Il calendario ha un ordine calcolato. Bruxelles apre a Baku perché il negoziato di pace non avanza senza consenso azero e perché l’Azerbaigian resta snodo energetico e logistico della linea Caspio-Europa. Il giorno dopo porta la presidente a Erevan, dove Pashinyan esce dal voto con una maggioranza parlamentare ma senza i numeri costituzionali chiesti da Baku per chiudere la firma del trattato.
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Il calendario fissato a Bruxelles
La sequenza resa pubblica a Bruxelles è compressa in due giornate. Mercoledì 1 luglio von der Leyen incontra Aliyev a Baku. Giovedì 2 luglio incontra Pashinyan a Erevan. Poi vola in Irlanda, dove il 2 e 3 luglio il Collegio dei commissari è atteso a Cork per la partenza politica del semestre irlandese.
La presenza personale della presidente porta il contatto oltre una missione di commissariato. L’UE riporta il negoziato armeno-azero nel proprio spazio diplomatico proprio quando Washington ha già lasciato la propria impronta sul progetto TRIPP e Mosca contesta l’avvicinamento armeno all’Unione.
Baku in apertura, il messaggio ad Aliyev
La partenza da Baku toglie spazio alla tesi di una missione costruita solo per sostenere Erevan. Aliyev riceve la presidente prima di Pashinyan. La scelta riconosce il peso azero sul trattato e sulle infrastrutture che uniscono Caspio, Türkiye e mercato europeo.
Baku entra nel calcolo europeo sia come controparte dell’Armenia sia come fornitore di gas attraverso il Corridoio meridionale e snodo della rotta transcaspica verso l’Asia centrale. La Commissione europea accredita l’Azerbaigian come partner energetico che copre circa il 4% della domanda di gas dell’UE e come Paese agganciato a investimenti Global Gateway per oltre 130 milioni di euro. Nel pacchetto figura anche la valutazione di fattibilità con la BERS per la ferrovia del Nakhchivan, collegata al Corridoio transcaspico.
Il medesimo dossier pubblico assegna al Corridoio transcaspico un traguardo di transito di 15 giorni tra Europa e Asia centrale. La visita a Baku parla a questa parte della partita: gas oggi, ferrovia domani e transito euroasiatico come leva negoziale.
Erevan dopo il voto del 7 giugno
Erevan riceve von der Leyen con un premier appena confermato. Il partito Contratto Civile di Pashinyan ha ottenuto il 49,8% dei voti a scrutinio chiuso e la maggioranza parlamentare. L’affluenza è stata vicina al 59%. I principali gruppi filorussi hanno superato insieme il 31%.
La maggioranza ordinaria basta al governo. Non basta ai due terzi richiesti per indire il referendum costituzionale evocato da Baku. L’Azerbaigian chiede di cancellare dal testo armeno i riferimenti che considera rivendicazioni indirette sul Nagorno-Karabakh. Qui la visita di von der Leyen assume peso negoziale, perché consegna visibilità a Pashinyan senza far sparire la richiesta azera dal tavolo.
La campagna elettorale ha lasciato una ferita diplomatica aperta. Gli osservatori internazionali hanno parlato di pressione russa, Mosca ha respinto l’accusa e ha rilanciato l’idea di interferenza occidentale. In mezzo c’è il governo armeno, che cerca capitale politico europeo mentre conserva legami economici con la sfera russa.
Trattato inizialato, firma ancora da chiudere
Il negoziato Armenia-Azerbaigian non parte da zero. L’8 agosto 2025 i leader hanno inizialato a Washington il testo dell’accordo di pace alla presenza di Donald Trump. Il Consiglio dell’Unione europea ha collegato quel fatto alla finalizzazione del testo raggiunta a marzo e ha chiesto firma e ratifica.
La soglia giuridica è la ratifica. Senza quel passaggio, TRIPP e apertura delle comunicazioni regionali restano materia negoziale anziché infrastruttura avviata. Baku vuole garanzie costituzionali. Erevan cerca di evitare che la pace diventi una resa interna. Bruxelles entra in questa frizione: finanzia connettività e sostiene il governo armeno senza rompere il canale con Aliyev.
Precedenti interni su Armenia e corridoi
La visita di luglio arriva dopo due lavori già pubblicati da Sbircia la Notizia Magazine. Nel pezzo Armenia verso l’UE, il nodo dei corridoi nel Caucaso era stato isolato il rapporto fra TRIPP, voto armeno e pressione russa. Nel testo su Tusk a Erevan: asse Europa-Usa al test del vertice CPE era emerso il peso della Comunità politica europea come anticamera del vertice UE-Armenia.
La missione di von der Leyen è la tappa che mancava a quella catena. Maggio aveva dato all’Armenia una piattaforma europea. Luglio aggiunge la presenza fisica a Baku e chiude l’angolo che allora appariva meno coperto: il rapporto con Aliyev dopo la vetrina di Erevan.
Global Gateway entra nella partita delle rotte
La posta è materiale. Tra Mar Nero, Caucaso meridionale e Asia centrale Bruxelles cerca collegamenti che evitino dipendenze russe e rendano negoziabile il traffico verso est. La piattaforma per la Connectivity Agenda lanciata il 23 giugno parla di mobilitare fino a 2 miliardi di euro con istituzioni finanziarie internazionali per investimenti nel Mar Nero e nel Caucaso meridionale.
A questa cifra si sommano i 2,5 miliardi di euro attesi in Armenia sotto Global Gateway e gli oltre 130 milioni già mobilitati in Azerbaigian. La missione a doppia capitale nasce da qui. Un investimento su una sola sponda avrebbe alimentato diffidenza. Il giro Baku-Erevan mette la Commissione nel punto di contatto fra pace e trasporto.
Cork lega Caucaso e semestre irlandese
Il calendario caucasico si salda a Cork. L’Irlanda assume la presidenza del Consiglio UE dal 1° luglio al 31 dicembre 2026 e il Collegio dei commissari sarà in città il 2 e 3 luglio. La Presidenza irlandese colloca l’incontro di Cork come visita del Collegio al governo irlandese su materie di politica UE.
La coincidenza colloca il Caucaso all’inizio del semestre irlandese. Dublino eredita un Consiglio attraversato da dossier di allargamento, difesa, energia e commercio. Il primo atto visibile della Commissione intorno al cambio di presidenza avrà già alle spalle due colloqui nel Caucaso.
Le soglie che misureranno il viaggio
Il negoziato avrà due test immediati sul piano politico. Il primo riguarda il testo costituzionale armeno, tema che Pashinyan non controlla con i soli numeri usciti dalle urne. Il secondo riguarda la trasformazione di TRIPP da formula diplomatica a rotta disciplinata da norme, dogane, sicurezza fisica e accordi commerciali.
Baku chiede un segnale interno armeno. Erevan chiede che la sovranità sul tratto meridionale non venga svuotata. Bruxelles ha interesse a evitare che il corridoio diventi una linea di pressione russa o iraniana. La visita della presidente serve a mettere il peso europeo davanti ai due leader senza sostituirsi al testo negoziato.
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Junior Cristarella
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