contratto registrato. Ma se quel canone era stato percepito tramite agenzia, l’agenzia ha già operato la ritenuta del 21% e lo ha incluso nella propria Certificazione Unica. Il risultato è che lo stesso importo compare due volte: una nel rigo generato dal contratto registrato e una nella CU dell’agenzia.
La correzione è semplice ma richiede attenzione: occorre eliminare la voce duplicata del contratto registrato, dopo essersi accertati che il totale certificato dall’agenzia includa già quella locazione.
I redditi che non compaiono nel precompilato
Alcune tipologie di reddito non sono inserite nel precompilato perché la legge non prevede la trasmissione di quei dati all’Agenzia delle Entrate. Chi li ha percepiti nel 2025 deve inserirli manualmente prima di inviare la dichiarazione.
Rientrano in questa categoria: le pensioni estere e i redditi da lavoro dipendente prestato all’estero — con l’eccezione dei lavoratori frontalieri italo-svizzeri, per i quali alcuni dati sono presenti; i redditi da lavoro per un datore di lavoro privato non obbligato a effettuare ritenute d’acconto; i redditi di terreni e fabbricati situati all’estero; i redditi di capitale certificati nella CUPE — Certificazione degli utili e dei proventi equiparati — o desumibili da documentazione rilasciata dalle società emittenti italiane o estere; la rivalutazione del valore dei terreni e i redditi di capitale soggetti a imposizione sostitutiva; gli investimenti e le attività estere di natura finanziaria; le plusvalenze finanziarie e i redditi da criptovalute.
Questo spiega perché, nel caso di chi ha ceduto quote di una società nel 2025, la plusvalenza non compaia nel precompilato: si tratta di un reddito da dichiarare autonomamente, inserendolo prima dell’invio. La pensione, invece, risulta perché il sostituto d’imposta — l’INPS o la cassa previdenziale — trasmette i dati con la Certificazione Unica.
Partita IVA e percorso semplificato: l’accesso “di straforo”
Il percorso guidato del precompilato è formalmente riservato ai titolari di redditi da lavoro dipendente e assimilati. Chi ha la partita IVA deve usare il modello Redditi, non il 730. Esiste però un modo per consultare il percorso semplificato e visualizzare tutte le spese e le voci di reddito in forma analitica.
Nella schermata “Scegli il modello di dichiarazione” — subito dopo il consenso per la privacy — basta rispondere “no” alla domanda “Nel 2025 hai percepito redditi d’impresa, anche in forma di partecipazione, oppure redditi di lavoro autonomo per i quali è richiesta la partita IVA?”. Il sistema indirizza allora verso il modello 730 e consente di accedere al percorso semplificato con tutti i dati esposti voce per voce.
Questa consultazione non consente di completare e inviare la dichiarazione — chi ha la partita IVA deve comunque usare il modello Redditi — ma permette di scaricare e stampare il prospetto analitico di tutti i dati presenti nel precompilato. Questo rende più semplice la successiva compilazione del modello Redditi e fornisce una documentazione utile in caso di controllo.
Chi è in regime forfettario o di vantaggio può inviare il modello Redditi in modalità web senza scaricare software. Chi è soggetto a ISA, ha redditi da partecipazione o deve presentare il modello IVA deve invece scaricare il software dedicato.
Redditi oltre 75.000 euro: il tetto sulle detrazioni è automatico
Chi ha un reddito complessivo superiore a 75.000 euro è soggetto a un limite sull’ammontare degli oneri detraibili. Il software del precompilato calcola automaticamente questo tetto, selezionando gli oneri con la detrazione di maggiore importo per ottimizzare il beneficio fiscale entro il limite consentito.
Il contribuente può intervenire manualmente per modificare la selezione automatica — per esempio, se preferisce privilegiare alcune spese rispetto ad altre nella scelta di quali far rientrare nel plafond. La modifica manuale è possibile ma richiede di valutare attentamente le conseguenze sul calcolo complessivo delle imposte.
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Paolo Florio
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