più fondi ai Comuni e affitti calmierati


CAMERA DEI DEPUTATI CON LA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIORGIA MELONI

Dopo settimane di confronto parlamentare, modifiche e mediazioni politiche, il Piano Casa del Governo arriva al traguardo della Camera con una struttura ormai definita. Il decreto legge 66 del 2026, nato per affrontare una delle emergenze sociali ed economiche più complesse degli ultimi anni, quella dell’accesso all’abitazione, si prepara a entrare nella fase conclusiva dell’iter parlamentare. Oggi il testo approda in Aula a Montecitorio, mentre il voto di fiducia è atteso per lunedì. Poi scatterà la corsa contro il tempo per il passaggio al Senato, che dovrà completare l’esame entro il 6 luglio.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

La versione uscita dalla Commissione Ambiente introduce una serie di correttivi che modificano in maniera significativa alcuni dei pilastri originari del provvedimento e che puntano a rafforzare sia l’edilizia pubblica sia il segmento dell’housing sociale, in un contesto in cui la domanda di abitazioni accessibili continua a crescere nelle principali città italiane.

Uno dei cambiamenti più rilevanti riguarda l’estensione della platea dei beneficiari degli alloggi a canone calmierato. Il decreto amplia infatti l’accesso alle abitazioni convenzionate includendo alcune categorie di dipendenti pubblici considerate strategiche per il funzionamento dei servizi essenziali. Insegnanti, appartenenti alle forze dell’ordine e operatori sanitari potranno accedere agli strumenti previsti dal Piano, una misura che punta a rispondere alle crescenti difficoltà incontrate da queste figure professionali nel trovare abitazioni a costi sostenibili soprattutto nelle grandi aree urbane.

La questione abitativa è diventata infatti uno dei principali fattori di pressione sul mercato del lavoro. In numerose città ad alta attrattività economica il costo degli affitti ha ormai raggiunto livelli tali da incidere direttamente sulla capacità di scuole, ospedali e amministrazioni pubbliche di attrarre personale qualificato. Da qui la scelta di ampliare il perimetro degli interventi agevolati.

Parallelamente cresce il ruolo attribuito agli enti locali. I Comuni ottengono infatti una posizione più centrale nell’attuazione delle misure dedicate all’edilizia residenziale pubblica. Potranno accedere direttamente alle risorse destinate al recupero e alla riqualificazione degli immobili oggi inutilizzabili o degradati, entrando così tra i soggetti assegnatari dei fondi previsti per il rilancio delle case popolari.

Il capitolo dell’edilizia pubblica rappresenta uno degli assi portanti dell’intervento governativo e potrà contare su uno stanziamento complessivo che sfiora i 7 miliardi di euro destinati alla rigenerazione del patrimonio abitativo esistente e alla creazione di nuove opportunità di accesso alla casa per le fasce più fragili della popolazione.

Un’altra novità significativa riguarda il rapporto tra investimenti privati e sviluppo dell’housing sociale. Nel testo definitivo viene eliminata la norma che attribuiva una corsia preferenziale ai grandi investitori internazionali. Le procedure semplificate previste dal decreto non saranno più riservate esclusivamente ai capitali provenienti dall’estero, anche se resta confermato il requisito dimensionale minimo degli interventi, fissato a un miliardo di euro.

La modifica punta a evitare trattamenti differenziati tra investitori nazionali e internazionali e ad ampliare la platea dei soggetti che potranno contribuire allo sviluppo di nuovi progetti abitativi. Si tratta di una scelta che potrebbe favorire una maggiore partecipazione del risparmio istituzionale italiano in un comparto destinato ad assumere un ruolo crescente nelle politiche urbane dei prossimi anni.

Sul fronte delle risorse, il decreto introduce anche un rifinanziamento del fondo destinato agli studenti universitari fuori sede. Per il 2026 vengono stanziati ulteriori 8,5 milioni di euro destinati a sostenere l’accesso agli alloggi per una categoria che continua a subire fortemente gli effetti dell’aumento dei canoni nelle principali città universitarie del Paese.

Non tutte le misure inizialmente previste hanno però superato il vaglio finale. Tra i dossier rinviati figura quello relativo al veicolo finanziario destinato a convogliare nel Fondo nazionale per l’abitare, gestito da Cdp Real Asset, circa un miliardo di euro proveniente dalle risorse del Pnrr collegate alla Rosco, la società pubblica incaricata dell’acquisto e del noleggio di materiale ferroviario.

L’operazione non è stata cancellata ma semplicemente rinviata. Secondo quanto emerso durante l’esame parlamentare, le risorse europee non risultavano ancora immediatamente utilizzabili sotto il profilo tecnico e normativo. Il Governo ha quindi scelto di rinviare l’attivazione dello strumento finanziario a un prossimo provvedimento legislativo. Dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è arrivata comunque la conferma che la misura sarà riproposta in tempi brevi attraverso un nuovo decreto.

Anche la proposta che avrebbe riportato l’Agenzia del Demanio al centro delle operazioni di dismissione immobiliare è stata ritirata nelle ultime fasi dei lavori parlamentari. Una scelta che ha alimentato nuove polemiche politiche e che ha evidenziato le difficoltà incontrate dalla maggioranza nel trovare una sintesi definitiva su alcuni aspetti più delicati del provvedimento.

Al di là delle tensioni parlamentari, il Piano Casa viene accolto con interesse da una parte significativa degli operatori del settore immobiliare. Secondo Davide Albertini Petroni, presidente di Confindustria Assoimmobiliare, il decreto rappresenta un cambio di paradigma nell’approccio pubblico al tema dell’abitare. Per la prima volta dopo decenni, osserva il rappresentante degli investitori immobiliari, la questione della casa viene affrontata come un elemento strutturale di una politica industriale nazionale e non soltanto come un problema sociale.

La sfida, tuttavia, va oltre il solo mercato residenziale. L’esigenza di sviluppare nuove infrastrutture immobiliari riguarda infatti anche comparti strategici come la logistica, l’hospitality, i data center, il commercio e le infrastrutture digitali, settori che stanno assumendo un peso crescente nella competitività del sistema economico italiano.

La vera prova arriverà però con l’attuazione concreta delle misure. Perché il successo del Piano Casa non dipenderà soltanto dalle risorse stanziate o dalle semplificazioni introdotte, ma dalla capacità di trasformare rapidamente i finanziamenti disponibili in nuovi alloggi, interventi di recupero urbano e opportunità reali per famiglie, lavoratori e studenti.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Cristina Giua

Source link

Di