Musica e immagini accompagnano chi passi dal Teatro Ristori di Verona in un onirico viaggio alla scoperta della vita e dell’opera di Frida Kahlo (Città del Messico, 1907-1954) che ha ancora molto da raccontare, nonostante sia un’icona consolidatissima (talvolta fino a essere banalizzata, svenduta). A Verona, infatti, è in corso la mostra-opera immersiva Frida Kahlo. A Revolutionary Life: un percorso simbolico in tredici tappe – tredici come i mesi del calendario lunare proprio delle civiltà matriarcali. Firmato da Massimiliano Siccardi, Luca Longobardi e Vittorio Guidotti, alla realizzazione del progetto hanno preso parte anche Mara Romeo Kahlo e Mara de Anda, nipoti dell’artista messicana. Proprio a loro abbiamo chiesto di raccontarcelo, tra il rispetto dell’eredità di Frida e la necessità di stare al passo con la contemporaneità.
Intervista a Mara Romeo Kahlo e Mara de Anda
Frida Kahlo è un’icona globale, la cui immagine e la cui opera vengono talvolta anche semplificate fino alla banalizzazione. Quali aspetti della sua personalità e del suo lavoro avete voluto preservare e restituire in questa esperienza immersiva?
Una delle cose che più ci preoccupa come famiglia è che Frida venga spesso ridotta a un simbolo visivo: i fiori, le sopracciglia, la moda. Sebbene questi elementi facciano certamente parte di ciò che era, rappresentano appena la superficie della complessità della donna che si celava dietro quell’immagine – e per noi è fondamentale preservarne l’umanità. Frida era intelligente, profondamente curiosa, impegnata politicamente, spiritosa, vulnerabile, disciplinata e straordinariamente resiliente. Trasformò il dolore in creazione, ma non fu definita soltanto dalla sofferenza. Amava intensamente, rideva spesso, attribuiva grande valore alla famiglia e non smise mai di interrogarsi sul mondo che la circondava. Attraverso l’esperienza di Verona vogliamo che il pubblico incontri non solo l’artista, ma anche la donna: una persona che abbracciava la contraddizione e l’autenticità, e che rimase fieramente sé stessa per tutta la vita.
Lo spettacolo preferisce una narrazione onirica e simbolica a una strettamente cronologica. Da familiari e custodi della sua eredità, come leggete questa interpretazione della vita di Kahlo?
La stessa Frida raramente viveva la vita in modo lineare attraverso la sua arte. I suoi dipinti si muovono tra memoria, simbolismo, emozione, immaginazione e realtà. Dipingeva ciò che sentiva più che semplicemente ciò che vedeva. Per questo motivo abbiamo ritenuto che un’interpretazione onirica potesse essere, in realtà, molto fedele alla verità emotiva della sua opera. Piuttosto che presentare una cronologia di eventi, invita i visitatori a entrare nel paesaggio interiore da cui è emersa gran parte della sua creatività. Naturalmente, l’autenticità resta per noi molto importante. Volevamo che il linguaggio emotivo e simbolico dell’esperienza rimanesse ancorato a ciò che Frida era realmente e ai valori che incarnava. Quando questo equilibrio esiste, l’interpretazione artistica può diventare un ulteriore percorso per comprenderla più profondamente.

L’esperienza presentata a Verona utilizza tecniche contemporanee, compresa l’intelligenza artificiale. Pensate che Kahlo avrebbe guardato con curiosità ai nuovi linguaggi? E quali riflessioni avete affrontato sul rapporto tra innovazione tecnologica e autenticità?
Frida era straordinariamente aperta alla sperimentazione e sfidava le convenzioni nel modo di vestirsi, di dipingere, di amare, di esprimere le proprie idee politiche e di rappresentare l’identità. Credo che avrebbe accolto le nuove tecnologie con curiosità piuttosto che con timore. Allo stesso tempo, la tecnologia non dovrebbe mai sostituire l’autenticità. Dovrebbe fungere da ponte, non da surrogato. Lo scopo non è ricreare artificialmente Frida o parlare al suo posto, ma aiutare il pubblico contemporaneo a entrare in connessione emotiva con temi che restano profondamente attuali: identità, resilienza, libertà, vulnerabilità ed espressione di sé. L’innovazione acquista significato quando favorisce una comprensione più profonda, anziché un consumo superficiale. È questo l’equilibrio che cerchiamo sempre di mantenere.
Negli ultimi anni le esperienze immersive dedicate ai grandi artisti si sono moltiplicate. Quali criteri avete seguito per decidere di sostenere questa produzione?
Il nostro primo criterio è il rispetto. Siamo state particolarmente colpite dall’approccio di Massimiliano Siccardi che si è preso il tempo necessario per comprendere e conoscere Frida nella sua intimità, andando oltre l’icona riconosciuta a livello internazionale. Era interessato alla donna dietro l’immagine: alle sue relazioni familiari, alle sue vulnerabilità, alla sua forza, al suo senso dell’umorismo e agli spazi personali che hanno plasmato la sua vita. Questa profondità di ricerca e questa sensibilità sono state tra le ragioni principali che ci hanno fatto sentire sicuri nel sostenere il progetto. Cerchiamo rigore intellettuale, sensibilità, qualità artistica e un autentico desiderio di onorare la sua eredità. Ci interessava anche capire se l’esperienza potesse offrire al pubblico qualcosa di nuovo: non semplicemente mostrare immagini celebri, ma invitare alla riflessione e alla connessione emotiva. Inoltre, la collaborazione conta. Apprezziamo le produzioni disposte ad ascoltare la famiglia, a dialogare e a riconoscere che la storia di Frida continua a vivere attraverso coloro che l’hanno conosciuta attraverso le generazioni e che hanno custodito la sua memoria.

Dopo aver collaborato alla realizzazione di questo progetto, c’è un dettaglio, un ricordo o una dimensione meno conosciuta di Frida Kahlo che sperate il pubblico porti con sé uscendo dal Teatro Ristori?
Spero che il pubblico comprenda che, prima di ogni altra cosa, la famiglia era al centro della vita di Frida. Spesso l’attenzione si concentra esclusivamente sul suo rapporto con Diego Rivera, ma Frida era anche una figlia, una sorella, una zia e un membro profondamente devoto della sua famiglia. Le persone a lei più vicine contribuirono a formare ciò che era e la sostennero nei momenti più difficili della sua esistenza.
Diteci di più…
Uno dei rapporti più importanti della sua vita fu quello con la sorella minore, Cristina, che lei definiva “la mia altra metà”. Frida faceva enorme affidamento sulla sua compagnia e sul suo sostegno. Cercava la sua rassicurazione quando doveva prendere decisioni, si fidava del suo giudizio e trovava conforto nella sua presenza costante. Cristina la accompagnò, si prese cura di lei e le diede la forza di andare avanti durante i periodi di sofferenza fisica ed emotiva. Il loro legame era profondo e, nonostante le complessità che possono esistere in qualsiasi famiglia, rimase una delle relazioni fondamentali della vita di Frida.
Un altro aspetto profondamente toccante della sua storia fu il rapporto con la nipote Isolda, che divenne, per molti versi, la figlia che non ebbe mai. Più di ogni altra cosa, Frida desiderava diventare madre. Era uno dei desideri più profondi della sua vita, un desiderio che le circostanze le negarono ripetutamente. L’amore che riversò su Isolda rifletteva questa aspirazione e rivelava un lato tenero e premuroso di Frida che spesso viene trascurato. Attraverso Isolda espresse un affetto, una protezione e una dedizione che riflettevano l’amore materno che custodiva dentro di sé.
Qual è l’aspetto della sua eredità umana che ancora oggi vi sorprende o vi emoziona di più?
Ciò che continua a commuoverci maggiormente è l’onestà radicale di Frida. Non cercò mai di nascondere le proprie imperfezioni, il proprio dolore o i propri desideri. Frida era una donna profondamente coerente: viveva secondo ciò in cui credeva, esprimeva ciò che sentiva e difendeva le proprie convinzioni con uno straordinario coraggio. Ci ha mostrato che vulnerabilità e forza possono coesistere e che l’autenticità è uno dei modi più coraggiosi di attraversare la vita. Forse è per questo che ancora oggi persone di tutto il mondo si sentono legate a lei. Oltre il mito e l’icona, riconoscono qualcosa di profondamente umano: la determinazione a rimanere fedeli a sé stessi nonostante le avversità, trovando al contempo forza nelle persone che amiamo. Per chi desidera approfondire questa comprensione, invitiamo calorosamente a visitare Museo Casa Kahlo a Città del Messico. A differenza degli spazi pubblici attraverso cui Frida viene spesso ricordata, il museo offre una prospettiva più intima sull’ambiente familiare che ha plasmato la sua vita. È un’opportunità per scoprire storie, ricordi e legami personali che rivelano Frida non soltanto come un’icona, ma come figlia, sorella, zia e amata membro della famiglia Kahlo.
Vittoria Caprotti
Verona // Fino all’11 ottobre 2026
Frida Kahlo. A Revolutionary Life
TEATRO RISTORI – Via Teatro Ristori, 7
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Vittoria Caprotti
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