Assegno mantenimento per i figli, quali detrazioni spettano — idealista/news


Nel sistema fiscale, le somme versate per la prole non possono essere scaricate dalle tasse. Chi eroga questo contributo non può infatti beneficiare, per l’assegno di mantenimento per i figli, della detrazione 2026 o di altri sconti sull’IRPEF, mentre per il genitore che riceve la quota l’importo è del tutto esentasse. La deduzione nel Modello 730 spetta solo per la parte riservata all’ex coniuge; se l’assegno è cumulativo e non divide le voci, si scarica solo il 50% del totale. Anche se il mantenimento mensile non genera sconti, restano valide le detrazioni ordinarie per i figli a carico.

Come si scaricano le spese per il mantenimento dei figli

La quota fissa mensile versata per il sostentamento dei figli non si può scaricare dalle tasse. Tuttavia, i genitori hanno la possibilità di detrarre al 19% i costi ordinari e straordinari (come scuola, sanità e sport) che vengono effettivamente sostenuti per la crescita, l’educazione e la salute della prole. 

La gestione fiscale di queste somme si articola in tre pilastri fondamentali.

Spese di mantenimento versate all’altro genitore

L’assegno stabilito dal giudice destinato esclusivamente ai figli non può essere dedotto dal reddito di chi lo eroga. Di conseguenza, molti contribuenti si chiedono se l’assegno mantenimento figli va dichiarato nel 730: la risposta è no, non va inserito nella dichiarazione dei redditi.

Di riflesso, l’assegno di mantenimento figli fa reddito? No, per il genitore collocatario o per il figlio ricevente si tratta di somme totalmente esenti da tassazione. Inoltre, non è possibile ricevere l’assegno di mantenimento per i figli in busta paga come voce di sgravio fiscale gestita dal datore di lavoro.

Regole per la detrazione delle spese specifiche

I genitori possono portare in detrazione al 19% le spese vive sostenute per i figli a carico (come per esempio le rette scolastiche, i costi per le mense o per le attività sportive):

  • genitori separati o divorziati: la detrazione spetta a chi ha sostenuto la spesa. In caso di accordo, può essere ripartita al 50% o assegnata interamente al genitore con il reddito più capiente;
  • intestazione dei documenti: per ottenere la detrazione fiscale relative ai costi sostenuti per i figli, i documenti (fatture, ricevute, bonifici) devono essere intestati al figlio o al genitore che sostiene le spese. Se il documento è intestato al figlio ma pagato da un solo genitore, quest’ultimo deve annotare sulla ricevuta la percentuale di spesa sostenuta.

Il grande cambiamento: assegno unico o detrazioni

Dal 2022 lo Stato ha cambiato totalmente il modo di aiutare i genitori, e questo ha rivoluzionato anche il Modello 730. Per capire la differenza, è necessario dare uno sguardo a come funzionavano prima le agevolazioni: lo Stato faceva uno sconto sulle tasse (la detrazione per figli a carico). In pratica, il contribuente pagava meno IRPEF in busta paga o a fine anno:

  • cosa è stato tolto? È stata completamente cancellata la vecchia detrazione fiscale per figli a carico, ovvero lo sconto fisso sulle tasse che si riceveva automaticamente ogni mese in busta paga o a fine anno;
  • a quanto ammontava? Questo sconto aveva un valore base teorico di 950 euro all’anno per ogni figlio sopra i 3 anni (che saliva a 1.220 euro sotto i 3 anni). La cifra reale recuperata diminuiva progressivamente all’aumentare del reddito, fino ad azzerarsi del tutto per chi superava i 95.000 euro annui;
  • cosa cambia adesso? Questo sconto sulle tasse non esiste più nel 730 perché è stato sostituito dall’Assegno Unico. Lo Stato non scala più i soldi dalle imposte, ma li versa direttamente ogni mese tramite un bonifico sul conto corrente del genitore, tramite l’INPS;
  • cosa si può ancora scaricare? Nel 730 resta solo il diritto a detrarre al 19% le singole spese reali e certificate sostenute durante l’anno, come le visite mediche, i libri, la mensa o le attività sportive dei figli.

Voci principali scaricabili nel 730

Ecco i tetti massimi e i limiti delle spese che si possono effettivamente ottimizzare nel 730 per i figli a carico.

Tipologia di spesa Tetto massimo di spesa Percentuale detraibile Rimborso massimo effettivo
Spese di Istruzione (Nidi, Scuole, Università) 1.000 euro per alunno 19% 190 euro per figlio
Mensa scolastica e servizi integrativi Incluso nel tetto istruzione 19% Compreso nei 190 euro
Attività sportive (ragazzi 5-18 anni) 210 euro per ragazzo 19% 39,90 euro per figlio
Spese mediche e sanitarie Nessun limite (franchigia 129,11 euro) 19% 19% sulla quota eccedente

Per i figli maggiorenni la detrazione e il bonus rimangono attivi oltre i 21 anni (sia come detrazione per figlio a carico classica, sia per le spese collegate) solo se il ragazzo rispetta i limiti di reddito per essere considerato fiscalmente a carico: meno di 4.000 euro annui fino a 24 anni, o meno di 2.840,51 euro superati i 24 anni.

Quanto si recupera dall’assegno di mantenimento

Il risparmio effettivo sull’assegno di mantenimento all’ex coniuge dipende dal reddito complessivo del contribuente e dalla relativa aliquota IRPEF. Trattandosi di una deduzione, l’importo versato abbatte l’imponibile prima del calcolo delle tasse.

Il calcolo della detrazione si può effettuare unicamente per l’assegno di mantenimento all’ex coniuge: in questo caso il possibile recupero corrisponde all’aliquota marginale (più addizionali locali) che viene applicata ai singoli casi.

A causa della recente riforma fiscale, le aliquote variano a seconda dell’anno di presentazione della dichiarazione. Ecco il confronto del risparmio fiscale (su un assegno di € 3.000 annui all’ex coniuge).

Dichiarazione (anno)  Redditi di riferimento Aliquota applicata (fascia 28.000/50.000 euro) Risparmio reale sulle tasse
730 / 2026 (quest’anno) Redditi percepiti nel 2025 35% 1.050 euro
730 / 2027 (il prossimo anno) Redditi percepiti nel 2026 33% 990 euro

A questi importi va aggiunto il risparmio derivante dalle addizionali regionali e comunali del Comune di residenza del contribuente(mediamente un ulteriore 2% complessivo).

Assegno di mantenimento onere deducibile?

Sì, l’assegno di mantenimento è un onere deducibile, ma esclusivamente per la quota destinata all’ex coniuge. Come specificato dall’Art. 10 del TUIR, l’assegno per i figli non può mai essere dedotto dal reddito. Ecco lo schema riassuntivo delle regole previste dalla normativa italiana.

  • Quando è deducibile (solo ex coniuge). I versamenti mensili o periodici stabiliti dal giudice a favore dell’ex coniuge sono deducibili. Chi li riceve deve obbligatoriamente dichiararli, poiché costituiscono un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente.
  • Quando non è deducibile. L’assegno per i figli non riduce le tasse di chi lo versa e non va dichiarato da chi lo riceve. Se il mantenimento all’ex coniuge viene liquidato in un’unica soluzione concordata (anche se pagata a rate), non è mai deducibile. La deduzione spetta solo in caso di separazione o divorzio di coppie sposate o unite civilmente: gli assegni corrisposti all’ex convivente di fatto non godono di alcuna agevolazione fiscale.
  • Regola del 50% (importi cumulativi senza distinzione). Se il giudice ha stabilito un unico importo complessivo (per esempio: 800 euro mensili complessivi per ex moglie e figli) senza specificare le singole quote spettanti a ciascuno, la legge applica una presunzione legale rigida: il 50% della somma si considera destinato ai figli (quindi indeducibile) e solo il restante 50% può essere portato in deduzione per la quota dell’ex coniuge.


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 Pierpaolo Molinengo

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