Cosa si butta nell’indifferenziata (o secco residuo) e cosa invece no — idealista/news


Ogni anno in Italia si producono milioni di tonnellate di rifiuti urbani, eppure la percentuale di raccolta differenziata evidenzia un indice di errore piuttosto alto per quanto riguarda la giusta divisione. Uno dei più comuni riguarda la gestione del rifiuto residuale: molte persone tendono a buttare nell’indifferenziata tutto ciò che genera dubbio, trasformando il sacco del secco in una sorta di discarica domestica di ultima istanza. Comprendere con chiarezza cosa appartiene davvero a questa frazione, e cosa invece va conferito altrove, è il primo passo verso una gestione più consapevole: ecco cosa si butta nell’indifferenziata (o secco residuo) e cosa invece no.

Indifferenziata e secco residuo sono la stessa cosa?

I termini indifferenziata e secco residuo vengono spesso usati come sinonimi, e nella sostanza si equivalgono: l’indifferenziata è la parte dei rifiuti domestici che rimane dopo avere separato carta, plastica e metalli, vetro, organico e materiali destinati a raccolte dedicate.

L’uso del nome secco residuo è prevalente in alcune aree del Nord Italia, dove la distinzione dalla frazione umida è storicamente più radicata nel linguaggio comune; al Centro-Sud, invece, si usa più frequentemente il termine indifferenziata.

Cosa buttare nell’indifferenziata: elenco degli oggetti ammessi

Nell’indifferenziata va tutto ciò che non ha una filiera di recupero accessibile a livello domestico e, per questo motivo, non può essere inserito in nessuno delle altre specifiche: rientrano in questa categoria oggetti di uso quotidiano composti da materiali misti, deteriorati o non separabili.

  • Pannolini, assorbenti igienici, pannoloni e prodotti per l’igiene personale non biodegradabili.
  • Cotton fioc non compostabili, cerotti e garze domestiche non contaminate da farmaci.
  • Mascherine monouso e guanti usa e getta non contaminati da sostanze chimiche.
  • Spugne sintetiche e abrasive.
  • Penne, pennarelli esauriti e matite consumate.
  • Accendini vuoti e mozziconi di sigaretta ben spenti.
  • Polvere dell’aspirapolvere e sacchetti per aspirapolvere.
  • Scontrini fiscali in carta termica, carta oleata, carta forno usata e carta plastificata.
  • Oggetti in plastica dura non destinati agli imballaggi, come giocattoli rotti di piccole dimensioni privi di componenti elettriche.
  • Salviette umidificate.
  • Nastri adesivi ed etichette.
  • CD, DVD e videocassette.
  • Mollette per il bucato.
  • Lettiera per animali non compostabile ed escrementi.
  • Oggetti composti da più materiali non separabili come spazzole, spazzolini da denti, lamette da barba.

È importante che tutti gli oggetti siano privi di liquidi e che quelli taglienti siano avvolti in ulteriore protezione prima del conferimento, per tutelare chi effettua la raccolta.

Cosa non va nell’indifferenziata? Gli errori più comuni

Alcuni rifiuti devono essere esclusi dall’indifferenziata non solo perché riciclabili, ma perché richiedono canali separati. 

Confondersi su questo punto è tra gli errori più frequenti, e può avere conseguenze sia ambientali sia economiche, sottraendo materiali preziosi al recupero e aumentando il volume del rifiuto residuale che finisce in discarica o al termovalorizzatore. Gli oggetti da non buttare nell’indifferenziata sono infatti:

  • pile e batterie esaurite, da portare negli appositi raccoglitori presenti in supermercati e negozi;
  • farmaci scaduti, da conferire nelle farmacie o nei contenitori dedicati;
  • lampadine a basso consumo, neon e LED;
  • vernici, solventi, prodotti infiammabili e bombolette non completamente vuote;
  • oli esausti da frittura e lubrificanti;
  • rifiuti elettronici come smartphone, tablet, computer, cavi e caricabatterie;
  • piccoli e grandi elettrodomestici;
  • materassi, mobili e altri ingombranti, per i quali è necessario prenotare il ritiro a domicilio o recarsi al centro di raccolta;
  • abiti, lenzuola, strofinacci e scarpe dismesse, da portare nei cassonetti del tessile o alle isole ecologiche;
  • calcinacci, sanitari e scarti da lavori edilizi;
  • pneumatici.

Anche quando l’oggetto è piccolo, la sua composizione può contenere sostanze che non devono essere disperse nel normale flusso domestico: questo principio vale in particolare per le pile elettriche: anche una singola batteria a bottone, se smaltita nell’indifferenziata, può inquinare centinaia di litri d’acqua.

Dove si buttano ceramica, specchi e cristalli rotti?

Tra i dubbi più comuni sulla raccolta dei rifiuti c’è la destinazione di piatti, bicchieri, specchi e oggetti in cristallo rotti: la risposta varia a seconda del tipo di materiale e delle indicazioni locali.

Bicchieri, specchi, cristalli, pyrex e frammenti di ceramica, infatti, non seguono la stessa filiera di bottiglie e vasetti in vetro: in molti Comuni, piccole quantità di piatti o tazze rotte possono essere conferite nel secco, purché avvolte con attenzione per evitare tagli agli operatori e rotture dei sacchi.

Se invece ci si chiede dove buttare gli oggetti in ceramica rotti in piccole quantità, pirofile e contenitori in pyrex, nonché i piccoli oggetti in cristallo, essi possono essere conferiti nell’indifferenziata, avvolti in carta o in ulteriori sacchetti protettivi.

Le grandi lastre di specchio e gli scarti delle ristrutturazioni richiedono invece il conferimento al centro di raccolta comunale, poiché per volume e rischio non possono essere gestiti come rifiuto domestico ordinario. La regola generale è chiara: gli oggetti piccoli e protetti vanno nel secco, quelli grandi e voluminosi all’isola ecologica.

Scontrini, lettiere per gatti e polistirolo: i “falsi amici” della differenziata

Alcuni oggetti di uso quotidiano vengono sistematicamente conferiti nella raccolta differenziata per un’associazione di idee intuitiva ma errata: gli scontrini fiscali, ad esempio, sono fatti di carta termica non riciclabile e devono quindi andare nel secco residuo, non nella carta.

Il polistirolo è un altro caso frequente di confusione: pur essendo tecnicamente plastica, non è un imballaggio nel senso stretto del termine e in molti Comuni non è accettato nella raccolta della plastica domestica; comunque è sempre necessario verificare le indicazioni del proprio gestore locale.

Quanto allo smaltimento della lettiera per gatti, quella non compostabile e gli escrementi degli animali domestici vanno nell’indifferenziata, mentre quella compostabile può essere conferita nell’organico; confonderle è uno degli errori più diffusi nelle famiglie con animali domestici.

I vestiti vanno nell’indifferenziata?

I vestiti, anche se rotti o logori, non devono essere conferiti nell’indifferenziata: dal 1° gennaio 2025 è entrato in vigore in tutta Italia l’obbligo di raccolta differenziata per i rifiuti tessili, che devono essere conferiti in appositi cassonetti che ogni Comune è tenuto a predisporre sul proprio territorio.

Secondo l’analisi dell’Osservatorio Ipsos per Erion Textiles, in Italia la quantità di abbigliamento scartato è considerevole, con una media di 7,6 abiti l’anno a testa. Solo una persona su 3 sa che anche i vestiti in cattivo stato vanno conferiti nella raccolta differenziata tessile; uno su 5 li butta invece nell’indifferenziata, non per trascuratezza ma per mancanza di informazioni.

Nei cassonetti del tessile vanno conferiti anche i vestiti strappati o usurati, visto che un buon tessuto, anche se danneggiato, può diventare materia prima seconda: fanno eccezione gli stracci impregnati di sostanze non lavabili, come grasso o solventi, che in quel caso vanno nell’indifferenziata.

Come conferire correttamente il secco residuo: regole e sacchetti

Le regole per la gestione del secco residuo cambiano da Comune a Comune, ma alcune indicazioni sono trasversali e riguardano la sicurezza degli operatori e l’efficacia del sistema di raccolta. Prima di tutto, è sempre opportuno verificare il calendario e le modalità specifiche del proprio gestore locale, seguendo poi i punti principali:

  • verificare sempre le disposizioni del proprio Comune o del gestore del servizio, poiché cambiano calendario, colore del contenitore e tipo di sacco ammesso;
  • in molte aree è richiesto l’uso di sacchi trasparenti o semitrasparenti, mentre i sacchi neri possono essere vietati perché impediscono il controllo del contenuto;
  • proteggere gli oggetti taglienti, come cocci, lamette e oggetti appuntiti, avvolgendoli in carta o in un ulteriore sacchetto prima di inserirli nel sacco principale;
  • non versare liquidi nel sacco, visto che possono causare perdite, cattivi odori e rischi per chi raccoglie;
  • assicurarsi che i mozziconi di sigaretta siano completamente spenti prima di buttarli;
  • chiudere bene i sacchetti e ridurre al massimo l’ingombro dei rifiuti prima del conferimento;
  • non abbandonare sacchi fuori dai contenitori o sul marciapiede nei giorni non previsti dal calendario: ciò costituisce abbandono di rifiuti ed è soggetto a sanzione.

Seguire queste semplici accortezze consente di ridurre i rischi per gli operatori ecologici e di mantenere in ordine gli spazi condominiali e pubblici.

Dove finisce la raccolta indifferenziata dopo il ritiro

Una volta raccolta, l’indifferenziata intraprende un percorso che varia in base alle infrastrutture disponibili sul territorio: non si può riciclare, ma può essere destinata alla discarica o al termovalorizzatore. Nel primo caso non è possibile riutilizzarla in alcun modo; nel secondo, la combustione genera calore che può essere trasformato in energia con cui alimentare le reti elettriche o il teleriscaldamento.

In alcune realtà, prima dell’avvio finale, il secco residuo transita per impianti di trattamento meccanico-biologico, dove viene parzialmente stabilizzato e da cui si può ricavare combustibile solido secondario, impiegato in cementifici o centrali energetiche.


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 Tiziana Morganti

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