(Adnkronos) – A metà dell’edizione 2026 del Gai (Global Attractiveness Index) emergono le prime evidenze per rafforzare l’attrattività dell’Italia e la capacità del Paese di generare crescita futura. Le analisi si concentrano su due leve centrali per la competitività nazionale: il contributo delle imprese multinazionali alla Ricerca e Sviluppo e alla produttività, e il ruolo del capitale umano qualificato, delle università e delle competenze come fattori abilitanti dell’attrattività-Paese. Il Gai è una piattaforma, giunta alla sua undicesima edizione, sviluppatasi con diversi obiettivi: rendere disponibile ai decisori italiani e internazionali un innovativo indice-Paese; offrire una fotografia rappresentativa dell’attrattività e sostenibilità dei Paesi; fornire indicazioni affidabili a supporto delle scelte di sistema per la crescita e l’ottimizzazione dell’ambiente pro-business. Negli anni il progetto si è allargato: ora il Gai è una piattaforma di analisi, misurazione e approfondimento dell’attrattività-Paese e di discussione dei fattori e delle strategie che maggiormente incidono su di essa, ad ampio spettro. Il progetto è supportato da un Advisory Board composto da alcune delle principali aziende multinazionali che investono nel Paese, Philip Morris Italia, Amazon e Toyota Material Handling, e da un Comitato Scientifico composto da Ferruccio De Bortoli, Enrico Giovannini e Roberto Monducci. Il percorso del GAI 2026 si concluderà a settembre, durante la 52esima edizione del Forum “Lo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive” di Villa d’Este, Cernobbio, con la presentazione del Rapporto 2026.
La prima riflessione riguarda il sottodimensionamento strutturale dell’Italia negli investimenti in Ricerca e Sviluppo. Nel 2024, la spesa nazionale in R&D si è attestata all’1,38% del PIL, un valore inferiore alla media UE-27 (2,13%) e distante dai principali benchmark internazionali. Il divario riguarda anche la componente corporate: la spesa in R&D delle imprese italiane si ferma allo 0,79% del Pil, contro l’1,49% della media europea. Allo stesso tempo, il mondo corporate rappresenta il principale motore della R&D nazionale. Le imprese private finanziano il 57,1% degli investimenti complessivi e impiegano il 54,5% dei ricercatori e addetti R&D italiani, confermandosi il principale canale di trasformazione della conoscenza scientifica in innovazione industriale, competitività e crescita.
All’interno del mondo corporate, le imprese multinazionali svolgono una funzione particolarmente rilevante. Pur rappresentando solo lo 0,4% delle imprese italiane, sostengono il 9,8% dell’occupazione, il 21,0% del fatturato, il 17,5% del valore aggiunto e il 38,3% della spesa nazionale in R&D, con un contributo pari a 6,5 miliardi di euro. La maggiore intensità innovativa si riflette nella spesa in R&D per addetto, pari a 3.600 Euro nelle imprese a controllo estero contro 600 Euro nelle imprese domestiche, con un differenziale di 5,7 volte. Le multinazionali presentano inoltre una produttività pari a 107mila Euro di valore aggiunto per addetto, 2,5 volte il dato delle imprese domestiche, e retribuzioni medie pari a 42,2mila Euro per addetto, 1,9 volte il livello delle imprese nazionali. Nonostante questo contributo, l’Italia presenta ancora ampi margini di miglioramento: nel 2023, l’occupazione sostenuta dalle multinazionali rappresentava il 9,8% del totale nazionale, collocando il Paese al terzultimo posto in UE-27. Combinando gli effetti riconducibili all’innovazione, alla produttività e ai salari, le stime del GAI indicano come l’allineamento della presenza di multinazionali in Italia ai valori medi degli altri Paesi europei genererebbe un impatto potenziale sul PIL pari a 161 miliardi di Euro, equivalente al 7,1% dell’economia nazionale. A seconda delle ipotesi considerate, la forchetta di impatto varia da un minimo di 121 miliardi di Euro (+5,3% del PIL) fino a un massimo di 201 miliardi di Euro (+8,8%). Tali risultati confermano come l’attrazione e la retention delle multinazionali rappresentino una delle principali leve strategiche per sostenere crescita, innovazione e competitività del Sistema-Paese.
La seconda, complementare, direttrice di analisi riguarda il capitale umano qualificato, elemento sempre più decisivo per l’attrattività dei Paesi. L’Italia dispone di asset importanti, tra cui un sistema universitario diffuso, città ad alta attrattività culturale e competenze riconosciute in numerosi ambiti, ma fatica ancora a trasformare questo potenziale in un vantaggio competitivo pienamente espresso. “L’Italia ha un potenziale straordinario, che si esprime nel talento delle persone, nella qualità delle università e nella capacità delle imprese di innovare. I risultati del Gai ci ricordano che trattenere e attrarre capitale umano qualificato è una priorità nazionale – ricorda Maria Cristina Iacazio, Ceo di Toyota Material Handling – Come Toyota Material Handling Italia siamo impegnati a creare ambienti di lavoro che valorizzino competenze, crescita professionale e inclusione, perché la competitività del Paese nasce prima di tutto dalle persone”. Nel confronto europeo, il Paese mostra un ritardo nella formazione terziaria: nel 2024 solo il 31,6% della popolazione tra 25 e 34 anni è laureata, contro il 45,4% della media UE, dato che colloca l’Italia al penultimo posto nell’Unione. A questo si aggiunge la crescente emigrazione di capitale umano qualificato: nel 2024 i laureati italiani emigrati all’estero sono stati 49.562, più del doppio rispetto al 2014, con un costo stimato di formazione pubblica pari a 6,9 miliardi di Euro. Le leve operative individuate per rafforzare l’attrattività del sistema universitario e del capitale umano riguardano la semplificazione degli iter amministrativi, l’ampliamento dell’offerta formativa in lingua inglese, la disponibilità di servizi e alloggi per studenti internazionali, il rafforzamento del collegamento tra università e imprese e la valorizzazione dei percorsi Stem e professionalizzanti.
“I dati che emergono dal pre-release del Gai evidenziano ancora una volta come la competitività di un Paese sia sempre più legata alla capacità di attrarre, sviluppare e trattenere talenti, vero motore della crescita. Per l’Italia, ciò implica rafforzare il legame tra formazione, innovazione e lavoro, superando i divari che ne limitano il potenziale. In questo contesto, il ruolo delle imprese – in particolare a capitale estero – è cruciale nel promuovere competenze avanzate e valorizzare e attrarre giovani talenti, favorendo il trasferimento tecnologico, la formazione avanzata e l’integrazione con le filiere locali. È in questa direzione che si inserisce l’impegno di Philip Morris in Italia: oltre 1,5 miliardi di euro di investimenti, in particolare nel polo produttivo di Crespellano, oggi hub globale di eccellenza manifatturiera. Un modello che dimostra concretamente come investimenti industriali e sviluppo del capitale umano possano rafforzarsi reciprocamente, contribuendo alla competitività sistemica del Paese nel lungo periodo”, ha dichiarato Pasquale Frega, Presidente e Amministratore Delegato di Philip Morris Italia.
Il quadro che emerge dalla prima release del Global Attractiveness Index 2026 conferma che attrattività, innovazione, produttività e capitale umano sono dimensioni strettamente interdipendenti. Rafforzare la presenza di imprese multinazionali, aumentare gli investimenti in R&D e trattenere competenze qualificate significa intervenire su alcune delle leve più rilevanti per sostenere la crescita di lungo periodo del Paese. “I dati del Gai confermano ciò che sperimentiamo ogni giorno: le multinazionali non sono solo un attore economico, ma un’infrastruttura della competitività, in grado di connettere capitale, conoscenza e lavoro qualificato. In oltre 15 anni, Amazon ha investito più di 25 miliardi di euro in Italia, creando circa 19.000 posti di lavoro a tempo indeterminato e portando nel Paese innovazione concreta — dalla robotica avanzata del nostro laboratorio di Vercelli all’intelligenza artificiale, fino alle infrastrutture cloud. Crediamo fermamente che rafforzare l’attrattività dell’Italia significhi investire insieme in innovazione, competenze e semplificazione”, afferma Matteo Bassi, Head of Economic Policy and Regulation, Amazon Italia. La sfida per l’Italia è trasformare queste evidenze in scelte stabili e coerenti di politica industriale, universitaria e di attrazione degli investimenti, capaci di consolidare l’ambiente pro-business, accrescere la competitività del sistema produttivo e rendere il Paese più attrattivo per imprese, capitali e talenti.
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