Il 26 giugno 2026 la Giunta Piemonte ha dato via libera all’aggiornamento del Piano regionale della qualità dell’aria. La scelta evita il divieto strutturale che dal prossimo autunno avrebbe colpito i diesel Euro 5 nei territori sopra 100.000 abitanti e sposta la risposta su carburanti rinnovabili, traffico urbano, riscaldamento domestico e agricoltura.
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L’atto della Giunta e il calendario di ottobre
La Giunta Piemonte ha approvato venerdì 26 giugno 2026 l’aggiornamento del Piano regionale della qualità dell’aria. L’atto evita lo stop strutturale ai diesel Euro 5 previsto per l’autunno nei centri sopra 100.000 abitanti, cioè l’area metropolitana di Torino e Novara. La cifra da cui nasce l’intervento è 307.636 veicoli Euro 5 a gasolio censiti dal bollo 2024, tra auto private, autocarri leggeri e mezzi pesanti. Nella sola provincia di Torino se ne contano 134.197.
Il decreto nazionale avrebbe trasformato l’autunno 2026 in una stretta ordinaria da ottobre ad aprile. Il Piemonte lascia circolare gli Euro 5 e affida ai capitoli ambientali il compito di ottenere tagli emissivi equivalenti. La decisione riguarda la mobilità quotidiana di chi entra nei poli urbani e l’organizzazione dei servizi che usano ancora mezzi a gasolio.
La Legge 105/2025 ha aperto il varco
Il varco arriva dalla Legge 105/2025, nata dalla conversione del decreto Infrastrutture. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti fissò due paletti: rinvio dal 1 ottobre 2025 al 1 ottobre 2026 per Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna e priorità ai Comuni oltre 100.000 abitanti. Lo stesso testo lasciò alle Regioni la via delle misure compensative nei piani aria, purché i tagli agli inquinanti fossero compatibili con gli obblighi europei.
Il Piemonte usa quella finestra con una scelta politica netta. Il blocco non entra nel calendario regionale e viene sostituito da interventi finanziati su più sorgenti emissive. L’auto resta al centro del dibattito pubblico. La partita dell’aria padana passa anche da caldaie, stufe, coltivazioni e tempi di percorrenza nelle strade congestionate.
Bonus HVO: 14 milioni e carte carburante
Il primo capitolo finanziario ammonta a 14 milioni. La Regione paga un incentivo annuo tra 50 e 100 euro tramite carte carburante per chi usa HVO sul trasporto pubblico locale e sulle auto private diesel Euro 5 ed Euro 6. Il bacino supera 300.000 veicoli, con circa 270.000 auto private. L’avvio indicato è l’inverno 2026.
La struttura economica indicata da ANSA Motori coincide con l’atto piemontese: stessa dote da 14 milioni, stesso intervallo di contributo e stessa finestra stagionale. Il carburante diventa la leva di breve periodo, senza attendere il rinnovo del parco auto. La scelta poggia su un fatto amministrativo chiaro: cambiare alimentazione effettiva costa meno e arriva prima della sostituzione di centinaia di migliaia di veicoli.
Torino e Novara fuori dallo stop
Per chi guida un Euro 5 in Piemonte, il calendario non contiene il fermo strutturale regionale da ottobre ad aprile nelle aree che sarebbero entrate nel vincolo. Restano invece le regole comunali già vigenti per altre classi emissive e le ordinanze antismog legate ai livelli di allerta. Il nuovo Piano interviene sul divieto Euro 5 aggiuntivo e non riscrive l’intero sistema locale di limitazioni.
La ricaduta si vede a Torino e Novara. L’automobilista non deve scambiare la decisione per un via libera illimitato: il semaforo antismog, le classi precedenti e le scelte dei sindaci continuano a contare. Scompare il nuovo blocco strutturale Euro 5 che sarebbe entrato nel calendario ordinario dei mesi freddi.
Città , mobilità e arredi filtranti
Alle città vanno 44 milioni: 14 assegnati dal Ministero dell’Ambiente e 30 da FESR. Le risorse coprono car sharing, spostamenti casa-lavoro in bici, velostazioni, trasporto pubblico e pedonalizzazioni. Dentro lo stesso capitolo entrano Zone 30, forestazione urbana, cubi filtranti, nebulizzatori d’acqua e rivestimenti fotocatalitici applicati ad arredi e infrastrutture.
Corriere Torino conferma la scomposizione 14 più 30 e attribuisce la dote alle città . La Regione finanzia spazio urbano meno dipendente dall’auto privata e superfici capaci di lavorare sugli inquinanti dove il traffico li concentra. La voce pesa perché agisce sulle strade con maggior carico di percorrenze, proprio dove il blocco Euro 5 avrebbe avuto l’effetto più visibile per i residenti.
Traffico regolato con IA nell’area torinese
La seconda leva urbana ammonta a 11,5 milioni e riguarda sistemi di infomobilità con IA per regolare flussi e limiti di velocità dinamici nell’area di Torino. Il lavoro corre sulle percorrenze e sui tempi a motore acceso: corridoi più scorrevoli tagliano code, accelerazioni e frenate ripetute, le condizioni che alimentano NO2 e particolato lungo gli assi più congestionati.
La voce IA finisce spesso sotto la soglia del racconto politico. Pesa nella contabilità emissiva. Un veicolo autorizzato a circolare produce meno pressione sull’aria urbana se resta meno tempo fermo in coda e percorre tratti a velocità più regolare. Il Piano cerca così una riduzione di emissioni senza togliere l’auto dal calendario di utilizzo.
Agricoltura: dieci milioni sull’ammoniaca
I 10 milioni agricoli finanziano colture di copertura autunno-vernine. Il bersaglio è l’ammoniaca, fuori dallo scarico dell’auto: una quota di particolato secondario nasce dalla chimica atmosferica che coinvolge composti azotati provenienti anche dai suoli e dagli allevamenti. La Regione cerca una parte del taglio fuori dal traffico, là dove l’aria padana accumula precursori diversi nella stessa massa stagnante.
Italpress ha pubblicato la traccia modellistica del Piano, basata anche sul sistema GAINS dell’IIASA. La griglia riguarda NO2, PM10 e PM2,5, gli inquinanti attorno a cui si gioca il confronto tra blocco Euro 5 e pacchetto compensativo. Nel linguaggio amministrativo piemontese, l’agricoltura entra così nella stessa equazione che coinvolge traffico e riscaldamento.
Riscaldamento: 14,4 milioni nei mesi freddi
Il capitolo domestico ammonta a 14,4 milioni. Le risorse vanno alla manutenzione degli impianti più vecchi e alla sostituzione con sistemi a biomassa meno emissivi. La misura agisce nei mesi freddi, gli stessi in cui il traffico Euro 5 sarebbe stato limitato: stufe e generatori mal regolati rilasciano inquinanti proprio quando inversioni termiche e ventilazione scarsa li trattengono vicino al suolo.
L’energia domestica entra nella partita perché il bacino padano non soffre solo per le emissioni allo scarico. Nei giorni stabili d’inverno, riscaldamento e traffico si sommano nello stesso strato d’aria bassa. Da qui la scelta di affiancare al tema auto una voce dedicata alle case.
NO2 rispettato, PM10 ancora sotto esame
La decisione arriva con una fotografia favorevole sul biossido di azoto: rispetto del limite annuale sull’intero territorio regionale. Sul particolato resta il problema degli sforamenti giornalieri in alcune stazioni urbane. Eco dalle Città ha rilanciato la stessa separazione tra medie in calo e PM10 localizzato, passaggio che giustifica la pressione su riscaldamento e agricoltura oltre al traffico.
La mappa degli inquinanti spiega la geometria del Piano. L’NO2 parla molto alle strade trafficate, il PM10 nei mesi freddi si forma e si accumula con più sorgenti attive. Bloccare una classe di auto avrebbe inciso su una porzione del problema. Il pacchetto piemontese tenta di lavorare su più sorgenti nello stesso periodo dell’anno.
La mossa politica di Cirio
Per Alberto Cirio, la mossa vale una rivendicazione doppia: rispetto degli impegni europei e tutela della mobilità quotidiana di famiglie e imprese. Il Giornale ha pubblicato la frase del presidente e dell’assessore Matteo Marnati sulla prima Regione del bacino padano che avvia misure compensative senza lo stop Euro 5.
L’atto porta la disputa dal numero di auto ferme ai tagli emissivi dichiarati dal Piano. Qui si misura la serietà della scelta: togliere un divieto dal calendario basta solo se i capitoli che lo sostituiscono funzionano davvero. HVO, IA sul traffico, agricoltura e riscaldamento diventano il terreno su cui la Regione chiede di essere giudicata.
Il resto del bacino padano
Le pagine regionali consultate il 26 giugno 2026 indicano traiettorie diverse dal Piemonte. In Lombardia il limite per le autovetture Euro 5 diesel parte dal 1 ottobre 2026 nei Comuni oltre 100.000 abitanti: Milano, Brescia, Monza e Bergamo. Il Veneto colloca gli Euro 5 diesel nel calendario strutturale dal 1 ottobre 2026 nei Comuni e agglomerati oltre 100.000 abitanti. L’Emilia-Romagna segnala il rinvio al 1 ottobre 2026 dopo la Legge 105/2025 e conserva le proprie ordinanze comunali.
Il Piemonte si muove con una formula distinta dentro lo stesso bacino atmosferico. La pianura del Nord resta il territorio su cui Bruxelles e Roma misurano la qualità dell’aria italiana. La Regione guidata da Cirio ha scelto di portare al tavolo una contabilità emissiva alternativa al blocco.
La partita europea sull’aria
Il Piano piemontese nasce nel percorso italiano sulla qualità dell’aria, segnato dalle procedure europee per superamenti ripetuti nelle zone più esposte del bacino padano. La Gazzetta Ufficiale del 2 agosto 2025 ha pubblicato il Piano d’azione 2025-2027 per la qualità dell’aria, articolato in cinque ambiti. In quel perimetro, il Piemonte porta la carta delle compensazioni.
La partita non riguarda solo il rapporto tra Regione e automobilisti. Dentro ci sono il vincolo europeo sui livelli di inquinamento, la tenuta dei servizi urbani e il costo sociale di un blocco applicato a oltre trecentomila veicoli. Il Piano approvato oggi prova a separare la riduzione degli inquinanti dalla misura più visibile per chi guida.
I fondi già in corsa
Accanto ai capitoli approvati oggi, il Piano richiama fondi già attivi: 207 milioni sui bandi FESR per la riqualificazione energetica, 13 milioni per emissioni ammoniacali, 10,36 milioni per mezzi commerciali meno emissivi, 37,3 milioni per Piemove degli universitari under 26, 8,3 milioni per ambiti urbani 2022-2025 e 9,5 milioni sui generatori a biomassa legnosa.
La carta carburante HVO è una quota del pacchetto insieme a voci di spesa già partite. Il segnale amministrativo è preciso: la Regione difende la circolazione Euro 5 con una somma di interventi destinati a incidere su sorgenti emissive diverse nello stesso arco stagionale.
Sul prezzo del gasolio
Il capitolo HVO entra dentro una stagione di prezzi alla pompa tesa. Sul nostro sito abbiamo seguito il rincaro del gasolio nel ponte del 2 giugno: il bonus regionale riguarda un carburante rinnovabile e resta separato dal prezzo ordinario del diesel.
Per le famiglie piemontesi, il tema non è solo ambientale. Tra distributore, tragitto casa-lavoro e regole comunali, la decisione regionale entra nella spesa mensile e nella pianificazione degli spostamenti. La carta HVO da 50 a 100 euro non compensa il costo di gestione di un’auto. Segnala la direzione scelta dalla Regione per evitare il fermo generalizzato.
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 Junior Cristarella
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